KALIDASA.
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LA STIRPE DI RAGHU.
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1917. Istituto Editoriale Italiano, MILANO. 
Collezione: Gli immortali e altri massimi scrittori.
1992. Fratelli Melita Editori, LA SPEZIA. 
Collezione: I capolavori della letteratura.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Testo curato da: Catia Righi per il "Progetto Manuzio", iniziativa dell'Associazione Culturale "Liber Liber". www.liberliber.it.
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Poema epico per la prima volta tradotto in italiano dall'originale sanscrito con introduzione e note per cura di Carlo Formichi. 
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L'AUTORE.
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Kalidasa letteralmente "servitore della dea Kal"  il pi grande poeta della letteratura classica indiana, vissuto probabilmente tra il quarto e il quinto secolo della nostra era. Poche sono le notizie biografiche di Kalidasa, invece sono numerose le leggende e gli aneddoti che lo riguardano. Kalidasa sarebbe nato da un brahmano, ma sarebbe rimasto orfano in tenera et. Avrebbe ricevuto in dono da Kali i talenti dell'intelligenza e del sapere. Si ritiene che sia vissuto alla corte del sovrano Gupta Chandragupta secondo. Kalidasa  valutato, accanto a Amaruka (o Amaru) e Bhartrhari, quale maggior vate della poesia sanscrita, e a lui sono attribuite una trentina di opere. 
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INTRODUZIONE. DI CARLO FORMICHI.
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Il favore col quale tre anni or sono fu accolta dal pubblico italiano la mia versione del Buddhacarita di Acvaghosha, m'invoglia oggi a pubblicare un altro poema epico, famosissimo nell'India e di cui  autore nientemeno che Kalidasa, il diadema di tutti i vati, come lo chiama Mallinatha nel bel principio del suo commento.
Mi pare anzi doveroso far seguire al canto della rinuncia e della glorificazione del nirvana, quello della gioia di vivere e godere. Cos, chiunque non sufficientemente informato delle varie attitudini del pensiero indiano antico, sar per pronunciare, o peggio, scrivere lo sproposito che l'India sia un paese di deboli cercanti asilo solo nel misticismo, tratterr fra noi la petulante lingua o l'ignorante penna, dopo aver letto il Raghuvamca. La traduzione di questo poema  in Italia una novit, perch il cenno che ne dava nel 1884 Silvio Trovanelli(1), non pretese, fondato com' sopra la versione francese del Fauche, di colmare, ma solo di segnalare una lacuna nell'opera di volgarizzamento dei capilavori indiani che la patria ha ormai diritto di esigere integra e completa. Con ci non si vuol contestare al Trovanelli il merito d'avere scritto un forbito saggio sul poema; anzi il nome del valentuomo  qui menzionato a titolo di lode e perch il presente lavoro appaia come il compimento del voto ch'egli esprimeva: "penso pertanto che sia tempo oggimai che ogni scrittore ch'abbia in zelo il civil progresso della patria, e sia versato in studii cos fatti, cerchi di renderli quanto pi sia possibile estesi"(2).
Una buona traduzione del Raghuvamca , si pu dire, una novit non soltanto in Italia ma in Europa, per che la versione latina dello Stenzler, indubbiamente assai pregevole, non pu servire che ai dotti, mentre quella francese del Fauche e le inglesi di Nandargikar e di altri, o non sono fedeli al testo ovvero sacrificano alla lettera lo spirito. Il Rckert si limit a tradurre da par suo il solo episodio di Aja e Indumati, sicch la stessa dottissima Germania non possiede ancora un degno volgarizzamento tedesco della massima opera poetica di Kalidasa. Tale difetto ha giustamente lamentato il professore Leumann in un recentissimo articolo che contiene una magistrale versione metrica in tedesco delle prime 31 strofe del poema, e l'augurio ch'essa possa servire "di stimolo a ci che altri finalmente imprenda a traslatare in tedesco le due epopee di Kalidasa".(3)
Abbiamo ragione di credere che il desiderio del Leumann sia per essere presto appagato, ch gi di una delle epopee di Kalidasa, del Kumarasambhava,  uscita una traduzione per cura di O. Walter(4), ed  probabile che dell'altra, ossia del Raghuvamca, il Walter stesso o altri stia preparando un'accurata versione. Non dissimuliamo intanto la soddisfazione di poter prendere col presente lavoro il passo al traduttore tedesco.
Il testo sanscrito di cui mi sono giovato  quello edito da G. R. Nandargikar (third edition), e stampato a Poona nel 1897. Dal lato della nitidezza dei caratteri e segnatamente della correttezza, questa edizione  inferiore a quella curata da S. P. Pandit (Bombay, Sanskrit Series), che ho quindi voluto avere anche sott'occhio. Della recente edizione dei primi due canti del Raghuvamca, che vedo annunziata nell'ultimo Bollettino della Rivista degli Studi Orientali, pag. 1218(5), non sono arrivato in tempo a valermi. Ma che il lettore non pigli scandalo:  vero che non possediamo ancora una edizione critica del Raghuvamca, tuttavia tale mancanza non pu infirmare la genuinit del testo. Poco o quasi nulla una edizione critica aggiungerebbe alla conoscenza che gi abbiamo del poema, e ci in grazia ai numerosi commentatori indigeni i quali ci hanno tramandato il testo con pi che soddisfacente esattezza e fedelt. Segnatamente Mallinatha, che  senza dubbio il pi cospicuo e attendibile chiosatore dei poemi di Kalidasa e si vuole rimonti alla met del decimoquarto secolo,  testimone e guida autorevole non pure nella scelta delle varie lezioni, ma anche nella retta interpretazione dei passi che possono offrire dubbi e incertezze. 
Al traduttore del Raghuvamca non occorrono tanto nuovi codici e acutezza di critico nello stabilire la vera lezione testuale, quanto abilit e destrezza nel riprodurre con parole ed espressioni del suo idioma concetti ed immagini schiettamente indiane che par si ribellino inesorabilmente ad adattarsi a una nuova forma. Non si pu immaginare nulla di pi indiano del Raghuvamca di Kalidasa, pianta davvero esotica che si rifiuta a mettere radici in un terreno che non  il suo. Ma se si rinunzia a far conoscere i frutti pi caratteristici d'un paese lontano, a che valgono gli sforzi dell'esploratore? Pur non dissimulandomi le enormi difficolt che mi si parano dinnanzi, nutro tuttavia fiducia di rendere accessibile al lettore italiano uno dei prodotti letterari dell'India meno facili a capirsi e a gustarsi, e perci appunto pi fedeli interpreti della vita e della civilt che rappresentano.
Ho prescelto la traduzione in prosa, letterale fino al limite del possibile. Una versione metrica significherebbe aggiungere una nuova difficolt alle tante che gi ci sono. A un tale cimento si prov Emilio Teza, traslatando in versi italiani il primo canto(6), ma il lettore, che io esorto a leggerli, non potr fare a meno d'ammirare la virtuosit del volgarizzatore e di rimproverargli al tempo stesso di pensare pi a fare sfoggio di dottrina, originalit, padronanza del metro, che a semplificare e a rendere piane le cose per lui, lettore. C' chi scrive con signorile boria per s stesso e chi modestamente per gli altri, ed io confesso di volermi schierare fra quelli che scrivono modestissimamente per gli altri.
Se il Buddhacarita pu chiamarsi il poema del Buddhismo, il Raghuvamca ben merita l'appellativo di poema del Brahmanesimo. Le due opere d'arte si fanno riscontro e rappresentano le due pi grandiose fasi del pensiero indiano antico. Sublime e edificante la rinuncia da una parte appunto perch dall'altra s'inneggia alla vita e alle sue delizie. L'eroe di Acvaghosha  Buddha che abbandona il fasto della reggia per diventar monaco mendicante ed evangelizzare il mondo; l'eroe di Kalidasa  il principe Raghu, che col suo esercito irresistibile spinge la conquista fino agli estremi limiti del mondo e lotta perfino con gli dei, riuscendo a sostenere onorevolmente un duello con Indra(7) e ad estorcere per mezzo di minacce, ricchezze a Kubera.(8)
Ma vediamo un po' pi da vicino che cosa  questo Brahmanesimo quale ci viene rappresentato e magnificato dal pi illustre dei suoi vati.
L'uomo passa per tre stadi: giovent, virilit, vecchiaia. Propria della giovent  la ricerca dei piaceri (kama), mentre l'uomo adulto deve mirare alla ricchezza ed alla gloria (artha) per poi intendere da vecchio alle pratiche pie (dharma) e alla rinunzia atta ad affrancarlo dai ceppi dell'esistenza (moksha) e permettergli di ricongiungersi con Brahma, divina essenza di tutte le cose. Ogni et ha dunque i suoi doveri, e lo scambiarli  errore funesto,  follia. Goda dunque il giovane come meglio sa e pu, e aspetti ad essere vecchio per diventare santo. Vero  che un contemperamento fra piacere, utilit e virt si dee sempre cercare, ed  stolto chi per l'utile distrugge il piacere o viceversa per il piacere si tira addosso danni d'ogni genere, o infine sacrifica la virt al piacere e all'utile, o il piacere e l'utile alla virt. Tale contemperamento si ottiene appunto facendo debitamente prevalere in ogni singola et il fine che  proprio di essa senza perdere d'occhio quelli degli altri periodi della vita.
Che tale sia l'opinione del nostro poeta si desume da molti passi, di cui i principali mi sembrano essere i seguenti: i Raghuidi sono da magnificare perch in giovent cercano di godersi tutti i piaceri dei sensi (vishayaishinah), nella vecchiaia si comportano come asceti e morendo si trovano per le pratiche dello yoga puri e disposti a ricongiungersi con Brahma (canto 1, cloka 8);  tanto da lodare Raghu che nell'estrema et domina i sensi e si esercita nella contemplazione, quanto Aja che da giovane mira ad essere prospero e felice (canto 8, 15-24); i quattro figli di Dacaratha amandosi sempre fraternamente adombrano la virt, l'utile, il piacere e la rinunzia che a vicenda si sostengono e s'alleano (10, 84); Dacaratha prima di rendere l'ultimo respiro pu vantarsi d'aver dato fondo a ogni brama di piaceri (12, 1); l'intero canto 18 decanta tutti i successori di Raghu, a cominciare da Athithi a finire a Sudarcana, perch seppero godersi la vita da giovani e essere santi da vecchi, anzi il poeta vede nei doveri della regalit un impedimento a godere, e non sa rimproverare al principe Pariyatra di rassegnare nelle mani del figlio il potere per fare da vecchio quello che non aveva potuto fare da giovane (18, 18, 19).
Kalidasa parla s di virt e di rinunzia, ma troppo spesso si tradisce e lascia intravvedere la sua propensione e a che cosa ha dato tutto il suo cuore. Egli adora la vita e nulla gli appare pi bello della giovent. Gli ordini sociali sono quattro e corrispondono ai diversi periodi della vita: si  studenti durante l'adolescenza, padri di famiglia nell'et virile, romiti in vecchiaia o addirittura asceti mendicanti. Orbene, il poeta non esalta n lo studio dell'adolescente n l'ascetismo del vecchio, ma la vita operosa e felice del padre di famiglia che  la vera base della societ. La vita culmina nel momento in cui l'uomo, adempiuto ai suoi doveri di studente, si ammoglia e gode delle gioie della famiglia.
Raghu infatti allo studente che viene a chiedergli danaro per pagare l'onorario al maestro, dice: "forse che l'egregio santo, soddisfatto di te dopo averti convenientemente istruito, ti conged perch tu possa formarti una famiglia? Invero questo  per te il tempo di passare al secondo stadio della vita brahmanica, allo stadio cio capace di giovare a tutti". (V, 10).
N si perita il poeta d'affermare che la liana fiorita del mango smossa nei suoi bocciuoli dai soavi venti primaverili, ed emula d'una vaga ballerina, non pu a meno d'inebriare i cuori degli asceti, mondi d'odio e d'amore (IX, 29). D'altra parte nessuna filosofia mai vale a consolare della perdita d'una donna amata. Aja non sa darsi pace per la morte della sua adorata consorte Indumati e Vacishtha, il famoso santo, e del principe spirituale precettore, gli manda a dire per bocca d'uno scolaro le pi sensate e profonde parole sulla vanit delle lacrime, la necessit di separarci dai nostri cari, il dovere dell'uomo egregio di non lasciarsi sopraffare dall'ambascia. Il principe finge di assentire alla voce ammonitrice del maestro, ma in realt non sa che farsi di tutti quei be' ragionamenti, i quali, aggiunge con un leggero sarcasmo il poeta, non trovando posto nel cuore del vedovato monarca, tornarono per cos dire alla loro fonte cos come erano partiti(9). Abbiamo qui il fallimento della filosofia che tenta di sostituire alla realt che si vede e tocca, un'altra soprassensibile ma duratura e non illusoria ed effimera. Il passo che citiamo non avrebbe grande importanza se non fosse scritto in sanscrito, dal massimo poeta di quell'India che suole considerarsi come la terra dei sognatori e dei mistici.
Giovinezza, venust e amore sono per Kalidasa cose reali e desiderabili, sicch egli non dubita di sentire nei gorgheggi degli usignuoli in primavera la voce del dio Amore che suadente ripete alle imbronciate e proterve donzelle: "fate la pace coi vostri amanti e affrettatevi a godere, perch una volta passata, non torna pi la bella giovinezza"(10).
Quale poeta ha mai espresso le lodi dell'et giovanile con accenti pi fervidi ed eloquenti di questi che citiamo: "la prima giovinezza (dell'uomo),  il liquore esilarante fatto per essere bevuto dagli occhi delle leggiadre donne,  il fiore di quell'albero che si chiama amore, sbocciato dalla gemma dell'affetto,  la sede della spontaneit, l'esuberante vitalit d'ogni fibra, l'ornamento degli ornamenti, il ricettacolo d'ogni seducente vezzo"(11)?
Non meno della giovinezza e dell'amore, Kalidasa ama ed esalta la conquista e la gloria.
Nel sistema castale ch'egli accetta qual , gli uffici sociali sono compartiti cos: ai brahmani spetta lo studio e la pratica del sacrificio, ai guerrieri la difesa dello stato, ai vaicya, ossia alla borghesia indiana, sono affidate la pastorizia, l'agricoltura e l'industria, ai servi tocca servire le altre caste. Questo rigido ordinamento che solo pu, secondo il poeta, assicurare la pace e la prosperit degli uomini, ei lo vede dipendere da una persona, simbolo, anzi incarnazione di particelle divine: dal re. Il re  il gran dispensiere di sicurezza, giustizia, ricchezza, ed  tenuto a conservare l'acquistato, accrescerlo merc nuove conquiste, distribuire agli uomini degni i tesori accumulati dalla spada vittoriosa. Innalzare s stesso, opprimere i nemici e costringerne le donne a pararsi a lutto: ecco la gloria dei re. I Raghuidi tutti sono da estollere, perch spinsero i loro domini fino al mare e aspirarono all'impero, sospinti soprattutto dalla brama di gloria (I, 5, 7). Non conosce Kalidasa pi degno eroe di Raghu come quello il quale, al pari del dio dell'atmosfera che brandisce l'arma appena la terra ha bisogno d'acqua, impugnava l'arco come prima vedeva vuoto il tesoro e bisognoso il proprio popolo di rinsanguarsi (IV, 15, 16). Quando quello che si possiede non basta pi, bisogna prendere con la forza agli altri: ecco ci che intende dire il poeta celebrando Raghu che parte in guerra contro i popoli confinanti ad oriente, a sud, ad ovest, a settentrione (IV, 24-85). Dopo Raghu toccano al principe Athithi le maggiori lodi, perch di lui l'aulico bardo pu dire: "inespugnabili erano le sue fortezze, ma non perci ristava lui dall'assediare quelle dei nemici: il leone non se ne sta per paura rinchiuso nella spelonca montana, ma esce fuori a dare l'assalto all'elefante". (XVII, 52).
Quanto lontani siamo dal Buddhismo, quanto vicini a quello che vantiamo essere nostro particolare modo di concepire la vita. Il Brahmanesimo si presta egregiamente a stabilire uno stato sopra basi solide, non si sogna di sacrificare il mondo di qua a quello di l, le esigenze sociali alla disinteressata ed audace indagine del pensiero speculativo; e assegnando ad ogni et il proprio fine, a ogni uomo il proprio compito, spicca per una cotal eccellenza d'ordine e d'equilibrato senso pratico. E ad imbrigliare il pensiero, per tema ch'esso trovandosi di faccia alla verit proclami incompatibili piacere, utile e virt, assurde le barriere delle caste, delitto la guerra e furto la conquista, il Brahmanesimo provvede assai bene col giovarsi della religione o meglio della superstizione. Un popolo di pensatori non potr mai prosperare e l'edificio d'un grande stato poggia soprattutto sulla base d'un prestabilito ordine di credenze, di miti pi o meno grossolani, di riti pi o meno assurdi, il quale addormentando ed evirando il pensiero fa compiere ad ogni uomo il suo gravoso dovere al pari del sole che non manca mai di sorgere al mattino, e del pio bove che contento s'inchina al giogo. Il gran ribelle, l'indomito anarchico  il pensiero, e a domarlo nulla vale quanto la superstizione. Il Buddhismo che  fatto di pensiero, mal si concilia coi bisogni dello Stato; il Brahmanesimo, che  materiato di superstizione, sembra proprio rispondere al desiderio del nostro Machiavelli, lodatore dell'oracolo di Delo, del tempio di Giove Ammone e d'altri celebri oracoli, solo perch tenevano il mondo in ammirazione e devoto(12). Non so davvero se il Machiavelli sarebbe arrivato fino al punto di menar buono il precetto di Manu, che chi ha commesso il peccato capitale d'uccidere una mucca, bestia sacra e inviolabile quanto altra mai, deve, per purgarsi del suo delitto, far penitenza per tre mesi ravvolgendosi nella pelle della sua vittima, abitando in una stalla, bagnandosi d'urina di vacca, accompagnando altre mucche vive al pascolo, e stando in piedi quando quella stanno in piedi, sedendosi quando quelle si sdraiano, aspirando la polvere che i loro zoccoli sollevano, difendendole da ogni pericolo, ecc., ecc.!(13)
In questa atmosfera soffocante di balorde superstizioni  costretta a vibrare la lira di Kalidasa; n egli, come Acvaghosha osa ribellarsi ad esse, insorgere contro i sacrifici cruenti e il goffo pregiudizio che le acque dei sacri stagni lavino i peccati. Anzi egli volentieri asserve l'arte sua in vantaggio delle popolari credenze, talch il lettore non deve stupire se nel primo canto trova il re Dilipa e la consorte intenti a propiziarsi la mucca Nandini per sottrarsi alla maledizione di sterilit che un'altra mucca, Surabhi, madre di Nandini, ha scagliato contro il re perch distratto non le  passato a man destra, cos come prescriva la legge. Del pari sorrida ma non si maravigli il lettore quando legger che l'eroico Raghu dopo aver conquistato il mondo, fa praticare un grande sacrificio e ricompensa i preti ufficianti con tale liberalit da ridursi a non avere pi un vassoio d'oro in cui poter presentare all'ospite l'offerta (canto V); e quando ripetutamente incontrer taumaturghi che scagliano maledizioni, cause fatali di rinascita in forme inferiori d'esistenza (canto V, 54 sgg.; VIII, 79 sgg.), e principi che difendono i riti sacrificali dalle insidie dei demoni (canto XI, 1 sgg.; XV, 2 sgg.), ecc., ecc.
Non senza ragione Kalidasa  il poeta favorito degli Indiani: egli non solo ha accettato ma cantato, e magnificamente cantato, tutte le superstizioni dei suoi connazionali. Lo ammiri il lettore e ne riconosca il genio miracoloso, capace, pur tra le pastoie d'una gretta tradizione, di spaziare nei campi sconfinati della fantasia. La mucca Surabhi non  un animale comune ma, trovandosi nel paradiso d'Indra, assurge alla dignit d'un mito; e la stessa Nandini  cos bella e ha tali poteri soprannaturali che ben  degna del servizio e della difesa d'un re. Cos il rozzo materiale della superstizione vien trasformato dall'arte del poeta in fantasioso mito; e al mito tutto si perdona. Ma se l'India mise a dura prova l'abilit del suo massimo poeta, obbligandolo a far materia del suo canto grotteschi delirii di grame superstizioni, lo compens d'altra banda lautamente coll'offrirgli nei maestosi paesaggi, nella flora e nella fauna maravigliose, nei pittoreschi usi e costumi una tavolozza provvista di tutti i colori pi vivaci. L'arte somma di Kalidasa si palesa nel descrivere; pare anzi che egli disdegni la narrazione e non sia beato che quando pu farla da pittore. Il riassunto del Ramayana, che va dal canto IX al XIII,  cos conciso e stringato che non si pu esitare a chiamarlo difettoso. Gli  che il poeta non fa nulla tanto contro genio quanto di narrare. Nei cinque canti anzidetti, nei quali gli tocca pur condensare cos copiosa materia narrativa, non sa resistere alla tentazione di descrivere una caccia nei suoi pi minuti particolari (canto IX), un singolare certame tra Rama e Tadaka (canto XI), e tra Rama e Ravana (canto XII), il mare, i monti, i fiumi, i romitaggi che Rama e Sita contemplano dall'alto, mentre il carro aereo li trasporta di nuovo alla selva Dandaka (Canto XIII). Descrivere  il forte e quindi la passione di Kalidasa, ond' che nel Raghuvamca l'India ci viene dipinta in tutte le sue meraviglie. Sentiamo parlare di monti le cui roccie contengono minerali di colore rosso vivo, sicch gli elefanti infuriati colpendole ne ritraggono le zanne divenute scarlatte, mentre le acque dei rivoli, che scorrono lungo i fianchi montani, mescolandosi col terriccio pieno di schegge e di detriti metallici, assumono una tinta vermiglia(14). Scende la notte tra quelle rupi e certe piante con la loro maravigliosa fosforescenza fanno luce e indicano il sentiero(15). Vi sedete per avventura sopra un masso, ed ecco v'impregnate del profumo lasciatovi dai castori o della fragranza del benzoino che l accanto cresce(16). Scendete in gi nella vallata che un fiume irriga, e le aure, fresche per il contatto con l'acqua, diffondendo intorno il polline degli odorati pandani, serviranno di sacchetto profumante ai vostri abiti(17). Lungo la spiaggia del mare sentirete sussurrare i palmeti, lievemente agitati dalla brezza, mentre le aure spiranti da terra e imbalsamate dal garofano tergeranno dal vostro volto le stille di sudore(18). E chi potr mai ridire la ricchezza della flora indiana? Ogni stagione ha i suoi fiori caratteristici cos come una particolare foggia di vestire per la donna; e ogni stagione ha il suo speciale fascino, una ragione per coltivare i dolci amori e godere.  giocoforza imparare i nomi stessi indiani delle piante, almeno delle pi famose, e far conoscenza col vermiglio fiore di acoka, che sboccia in primavera quasi ad accendere nelle vaghe donzelle l'amoroso desio; col fiore di karnikara, di cui s'ornano le chiome le giovinette: e infine col bakula, anch'esso primaverile germoglio, che col suo succo profumato attira le pecchie a sciami. Dell'acoka si favoleggia che se una vergine non gli si avvicini e lo tocchi col piede, esso non sboccia; e la fantasia indiana aggiunge che il bakula aspetta, per aprire le sue gemme, la saliva d'una bella donna, che ha test bevuto un fragrante liquore. La leggenda  stata suggerita dal fatto che il profumo di questo fiore  assai simile all'alito olezzante della donna che ha bevuto liquori.(19)
D'estate poi il karnikara e l'acoka cedono il posto al fior di cirisha e d'arjuna e ai gelsomini che si schiudono la notte mentre l'ape, posandosi sopra ogni singolo bocciuolo, par che col suo ronzio li voglia contare(20). Al sandalo domandano le belle la refrigerante e profumata polvere di cui si cospargono il seno. (21)
I fiori di kutaja e di nipa annunziano e fregiano la stagione delle piogge(22), e l'agalloco d'inverno fornisce il suo fragrante legno per incensare le vesti delle avvenenti matrone.(23)
E che dire dei loti? Essi sono dappertutto, varian di colore, si addensano sulle sponde dei laghetti, e prendono partito alcuni per il sole, altri per la luna: i primi schiudendosi all'apparire dei raggi mattutini e dormendo la notte, i secondi aprendo i loro calici al casto bacio della luce lunare e ripiegandoli all'alba. Sei volte sono menzionate nel Raghuvamca le ninfee amiche del sole(24) e sei quelle amiche della luna(25).
Tra le erbe, quella detta kuca, ricorre sovente nel nostro testo per i molteplici usi sacri ai quali viene adibita. Ha le punte acute e serve di seggio ai sacerdoti ufficianti o agli asceti contemplanti. D'erba kuca  fatto il cordone di cui si cinge i lombi il signore che a sue spese fa praticare un sacrificio, e con l'erba kuca si deterge il bambino venuto fuori dal seno materno e madido d'impura linfa(26).
Se ci volgiamo alla fauna, le meraviglie non sono certo minori, e anzi tutto incontriamo l'elefante che noi si vede nei giardini zoologici e nei circhi, e che nell'India antica invece, veniva adoperato in guerra e in pace agli usi pi diversi. Leonardo da Vinci, parlando di questo maraviglioso animale, dice tra l'altre cose: "le mosche si dilettano del suo odore e, posandosele addosso, quello arrappa la pelle e, fra le pieghe strette, l'uccide(27)". Basta avere un po' di dimestichezza cogli scrittori indiani per capire, commentare e correggere l'impreciso accenno di Leonardo. L'elefante quando entra in ardenza, lascia colare dalle sue tempie un umore detto dana e anche mada, fragrantissimo e tale da attirare sciami di api. La bestia, molestata dagli avidi insetti, agita le larghe orecchie e s le percuote ripetutamente sulle ganasce, che le infeste pecchie restano dai colpi schiacciate. Si ha perfino una parola onomatopeica per designare il caratteristico schiocco delle orecchie elefantine, ed essa ricorre nel classico Nitisara l dove  detto che "l'ape avida di profumo, per la voglia di suggere l'umore auricolare dell'elefante, va a cacciarsi in mezzo alla jhalajjhala"(28).
Non indugi il lettore ad aver familiare questa singolarit dell'elefante, perch dell'umore dana e delle pecchie che s'affollano a suggerlo  fatta menzione nientemeno che diciannove volte nel Raghuvamca.(29)
Anche il pavone, che tra noi  un animale raro, fregia non pure le selve ma i giardini e i cortili delle case indiane. Al primo apparire della nuvola esso annunzia col suo giocondo squittio la pioggia tanto desiderata, e accompagna con la danza il rombo del tuono. Quando  addomesticato e ammaestrato, impara a far la rota al rullo del tamburo.(30)
Un altro uccello, famosissimo nell'India,  il cataka che disdegna l'acqua che abbia toccato il suolo, e non beve se non stille di pioggia accolte nel becco aperto e rivolto al cielo(31).
Della magnifica coda del camara (bos grunniens) si fanno i flabelli che insieme al candido parasole, ai calzari, al manto broccato di cigni, ecc., servono d'insegne al re(32).
Non posso n voglio passare a rassegna tutte le particolarit spiccatamente indiane delle quali rigurgita il poema; ma desidero solo mettere in guardia il lettore perch si appresti ad esplorare da solo con pazienza un mondo nuovo che a prima vista potrebbe confonderlo e abbagliarlo. L'India, la vera India  tutta qui nel Raghuvamca, perch alle descrizioni del paesaggio, della flora e della fauna, il poeta alterna efficaci rappresentazioni dei riti e costumi pi caratteristici. Qui impariamo a conoscere la solenne cerimonia dello svayamvara, ossia la scelta dello sposo, concessa alle principesse, l il pittoresco rito degli sponsali(33); qui il modo d'imbellettarsi delle donne indiane(34) disegnando fregi sulla fronte (tilaka), colorendo di nero collirio (anjana) gli occhi, spalmando di rossa lacca (alaktaka) le piante dei piedi, l l'acconciatura e l'abbigliamento d'un re prima d'ascendere il trono(35). Con quanta grazia il poeta ci pone dinnanzi agli occhi il gioco primaverile dell'altalena(36) e quello estivo del bagno(37); con quanta finezza ci fa assistere al battesimo sacrante il nuovo re(38) e al soave risveglio d'un sovrano al mattino, per mezzo d'inni recitati da bardi e di flebili note di strumenti musicali(39).  una vera festa di colori, d'effluvi, di magnificenze e di amori; e a dar retta a Kalidasa l'India sembrerebbe il paese per il quale ogni uomo nato sotto altro cielo dovrebbe esclamare, come la Mignon della ballata: dahin! dahin! mcht'ich ziehn! Un lettore digiuno affatto dei miti e delle leggende pi in voga nell'India, corre pericolo di trovarsi disorientato nel percorrere i diciannove canti del Raghuvamca fitti di allusioni mitologiche e di accenni a famose saghe. Un'ottima preparazione alla lettura del Raghuvamca  quella di scorrere prima attentamente la magnifica traduzione del Ramayana curata dal nostro Gorresio; e ci non pure per capire i canti nei quali Kalidasa riassume, come gi si  avvertito, le gesta di Rama, ma per acquistar dimestichezza con la mitologia brahmanica che campeggia continuamente nel nostro poema. Abbiamo s cercato nelle note di dichiarare le allusioni mitiche, ma con quella sobriet che ci veniva imposta dal bisogno di non accrescere soverchiamente la mole del volume. Le note aiutano ma non bastano a risuscitare in tutto il loro splendore divinit come Indra e la consorte caci(40), Vishnu e la consorte Lakshmi(41). I nomi di Airavata, il famoso elefante d'Indra; di cesha(42), il serpente che serve di giaciglio a Vishnu, dell'aquila Garuda(43), della gemma Kaustubha(44), debbono assolutamente diventare familiari al lettore, se desidera non trovare intoppi ed enigmi intempestivi. 
Al mito delle maraviglie sorte dal frullamento dell'oceano di latte, Kalidasa accenna spessissimo(45), n a conoscere questa leggenda pu esserci lettura pi adatta di quella del Capitolo XLVI del Ramayana (libro I), tradotto dal Gorresio nel sesto volume dell'opera sua (pag. 128, sgg.).
Dalle note dichiarative che ho avuto cura di apporre ai passi citati qui a pi di pagina(46), si procacci il lettore notizia del mito del draco Rahu, che ingoiando il sole e la luna produce l'eclissi; e delle leggende di Sagara e dei suoi figli; di Soma e delle figlie di Daksha; d'Indra e dei monti alati; di Agastya; di Paracurama; di Aurva; della luna, serbatoio dell'ambrosia; del Cupido indiano incenerito da civa; delle Apsaras od odalische celesti; del cinghiale e delle acque del caos.
Senza un corredo di queste cognizioni mitologiche pi comuni, non si pu procedere che stentatamente ed affannosamente nella lettura del Raghuvamca.
N s'aspetti il lettore a trovar tutto bello, tutto misurato, tutto perfetto; ch anzi e' deve prepararsi ad estrarre spesse volte l'oro dalla scoria e a rammentare che perfino il sole ha le macchie. Del resto le mende dei grandi artisti sono spesse volte non meno interessanti ed istruttive dei loro pregi. E mende Kalidasa ne ha parecchie.
Primamente, quella sua smania di descrivere riesce sovente tediosa e barocca. Si anela il momento che Rama e Sita, arrivino alla meta del loro viaggio aereo(47), perch davvero  lunga come un serpente la descrizione del sottoposto mutante paesaggio. E qual severo giudizio non avrebbe il Lessing pronunziato sulle strofe 54-57 del canto XIII, le quali vogliono rappresentarci i vari aspetti che assume la corrente del Gange, al punto in cui confluisce con le onde della Yamuna? Si sarebbe il Lessing limitato a dire: "sento in ogni parola il poeta che s'affatica, ma la cosa in s e per s sono ben lontano dal vederla"(48), quando poco dopo avesse letto quell'inseguirsi di similitudini che dovrebbero nelle strofe 60-63 offrirci la storia e l'immagine della fiumana Sarayu? Probabilmente l'immortale critico tedesco avrebbe esclamato: "sento in ogni parola il poeta che farnetica".
Quanto poi ai bisticci che mettono alla tortura il povero traduttore, pi che il poeta si deve incolparne il gusto generale del popolo indiano, ghiottissimo di allitterazioni, vocaboli a doppio senso e simili aberrazioni. Interi canti del Raghuvamca sembrano scritti apposta per giuocar sulle parole ed  naturale che nella traduzione italiana ho fatto grazia al lettore di questi insipidi tours de force ai quali tanto si presta il sanscrito e che fanno andare in sollucchero gl'Indiani. Mi contenter di due soli esempi per dare una idea di tali traviamenti di gusto letterario comuni, del resto, a molti civilissimi popoli, e tutt'altro che esclusiva triste propriet dell'India. Uno degli epiteti del sole  quello di astro dai mille ossia dieci cento raggi: le plaghe del cielo sono dieci; il principe nato dal re Aja e dalla principessa Indumati ebbe nome Dacaratha, ossia il signore dei dieci carri; Ravana  il demone dalle dieci teste: ecco dunque venir fuori il seguente mostruoso bisticcio:
"Indumati sposata ad Aja diede alla luce un figlio che i saggi celebrano qual padre del nemico del demone dalle dieci teste, e che radioso al pari dell'astro dai dieci cento raggi, divent per gloria famoso nelle dieci plaghe sotto il nome di signore dei dieci carri".(49) Aver potuto in ognuno dei quattro emistichi ficcare il numero dieci,  una bella prova di maestria poetica!
Un principe ebbe nome Unnabha: in sanscrito nabhi significa l'ombelico: Vishnu  rappresentato con un loto che sboccia dall'ombelico; in una sfera di Stati confinanti, quello che detta la legge agli altri si chiama il centro o l'ombelico del sistema politico: quale occasione pi propizia per scherzar sulle parole e dire: 
"Di cila nacque un figlio che port il nome glorioso di Unnabha ed ebbe il cavo ombelicale (nabhi) in realt profondo, ed emulo del dio dall'ombelico del quale germina un loto, divent l'ombelico della sfera dei circostanti Stati".(50)
C' sul serio da fare una indigestione di ombelichi!
Ma, come gi si  accennato, la colpa non  tanto del poeta, quanto del decadente gusto letterario di tutta la nazione indiana, al quale bisogna altres addebitare similitudini goffe come quelle dei piedi accompagnati sempre dall'epiteto loti(51), delle gambe delle donne paragonate, probabilmente per la loro flessibilit, a proboscidi di piccoli elefanti(52); dell'ombelico arieggiante con le sue volte il vortice d'una corrente, ecc., ecc.(53) Del pari bisogna considerare quali pregiudizi popolari gli elefanti che nascondono nella testa pietre preziose, e i serpenti crestati di gemme.(54)
Piuttosto il poeta va chiamato responsabile di un altro grave difetto. Ebbi a dire che nel Buddhacarita quasi ogni verso contiene una figura retorica(55). Ma le similitudini di Acvaghosha sono quasi sempre appropriate ed efficaci. Anche quando cose concrete vengono ragguagliate con idee astratte, l'immagine non offende il nostro senso di misura. Il Buddha che s'incarna nel seno di Maya vien paragonato all'eterna giustizia che prende corpo e figura(56); e lo stesso Buddha che seguito dagli abitanti dell'eremo se ne allontana,  rassomigliato alla Legge divina personificata nell'atto di partire da un paese oppresso dagl'infedeli(57). Le due figure sono certamente ardite, ma nulla hanno di goffo: sarebbero anzi da lodarsi se non avessero spianato la via a un genere di similitudini, venuto evidentemente in et pi tarda, che sono addirittura barocche e fanno di s brutta mostra nello stesso Raghuvamca. Kalidasa, che vuol trovare per ogni cosa il termine di confronto e il pi delle volte lo imbrocca da quel grande e geniale poeta che egli , viceversa va di tanto in tanto fuori di strada e rasenta il grottesco sempre che si prova a paragonare cose concrete a concetti astratti desunti dalla contemporanea scienza indiana, e intesi a mostrare l'erudizione del poeta.  uno sfoggiare fuori di luogo notizie di teologia, liturgia, filosofia, scienza politica, astronomia, giurisprudenza e grammatica. Questo ci  scorta a capire per quale mai recondita ragione Manu  fra i principi quello che la mistica sillaba Om  tra i versi del Veda; perch la regina Sudakshina viene paragonata alla mercede largita al brahmano ufficiante; come mai Vacishtha e la moglie Arundhati possono essere ragguagliati al fuoco e alla liturgica esclamazione svaha; Nandini e Dilipa alla fede e al culto; Vicvamitra, Rama e Lakshmana alla religione, all'utile e al piacere; Sita e i discepoli di Valmiki al trionfo ascetico e alle penitenze; Sita, Kuca e Lava alla preghiera Savitri accompagnata da retto accento e retta dizione(58). In tutti questi esempi Kalidasa, come si vede, sciorina conoscenze di teologia e di culto, e porge un contentino ai brahmani, gelosi custodi della tradizione vedica; ma per non parere angusto nelle idee e tirarsi addosso le ire dei filosofi, trova modo d'ingrazionirseli comparando, a dispetto d'ogni buona ragion poetica, i disegni politici del re Dilipa alle disposizioni che portiamo con noi dalla nascita e che solo nelle azioni si rivelano; le virt dello stesso Dilipa ai massicci elementi evoluti dalla materia primordiale ed operanti sempre in vantaggio di qualche cosa di diverso da loro; il principe Raghu che si volge a soggiogare i Persiani all'asceta che con la conoscenza dei supremi veri intende a dominare i sensi; la maest e la possanza degli di insidiate dal demonio Ravana al sattva e al rajas allor che restano sopraffatti dal tamas; il lago di Brahma, origine della fiumana Sarayu, alla materia primordiale involuta, causa del principio intellettivo; il re Athithi a un sesto elemento aggiunto agli altri noti sotto il nome di etere, aria, fuoco, acqua e terra(59).
Ecco dunque contentati i filosofi del Sankhya.
Viene poi la volta dei politici, degli astronomi e meteorologisti, dei fisici e dei giurisperiti, e per far piacere a tutti costoro la regina Sudakshina partorisce un figlio cos come la regal possanza fondata sulla forza d'uomini e di danaro, sull'energia individuale del principe e sul buon consiglio, produce una prosperit indefettibile; Dacaratha coi suoi quattro figli raffigura l'accorto procedere politico coi quattro spedienti della lusinga, della largizione, del seminare zizzania e della forza; Dilipa e Sudakshina somigliano all'astro Citra e al dio Luno quando, liberatisi dalla nebbia invernale, si congiungono insieme; Rama e Lakshmana che tengono dietro a Vicvamitra sembrano i due mesi di primavera allor che per effetto del cammino del sole seguono l'orma del sole stesso; Rama, uccisore della maga Tadaka, riceve da Vicvamitra un'arma fatata, e diventa emulo dello specchio ustorio al quale il sole presta i raggi che dovranno poi ardere la legna; il re Atithi manifestandosi d'un tratto con tutti i suoi pregi, supera la natura dei corpi luminosi e cio del fuoco che non fa guizzar la fiamma se prima non ha emesso il fumo, e del sole che senza essersi levato non saetta i suoi raggi; Bharata se fosse passato a nozze con la regalit prima del fratello maggiore Rama, si sarebbe reso non meno colpevole del fratello minore che sposa prima del maggiore e viola cos la legge.(60)
Ma il colmo della bizzarria si raggiunge quando il poeta ricorre alla grammatica per le sue similitudini: l'unione di figli di Dacaratha con le figlie di Janaka arieggia quella dei suffissi e delle radici; Rama sostituisce Sugriva e Bali come il verbo diventare il verbo essere; Rama, gi splendido nella rozza veste della selva, quando indossa il magnifico manto regale,  simile alla tautologia; ogni discendente di Raghu vale da solo a sconfiggere il nemico al pari dell'eccezione che toglie di mezzo la regola; l'esercito che superfluamente spalleggia il valoroso catrughna, pare il prefisso adhi preposto alla radice i, la quale, gi di per s stessa potendo avere il significato di studiare, non ha bisogno di quel prefisso per designare l'atto dello studiare!(61)
Cos Kalidasa ostenta il suo sapere enciclopedico, con quanto vantaggio dell'arte e della poesia lascio al lettore di giudicare. Ma i gusti strampalati, la smania di novit, le bizzarrie della moda serbano in letteratura anche ai popoli pi civili le pi strabilianti sorprese, e nulla vieta che un'arte futura possa volere attingere le sue immagini dalle nozioni che abbiamo di fisica, di chimica, ecc., e regalarci per esempio, delle similitudini come queste: "la buona compagnia eleva l'anima come il calore la colonna di mercurio", e "Tizio ha un carattere che gli consente d'intendersela con molti, al pari dello jodio che si combina ad un gran numero di sostanze organiche", ecc.!
Certo  che se non siamo ancora arrivati noi a questo punto, gl'Indiani ci arrivarono, non solo a mezzo dei loro poetastri, ma d'un grande e immortale poeta qual  certamente Kalidasa. Ad onta di tutte queste stravaganze, che abbiamo voluto a bella posta integralmente segnalare per nulla nascondere al lettore e parer di voler smerciare ad ogni costo roba avariata, ad onta di tutte queste stravaganze le bellezze artistiche del Raghuvamca sono tante e tali da far perdonare e dimenticare qualsiasi ridondanza, qualsiasi stranezza. 
Quanto spesso il poeta con poche pennellate ci sa mettere dinanzi agli occhi dei quadretti impareggiabili per verit e grazia: 
"Deliziandosi del novello giuoco primaverile dell'altalena, le giovinette pur capaci a stringere saldamente le due funi, fingevano d'avere intorpidite le braccia simili a liane, per soddisfare cos la brama d'allacciarle intorno al collo degli amanti;"(62)
"Ed ecco apparire una torma di gazzelle, preceduta da un maschio altezzoso screziato di nero, mentre i piccoli cercando le tette, tratto tratto impedivano il passo alle madri, recanti in bocca fili d'erba";(63)
"Contro il re che di sul cavallo colpiva tenendo il corpo alquanto piegato, desideravano i verri con le criniere irte slanciarsi, e non s'accorgevano nemmeno di essere d'un tratto dalle frecce di lui confitti in quegli stessi alberi ai quali, rivoltandosi per assalirlo, avevano puntellato i lombi".(64)
Qui abbiamo semplicit, sobriet ed efficacia massima di rappresentazione, abbiamo il vero Kalidasa, creato poeta dalla natura e non pi storpiato dalle preoccupazioni retoriche e dai tirannici capricci della moda. Squarci di poesia elettissima contiene quasi ogni canto, ma all'attenzione ed ammirazione del lettore bisogna soprattutto segnalare i maravigliosi passi nei quali si parla dell'infanzia di Raghu(65), del suo duello col dio Indra(66), delle sue conquiste(67). L'inno cantato dagli dei a Visnu  un capolavoro(68), n credo che altra descrizione del mare possa mai superare in magnificenza ed originalit quella che incontriamo all'inizio del XIII canto. La primavera, la caccia, una citt in rovina, l'estate formano quattro mirabili quadri(69) nella ricca galleria che  questo poema di Kalidasa. Il sapiente modo di governare del principe Atithi(70) e la lussuriosa vita del re Agnivarna(71) rivelano egualmente la magistrale arte rappresentativa del poeta. Una pittura gentile e delicata  certo quella della morte d'Indumati(72) e l'altra dell'abbandono di Sita nella selva(73). E a proposito di questi due ultimi episodi a me par di vedere in Kalidasa una certa tendenza a trattare argomenti tragici e ad allontanarsi dalle regole tradizionali, le quali vietano al poeta la catastrofe drammatica. Ogni narrazione, ogni dramma, deve avere lieto fine. "Un drammaturgo moderno" dice Leopold von Schrder "resterebbe oltre ogni dire stupefatto, se gli accadesse d'udire tutto quello che nell'India s'inibiva fosse portato sulla scena. Ci bastava perch diventasse del tutto impossibile lo sviluppo d'una tragedia".(74)
Tuttavia motivi, diremo cos, tragici, sono da segnalare gi nel Ramayana e, com' naturale, ricompaiono nel Raghuvamca: ad esempio la morte del figlio degli asceti ciechi, avvenuta per isbaglio, e quella di Jatayu(75). Se non che, Kalidasa aggiunge la morte d'Indumati e lo sprofondar di Sita nelle viscere della terra:(76) sicch non credo d'andar lontano dal vero affermando la presenza di parecchi nuclei tragici nel nostro poema, importantissimi per chi volesse trattare storicamente e criticamente la fortuna della tragedia nell'India. Eppure di questo grande poeta indiano resta avvolta nel mito la biografia, mentre l'et nella quale visse forma materia d'appassionata discussione fra i dotti. Nemmeno del suo massimo poeta ha saputo l'India conservarci documenti e testimonianze attendibili; e basterebbe questo fatto a dimostrare che al pari della tragedia, cui abbiamo pi sopra accennato, anche la storia  una pianta che cresce tisica e nana nella patria di Valmiki e di Kalidasa. Quanto alle notizie che abbiamo intorno alla vita del cantore dei Raghuidi, non si dura fatica a scoprirne subito il carattere leggendario. Da una parte la tradizione parla d'un'amicizia tale tra il re Vikramaditya e il nostro poeta, che questi ebbe in dono dal suo regal patrono e ammiratore met del regno! Dall'altra, la morte del poeta, secondo tramandano i buddhisti meridionali, sarebbe avvenuta cos: Kumaradasa re di Ceylon invit alla sua corte Kalidasa, e l'ebbe caro oltre ogni dire. Questo re, trovandosi in casa d'una etera, aveva scritto sopra una parete questo verso:
"Chi  che al mondo mi spieghi e mi noti
Come usc questa gemma da quella?"
Ricco dono era serbato a chi avesse risposto alla domanda con un altro distico. Capit Kalidasa dall'etera e, letto il verso, subito lo complet:
"Dal tuo volto di loto due loti:
Gli occhi azzurri, spuntarono, o bella".
La cortigiana allora ammazz il poeta, ne seppell il corpo sotto il pavimento e dicendo che il distico l'aveva composto lei, reclam dal re il premio promesso. Se non che Kumaradasa riconobbe la mano maestra del suo diletto amico, fece scavare il suolo dell'infame casa, e appena ebbe rinvenuto il cadavere del poeta, ordin che fosse allestito un rogo per consegnare alle fiamme il morto e s stesso, ormai incapace di sopravvivere a tanta sciagura. Venne cos ad avverarsi una maledizione che pesava sul poeta, e che cio egli avrebbe dovuto trovar la morte per mano d'una donna!
Non occorre acume critico n profondo senso storico, per capire che ci troviamo dinnanzi a delle fiabe dalle quali  assolutamente vano cercare di trarre lume di verit. Quello che sappiamo di Kalidasa  ch'egli fu poeta epico, drammatico e lirico e vive immortale nel Raghuvamca e nel Kumarasambhava, nella cakuntala, nella Vikramorvaci, e nel Malavikagnimitra, nel Meghaduta e nel Rtusamhara.
Per quello che concerne l'et in cui fior il poeta, le discussioni sono state e sono interminabili. Riassumerle soltanto, c'imporrebbe di scrivere un volume, sicch preferiamo di offrire in una nota al lettore i titoli delle pi importanti dissertazioni sull'argomento(77), e di dire in breve la nostra opinione.
Possediamo il termine ad quem nel noto verso del poeta Bana: kirtih Pravarasenasya, ecc. Bana appartiene indubbiamente al settimo secolo e poich nomina Kalidasa in quel suo verso, viene a togliere ogni valore all'opinione di coloro che fanno Kalidasa contemporaneo del re Bhoja vissuto nell'undecimo secolo dell'era nostra.
Il termine a quo parmi doversi trovare in Acvaghosha che  evidentemente anteriore a Kalidasa. Abbiamo gi accennato a pag. 28[pag. 30 di questa edizione elettronica Manuzio], come certe similitudini fra cose concrete ed astratte, trovino il loro punto di partenza in Acvaghosha per poi diventare in Kalidasa addirittura assurde e grottesche. Ma c' dippi. Le concordanze fra Acvaghosha e Kalidasa sono tali da non lasciare dubbio sulla questione di chi dei due sia l'imitatore. Di solito il raffronto viene istituito tra le strofe 13-23 del terzo libro del Buddhacarita, nelle quali si descrive la ressa delle gentildonne alle finestre per veder passare il principe Sarvarthasiddha, e le strofe 5-16 del settimo canto del Raghuvamca contenenti una descrizione analoga, e cio delle donne che s'affollano ai veroni per veder transitare i regali sposi Aja e Indumati. Ma il ragguaglio pi conclusivo per determinare da qual parte sia l'imitatore, parmi essere il seguente.
Quando nasce il futuro Buddha, i venti soffiano piacevoli al tatto, il fuoco divampa con fausta fiamma, le lampade della stanza della puerpera restano sopraffatte dalla luce abbagliante del neonato, in terra e in cielo s'odono note di fausti strumenti, infinite sono le largizioni che il re fa ai brahmani, sparisce il delitto nel regno di cuddhodana, pratica il felice padre ogni virt ad incremento del figlio natogli, e gl'impone il nome di Sarvarthasiddha (chi viene a capo d'ogni intento), a designare quale sarebbe stata la gloriosa carriera del prodigioso bambino.(78)
Nel canto terzo del Raghuvamca(79), la nascita del figlio di Dilipa vien celebrata identicamente; e tutto andrebbe liscio se Kalidasa urtando contro le difficolt del nome Raghu, che non si presta, a differenza di quello di Sarvarthasiddha, a designare i trionfi futuri del suo eroe, non s'ostinasse a ricorrere a una bizzarra etimologia (Raghu da rangh - andare, e quindi: colui che andr in fondo alla sapienza e allo sterminio dei nemici) e con ci tradisse, direi quasi, goffamente la fonte dalla quale attinge e il modello che vuole imitare fin nei minimi particolari.
Acvaghosha fior nel principio del secondo secolo dell'era volgare, e costituisce quindi il termine a quo per determinare l'epoca in cui visse Kalidasa. Porre quest'ultimo fra Acvaghosha e Bana significa anche rendere ragione della differenza degli stili dei tre poeti. Ben pu dunque aver valore di storicit il versus memorialis: "Dhanvantarah Kshapanako ecc.", il quale chiamando Kalidasa una delle nove gemme del re Vikrama, lo fa contemporaneo dell'astronomo Varaha-Mihira vissuto nel sesto secolo dopo Cristo. Tale  pure il giudizio autorevolissimo dello Hoernle, che il lettore potr a suo agio consultare.(80)
Con animo lieto consegno alle stampe la traduzione italiana di questo poema del Brahmanesimo, persuaso come sono che il rendere possibile la lettura diretta dei prodotti letterari dell'India,  il solo vero mezzo di far conoscere e approfondire il significato che hanno nella storia dell'umanit il pensiero e la civilt indiana.
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LA STIRPE DI RAGHU.
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CANTO 1.
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1 - A Parvati sia lode e a Shiva, alla madre e al padre del mondo, insieme fusi come forma e pensiero: cos ottenga io di padroneggiare forma e pensiero!
2 - Come potr la mente mia, atta solo a comprendere piccole cose, cantar la famiglia che trae origine dal Sole? Ohim, par che prosuntuoso m'appresti con una barchetta a traversar l'oceano s forte a valicare.
3 - Debile agognando alla gloria di poeta, diventer ridicolo al pari del nano che spinto dalla gola, aderge il braccio verso il frutto che solo un gigante pu raggiungere.
4 - Tutt'al pi mi sar lecito d'entrare in quella stirpe augusta per la porta che  il canto gi intonato dai vetusti vati (in gloria di essa), e far la parte del filo che penetra nella gemma sol quando il diamante l'abbia prima forata.
5-9 - Ad onta dunque io sia quel che ho gi detto, canter, pur con magro potere d'eloquio, i Raghuidi, e alle loro virt giunte all'orecchio mio s'addebiti tanto sconsiderato ardire, alle loro virt che li proclama puri dalla nascita, tenaci nell'opera fin che non dia il frutto, fermati sol dal mare nel signoreggiar la terra, trasportati su in alto nel cielo, dai loro alati carri, libatori nei sacri fuochi cos come la sacra legge prescrive, colmanti a ogni supplice il desiderio, infliggenti a ogni reo pena adeguata, desti sempre e pronti all'occasione, ricchi solo per largire, avari di parole solo a fine di mantenere la promessa, dediti alla conquista solo per la gloria, sposi solo per aver prole, zelanti studiosi delle scienze da adolescenti, ricercatori d'ogni oggetto di godimento da giovani, asceti da vecchi e preparati nell'ora della morte ad abbandonare il corpo col pensiero rivolto a Dio e in Lui immedesimato.
10 - Questo mio canto si degnino d'ascoltare gli uomini egregi i quali soltanto possono farne palesi pregi e difetti: invero la purezza o l'impurit dell'oro solo nel fuoco si manifesta. 
11 - Primo fra i re, come tra i versi del Veda la mistica sillaba om, fu il figlio del Sole, chiamato Manu, onorato dai sapienti.
12 - Quale dall'oceano di latte la luna, tale pure sorse dalla immacolata schiatta di Manu il purissimo eccelso re di nome Dilipa.
13 - Coll'ampio petto, le spalle taurine, la statura gigantesca dello cala e le lunghe gagliarde braccia, sembrava l'ideale guerresco che fosse riuscito a procacciarsi un corpo adatto a compiere le proprie gesta.
14 - Con la sua persona ergendosi sublime sulla terra come il monte Meru, superava tutti in valore, splendidezza ed eminenza.
15 - Alla sua forma corporea rispondeva l'intelligenza, alla sua intelligenza era pari l'ardore dell'imparare, al suo ardore d'imparare s'univa uguale slancio d'agire, e al suo slancio d'agire, conforme sempre era il successo.
16 - Simile all'oceano coi suoi mostri e le sue gemme, egli con le virt regali, che sanno alcune incutere terrore, altre destare amore, era al tempo stesso fuggito e cercato dai suoi dipendenti.
17 - Con tal guidatore i sudditi, comportandosi come il cerchione della ruota, non traviavano nemmeno d'una linea dal sentiero calpestato da Manu in poi.
18 - Dai sudditi prendeva il tributo solo a scopo della loro prosperit: sugge invero il sole l'umor della terra, per riversarlo poi a mille doppi.
19 - L'esercito gli serviva soltanto di pompa, ch due cose erano a lui strumento di successo nelle imprese: la sua mente penetrante in ogni scienza e la corda tesa sull'arco.
20 - Dai fatti compiuti, non da altro, era lecito arguire quello che egli intraprendeva, tanto bene sapeva tenere occulte le deliberazioni e rendere impenetrabili l'espressione del suo volto e i suoi gesti: cos pure solo dai frutti  lecito arguire le tendenze (acquisite in altra vita e che portiamo in noi dalla nascita).
21 - Custodiva la propria persona ma senza vivere in continuo sospetto, non aspettava d'esser malato per essere pio, raccoglieva ricchezze ma senza cupidigia, si godeva i piaceri ma senza mettere in essi l'anima.
22 - Sapendo taceva, potendo pazientava, largendo diventava umile: le virt di lui, per legarsi sempre ad (altre opposte virt), sembrava si suscitassero (anzi che escludersi) a vicenda.
23 - Non lasciandosi trascinare dagli oggetti del senso, toccando il limite estremo d'ogni scienza, provando ogni compiacenza nella virt, egli possedeva tutti i pregi della vecchiezza senza averne le mancanze.
24 - Con l'educare, proteggere e sostentare i sudditi, egli ne era il vero padre; perch il padre naturale dava loro solo la nascita.
25 - Anche l'utile e il piacevole diventavano, in grazia alla sua saggezza, virt: egli infatti puniva i colpevoli (non per vendetta), ma a scopo di raffermare lo Stato, ed era sposo per aver prole (non gi volutt d'amore).(81)
26 - Mungeva egli quella mucca che  la terra, per offrire sacrifici (a Indra), e Indra mungeva il cielo per far prosperare le messi: scambiandosi cos entrambi l'abbondanza, il primo reggeva la terra, e il secondo il cielo.
27 - Nessun principe poteva certo emularlo nella gloria di difendere (il popolo dai ladri); perch il furto, volgendo le spalle a quel che fosse d'altri, non esisteva pi che per sentita dire.
28 - Al pari dell'infermo (che beve) il farmaco (amaro), egli non negava mai l'assenso al mentore esoso, mentre dell'amabile tristo adulatore si disfaceva come del dito morso da una serpe velenosa.
29 - Lui certo il Creatore compose fondendo in una persona sola tutti gli elementi massicci: infatti le sue virt avevano come unico fine il bene altrui.(82)
30 - La terra, circondata d'ogni intorno dalla costa che le serviva di baluardo, e munita dell'oceano come di fossa di cinta, non riconoscendo altro comando (che quello di Dilipa), si lasciava governare da lui quasi fosse una sola citt.
31 - Nata dalla stirpe dei principi di Magadha, la sposa di lui fu Sudakshina, nome famoso per gentilezza; e sembrava la mercede (largita al prete officiante la quale si considera come la) sposa del sacrificio.
32 - Pure avendo un grande harem, il principe credeva s stesso provveduto (sufficientemente) di mogli con questa intelligente consorte e con quell'altra che  la dignit regale.
33 - Bramoso di rinascere nella sposa degna di lui, passava il tempo vagheggiando desideri di prole che indugiavano ad essere soddisfatti.
34 - Il ponderoso timone del mondo dal suo braccio ei depose ed affid ai ministri affinch pi liberamente potesse attendere ai riti religiosi intesi ad impetrare prole dagli di.
35 - E quindi dopo avere onorato il Creatore, mondi d'ogni impurit, entrambi, marito e moglie, cui pungeva la brama d'aver figliuoli, trassero verso l'eremo del loro maestro spirituale Vacishtha.
36 - Quali Vidyud e Airavata sopra una nuvola pronta a dar pioggia, tali pure essi due ascesero su di un carro che al pari (della nuvola) mandava un rombo profondo eppur soave.(83)
37 - Per non recare disturbo all'eremo, vollero esigua la scorta, ma per l'eccellenza della loro maest, era come se un esercito li accompagnasse.
38 - Li accarezzavano le aure piacevoli al tatto, impregnate della fragranza della resina degli alberi di cala e che diffondevano il polline dei fiori, agitavano i filari degli alberi silvestri.
39 - Udivano essi i giocondi squittii, simili alla prima nota della scala musicale, che i pavoni dividevano in due battute, alzando la testa al rumore delle ruote del carro (e scambiandolo per il tonar della nuvola).
40 - Nelle coppie delle gazzelle, che senza fuggir lontano solo si levavano di mezzo alla strada e tenevano gli occhi fissi sul carro, i due coniugi miravano la scambievole somiglianza dei loro occhi.(84)
41 - Di quando in quando sollevavano la testa per guardare le ardee canore che, legate in schiera, formavano quasi un festone d'una porta senza sostegno.
42 - Per il vento favorevole, nunzio del conseguimento dell'oggetto ambito, i riccioli della regina e il turbante del re non erano tocchi dalla polvere sollevata dei cavalli.
43 - E aspiravano l'effluvio dei loti degli stagni, fresco (pel contatto) delle mobilissime onde e simile all'alito di lei e di lui.
44 - E nei villaggi (da loro) largiti ai Brahmani, nei quali i pali eretti dai sacrificatori per legar le vittime, testimoniavano (dell'uso pio che di essi villaggi avevano fatto i Brahmani stessi), entrambi dopo l'offerta ospitale, ricevevano i non vani augurali saluti.
45 - E prendendo il burro fresco, chiedevano ai vecchi pastori delle cascine che si avvicinavano a loro, i nomi degli alberi silvestri incontrati per via.
46 - Lo splendore di essi due nell'atto che procedevano innanzi nei loro tersi abbigliamenti, arieggiava quello della costellazione Citra e del Dio Luno, quando liberatisi dall'inverno si congiungono insieme.
47 - Il re di bello aspetto, mostrando alla consorte questa e quella notevole cosa (che si presentava cammin facendo), simile a Budha (figlio di Soma) non si accorgeva neppure della strada percorsa.
48 - E di sera insieme alla regina egli, il fruitor di gloria ardua a conseguirsi, giunse, coi cavalli stanchi, all'eremo di quel santo domatore di s stesso.
49 - E l'eremo era pieno di penitenti che tornati da un'altra selva, recavano legna secche, erba kuca, e frutta.(85)
50 - E qua e l disseminate stavano le gazzelle occupando le soglie delle porte delle capanne, use com'erano a ricevere una parte del riso (mangiato dai penitenti), quasi fossero la prole delle mogli dei penitenti stessi.
51 - E in quel momento appunto le figlie degli asceti finito d'innaffiare, si allontanavano dalle piante per non spaventar gli uccelli affollantisi a bere l'acqua scorrente nei solchi.
52 - Nello stesso eremo le gazzelle giacenti sul suolo delle aie dei capanni, sulle quali, passati gli ardori dell'estate, erano stati ammucchiati chicchi di riso e fieno, (placidamente) ruminavano.
53 - Gli ospiti rivolti verso quell'eremo, restavano purificati da esso per il fumo che oliva dell'oblazione, portato qua e l dal vento e spia dei fuochi sacrificali suscitati.(86)
54 - Allora il re, ordinando all'auriga di far riposare i cavalli, fece scendere la regina dal cocchio e scese infine egli stesso.
55 - I cortesi asceti, rigidi guardiani dei sensi, al guardiano del regno accompagnato dalla moglie, all'onorando resero onore, a lui che per occhio aveva la scienza politica.(87)
56 - Terminato che ebbe Vacishtha, vero tesoro di santit, di compiere i riti religiosi del vespro, il re lo vide con la consorte Arundhati che gli sedeva accanto, cos come Svaha (la mistica esclamazione) sta sempre accanto al (suo sposo) Agni (il fuoco sacrificale).
57 - Il re e la regina Magadhese abbracciarono i piedi del santo Maestro e della sua consorte, e il santo Maestro e la consorte diedero loro con gioia il benvenuto.
58 - E al re, cui l'accoglienza ospitale aveva fatto dileguare la stanchezza prodotta dallo scotio del carro, il santo chiese se egli, che poteva considerarsi qual santo di quell'eremo che  il regno, in questo prosperasse.(88)
59 - Ed in presenza di quel tesoro di scienza magica, il re, conquistatore delle citt dei nemici, eloquente tra gli eloquenti, cos prese opportunamente a dire:(89)
60 - "Regna certo la prosperit nelle sette parti del mio regno, poi che esse hanno in te chi le ripara dalle disgrazie mandate dal fato e da quello volute dagli uomini.(90)
61 - Tu, fattore di scongiuri, fai s che da essi i miei nemici sieno domati fino alle pi lontane frontiere, talch par che le mie frecce, le quali pur colgono qualunque bersaglio si pari loro dinnanzi, restino respinte (come inutili dagli scongiuri stessi che gi hanno ottenuto l'intento).(91)
62 - Il burro che tu, o invocatore degli di, versi nel fuoco secondo le prescritte regole, diventa pioggia per le biade disseccantisi in seguito all'arsura.(92)
63 - Se i miei sudditi, esenti d'ogni cura e d'ogni calamit, vivono quanto  dato agli uomini di vivere, devesi ci alla tua ascetica possanza.
64 - E come non dovrebbero toccare a me continuamente tutte le fortune senza essere mai seguite da una disgrazia, poi che tu, che hai Brahma come tua matrice, quale mio maestro spirituale pensi a me?(93)
65 - Eppure la terra con tutti i suoi continenti, quantunque mi largisca tesori di gemme, non mi pu giocondare finch io non veda un degno figlio nascermi da questa tua nuora.(94)
66 - I miei Mani, vedendo che dopo di me resteranno interrotte le offerte (per mancanza di discendenti maschi), certo, durante il sacrificio (che compio in loro onore), non fruiscono pi delle vivande a piacimento, intenti com'essi sono a stiparle (pe' tempi d'inedia). 
67 - Pensando che dopo di me il latte che io lor verso sar difficile ad ottenersi, essi indubbiamente lo libano reso tepido dai sospiri.
68 - In tal modo, purificato dal sacrificio agli di, (in quanto con esso soddisfo al debito che si ha verso gli di stessi), e orbato d'ogni luce per causa dell'interrotta discendenza, (in quanto per tale interruzione non soddisfo al debito che si ha verso i Mani), io somiglio al monte Lokaloka cospicuo da una parte, tutto tenebra dall'altra.(95)
69 - I meriti che ci si acquista con le penitenze e le largizioni, assicurano la felicit nell'altro mondo; ma i figliuoli che perpetuano la purezza della stirpe, sono una gioia di questa vita e dell'altra.
70 - E come non ti affliggi, o signore, vedendomi privo di prole, simile a quell'arboscello dell'eremo che ancora non d frutti, e che tu per amore innaffi con le tue proprie mani?
71 - Sappi che m' intollerabilmente penoso, o venerando, quest'ultimo mio debito, come all'elefante smanioso di tuffarsi nell'acqua la catena che lo tien legato al palo e gli ferisce le membra.(96)
72 - Per vogli tu fare in modo che io mi liberi da questo debito, ch i prosperi successi dei discendenti d'Ikshvaku anche in cosa difficile a conseguirsi, dipendono da te."
73 - A tali detti del re il santo, con gli occhi resi fissi dall'abito dell'estatico meditare, stette quieto e silenzioso un istante al pari d'uno stagno in cui dormano i pesci.
74 - Concentrando lo spirito intu la causa dell'ostacolo alla continuazione della stirpe di Dilipa, egli dall'anima purificata, e glie ne diede contezza in questi termini:
75 - "Una volta, mentre tu eri in procinto di tornare in terra dopo d'avere assistito Indra (nel cielo), c'era sul tuo cammino la mucca Surabhi seduta all'ombra dell'albero paradisiaco.(97)
76 - Per tema di trasgredire il tuo dovere (coniugale), essendo tu distratto dal pensiero che la regina Sudakshina s'era purificata dalla mestruazione col bagno (e che dovevi presto avvicinarla), non rendesti il dovuto onore a questa mucca degna che le si dia la destra (quando le si passi daccanto).(98)
77 - "Poich tu mi fai onta, non nascer di te progenie se prima non ti sarai conciliato il favore della mia figliuolanza": cos esclamando, essa ti maled.
78 - Ma questa maledizione, o re, non fu udita n da te n dall'auriga, perch in quel momento rintronava la corrente del Gange atmosferico, nella quale gli elefanti, messi a guardia dei punti cardinali, scioltisi dai ceppi, diguazzavano.
79 - Sappi che per aver mancato d'ossequio a quella mucca, il tuo desio  ora sbarrato: infatti la colpa di non rendere onore a chi lo merita, impedisce di aver bene.
80 - Ora essa risiede negl'Inferi, di cui la porta  tutta ingombra di serpi, per fruire delle offerte di Pracetas intento a compiere un lungo sacrificio.
81 - Essendoti purificato, tu con tua moglie cerca di conciliarti la figlia di Surabhi che  come l'immagine della madre; quando Surabhi sia soddisfatta, largir tutte le brame."
82 - Mentre egli cos parlava, la incensurabile vacca di nome Nandini, (quasi a condurre subito a) compimento l'invocazione dell'invocatore, torn dal bosco.
83 - Rosea al pari d'un bocciuolo, essa portava un arcuato ciuffo di peli bianchi che le spuntava dalla fronte, cos come l'ora crepuscolare, la luna nuova.(99)
84 - Con le mammelle simili ad otri, innaffiava il suolo col latte, che alla vista del vitello fluiva tepido e puro per l'avvenuta abluzione.
85 - E al re essa produceva la stessa purificazione che deriva dall'immersione in un sacro stagno, per virt delle particelle di polvere sollevate dalle sue unghie in vicinanza di lui, e che toccavano le sue membra.(100)
86 - (Quel santo), vero tesoro d'ascetismo e buon interprete degli augurii, avendo osservato che quella vacca aveva un aspetto fausto, di nuovo disse al re protettore d'opere sacrificali e in procinto di vedere esaudita la richiesta del suo desiderio:
87 - "Fa' conto, o re, che non  lontano il conseguimento della tua brama, imperocch menzionato appena il suo nome, questa fausta mucca  comparsa.
88 - Cerca ora, conducendo vita silvestre, di propiziarti questa Nandini col continuo tenerle dietro, cos come ci si propizia la scienza col continuo studio.
89 - Se essa si muove e tu muoviti, se si ferma fermati, se si siede siediti, se beve acqua, bevi acqua.(101)
90 - E la tua moglie devota, domando i sensi, al mattino, dopo averla onorata, la segua fino alla sacra selva, e la sera le venga incontro.
91 - Cos, finch non ne avrai ottenuto il favore, sii tutto intento a servirla. Ogni ostacolo sia rimosso da te e possa tu qual padre stare in cima fra quanti hanno figliuoli."
92 - Contento, col capo chino, il discepolo che tutto sapea fare a tempo e a luogo, insieme con la sposa accolse il comando del maestro, assentendo con le parole: "cos (sar fatto)".
93 - E la sera il figlio del Creatore, sapiente nel conoscere le cause dei mali e capace di parlar verace e dolce, conged quel signore di popoli, altamente favorito dalla fortuna, perch dal sonno avesse riposo.(102)
94 - E pur potendo disporre di ascetico (soprannaturale) potere, il santo, avuto riguardo alla penitenza (che il re doveva intraprendere), gli fece apprestare, egli che conosceva ogni rituale osservanza, un trattamento puramente silvestre.
95 - E con la moglie doma nei sensi, egli, prendendo stanza in un frascato assegnatogli dal (santo) suo ospite, pass la notte disteso sur un giaciglio di erba kuca, finch il termine di quella non fu annunziato dalla recitazione dei Veda che iniziarono (all'alba) gli scolari di Vacishtha.
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto dall'egregio poeta Kalidasa, il primo canto intitolato: la visita all'eremo di Vacishtha.
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CANTO 2.
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1 - All'alba quindi il re glorioso, sciolse la mucca del santo per condurla nella selva, dopo che la regina le ebbe offerto una ghirlanda fragrante e che il vitello, abbeveratosi di latte, venne legato.
2 - E come la scienza tradizionale segue (parola e) senso della scienza rivelata, del pari la legittima moglie del re, da celebrarsi sopra tutte le donne virtuose, seguiva il cammino di quella vacca che rendeva pura la polvere del suolo calpestandola coi suoi zoccoli.(103)
3 - E il re pietoso, avendo fatto tornare indietro la diletta consorte, custod (solo), fragrante di gloria, la vacca quasi fosse la terra, trasformatasi in una mucca e coi suoi quattro oceani diventati le mammelle.(104)
4 - Da lui che seguiva la vacca per compiere il suo voto, fu impedito che i servi disponibili gli tenessero dietro, sicch la sua augusta persona non rest affidata alla custodia di chicchessia: gli  che i discendenti di Manu si difendono da s stessi col proprio valore. 
5 - Il re intanto era tutto intento a propiziarsi Nandini offrendole manciate d'erbe gustose, stropicciandola, cacciando via da essa gl'insetti, non impedendole di andare dove meglio le piacesse.
6 - E come un'ombra il re la seguiva stando fermo se quella si fermava, camminando se quella camminava, tenendosi immobile sul suo seggio quando quella giaceva, bevendo quando quella beveva.
7 - Egli portando con s la maest di re, la quale ad onta avesse deposto i segni esterni s'inferiva tuttavia dal singolare splendore della sua persona, somigliava ad un eccelso elefante sulle cui tempie non appajono le strisce d'umor dana colante, ma nasconde dentro l'ebrezza d'amore.
8 - Coi capelli in su legati da virgulti di liane e con l'arco munito della corda (pronta a scoccare), egli percorreva la selva quasi volesse, sotto pretesto di custodire la mucca sacrificale del santo, cacciar via atterrendole le malvage bestie silvestri.(105)
9 - Gli alberi allineati dai due lati della strada, coi trilli degli uccelli ebbri d'amore sembravano fare un concento in lode di lui che dai suoi fianchi aveva allontanato tutti i servi ed era pari a Varuna.(106)
10 - Le giovani liane agitate dal vento, lui, splendido come il fuoco alleato del vento, cospargevano dei loro fiori, come prima d'onore degnissimo e' s'avvicinava, e facevano la parte delle vergini cittadine (che il re cospargono) dei tradizionali farri arrostiti.
11 - Quantunque e' fosse armato d'arco, tuttavia le gazzelle guardandone col cuore sicuro la persona famosa, tutta compenetrata di compassione, coglievano il frutto della cospicua larghezza dei loro occhi.
12 - E la sua gloria che aveva fatto assumere l'ufficio di flauti alle canne melodianti coi loro fori pieni di vento, egli l'udiva celebrata tra le siepi di liane negli altisonanti cori della divinit boscherecce.
13 - Lui senza parasole, affaticato dal caldo, purificato dalla pratica devota, carezzava il vento impregnato della spruzzaglia delle cascate montanine e fragrante dei fiori agitati dolcemente sulle piante.
14 - E mentre un tal pastore si profondava nella selva, ogni conflagrazione di boscaglie si spegneva anche senza l'aiuto della pioggia, una crescita s'osservava di fiori e frutti singolare, e tra le bestie la pi forte si teneva dall'offendere la pi debole.
15 - Sul finir del giorno, entrambe la luce del sole e la mucca dell'asceta, dopo avere purificato le plaghe celesti col loro transito, rosse come bocciuoli, si avviarono alla sede del riposo.(107)
16 - Il re teneva dietro a quella mucca tanto utile a compiere le cerimonie in onore degli di, dei Mani e degli ospiti; e quella mucca seguita da lui pur tanto lodato dagli uomini egregi, sembrava la fede fatta persona, associata all'esercizio del culto.
17 - Ed egli procedeva innanzi guardando i boschi oscurantisi, nei quali frotte di verri uscivano dagli stagni, i pavoni si dirigevano verso gli alberi abituale loro dimora notturna, e le erbose zolle si vedevano occupate dalle gazzelle.(108)
18 - La giovenca per lo sforzo di trasportare il peso delle sue turgide mammelle, il re, per la gravit della sua persona, entrambi ornavano il sentiero del ritorno dalla sacra selva col proprio grazioso incesso.
19 - E la diletta (moglie), senza batter palpebra, quasi bevve, con i due occhi che avevano digiunato, l'augusto consorte, seguace della vacca di Vacishtha, che tornava dalla selva.
20 - Nandini, tra il re che se l'era messa dinnanzi sulla strada e la legittima regina che le veniva incontro, splendeva in mezzo a loro come il crepuscolo che va tra il giorno e la notte.
21 - Sudakshina, con in mano un vaso di granelli non macinati di riso, dopo aver dato la destra a quella largitrice di latte, inchinatala, ne onor l'ampia regione tra le corna, la quale era come la porta del conseguimento del suo fine.(109)
22 - E poich la mucca, pur essendo impaziente di ritrovare il suo vitello, grad l'omaggio, in quanto rest immobile al suo posto, rallegraronsi i due coniugi, ch i pari a Nandini non mancano mai di far precedere ai frutti i segni del loro favore verso i devoti.
23 - Dopo aver premuto in segno di rispetto i piedi del precettore e della consorte e compiuto i riti religiosi del vespro, di nuovo Dilipa, uso col braccio a sradicare i nemici, prese a servir la mucca adagiatasi al termine della mungitura.
24 - E l'augusto pastore insieme con la moglie, adagiatosi appena la mucca si fu adagiata e dopo averle posto accanto offerte e lucerne, sempre ordinatamente seguendola in ogni atto, si addorment quando quella si fu addormentata, e al mattino si lev quando quella si riscosse dal sonno.
25 - Ventuno giorni passarono mentre egli cos insieme con la regina compiva il voto fatto a scopo di prole, egli il gloriosissimo, il consolatore degli afflitti.
26 - Nel ventiduesimo giorno la mucca sacrificale dell'asceta, vaga di conoscere l'interno sentimento del suo fido custode, entr in un recesso dello Himalaya, in cui l'erba cresceva vicino ad una cascata del Gange.
27 - Mentre il re dicendo tra s: "questa mucca neppure col pensiero pu essere insidiata dalle bestie nocive", faceva scorrere lo sguardo sulla magnificenza del monte, un leone con un balzo sfuggito agli occhi di lui, piomb con violenza sulla vacca e la trascin via.
28 - Il mugghio di essa prolungato dalla eco trattenuta dalle grotte, quasi guidando con le briglie gli occhi del re pietoso verso le creature in pena, li distolse dal monte che avidamente fissavano.
29 - Ed egli l'arciere, scorse il leone stante sulla rosea mucca come un albero di lodhra in fiore sul pianoro metallico d'un monte.(110)
30 - Il re allora, violento distruttore dei nemici e soccorritore (dei deboli), invaso da repentino turbamento, volle prendere dal turcasso una saetta per ammazzare il leone degno di morte, egli che del leone aveva l'incesso.(111)
31 - Se non che, la mano destra di lui pronto a colpire, con le dita aderenti alla cocca del dardo munita di penne d'airone alle quali era di fregio lo splendore delle unghie di lui, rimase irrigidita e parve l'atto (dello scoccar la freccia) raffigurato in un quadro.
32 - Il re, pi che mai sdegnato per l'ostacolo oppostogli dal suo braccio, si sentiva internamente ardere dall'ira inetta a colpire il vicino offensore, ed era come il serpente cui incantesimi ed erbe magiche han tolto il vigore.
33 - A lui ligio agli egregi, vessillo della stirpe di Manu, stupefatto di quanto gli accadeva, gagliardissimo al pari d'un leone, il leone che aveva abbrancata la mucca, con voce umana, pi che mai stupefacendolo, disse:
34 - "Desisti dal tuo sforzo, o principe; il tuo dardo, pur scagliato contro di me, sarebbe vano: l'impeto del vento che vale a sradicare l'albero, contro il monte non ha potere.
35 - Riconoscimi per il famiglio di civa dalle otto forme, per il compagno di Nikumbha; mi chiamo Kumbhodara io che, quando civa vuol salire sul toro splendido come il Kailasa, ho la spalla purificata dalla grazia (ch'egli mi concede) poggiandovi su il piede.
36 - Vedi dinnanzi a te quell'albero Devadaru? Dal nume che per insegna ha il toro, esso fu adottato come figlio e ben conosce il sapore del latte sgorgato dagli aurei otri delle mammelle della madre di Skanda.
37 - La sua corteccia fu un giorno squarciata da un elefante silvestre che vi si stropicciava la tempia, e allora la figlia dell'Himalaya ebbe piet di Devadaru come di Skanda quando fu scorticato dai giavellotti degli Asura.
38 - Da allora, per incutere timore agli elefanti silvestri, il portator dello spiede mi mise all'opera qui in questa gola di monte, trasformandomi in un leone che non pu pascersi se non dei viventi che gli vengono d'accosto.
39 - Ed ecco che questa mucca, simile all'ambrosia lunare che sfama Rahu, il nemico degli di, fa scoccare l'ora del pasto assegnatomi da civa, offerendomisi qual vivanda di sangue interruttrice di lungo digiuno, per saziare convenientemente la mia fame.
40 - Torna dunque indietro senza vergogna, ch bene hai dimostrato la tua devozione di discepolo al maestro: una cosa affidataci perch la custodiamo con l'armi, quando essa invece non pu essere in nessun modo custodita, non sminuisce la gloria degli armigeri."
41 - Il re degli uomini, udite queste risolute parole del re degli animali, allent il disprezzo concepito per s stesso, in quanto che seppe essere la propria arma rintuzzata dall'onnipotenza di civa.
42 - Fallito nello sforzo del lancio della freccia, lancio che di questa conobbe per la prima volta l'inerte resistenza, egli simile ad Indra nell'atto di scagliare la folgore, allor che rest paralizzato dal magico sguardo di civa, cos rispose al leone:
43 - "O re degli animali, certo le parole che sto per dirti sono risibili in bocca a uno ridotto, come son io, all'immobilit; ma poich tu conosci ogni interno pensiero dei viventi (e sai che quello che dico  l'espressione sincera di ci che penso), io pure parler.
44 - Onorando  per me il Signore che delle cose immobili e delle mobili  causa di creazione, conservazione e dissoluzione; tuttavia da me non si pu abbandonare alla sua sorte questo tesoro d'un maestro che devotamente tiene accesi i sacri fuochi, questo tesoro che mi vedo dinnanzi rapire.
45 - Perci tu degnati di procacciarti il cibo con questo mio corpo, ma rimanda libera la mucca del santo, la quale  ansiosamente aspettata dal tenero vitello al declinar del giorno."
46 - E il servo di civa che sorridendo alquanto fece in pezzi la tenebra delle caverne del monte, in grazia ai raggi delle sue zanne, di nuovo prese a dire al re:
47 - "La signoria del mondo si regge sopra un solo scettro: il tuo; novella  l'et e amabile questa tua persona; stolto mi sembri nel volere sacrificare il molto per amore del poco.(112)
48 - Se hai vera piet per i viventi, pensa che con la tua morte provvederai alla salvezza di questa sola mucca, mentre vivendo, o protettore delle creature, tu come un padre proteggi dai pericoli continuamente tutte le creature.
49 - E se temi che il maestro, per avere una sola mucca, si sdegner, pari a Krcanu, contro il tuo trascorso; tu potrai placare l'ira di lui largendogli a decine di milioni vacche munite di mammelle grosse come otri.
50 - Preserva dunque la tua gagliarda persona fruitrice d'una serie continua di felicit: un regno prospero  detto essere identico all'impero d'Indra, con la sola differenza che il primo tocca la crosta terrestre (mentre il secondo  in cielo)."
51 - Pronunziati tali detti, il leone cess di parlare, ma pel rimbombo delle sue parole echeggiante dalla caverna, sembr che pure il monte ripetesse forte al re le stesse cose.
52 - Ma il re, udito il discorso del servo di civa, e pi che mai mosso a compassione vedendosi guardare dalla mucca con occhi esterrefatti per l'assalto del leone, rispose:(113)
53 - "La parola kshatra (guerriero), in quanto designa chi salva (tra-yate) dall'offesa (ksha-tat), divent nei mondi eccelsa; ma pel guerriero che deve condursi in modo opposto al senso di quella parola, che valore pu pi avere il regno o la vita insozzata dalla rampogna?
54 - Come sarebbe mai possibile guadagnarmi il perdono dell'egregio santo col largirgli altre mucche? Sappi che questa vacca non  da meno di Surabhi, e tuttavia tu l'hai colpita con terribile violenza.
55 -  quindi giusto che io la liberi da te, riscattandola con l'offerta del mio corpo; cos il tuo pasto interruttore di digiuno non sar violato n il mezzo con cui il santo compie i suoi riti soffrir diffalta.
56 - E tu stesso, che per comando d'un superiore custodisci con tanto zelo il Devadaru, devi intendere questo: che cio non  possibile tornare in presenza del padrone dopo che gli hai fatta perdere la cosa che t'aveva dato in custodia, rimanendo tu stesso illeso.
57 - E se pure tu pensi che io debba essere inviolabile, sii pietoso verso quel mio corpo che si chiama gloria: difatti i pari miei non curano (quell'altro corpo), ammasso di elementi materiali, destinato fatalmente a perire.
58 - Dicono che un colloquio  la prima causa dell'amicizia: e questa  ormai nata tra noi due scontratici in questa selva; per, o servo del dio protettore di tutti gli esseri, non volere respingere la preghiera che come amico io ti rivolgo."
59 - Assent il leone e lasci andar la vacca, onde alla belva Dilipa, che ebbe immediatamente libero il braccio dall'irrigidimento, deponendo l'arme, offerse il proprio corpo, quasi fosse un pezzo di carne e nulla pi.(114)
60 - In quel momento una pioggia di fiori, versata dalle mani dei Vidyadhara, cadde sul re che, a capo chino, aspettava l'orribile assalto del leone.
61 - E una voce nettarea: "sorgi, o vitello", si lev, la quale udendo il re e drizzandosi, vide dinnanzi a s non pi il leone, ma la vacca colante latte e pari ad una madre.
62 - A lui attonito cos parl la mucca: "una delusoria fantasima avendo io fatto apparire, ho voluto, o pio, metterti al cimento. In grazia alla magica potenza dell'asceta, nemmeno la morte pu colpirmi, figuriamoci gli altri esseri e cose mortifere.
63 - Per la tua devozione al maestro e per la piet dimostrata verso di me tu mi hai propiziata; domanda dunque, o figliolo, una grazia. Sappi che io non produco soltanto latte, ma sono la vacca largitrice d'ogni desio, divenuta ora a te favorevole".
64 - Allora egli, supplice pien d'onore, commettendo quelle mani con le quali s'era acquistato il nome d'eroe, chiese che gli nascesse un figlio da Sudakshina, continuatore della stirpe e senza fine glorioso.
65 - Assent la vacca alla richiesta di lui vago di prole e, promessa la grazia, gli ordin: "dopo avere munto e raccolto il mio latte in un calice fatto di foglie, bevine o figliuolo."
66 - "O madre, io, s, voglio fruire del latte che avanzer al tuo vitello e alle pratiche sacrificali, come della sesta parte dei prodotti della terra che m' data in custodia: ma prima  uopo che io ottenga il permesso dell'asceta.(115)"
67 - Di tali sentimenti manifestatile dal principe la vacca di Vacishtha pi che mai rest soddisfatta, e con lui dal recesso dello Himalaya fece ritorno all'eremo, senza nemmeno accorgersi della fatica del cammino.
68 - L'eccelso tra i re, sereno nel suo volto di luna, avendo prima annunziato al Maestro l'avvenuta propiziazione della vacca, la partecip poi alla diletta consorte, facendogliela inferire dall'espressione giubilante del suo viso, la quale (senza bisogno di parole) sembr ripetere tutto il racconto.
69 - Egli dall'anima immacolata, prediletto degli onesti, avidamente bevve, col consenso di Vacishtha, il latte di Nandini avanzato al vitello e al sacrificio, e sembr che bevesse la fulgida gloria materializzata.
70 - E Vacishtha, dominator di s stesso, al mattino seguente, terminata ch'ebbero i coniugi la refezione (prescritta come ultima parte) del loro voto, li rimand, augurando fausto viaggio, alla capitale.
71 - Avendo dato la destra al fuoco sacro gi nutrito dell'offerta, ad Arundhati subito dopo il marito e alla vacca col vitello, il principe si part, pi che mai splendido nella sua maest per i buoni auspici che ormai l'accompagnavano.
72 - Egli, il paziente, in compagnia della moglie, percorse la via in un cocchio risuonante giocondamente all'orecchio e delizioso nella sua corsa priva d'ogni intoppo, quasi fosse l'appagato desiderio di lui che lui trasportasse.
73 - I sudditi, con occhi insaziabili, parea che si sorbissero il re smunto per il voto compiuto a scopo di prole, il re che, per essere rimasto s a lungo invisibile, aveva generato in loro impazienza, e sembrava il dio luno signor delle piante, novellamente sorto.
74 - Prospero al pari d'Indra, egli tra le acclamazioni dei cittadini entr nella citt ornata di vessilli e riaffid al proprio braccio gagliardo al pari del re dei serpenti, il timone del regno.
75 - Quindi, come l'atmosfera accolse in s lo splendore emanato dagli occhi di Atri (e concep la luna); come il Gange, fiumana degli di, ricett il seme di civa versato in essa da Agni (e concep Skanda), cos pure per la prosperit della prosapia, la regina Sudakshina ospit nel suo grembo un feto materiato dei supremi splendori dei custodi del mondo.(116).

 CANTO 3.
1 - E Sudakshina cominci a mostrare i segni della gravidanza, i quali annunziando ch'era vicino il conseguimento del figlio tanto sospirato dal marito, giocondavano al pari di novella luce lunare gli occhi delle amiche e assicuravano la continuit della famiglia di Ikshvaku.(117)
2 - Per la fiacchezza della persona portando solo pochi ornamenti, ella mostrava un volto pallido come fiore di loto: del pari la notte che cede il passo al chiarore mattutino, ha rade le stelle e scialba la luna.
3 - E il re non si saziava mai di baciare in segreto la bocca di lei fragrante di terra, cos come l'elefante non si sazia mai di fiutare lo stagno (disseccato) della foresta quando al termine dell'estate viene irrorato dalle stille delle nuvole.(118)
4 - Poich il figlio, come Indra il cielo, doveva godersi la terra arrestando il suo cocchio (di conquistatore solo) agli estremi confini del mondo, perci appunto essa, bandita ogni altra voglia, bramava di soddisfare innanzi tutto il desiderio (di mangiar terra).
5 - E Dilipa, signore dei Kocala settentrionali, tenendola sempre d'occhio, continuamente chiedeva alle amiche di lei: "di qual cosa mai potr aver voglia la Magadhese? Essa per pudore non dice mai quel che desidera".
6 - E quando in lei sopraggiunsero i soliti disturbi della gravidanza; qualunque cosa cercasse, se la vedeva portata innanzi; ch non v'era in tutti e tre i mondi oggetto desiderato che non fosse raggiungibile da quel re sul cui arco sempre tesa era la corda.
7 - Ma a poco a poco, uscita fuori del periodo dei disturbi, essa impinguando divent pi bella, al pari della liana che, subito dopo aver perduto le foglie vecchie, si riveste di vaghi bocciuoli.
8 - Col passar dei giorni le sue mammelle turgidissime, annerite intorno ai capezzoli, abbagliavano lo splendore di due vaghi calici di loto su cui si fossero posate le api.
9 - E il re pens che la sua regina, la quale nascondeva un essere nel seno, fosse come la terra gravida di tesori alla quale fa da cintura l'oceano, fosse come il pezzo di legno cami nel cui interno s'annida il fuoco, o come la fiumana Sarasvati quando la sua acqua fluisce nel sottosuolo.(119)
10 - E fece compiere ordinatamente dei riti religiosi, cominciando da quello atto a propiziare la nascita d'un figlio maschio; li fece compiere, egli saggio, in maniera corrispondente all'affetto per la moglie, all'altezza del suo sentire, alle ricchezze sconfinate frutto del valore del suo braccio, e alla sua letizia.(120)
11 - E il re si compiaceva quando all'entrar egli nel regal gineceo, la moglie, con gli occhi mobili, sol con isforzo lasciava il seggio, per causa della pesantezza del feto materiato di particelle dei supremi dii, e stanche le diventavano le braccia che in omaggio a lui ella alzava commettendo insieme le mani.
12 - Dopo che lo sviluppo del feto venne favorito (dalle prescrizioni) di medici fidati abili in pediatria, il re, spirato il termine della gravidanza, giubilante guardava la sua diletta consorte prossima a partorire: del pari altri guarda con giubilo, spirata che sia l'estate, il cielo che si copre di nuvole.
13 - A tempo debito la regina, immagine della dea caci, nel modo stesso che la regal potenza fondata su tre coefficienze produce un frutto indefettibile, in questo modo appunto partor un figlio del quale il prospero destino veniva pronosticato da cinque pianeti trovantisi nella parte pi alta della loro orbita e dissociati dal sole.(121)
14 - Le plaghe celesti si rasserenarono, piacevoli al tatto spirarono i venti, volgendo a destra la sua fiamma accolse il fuoco l'offerta, ed ogni cosa in quel momento disse un fausto presagio: invero la nascita di tali uomini  per il progresso del mondo.(122)
15 - E le lampade accese in quella notte, ebbero subitaneamente il loro chiarore sopraffatto dalla innata smagliante luce dell'augusto neonato, la quale tutt'all'intorno del letto puerperale si spandeva, e diventarono quasi immagini di lumi consegnate a un quadro.(123)
16 - Ad esclusione del parasole, splendido come la luna, e dei due flabelli, non ci fu cosa che il re non largisse nel gineceo ai familiari intenti a pronunziare frasi corrispondenti all'ambrosiaca nascita del principino.(124)
17 - E come l'impetuoso flutto dell'oceano non pu pi frenare s stesso quando vede il dio luno, cos pure l'immensa gioia del re volto a sorbirsi con l'occhio immobile, qual loto riparato dal vento, la vaga faccia del figlio.
18 - Dopo che l'intera cerimonia natalizia fu finita di celebrare dal santo regal cappellano, venuto espressamente dalla selva, il figlio di Dilipa, al pari d'una gemma che estratta dalla miniera fosse poi stata lavorata, pi che mai crebbe in splendore.(125)
19 - Non soltanto nella reggia del consorte della Magadhese risuonavano soavi a udirsi le note di fausti strumenti accompagnate dalle danze gioconde di vaghe donne, ma anche per le vie dei celesti.(126)
20 - E non c'era nessuno che fatto imprigionare da lui custode (della giustizia), egli potesse rimettere in libert (e graziare in seguito alla) letizia venutagli dalla nascita dell'erede: anzi non ci fu che lui a restar sciolto da un vincolo: quello che si chiama debito verso gli antenati.(127)
21 - E il re, provetto etimologista, esclamando: "possa questo piccino ANDARE in fondo alla sapienza e allo sterminio dei nemici in battaglia", diede al proprio figlio il nome di Raghu perch appunto consider il significato di ANDARE proprio della radice rangh.(128)
22 - Per gli sforzi del padre, che tutte le virt pratic (ad incremento del figlio), questi di giorno in giorno cresceva nelle ben formate membra, al pari della giovane luna in grazia allo splendore del sole che la penetra.(129)
23 - Cos come civa ed Uma si rallegrarono della nascita di Skanda, e Indra e caci (di quella) di Jayanta; del pari il re e la Magadhese, emuli di queste coppie divine, si rallegrarono di Raghu, somigliante a quei rampolli celesti.
24 - L'affetto che pari a quello del cigno maschio e del cigno femmina, legava il cuore dei due coniugi, e li rendeva indispensabili l'uno all'altra, quantunque fosse ora diviso dal figlio, cresceva nondimeno fra loro due.
25 - E l'infante, cominciando a ripetere le parole dettegli prima dalla balia, a camminare appoggiandosi al pollice di essa e ad incurvarsi per far l'inchino insegnatogli, procacciava giubilo al padre.
26 - Il re, ponendoselo in grembo, per il nettare che il bambino parea gli stillasse sulla pelle nel piacere prodotto dal contatto del suo corpicino, chiudeva gli angoli degli occhi e a lungo assaporava la delizia di quel filiale contatto.
27 - E per questa eccelsa nascita egli, continuatore della tradizione avita, pens saldamente assicurata la propria discendenza, cos come il Signor delle creature la creazione dopo che s'incarn in Vishnu materiato d'eccelsa bont.(130)
28 - Dopo la tonsura (prescritta nel terzo anno), il fanciullo (a cinque anni) insieme coi pargoletti figli dei ministri, ai quali pendevano i mobili riccioli gi per le tempie, attraverso l'apprendimento accurato dell'alfabeto entr nello studio della rettorica, cos come a mezzo d'un fiume si penetra nel mare.
29 - E avendo avuto luogo l'iniziazione (nell'undecimo anno), secondo  prescritto dalla legge, egli, caro ai maestri, fu da saggi maestri istruito; n in lui le loro cure furono sterili, ch l'intenzion dell'arte prosperamente frutta solo che la materia in cui s'esercita non sia sorda a risponderle.
30 - D'ingegno altissimo, egli, con le perfette doti del suo intelletto, valic gradatamente le quattro scienze simili ai quattro oceani; cos come il sole signore delle plaghe celesti, valica coi suoi fulvi destrieri, pi veloci del vento, le quattro regioni dell'atmosfera.(131)
31 - Coprendosi d'una pura pelle di antilope screziata, egli impar il maneggio delle armi e i sussidiari scongiuri dal padre, il quale non era soltanto unico e insuperabile principe ma unico e insuperabile arciero sulla terra.(132)
32 - Come il giovenco che diventa toro e l'elefantino che si trasforma in grosso elefante, cos pure Raghu a poco a poco, rimossa che fu dalla giovent l'adolescenza, mostrava un corpo di cui la vaghezza esterna tanto pi spiccava in quanto profondo era l'interno sentire.
33 - Subito dopo la cerimonia della rasura dei baffi, il padre gli fece fare il voto nuziale; e le giovani principesse conseguendo un tanto egregio sposo, brillarono come le figlie di Daksha quando ottennero per marito il dio luno.(133)
34 - Il giovane Raghu, robusto, con le braccia lunghe come un giogo, col petto ampio come il battente d'una porta, col grosso collo tornito, vinceva il padre; e tuttavia per la sua modestia appariva umile e dimesso.
35 - Ed il re, volendo alleggerire il peso del timone del governo dei sudditi che da lungo tempo sosteneva egli solo e gli era doventato gravissimo, nomin socio nel regno il figlio, pensando che questi era dalla natura e dall'arte ormai educato a tanto.
36 - Cos la maest regale avida di virt, dall'originario suo sostegno che era il re venne parzialmente a poggiare sopra un altro pernio chiamato il principe ereditario: del pari la dea cri, bramosa di (sempre nuove) qualit (leggiadre), passa da una ninfea a un'altra novellamente dischiusa.
37 - Come il fuoco col vento alleato, come il sole con l'autunno dispersore delle nuvole, come l'elefante con l'aprirsi delle tempie, cos pure il re con quel figlio divent irresistibile.(134)
38 - Ed a Raghu, eletto arciere, scortato da figli di re, avendo affidato la difesa del cavallo destinato al sacrificio, Dilipa, simile a Indra, consegu (il merito religioso di) novantanove acvamedha scevri d'ogni impedimento.(135)
39 - Ma da quel momento Indra, rendendosi invisibile, rap al cospetto degli arcieri custodi, il cavallo che Dilipa, (per la centesima volta) apprestandosi a sacrificare, aveva lasciato andar libero per le terre.(136)
40 - E mentre l'esercito del principe ereditario, non sapendo pi che cosa fare per lo sgomento, stupito si fermava di botto, ecco apparire, capitata l per caso, Nandini, la mucca di Vacishtha, la miracolosa. 
41 - Il figlio di Dilipa, l'onorato dagli egregi, avendo stropicciato i due occhi con la pura secrezione delle membra di quella, acquist la facolt di vedere anche le cose soprassensibili.(137)
42 - Il figlio del re, allora scorse nell'oriente il dio infrangitore delle ali dei monti, intento a portarsi via il destriero imbrigliato di cui la focosit restava volta a volta domata dall'auriga.
43 - Dai cento occhi immobili e dai fulvi corsieri avendo riconosciuto Indra, Raghu gli disse con voce profonda che giungeva al cielo, quasi per intimargli di tornare indietro: 
44 - "O re degli dei, tu che dai saggi sei celebrato quale primo fruitore delle parti del sacrificio, come mai togli ora a frastornare l'impresa sacrificale di mio padre intento ognora ai riti pii?
45 - Certo a te, che sei il protettore dei tre mondi, tocca sempre col tuo occhio divino onniveggente scoprire e castigare gli esseri infesti al sacrificio; ma se invece tu stesso diventi un ostacolo alle pratiche sacrificali degli uomini pii, qual rito allora non andr in rovina?
46 - Per, o tu onnipotente, degnati di liberare questo destriero che  la principal parte del solenne sacrificio: i grandi tuoi pari che mostrano altrui il sentiero del bene rivelato dai Veda, sdegnano poi di calcare una via lordata".(138)
47 - Udite queste fiere parole pronunziate da Raghu, il signore dei celesti stupefatto volt indietro il cocchio, e cos prese a rispondere:
48 - "Quanto hai detto, o figlio di guerriero,  giusto; ma i gloriosissimi debbono pure difendere la loro gloria dagli altri. Orbene la mia, che  fulgida nel mondo, tutta, quanto essa  grande, tuo padre s'appresta col suo sacrificio ad oscurare.
49 - Cos come soltanto Vishnu si chiama l'eccelso maschio e civa, non altri, il gran Signore, del pari i santi mi conoscono sotto il nome del dio dai cento sacrifici; questo mio epiteto dunque non si attaglia a nessun secondo essere.
50 - Perci io, seguendo l'esempio di Kapila, ho rapito questo cavallo di tuo padre. Cessa dunque dal tuo sforzo di ricuperarlo e non voler seguire l'orma della progenie di Sagara."(139)
51 - E il difensore del cavallo, sorridendo impavido, di nuovo disse a Indra: "se tale  il tuo proposito, metti mano all'arme, ch certo senza aver vinto Raghu tu, no, non tradurrai in atto il tuo divisamento."
52 - Cos avendo detto a Indra, egli, con la faccia in su rivolta verso di lui, volendo con un dardo incoccare l'arco, si ferm, e con la prestanza della sua persona, che singolarmente rifulgeva per l'atteggiamento preso, si lasciava indietro umiliato lo stesso civa.(140)
53 - Ferito nel cuore dal dardo dell'orgoglio di Raghu, il dio, cui non valse nemmeno essere il fenditore dei monti, non comport l'offesa e sul suo arco, momentaneo vessillo di schiere di nuvole novelle, adatt una freccia infallibile.(141)
54 - La veloce saetta, assuefatta all'assaggio del sangue dei terrifici Asura, penetrando nell'ampio petto del figlio di Dilipa, bevve, quasi per curiosit, il sangue umano non mai prima gustato.
55 - E il principe, gagliardo al pari di Skanda, piant una saetta, sulla quale era inciso il suo nome, nel braccio d'Indra, in quel braccio che mostrava da una parte le dita divenute callose a furia di battere il divino elefante Airavata, dall'altra le impronte dei profumati belletti della dea caci.
56 - E con un altro dardo munito di penne di pavone, egli strapp lo stendardo d'Indra, sul quale era dipinta una gran folgore; talch il dio arse di sdegno tremendo contro di lui, come se lo avesse visto recidere con violenza la chioma della Fortuna degli dei.
57 - Per le frecce che dall'alto volavano in basso e dal basso in alto, terribili a vedersi come serpenti alati, il combattimento tra quei due, contendentisi la vittoria, divent feroce ed assordante mentre da una parte i Siddha (seguaci d'Indra), e dall'altra i soldati (di Raghu) stavano dappresso ad osservare.
58 - N Indra pot con la pioggia violenta dei dardi incessantemente scagliati, estinguere quel ricettacolo d'indomabile ardore: cos pure la nuvola non pu con le sue acque, spegnere la folgore che essa stessa sprigion.(142)
59 - Quand'ecco Raghu con una freccia, che aveva la forma di mezzaluna, recise a Indra la corda dell'arco la quale sul suo avambraccio, contrassegnato dal sandalo, mugghiava forte come il mare in tempesta.(143)
60 - Con cresciuto livore Indra, risoluto a sterminare il potente nemico, lasci l'arco e di di piglio alla folgore sprazzante in circolo scintille, usa a squarciare i fianchi dei monti.
61 - Colpito violentemente da quella in pieno petto, Raghu cadde riverso al suolo in mezzo al compianto delle sue truppe; ma un istante dopo, scosso via il dolore di quel fiero colpo, si drizz su fra le acclamazioni giulive dell'esercito.
62 - E poich, non ostante quel colpo, egli persistette ancora a lungo nell'arduo cimento dell'armi, l'uccisore di Vrtra rest ammirato di tanto valore, ch le virt s'impongono a chiunque, (amico o nemico che sia).
63 - "Questa mia arma, per la sua tempera inoppugnabile, anche se scagliata contro le montagne, in nessuno fuori che in te trov mai resistenza; sappi dunque che sono soddisfatto di te, e ad eccezione del cavallo che cosa desideri della quale io ti possa far grazia?": cos francamente chiese Indra a Raghu.
64 - Allora il figlio del re, ritirando il dardo che non aveva ancora del tutto cavato fuori dalla faretra e che con lo splendore dell'aurea tacca gl'illuminava le dita, rispose al dio che benigno l'interrogava:
65 - "Se tu credi, o Signore, di non dovere restituire il cavallo, allora fa' che mio padre, sempre intendo ai riti pii, ottenga integro il frutto del sacrificio appena la pia pratica sar regolarmente compiuta;
66 - e procaccia, o reggitore dei mondi, che egli, il re, recatosi al sacro consesso, e divenuto pericoloso ad avvicinarsi, poi che ha assunto una delle forme di civa, oda l'accaduto per la notizia che tu stesso gli farai recare."(144)
67 - Indra allora, col suo assenso avendo promesso di appagare il desiderio di Raghu, si part per la via stessa per la quale era venuto; e anche il figlio di Sudakshina, non certo eccessivamente contento, diresse i suoi passi indietro verso il luogo dov'era adunato il sacro consesso.
68 - E il re gi prima messo a giorno di tutto da chi gli aveva recato l'ordine d'Indra, fece festosa accoglienza al figlio, carezzandone con mano irrigidita dall'emozione di giubilo, quel corpo in cui la folgore aveva lasciato impresso il segno della ferita.
69 - In tal modo il re dal comando glorioso, vago di ascendere al cielo al termine dell'esistenza, si costru quasi una scalinata (merc) i novantanove grandi sacrifici (da lui compiuti).
70 - E avendo stornato il desio da ogni piacere mondano, ceduto, secondo il rito, al giovane figlio il candido parasole insegna regale, con la regina ripar all'ombra degli alberi della selva, dimora degli asceti: tale  infatti il voto di famiglia di tutti i discendenti di Ikshvaku, al dipartirsi dell'et virile.
Ecco del gran poema Raghuvamca composto dall'egregio poeta Kalidasa, il terzo canto, intitolato: la consacrazione di Raghu nel regno.

 CANTO 4.
1 - Raccogliendo lo scettro datogli dal padre, Raghu sommamente rifulse, come il fuoco che al termine del giorno accoglie in s lo splendore cedutogli dal sole.
2 - E nel cuore degli (altri) re che lo seppero succeduto nel regno a Dilipa, il fuoco (dell'invidia e del timore), dianzi offuscato dal fumo, parve addirittura divampare.
3 - Ma i sudditi, padri e figli, vedendolo innalzato alla nuova dignit, volgevano gli occhi a lui sublime come il vessillo d'Indra e giubilavano.
4 - Cos egli, dall'incesso elefantino, entr contemporaneamente in possesso di due cose: del trono avito e dell'intera reta di nemici che sogliono cingerlo d'ogni parte.
5 - E lui consacrato nell'impero, la dea della prosperit, invisibile essa stessa, prese a servire con un loto a mo' di parasole che (non si vedeva ma) s'inferiva dall'ombra circolare (benefica rimovente ogni ardore).
6 - E la dea dell'eloquenza, manifestandosi volta a volta nei bardi, a lui degno d'encomio rendeva omaggio con inni appropriati.
7 - Quantunque la terra fosse stata goduta da Manu e da altri onorandi re, tuttavia essa sotto di lui fu come se non fosse stata mai prima d'altri.
8 - Egli infatti n troppo freddo n troppo caldo, al pari del vento che spira da mezzogiorno, si guadagnava il cuore di tutti per l'equanimit con la quale puniva le colpe.
9 - E con la prestanza delle sue virt sopiva nei sudditi il desiderio che di s aveva lasciato il genitore, cos come il frutto del mango il desiderio che di s lascia il fiore sbocciato.
10 - Il bene e il male venivano insegnati al nuovo re da esperti politici, ma il primo soltanto, giammai il secondo, sotto di lui ebbe luogo.
11 - Le qualit di tutti e cinque gli elementi sfoggiarono (un'insolita) eccellenza, e parve che ogni cosa fosse nuova sotto quel nuovo re.(145)
12 - Come la parola candra (luna) per il refrigerio (significato dalla radice) cand, e la parola tapana (sole) per l'ardore (significato dalla radice tap), sono appropriate alle cose che designano; cos pure la parola raja (re) per (il significato di) rendere felici i sudditi (espresso dalla radice ranj), si conveniva a lui.(146)
13 - Grandi certo erano i due occhi di lui e prolungati fino all'estremit degli orecchi, ma la sua vera facolt visiva era la scienza che discerne i sottili e riposti sensi delle cose.
14 - La prosperit regale congiuntasi a lui sereno nella sicurezza del conseguito regno, sembrava un duplicato della stagione autunnale cui son di fregio caratteristico i loti.
15 - Il fulgore di lui e il fulgore del sole, non appena trovavan la via sgombra delle nuvole leggere per essersi scaricate della pioggia, contemporaneamente pervadendo il mondo, diventavano insostenibili.(147)
16 - Per Indra contraeva l'arcobaleno (nunzio di pioggia) e Raghu dava di piglio al suo arco avvezzo ai trionfi (e alla conquista): cos entrambi a vicenda brandendo in alto l'arco, promuovevano il bene del popolo.
17 - La stagione cui il candido loto fa da ombrello e che nell'erba kaca fiorita ha i suoi flabelli, (l'autunno dico), imitava quel re, ma non ne raggiungeva lo splendore.
18 - E quanti allora avevano occhi, provavano la stessa delizia in due cose: in lui che mostrava il bel volto sereno e nella luna dal terso raggio.
19 - I tesori delle sue glorie sembravano essersi aggirati tra le schiere dei cigni, tra le stelle e i laghetti fregiati di bianche ninfee (a fine di rapirne il fulgido candore).
20 - Le guardiane dei campi di riso, sedute all'ombra delle canne da zucchero, s'intrattenevano sulla gloria di lui custode di popoli; su quella gloria che, sorta dalle sue virt, offriva la prima materia di racconto gi nei tempi della sua fanciullezza.
21 - Per il sorgere (della stella dimora) d'Agastya possente, si calm l'oceano; ma per il sorgere di Raghu il cuore dei suoi nemici, temendo la sconfitta, trem.(148)
22 - E i grossi tori gibbosi, eccitati dalla fregola, intenti a scavare le sponde dei fiumi, imitavano il grazioso dondolante incesso di lui.
23 - I suoi elefanti, colpiti dai fiori dei settefogli spandenti una fragranza simile a quella del mada; quasi per emulazione lasciavano fluire il proprio mada da sette fori.(149)
24 - E l'autunno che aveva reso i fiumi guadabili e disseccato i pantani nei sentieri, lo incit, anche prima che ve lo incitasse la sua potenza, a intraprendere una spedizione di conquista.
25 - A lui il fuoco, che aveva ricevuto le debite oblazioni durante la cerimonia della lustrazione dell'esercito, divampando faustamente con la fiamma rivolta a destra, sembrava porgergli con la parvenza d'una mano la vittoria.
26 - Provveduto alla difesa della capitale e dei confini, assicuratesi le spalle da ogni insidia, egli, prendendosi a compagno la buona fortuna, si avvi col suo esercito formato di sei specie di milizie, alla conquista del mondo.(150)
27 - Le donne attempate della citt lo cosparsero di farri al suo passaggio, come le onde lattee cosparsero Vishnu di stille spruzzate dal Mandara.(151)
28 - Simile a Indra egli si diresse prima verso oriente, quasi minacciando i nemici coi suoi vessilli che il vento agitava.
29 - Con la polvere sollevata dai carri e con gli elefanti somiglianti a nuvole, pareva ch'ei portasse la terra nell'atmosfera e l'atmosfera nella terra.
30 - Il suo esercito procedeva innanzi come se fosse quadripartito: innanzi andava la fama di esso terrifica, seguiva poi il fragore, al fragore la polvere e dietro finalmente, carri, elefanti, cavalli e fanti.
31 - Con la sua onnipotenza egli rendeva le distese aride dei deserti acquose, navigabili e facilmente traghettabili i fiumi, chiari e senza intoppi i passi silvestri. 
32 - Tirandosi dietro quella grande oste avviata verso l'oceano orientale, sembrava Bhagiratha nell'atto di tirarsi dietro il Gange precipitato dal ciuffo ascetico di civa.(152)
33 - Il sentiero pel quale egli passava, rimaneva dietro ingombro di principi in varia guisa orbati dei loro acquisti, sradicati e infranti, cos come la via per la quale l'elefante  passato resta tutta disseminata d'alberi orbati di frutti, sradicati e infranti.
34 - Dopo aver cos percorso vittorioso questa e quella provincia orientale, raggiunse finalmente le vicinanze dell'oceano, cupe per le selve dei neri alberi di tali.
35 - Imitando il giunco che piegandosi si salva dall'impeto della piena, i Suhma si salvarono da lui che, simile alla piena, schiantava quanti fossero ribelli a piegarsi.(153)
36 - Egli, il duce, dopo avere estirpato violentemente i Vanga, pronti per mezzo delle navi alla lotta, piant trofei sulle isole lambite dalle correnti del Gange.(154)
37 - Estirpati e poi ripiantati, come le piante di riso Kalama, gli stessi Vanga, prostesi ai loti dei piedi suoi, lo colmarono di ricchezze.
38 - Dopo avere tragittato il fiume Kapica con le sue truppe, sopra un ponte da queste costruito mettendo gli elefanti l'uno accosto all'altro, trasse Raghu verso il paese dei Kalinga mentre gli Utkala gl'indicavano il sentiero.(155)
39 - E fece penetrare bene addentro alla testa di Mahendra il proprio acuto splendore, cos come il conduttore dell'elefante restio al comando, acutamente lo pungola.(156)
40 - Il re di Kalinga, giovandosi di elefanti lo assal con frecce, cos come il monte, vomitando sassi, assal Indra che si apprestava a fenderne i fianchi.
41 - Il discendente di Kakutstha avendo allora tenuto testa a quella pioggia di saette, consegu la palma della vittoria, come se (in quella pioggia) egli avesse fatto il bagno propiziatorio prescritto dalla legge.(157)
42 - E i guerrieri, apparecchiato quivi il luogo del simposio, con foglie dell'albero Tambuli tracannarono il liquore di cocco e insieme la gloria nemica.
43 - Ma Raghu che generosamente usava della vittoria, al re Mahendra, fatto prigione e poi rilasciato in libert, tolse la gloria non gi il territorio.(158)
44 - Quindi per la sponda del mare, inghirlandata di alberi di betel fioriti, egli, cui arrideva la vittoria anche oltre la speranza, mosse verso la regione calpestata da Agastya.(159)
45 - E parve indurre nel cuore dell'(oceano) marito delle fiumane, il sospetto verso la Kaveri, in seguito al concubito di questa con le sue truppe profumato dell'elefantino dana.(160)
46 - E le falde del monte Malaya, procedendo l'eroe nella via della conquista, furono occupate dal suo esercito, mentre dalle foreste (circostanti) si levavano a volo i colombi salvatici.
47 - La polvere dei semi dei cardamomi pesti dai cavalli, sollevandosi s'appiccicava alle tempie degli elefanti ebbri d'amore, d'un somigliante profumo gi impregnate.
48 - N frangevasi la cavezza degli elefanti pur capaci di rompere la catena dei piedi, quando veniva legata ai solchi degli alberi di sandalo scavati dalle strette dei serpenti.(161)
49 - Nella regione meridionale anche lo splendore del sole resta attenuato (da quello dei re Pandya); ma in essa i Pandya non soffersero il bagliore di Raghu.
50 - Prostrandosi gli cedettero la loro gloria quale tesoro cumulato di perle dell'oceano, raccolte dal punto in cui questo s'unisce con la Tamraparni.(162)
51-52 - Egli, alla cui forza tutto cedeva, presosi, per quanto n'ebbe vaghezza, diletto dei due monti Malaya e Durdura, ai declivi dei quali gli alberi di sandalo s'abbarbicavano e che parevano le due mammelle di quella regione, valic il monte Sahya che da lungi  abbandonato dal mare e sembra che di quella terra sia quasi la regione delle anche denudata di velo.(163)
53 - E sebbene l'oceano fosse stato respinto indietro dalle armi di Paracurama, sembrava tornato l a lambire (le falde del) monte Sahya, sotto la forma dell'armata di Raghu che innanzi procedeva intenta alla vittoria sui popoli d'occidente.(164)
54 - E nei riccioli delle donne dei Kerala, le quali per paura avevano dimesso gli ornamenti, egli sostitu alla cipria fragrante la polvere sollevata dall'esercito.
55 - E il polline degli odorati pandani diffuso dalle aure della (fiumana) Marula, diventava per le giubbe dei suoi guerrieri il sacchetto che serve a profumare i panni, ottenuto senza nemmeno cercarlo.
56 - Lo stormire delle selve degli alberi di betel, agitati dal vento, restava sopraffatto dalle corazze risuonanti sui corpi delle bestie da soma in cammino.
57 - Le api, dai fiori degli alberi Punnaga volavano sulle tempie, fragranti per il flusso del mada, degli elefanti legati ai tronchi delle kharjuri.
58 - L'oceano, richiestone, cedette,  vero, a Paracurama dello spazio, ma assumendo le sembianze del re degli occidentali, pag a Raghu addirittura un tributo.(165)
59 - Raghu allora rese colonna commemorativa del suo trionfo il monte Trikuta che maestoso quivi s'erge mostrando nei suoi fianchi tracce evidenti di valore incisevi dalle zanne degli elefanti infuriati. 
60 - Quindi per la terra ferma egli and a debellare i Parasika; cos come per via della conoscenza della mistica verit l'asceta muove alla sconfitta di quei nemici che si chiamano i sensi.(166)
61 - N egli consent pi l'esilarante ebbrezza ai volti delle donne greche, belli al pari dei loti, cos come lo spuntare di nuvole fuor di stagione non concede alle ninfee il mattutino sole.
62 - Una battaglia egli commise coi (Greci) occidentali, usi a combattere tutti sui cavalli, una battaglia fragorosa fra nugoli di polvere che non permettevano agli avversari di discernersi l'un l'altro, se non per mezzo degli archi scattanti.
63 - E di teste barbute, recise dalle volanti falci ai nemici, egli dissemin il suolo, s che questo parve coperto di tanti ombrelliferi favi pervasi dalle api.
64 - I superstiti, toltisi gli elmi, venivano da lui ad implorare merc, ben sapendo che a placar l'ira dei magnanimi  rimedio (infallibile) l'inchino.
65 - E negli orti inghirlandati di viti, i guerrieri di lui, sopra pelli preziose, distese al suolo, scacciavano via la stanchezza della vittoria col vino.
66 - E come il sole coi suoi raggi per sorbire gli umori terrestri, cos pure Raghu con le sue frecce, prese la via del nord, che  la regione sacra al dio Kubera, per sradicare i (principi) del settentrione.
67 - E i cavalli di lui, rimossa la stanchezza del cammino, col rivoltolarsi sulle sponde del Sindhu, scuotevano le crinite cervici su cui s'era appiccicato il croco.
68 - L nel nord le gesta di Raghu, che palesarono il suo valore (nella disfatta inflitta ai) signori delle odalische unne, diventarono maestre a queste del come la guancia possa arrossire (senza bisogno di rossetto).(167)
69 - E i Kamboja, incapaci a sostenere l'impeto di lui in battaglia, si piegarono insieme agli alberi di Ankola tartassati dalle catene degli elefanti (ad essi legati).
70 - E doni, consistenti in massima parte di scelti cavalli e di alti mucchi di masserizie preziose, continuamente affluivano da questi Kamboja a lui signore dei Kocala; soltanto i sentimenti d'orgoglio non trovarono accesso nel suo cuore.
71 - A mezzo di cavalli poi, egli ascese l'Himalaya, padre della dea Gauri, facendone quasi crescere le creste per la polvere minerale sollevata (dalle unghie dei destrieri).
72 - Lo sguardo dei leoni sdraiati nelle caverne, volgendosi appena a dispetto del fragore dell'esercito, annunziava l'intrepidezza di quelle belve, pari in forza (ai guerrieri di Raghu).
73 - I venti fruscianti tra le foglie dei Bhurja, intenti a far risuonare le canne e impregnati della spruzzaglia del Gange, riconfortavano Raghu nel suo cammino.
74 - E all'ombra dei Nameru i suoi soldati seduti sui massi di cui la superficie olezzava in grazia ai castori adagiativisi, si riposavano.
75 - E le circostanti piante fosforescenti col loro scintillio tremolante sulle cavezze degli elefanti attaccate agli alberi di Sarala, erano di notte le lampade del condottiero che senza bisogno d'olio facevan luce.
76 - Negli accampamenti lasciati dai soldati di lui (gli alti) alberi Devadaru, le cui corteccie erano rimaste screpolate dalle funi delle cavezze, dicevano ai Kirata la mole dei suoi elefanti.(168)
77 - E quivi pure una terribile mischia ebbe luogo con le trib montane, nella quale si vide il fuoco guizzar fuori dall'attrito dei sassi, dei giavellotti, e delle frecce.
78 - Coi suoi dardi Raghu, avendo fatto smettere a queste trib chiamate le Festaiole, ogni loro festa, diede ai Kinnara un esempio di ci che significasse la vittoria delle sue braccia.(169)
79 - E poich tutti questi popoli con le mani piene di doni (si assoggettavano), fu vicendevolmente conosciuto dal re quanto di meglio avesse l'Himalaya e dallo Himalaya quanto maggior valore avesse il re.(170)
80 - Dopo avere eretto quivi sull'Himalaya incrollabili cumuli di gloria, egli ne discese, quasi generando vergogna nel monte che gi fu sollevato dal figlio di Pulasti.(171)
81 - E quando egli travers la fiumana Lauhitya il re del Pragjyothisha trem insieme con tutti gli alberi neri di aloe, ridotti a far da pali per legarvi gli elefanti dell'invasore.(172)
82 - E poich egli, il re del Pragjyotisha, fu atterrito gi dal polverio sollevato sul cammino dai carri e che velando il sole rese l'atmosfera fosca pur senza pioggia, quanto pi non dovette lasciarsi sgomentare dall'arrivo dell'oste nemica imbandierata?
83 - E il signore dei Kamarupa, a lui che superava Indra in valore, fece omaggio di quegli stessi elefanti, madidi le tempie di dana, coi quali soleva molestare gli altri nemici.(173) 
84 - Il re dei Kamarupa con offerte di fiori e gemme, onor la venust dei piedi di lui, (quasi essa fosse) un dio patrono sopra lo sgabello d'oro.
85 - Cos il vincitore, conquistato che ebbe il mondo, torn in patria facendo posare la polvere sollevata dai suoi carri sulle teste dei re ormai prive del parasole.(174)
86 - Imprese allora il sacrificio Vicvajit, nel quale egli diede come compenso (ai brahmani sacrificatori), tutto quanto aveva conquistato: invero i magnanimi, al pari delle nuvole, prendono solo per largire.
87 - Al termine del sacrificio, il discendente di Kakutstha, seguito dai suoi ministri, concesse il ritorno in patria ai principi debellati e (prigionieri), attesi con ansia dalle mogli dopo la lunga separazione, e consolati del dolore della sconfitta dai grandi onori (resi loro dal vincitore).
88 - Ond'essi col polline e coll'effluvio sparsi dalle ghirlande cingenti le loro teste, ingiallirono, nell'atto di chinarsi al momento della partenza, le dita dei piedi del monarca ormai universale, di quei piedi ai quali si accede solo per regal favore e recanti incisi i segni della bandiera, della folgore e del parasole.
Ecco del gran poema Raghuvamca composto dall'egregio poeta Kalidasa, il quarto canto, intitolato: la conquista mondiale di Raghu.

 CANTO 5.
1 - Al re che in quel sacrificio Vicvajit aveva largito tutto quanto conteneva il tesoro, si accost Kautsa, discepolo di Varatantu, il quale, imparate le scienze, aveva bisogno di pagare l'onorario del maestro.
2 - Il re ospitale, d'indole inestimabile, per gloria illustre, avendo posto in un recipiente d'argilla, poich di uno aureo pi non poteva disporre, il dono dell'arghya (ossia fiori, granelli di riso, ecc.), venne incontro all'ospite per dottrina preclaro.
3 - E primo fra quelli di cui l'onore forma la ricchezza, da buon conoscitore del cerimoniale, avendo debitamente reso omaggio a quell'asceta tesoro di penitenza, con in alto le mani commesse in segno di saluto, egli esperto del dovere, cos prese a dirgli quando se lo vide seduto vicino: 
4 - "O tu dall'ingegno acuto come fuscello d'erba kuca, gode buona salute il tuo maestro primo fra i vati autori d'inni, e dal quale tu acquistasti tutto quanto lo scibile come il mondo acquista il risveglio dal sole?
5 - Forse che quel merito ascetico, accumulato incessantemente dal gran santo col corpo, la parola e il pensiero, e che scuote la costanza d'Indra, forse che quel triplice merito teme alcuna diffalta da ostacoli?
6 - Forse che la raffica o altro sinistro, minaccia gli alberi del vostro eremo rimovitori di stanchezza e che voi fate crescere, come se fossero i vostri figliuoli, curando soprattutto di costruire solchi (alle loro radici incanalanti acqua)?
7 - Certo al riparo d'ogni pericolo saranno i piccoli delle gazzelle, ai quali voi altri asceti, per tenerezza, non contrastate le voglie nemmeno se essi ruzzano sull'erba kuca strumento delle vostre pratiche sacrificali, e che giacendovi in grembo lasciarono cadere il cordone ombelicale.
8 - Non sono forse benedette le acque dei vostri sacri stagni, con le quali praticate le abluzioni rituali e offrite le due manate d'offerta agli antenati defunti; quelle acque di cui la spiaggia sabbiosa  contrassegnata dalla sesta parte del grano spigolato (che voi altri asceti siete tenuti a pagarmi come tributo)?
9 - Forse che dai ruminanti venuti dalle campagne e che debbono essere nutriti di fieno, si mangia ora il cibo silvestre, riso maturo ecc., che  mezzo a voi di sussistenza e di cui dovete far parte agli ospiti tempestivamente arrivati?(175)
10 - Forse che l'egregio santo soddisfatto di te, dopo averti convenientemente istruito, ti conged perch tu possa formarti una famiglia? Infatti questo  per te il tempo di passare al secondo stadio della vita brahmanica, allo stadio cio capace di giovare a tutti.(176)
11 - L'animo mio non si appaga che tu venerando sia qui venuto, ma  impaziente di fornire gli ordini che sarai per darmi. Venisti forse dalla selva a salutarmi per comando del tuo maestro ovvero di tua propria volont?"
12 - Avendo udito queste parole di Raghu, generose ad onta il dispendio da lui sopportato s'inferisse dall'arghya (offerta nel) vaso (d'argilla), il discepolo di Varatantu con speranza ormai debile di conseguire il proprio intento, gli rispose:
13 - "Sappi, o re, che in ogni cosa prosperiamo; e invero, essendoci tu che proteggi le creature, come mai potrebbe incogliere loro sventura? Quando il sole risplende, pu mai la tenebra impedire agli uomini di vedere?
14 - La devozione verso le persone onorande  tradizionale nella tua famiglia; se non che tu superi, o augusto, i tuoi maggiori. Tuttavia il mio sconforto  di essere giunto troppo tardi per presentarti la mia supplica.
15 - Essendoti avanzato, o gran re, soltanto il corpo dopo la largizione delle tue dovizie ai degni, tu sembri essere la pianta di riso da cui gli eremiti hanno raccolto il frutto prodotto e che  rimasta solo con lo stelo.
16 - Tu, monarca universale, fai bella e tempestiva mostra d'una povert, che  frutto del tuo sacrificare agli dei: pi della crescita  ammirevole la perdita dei quarti nell'astro dai freddi raggi, che gli dei l'un dopo l'altro si sorbiscono.(177) 
17 - Quindi io ora, poi che non mi resta altro da fare, cercher di procacciarmi da altra fonte il danaro che debbo al maestro, e ti saluto: nemmeno l'uccello cataka chiede alcunch alla nuvola autunnale che dal suo seno ha gi versato l'acqua."(178)
18 - Ma il re, trattenendo il discepolo del gran santo, che dopo questo discorso si disponeva a partire, cos lo interrog: "che cosa e quanto, o saggio, devi tu al maestro?"
19 - E a lui protettore delle caste e degli ordini, che aveva sacrificato secondo le pie norme e non dava adito all'infatuazione, il saggio discepolo brahmanico espose quanto era venuto per dire:
20 - "Non appena fu terminata la mia istruzione, interrogai il gran santo riguardo al compenso spettantegli quale maestro, ma egli dapprima volle tener conto solo della devozione con la quale io fedelmente lo avevo servito durane il mio lungo alunnato.
21 - Adiratosi per causa della mia insistenza e non considerando la scarsezza dei miei mezzi, mi disse: "portami dunque centoquaranta milioni in corrispondenza al numero delle scienze (che ti ho insegnate)".(179)
22 - Ora io dal (meschino) recipiente di cui ti sei valso per farmi onore, pensando che non ti resta altro che il titolo di re, non oso importunarti pi oltre, considerato che  tutto fuorch piccolo il prezzo della scienza imparata che mi tocca pagare."
23 - E quell'unico assoluto re del mondo, bello come la luna, padrone dei suoi sensi ormai morti al peccato, messo cos a conoscenza delle cose, da quel brahmano, ottimo fra i sapienti del Veda, prese di nuovo a dirgli:
24 - Non sia mai che di me si possa formulare questo strano e mostruoso biasimo: "un perfetto sapiente venuto presso Raghu a chieder la mercede pel maestro, nulla da lui avendo ottenuto, fece capo a un altro donatore."
25 - Per tu, o venerando, nella famosa ed onorata dimora dei tre sacri fuochi che alimento, prendendo stanza quale quarto fuoco, degnati d'aspettare due o tre giorni finch io m'industri a farti raggiungere l'intento.(180)
26 - Il brahmano assent e lieto accett la non vana promessa di lui. E Raghu considerando che alla terra era stata ormai sottratta ogni ricchezza, concep la brama di estorcere danaro al dio Kubera.
27 - Per l'onnipotenza ch'egli aveva attinta dalla sua consacrazione a re, avvenuta con (le portentose) formole magiche di Vacishtha, la corsa del suo carro, come quella d'una nuvola secondata dal vento, non conosceva ostacoli sull'oceano o nell'aria o per i monti.
28 - Quindi Raghu sul far della sera, con l'animo raccolto, sal sul carro che aveva fatto internamente armare, e pensando che Kubera altro non fosse che un suo vassallo, vagheggi nella sua prode costanza di vincere col suo impeto quel dio protettore del Kailasa.
29 - Al mattino, mentre egli era sulle mosse di partire, vennero stupefatti i guardiani del tesoro a dirgli che una pioggia d'oro era caduta dal cielo, gi in mezzo al recinto del tesoro.
30 - Il re assegn a Kautsa tutta intera quella massa d'oro lucente ottenuta dal minacciato Kubera e che sembrava il contrafforte del monte Sumeru spaccato dalla folgore.(181)
31 - E duplice fu l'ammirazione degli abitanti di Ayodhya: per la fermezza del supplice che, conseguito pi di quanto egli dovesse al maestro, era ormai fuori d'ogni brama; per la fermezza del re che nelle sue largizioni aveva superato le speranze del supplice.
32 - E Kautsa, il gran santo, nell'atto di partire, lieto toccando con la mano il principe che fatta caricare la ricchezza sopra cento cammelli e giumente, lo inchinava, gli rivolse queste parole:
33 - "Che c' di strano se la terra a un re che permane nella retta via riempie le voglie? Incredibile invece  la possanza che tu mostri mungendo perfino dal cielo ci che agogni.
34 - Per te che hai conseguito ogni bene  divenuto superfluo qualunque altro augurio (tranne questo che io ti faccio): possa tu avere un figlio che ti somigli in virt cos come tuo padre ebbe te ricettacolo di lode."
35 - In tal modo il brahmano avendo benedetto il re, ritorn presso il maestro, e il re tosto ottenne per mezzo di lui un figlio cos come il mondo dei vivi la luce di grazia del sole.
36 - E la sua regina nell'ora sacra a Brahma, partor un bambino simile a Skanda; e perci il padre chiam questo suo figlio Aja, col nome cio proprio di Brahma.(182)
37 - La stessa aitante persona, la stessa prodezza, la stessa innata nobilt: il giovane principe non differiva punto dal suo principio come la fiamma dalla fiamma che la suscit.
38 - Com'ebbe apprese dai maestri debitamente le scienze, e per lo sbocciare della giovent fu divenuto oltre ogni dire leggiadro, di lui s'innamor la dea chiamata potest regale, ma tuttavia, quale costumata vergine il consenso del padre, essa volle (per passare a nozze con Aja) il consenso di Raghu.
39 - Frattanto a Raghu fu spedito un messo fidato da Bhoja, re dei Vidarbhesi, il quale ansiosamente desiderava che alla cerimonia della scelta dello sposo di sua sorella Indumati fosse condotto anche il principe Aja.
40 - Raghu considerando che era pur desiderabile l'imparentarsi con Bhoja, e che il figlio aveva raggiunto l'et buona per sposare, lo mand insieme con l'esercito alla fiorente capitale del re di Vidarbha.
41 - Le stazioni (preparate) al principe lungo la via, somigliavano a tanti luoghi di diporto, come quelle che avevano ogni servizio allestito sotto padiglioni, e per i doni addotti dalla gente delle circostanti campagne, sapevano di tutto fuor che di rustico e silvestre.
42 - E dopo aver percorso molto cammino, egli fece attendere sulla sponda della Narmada, piantata di alberi oscillanti alle aure molli di spruzzaglia, l'esercito stanco coi vessilli diventati bigi per la polvere.
43 - Quand'ecco emerse fuori delle acque del fiume un elefante silvestre con le tempie lavate e monde di dana, un elefante di cui la presenza dentro l'acqua gi prima si sarebbe potuta inferire dalle api ronzanti sopra (l'onda che lo copriva).
44 - Quantunque le sue zanne fossero del tutto deterse del cinabro del monte Rkshavan, tuttavia, per essere macchiate di strisce pavonazze alla superficie e ottuse dai colpi inferti contro le rupi, rivelavano che la bestia si era sollazzata a scavare ed ammucchiare terreno sui fianchi di quel monte.
45 - Rivolto verso la sponda, con la proboscide che agilmente si contraeva e distendeva, forte barrendo e ferendo gli ampli flutti, sembrava come se volesse infrangere le sbarre di un chiuso.
46 - Grosso come un monte, tirandosi dietro col petto le reti dei virgulti delle piante acquatiche, si sollev sulla sponda che la corrente del fiume aveva anche prima raggiunta con le masse d'acque gonfiate sotto la pressione di quella bestia.
47 - E l'abbondante pioggia di mada, cessata per un momento in seguito al tuffo nell'acqua, di nuovo si intensific fuor delle aperte tempie di quello straordinario animale appena gli apparvero alla vista gli elefanti addomesticati.
48 - I magnifici elefanti dell'esercito, fiutato che ebbero l'intollerabile mada di quella bestia, il flusso del quale mandava un odore pungente come quello del latte che essuda dalla corteccia dell'albero saptacchada, si voltarono indietro ribellandosi ai violenti sforzi dei loro custodi.
49 - E in un momento (il furioso animale) sconvolse l'accampamento che si vuot di tutte le bestie da tiro, fuggite dopo aver strappato le briglie, e si riemp di carri rovesciati coi timoni spezzati, e di guerrieri accorrenti perplessi alla difesa delle loro donne.
50 - Il principe che aveva imparato nei codici non doversi da un re ammazzare un elefante selvatico, volendo soltanto respingere l'animale invasore, stese alquanto la corda dell'arco e con un dardo lo colp nell'osso frontale.(183)
51 - Appena colpita la bestia, sotto gli occhi dell'esercito stupefatto, abbandonando la forma elefantina, assunse una vaga figura alata, librantesi in mezzo ad un'aureola di sfolgorante luce.
52 - E cospargendo il principe di fiori dell'albero paradisiaco miracolosamente ottenuti, acquistando la favella, gli disse, mentre la collana di perle che gli ornava il prominente petto, spiccava sotto il fulgore dei suoi denti:
53 - "Per una maledizione del santo Matanga tiratami addosso dal mio orgoglio, fui condannato a nascere sotto forma d'elefante, ma sappi che io sono Priyamvada, il figliuolo di Priyadarcana, re dei Gandharva.
54 - Il gran santo in seguito, placato dalla mia sommissione, divent mite; ch l'acqua si riscalda quando la si mette a contatto coi raggi del sole o col fuoco, ma la sua natura  d'essere fredda.
55 - Per quel tesoro di forza ascetica mi disse: "quando a te, Aja, rampollo della stirpe d'Ikshvaku, ti ferir l'osso frontale con un dardo, tu allora riassumerai la magnifica tua persona."
56 - Ecco che oggi tu, gagliardo, di cui da tempo ho invocato la vista, mi affranchi dalla maledizione. Se non ti rendo il beneficio, vano mi sembrerebbe il ritorno nel mio grado.
57 - Prendi questo telo gandharvico, o amico, che (dai suoi effetti) si chiama lo Sbalorditivo, e insieme impara gli scongiuri differenti a seconda che lo si vuole scagliare o ritirare. Chi adopera quest'arma, pi non ha a temere danno dai nemici e la vittoria porta in palma di mano.
58 - Smetti pure ogni ritegno, perch tu pure colpendomi sentisti subito piet di me: non voler dunque opporre l'inurbanit d'un rifiuto all'offerta ch'io ti faccio".
59 - Assent il principe vago come la luna, e risciacquatasi la bocca con la pura acqua del fiume Narmada, volse in su la testa e ricevette, egli d'armi esperto, l'arma e gli scongiuri del Gandharva ormai immune dalla maledizione.
60 - In tal modo diventati amici casualmente per la strada senza che la cagione del fatto potesse spiegarsi, l'uno trasse verso gli ameni luoghi del giardino di Kubera, l'altro verso il paese di Vidarbha giocondo per il suo buon governo.
61 - E quando Aja fu vicino alla citt, il re di Vidarbha, spinto dal gran giubilo per la venuta di lui, gli and incontro, cos come il mare coi flutti gonfiati s'aderge verso la luna.
62 - E fattolo entrare nella citt, precedendolo e quasi cedendogli la propria dignit regale, gli rese tanto umilmente omaggio che il popolo quivi convenuto pens che il re di Vidarbha fosse il forestiero ed Aja il padrone di casa.
63 - I dignitari dello Stato a capo chino, accompagnarono il principe, immagine di Raghu, in un giocondo padiglione, di fresco eretto, con la porta rivolta ad oriente ed una brocca piena d'acqua poggiata sur un piedistallo. Ivi egli dimor, e parve Cupido entrato nell'et che segue la fanciullezza.(184)
64 - Quivi, durante la notte, il sonno, al pari della innamorata imbronciata per aver scoperto l'inclinazione (dell'amante per un'altra donna), venne con ritardo incontro agli occhi di Aja, bramoso d'impalmare quell'invidiabile gioiello di fanciulla, per gli sponsali della quale era convenuta tutta quanta la famiglia dei re.
65 - E all'alba i figli dei bardi, coetanei di lui, lo svegliarono recitando a voce alta le parole qui appresso riferite, mentre egli, il preclaro ingegno, (si scuoteva dal sonno) con la ben tornita spalla arrossata dalla pressura degli orecchini e con le membra quasi deterse di cosmetico per l'attrito delle lenzuola:
66 - "Passata  la notte, o esimio saggio, abbandona le coltri. Certo il peso del timone del mondo fu diviso in due parti: da un lato tuo padre gi desto lo sostiene, ma sei tu chiamato a reggerlo dall'altro lato.
67 - Quella luna, in grazia alla quale la dea chiamata magnificenza regale, quantunque non curata da te in bala del sonno, riesce tuttavia a rimuovere la gelosa smania, al pari della innamorata tradita (che invano aspetta) di notte (l'amante), quella stessa luna librandosi ormai sull'estremo limite dell'orizzonte perde la bella somiglianza col tuo volto.(185)
68 - Per col dilettoso contemporaneo schiudersi, d'un subito, si bilancino a vicenda due cose: l'occhio tuo con dentro la vaga tremula pupilla e il loto con dentro l'ape ronzante.(186)
69 - Il zeffiro mattutino, come se fosse bramoso di acquistare la naturale fragranza del tuo alito, facendosi bello delle virt altrui, strappa dallo stelo il debile fiore delle piante e carezza i loti schiusi dai raggi dell'aurora.
70 - La brina caduta sui bocciuoli scarlatti degli alberi, candida come le perle purificate d'una collana, splende al pari del vago sorriso, illuminato dai denti, che si posa sull'incomparabile tuo labbro inferiore.
71 - Finch il sole, ricettacolo di luce, non sorga a far giorno, l'aurora fuga la tenebra; e mentre tu, o prode, vai in fronte alle schiere di battaglia, forse che tuo padre ha bisogno di sconfiggere da s i nemici?
72 - Gi lasciano il letto di strame gli elefanti del tutto desti e tirano la catena sonante: le loro zanne preziose illuminate dal rosso colore della soave aurora par che abbiano fenduto i montani fianchi di cinabro.
73 - I (magnifici) cavalli venuti dal Vanayu, legati sotto le lunghe tende, scosso il sonno, intorbidano, o tu dall'occhio di loto, col caldo vapore del loro fiato, i pezzi di sale messi loro innanzi per leccare.
74 - I fiori offertiti sono appassiti e non hanno pi valore d'omaggio, le lampade pi non possono saettare l'aureola dei loro raggi, e anche il tuo dolciloquo pappagallo di dentro la gabbia ripete le parole che noi pronunziamo per svegliarti."
75 - Il principe, destato dai giovani bardi che avevano composto questo inno, lasci immediatamente il letto, cos come Supratika, l'elefante degli dei, svegliato dai flaminghi, acutamente canori per ebbrezza d'amore, abbandona la sponda sabbiosa del Gange.
76 - Quindi, egli, dalle arcuate sopracciglia, dopo aver compiuto i riti imparati dai codici e prescritti al cominciar del giorno, e aver indossato un abito conforme alla solenne cerimonia e manifatturato da egregi sarti, si rec al convegno dei principi, solito ad aversi quando una principessa ha da scegliersi lo sposo.
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto da Kalidasa, il quinto canto intitolato: "l'andata d'Aja agli sponsali".

 CANTO 6.
1 - E quivi sopra palchi inghirlandati egli vide seduti su troni e in abiti magnifici i principi reali che parevano aver rubato la leggiadria agli dei Marut quando percorrono lo spazio nelle celesti volanti magioni. 
2 - Ma come prima quei principi scorsero il Kakutsthide, somigliante ad Amore allor che civa placato da Rati gli restitu il corpo, dilegu dal loro cuore la speranza d'ottenere Indumati.(187)
3 - Il principe ascese per la scala l'ornato palco che gli veniva indicato dal re di Vidarbha, e parve un leoncino che per i scaglioni delle rupi raggiunga l'alta vetta del monte.
4 - Si sedette sopra un trono tempestato di gemme e ricoperto d'un drappo di colori sopraffini, e sembr allora, nella sua immensa venust, paragonabile a Skanda quando inforca il dosso del pavone.
5 - La magnificenza regale abbagliante per l'effluvio di straordinaria luce, risplendette distribuendo s stessa in mille parti tra quelle schiere di re, cos come fa la folgore guizzante in mille parti tra le masse delle nuvole che s'incalzano.
6 - Ma in mezzo a quei principi seduti sopra troni preziosissimi e sfarzosamente abbigliati, spiccava pel suo splendore il figlio di Raghu, come il Parijata fra gli altri alberi del Paradiso.
7 - Gli occhi in massa dei cittadini, lasciando di guardare tutti gli altri principi, si posavano su lui, cos come le api abbandonano gli alberi fioriti e volano sull'elefante profumato della selva, cui dalle tempie cola abbondante il mada.
8 - Recitarono i bardi, conoscitori delle regali stirpi, le laudi dei principi discendenti del dio Soma o del Sole; venne agitato l'incenso sprigionantesi dalla combustione del legno di eletto aloe a spandersi e lambire in alto i vessilli ornamentali;
9 - rintron per tutte le plaghe del cielo il bene augurante suono degli strumenti accompagnato dallo squillo delle soffiate trombe e stimolo ai pavoni dei parchi adiacenti alla citt d'iniziare le loro sfrenate danze;(188)
10 - quand'ecco comparve finalmente per la strada regale fiancheggiata dai palchi, la principessa chiamata ad eleggersi lo sposo, indossante la veste nuziale di rito e seduta in un palanchino portato a braccia d'uomini e seguito da uno splendido corteo.
11 - Verso questa eccelsa creazione di Dio informatasi in una donzella, unico bersaglio per centinaia d'occhi, si volsero col cuore i prenci, restando fermi a sedere soltanto col corpo.
12 - Ma che le loro brame tendessero espressamente a lei, fu scoperto dai vari loro gesti affettati, primi nunzi d'amore, simili alle gemme rigogliose delle piante.
13 - Questi agitava un loto da spasso, tenendone il gambo con le mani mentre la foglia mobile percuoteva l'ape e il polline disegnava un cerchio all'interno spandendosi;
14 - quell'altro graziosamente voltando il bel volto, sollevava e rimetteva al posto il manto che appuntato dal fermaglio tempestato di gemme, eragli scivolato gi dalla spalla;(189)
15 - e un altro ancora, abbassando un poco i luminosi occhi, scriveva sullo sgabello d'oro con la punta delle dita del piede incurvate e luccicanti dello splendore intorno spandentesi delle unghie;
16 - quale poggiando il braccio sinistro sulla spalliera del trono e per tale atto costretto a sollevare in alto la spalla, con la collana di perle sfilatasi di sulla scapola incurvata, era tutto intento a confabulare con l'amico vicino;
17 - quale lacerava con le unghie, use ad affondare nelle natiche dell'amante, una foglia gialliccia di pandano che le donne, qual simulacro d'orecchino, sospendono all'orecchio;
18 - quale con la mano di cui la palma era rosea come ninfea e che mostrava impresso il disegno di una bandiera, faceva saltare in aria scherzosamente dei dadi pervasi dallo splendore dei suoi ingemmati anelli;
19 - e quale, ad onta il diadema fosse al suo posto, tuttavia come se si fosse reso colpevole d'uno spostamento, lo tormentava con la mano tra le cui dita scintillavano i raggi dei diamanti del diadema stesso.
20 - Finalmente Sunanda, la portiera, franca al pari d'un uomo, avendo udito le gesta e la genealogia di quei principi, condusse primieramente la principessa vicino al signor di Magadha, e disse: 
21 - "Questo re che ha la sua residenza in Magadha,  il rifugio di quanti invocano aiuto, profonda  la sua bont, gloria ha acquistato guadagnandosi l'affetto del popolo; egli si chiama Terror dei nemici e qual  il nome tale  l'uomo.
22 - Sieno pure a mille a mille gli altri re, si dice che la terra ha con lui solo il suo monarca; cos come la notte, pure affollata di stelle, d'astri e di pianeti, s'illumina solo in grazia della luna.
23 - Costui per la non interrotta serie delle pratiche sacrificali invocando continuamente la presenza di Indra, per lungo tempo orb i riccioli di caci dei fiori di Mandara, e li fece pendere incolti sulle pallide gote di lei.(190)
24 - Se desideri che la tua mano sia impalmata da questo egregio, porta dunque, entrando nella sua citt, la festa agli occhi delle donne di Pushpapura sporgenti dalle finestre dei palazzi".(191)
25 - A queste parole di Sunanda, la giovane guard in poco Parantapa in faccia, poi rigidamente inchinandosi, mentre la ghirlanda di fiori madhuka, legati da steli d'erba durva, le scivolava gi, lo rifiut senza parlare.
26 - La stessa portiera condusse la principessa dinanzi a un altro re, come l'onda increspata dal vento trasporta nel lago Manasa la femmina del cigno presso un altro loto.
27 - E cos le favell: "questi  il signore degli Anga, del quale fu agognata dalle donne degli dei la fiorente giovent e che ebbe gli elefanti addomesticati dai (pi antichi) trattatisti: quantunque venuto su questa terra egli fruisce del grado e della condizione d'Indra.(192)
28 - Costui facendo versare alle donne dei nemici stille di lacrime pi grosse di perle, depose sui loro seni, dopo averne fatto rimuovere le vere collane, altre non tenute insieme da nessun filo.(193)
29 - Due cose, bellezza ed eloquenza, per natura disgiunte nella dimora, hanno preso unica stanza in costui; e tu, o vezzosa, sei proprio degna d'unirti terza a queste due: alla leggiadria e alla parola verace e soave."
30 - Ma la principessa, distogliendo gli occhi dal re degli Anga, disse alla sua guida: "va' pure oltre". E non  gi che quel principe non fosse amabile n che essa fosse incapace a ben discernere, ma diversi sono i gusti della gente.
31 - Quindi la portiera present a Indumati un altro principe, invincibile dai nemici e oltremodo formoso, simile alla luna sorta di recente.
32 - "Questi  il re di Avanti, dalle lunghe braccia, dall'ampio petto, dalla cintola esile e tonda: splende egli come il sole smussato con cura da Tvashtar quando lo pose sulla sua ruota.(194)
33 - Nelle spedizioni di questo principe, partecipe di tutti i poteri, gi la polvere sollevata dai suoi destrieri esploratori, fa tramontare i primi raggi sbocciati dallo splendore dei diademi dei principi confinanti.(195)
34 - Costui, abitando non lontano da civa, crestato della luna e dimorante a Mahakala, si gode, in compagnia delle sue belle, le notti sempre radiose anche durante la quindicina oscura.(196)
35 - O tu dalle gambe tornite come il fusto della Rambha, non hai forse cordiale vaghezza di passeggiare con questo giovane principe per i numerosi viali alberati che vedonsi ondeggiare all'aura molle delle onde della Sipra?".(197)
36 - Ma la soavissima fanciulla, al pari della ninfea serotina, che non ama il sole, troppo per essa ardente, non pose affetto in quel principe che i parenti irradiava come il sole le ninfee mattutine, che i nemici con ardore prosciugava, come il sole i pantani.
37 - E lei, bella come il calice d'un loto, di nessuna virt priva, vaga creazione di Dio, di denti candidissimi provvista, avendo Sunanda condotta di faccia al re di Anupa, prese di nuovo a dirle:
38 - "Visse anticamente un re di nome Kartavirya che nelle battaglie fru di cento braccia, in tutti i diciotto continenti piant pali da legar le vittime del sacrificio, il nome di re ebbe fuor d'ogni comunanza con altri, e divent infine santo taumaturgo.(198)
39 - Durante il suo governo egli riusc a fugare il disordine, perfino nelle intenzioni dei suoi sudditi, in quanto che appariva loro armato d'arco nel momento stesso che concepivano la colpa.
40 - Nelle sue prigioni dimor, finch non gli fece grazia, il signore di Lanka, il vincitore d'Indra, con le braccia rese immobili dalla corda dell'arco e con la serie delle sue bocche costretto a sospirare.(199)
41 - Della stirpe appunto di questo Kartavirya  nato il principe che ti sta dinnanzi e che ha nome Pratipa, della tradizione e dei vecchi egualmente rispettoso. Egli ha cancellato l'infamia piombata addosso alla fortuna per le colpe dei suoi favoriti, e che suona: di natura volubile  la Fortuna.
42 - Per costui alleato col fuoco nelle battaglie, la stessa lama tagliente della scure di Rama, quella lama che suol chiamarsi il caos finale per la casta dei guerrieri, non ha maggiore resistenza della foglia di un loto.
43 - In grembo a costui dalle lunghe braccia, vogli tu sedere come la dea Lakshmi (in grembo a Vishnu), se ti punge il desio di mirare dalle finestre della tua regal magione la fiumana Reva, cingente i baluardi che sono come i lombi della citt di Mahishmati, e dilettosa per i corsi d'acqua che son come le trecce di quella citt."
44 - Ma alla principessa non and a genio questo re ad onta fosse d'assai bello aspetto: cos non piace al loto, amico del sole, la luna piena, cui l'autunno sgombra ogni velo di nuvola.
45 - E dalla portiera che le indicava Sushena, il re di curasena, di cui la gloria si celebrava anche nell'altro mondo, e che era il luminare della famiglia paterna e materna, ugualmente inclite per purezza di costume, la principessa ud quest'altro elogio:
46 - "Questo prence della stirpe dei Nipa s' reso insigne per le offerte sacrificali: in lui cercando rifugio, tutte le virt, (anche le pi opposte), hanno perduto la loro vicendevole naturale antinomia, cos come le bestie riparate in un pacifico eremo di santi non si fanno pi guerra tra loro.
47 - Sulla sua magione stabilmente rifulge lo splendore della sua grazia, delizia agli occhi, emulo di quello della luna; ma il fulgore del suo sdegno investe intollerabile le citt dei nemici, s che sulle cime dei palazzi, folti crescono i fili d'erba.
48 - Per il sandalo deterso dai seni delle sue odalische, allor che bagnandosi folleggiano a spruzzarsi addosso l'acqua, la fiumana Yamuna, pur trovandosi a Mathura sembra aver le sue acque confluenti con l'onda del Gange.(200)
49 - Portando sul petto la gemma radiosa che Kaliya, abitante della Yamuna, tremando di Tarkshya, rilasci, egli fa vergognare lo stesso Vishnu ornato del kaustubha.(201)
50 - Accettando per tuo sposo questo giovane principe, goditi, o vaga, la tua fiorente giovinezza nel Vrndavana, non meno delizioso del Caitraratha, giardino del dio Kubera: in quel Vrndavana che ha giacigli di fiori cosparsi di teneri bocciuoli al di sopra.
51 - E nelle dilettose grotte del monte Kovardhana, seduta sulle lastre rocciose odorate di benzoino e umide di stille d'acqua, vedrai la danza dei pavoni al sopravvenire delle piogge."
52 - Ma essa, dall'ombelico vago per le volte, destinata a essere consorte d'altri, pass oltre quel principe, cos come la fiumana che s'affretta verso l'oceano, scansa il monte che incontra sul suo sentiero.(202)
53 - E quando essa, la giovane principessa dal volto di luna, raggiunse il signore di Kalinga, chiamato Hemangada, cui aurei cerchi stringevano le braccia e che sgominato aveva ogni parte nemica, la vecchia ciamberlana cos le favell:
54 - "Costui gagliardo al pari del monte Mahendra,  signore del monte e del mare: l'oste dei suoi elefanti che colano mada, induce l'illusione che il Mahendra s'avanzi sul campo.
55 - Egli, primo tra gli arcieri, provvisto di belle braccia, sulle braccia porta due cicatrici impressevi dalla corda dell'arco, le quali madide delle lagrime miste a collirio versate dalle Fortune dei suoi nemici, sembrano le due vie che queste percorsero quando ei le ridusse in schiavit.(203)
56 - L'oceano vicino, le cui onde sono visibili dalle finestre della sua magione, lo desta mentre egli dorme nelle sue stanze, s che gli strumenti della sveglia mattutina sono resi inutili dal profondo mugghio marino.(204)
57 - Con lui andrai a diporto sulle rive del mare, sussurranti pei vicini agitati palmeti, e le aure imbalsamate dal garofano che s'importa da altri continenti, tergeranno dal tuo volto le stille di sudore."
58 - Sebbene cos adescata dalla ciamberlana, la bella sorella del re di Vidarbha fugg via lontano dal principe, cos come la Fortuna trascinata da lontano con ogni sforzo e prudenza, s'invola infine dall'uomo cui  avverso il destino.
59 - La ciamberlana quindi facendosi dappresso al signor della citt che ha nome Uraga, bello come un dio; alla giovane figlia di Bhoja, che da lei era gi stata avvertita con le parole: "guarda di qua, o tu dall'occhio di cakora", disse:
60 - "Questo principe dei Panduidi con la collana che gli pende dalla spalla e col sandalo gialliccio con cui s' unto, sembra l'Himalaya con le sue cascate quando il giovane sole ne indora gli altipiani.
61 - Agastya, il moderatore del gran monte Vindhya, il taumaturgo che fino all'ultima stilla bevve e poi restitu l'oceano, lo stesso Agastya, per l'amore che porta a questo principe, gli chiede premurosamente notizie intorno al bagno sacrificale quando vede la persona di lui molle nell'acqua lustrale del compiuto acvamedha(205).
62 - Con lui, che aveva avuto da civa un'arma preziosa, Ravana avendo conchiuso anticamente un patto d'alleanza, per timore che il Janasthana avesse ad essere devastato, mosse imbaldanzito alla conquista dei mondi d'Indra.(206)
63 - Impalmata che t'avr questo nobile tra i nobili come l'immensa terra, tu diventerai la rivale della plaga del sud cui fa da cintura l'oceano pervaso di gemme.
64 - Vogli dunque perennemente dilettarti sulle piagge del Malaya piantate di noci ai quali s'abbarbicano i rami del betel, di sandali abbracciati dalle liane di cardamomo, di tamala che vi stendono tappeti di foglie.
65 - Questo prence ha la persona scura come il loto azzurro e tu l'hai agile e chiara come il pigmento di rocana: la vostra unione, come quella del lampo e della nuvola, dee servire ad accrescere vicendevolmente la vostra bellezza."
66 - Ma la parola di Sunanda non trov posto nel cuore della sorella del re di Vidarbha, cos come il raggio della luna non penetra nel loto che tiene chiuso il suo calice perch non vede il sole.
67 - E ogni principe che essa, chiamata ad eleggersi lo sposo, oltrepassava, smorto diveniva in volto: cos la fiamma della torcia, portata in giro la notte, lascia nell'ombra scolorito ogni palazzo della via maestra oltrepassandolo.
68 - Il figlio di Raghu, come prima la giovane gli si fu appressata, si turb pensando che ella non lo avrebbe scelto, e il suo braccio destro nei tremiti del braccialetto forn una voce all'inquieto dubbio.
69 - Giungendo a lui incensurato in ogni parte, la principessa cess dall'avvicinarsi ad altri: invero l'ape andata sul fior di mango dischiuso, non cerca altro albero.
70 - E Sunanda vedendo che Indumati, splendida come la luna, aveva fissato in lui il pensiero, imprese a pronunciare con ordine ed ampiezza questo discorso: 
71 - "Vi fu un re della stirpe d'Ikshvaku, capo tra i principi, contrassegnato dal nome di Kakutstha: da lui in poi i signori dei Kocala settentrionali portano il glorioso appellativo di Kakutsthidi.
72 - Montando sul dosso d'Indra trasformatosi in un grosso toro, egli in battaglia, assunta la figura di civa, con le sue frecce fece s che le donne degli Asura avessero a detergere dai loro volti i segni ornamentali.(207)
73 - Sfregando con la sua l'armilla d'Indra, sfilata dal braccio in seguito alle scosse degli assalti di Airavata, egli occup la met del trono d'Indra ad onta che questi avesse riassunte l'eccelse sue sembianze.(208)
74 - Nella famiglia di lui nacque il gloriosissimo re Dilipa, luminare della stirpe, il quale si ferm al novantanovesimo sacrificio solo per far cessare la gelosia d'Indra.(209)
75 - Mentre egli regn sulla terra, nemmeno il vento osava sollevare i veli delle fanciulle ebbre addormentatesi a met via nei luoghi di diporto; e chi mai avrebbe allungato la mano per consumare un ratto?
76 - Il figlio Raghu ora governa in sua vece, del grande sacrificio Vicvajit iniziatore, egli che la prosperit, accumulata con la conquista delle quattro plaghe del mondo, ridusse al possesso d'una sola brocca d'argilla.
77 - La sua gloria che valica i monti, traversa i mari, penetra nella dimora dei serpenti, s'inalza al cielo e indefettibilmente permane, non pu essere definita da nessun quanto.
78 - Di lui  nato questo principe Aja, cos come d'Indra signore del cielo il figlio Jayanta. Qual giovane toro insieme al toro adulto egli in egual misura sopporta col padre il grave timone del mondo.
79 - Per nobilt, bellezza ed et novella, per tutte le sue virt, tra le quali spicca la modestia, egli ti somiglia: eleggilo dunque a sposo e che la gemma s'incastoni nell'oro."
80 - Al termine del discorso di Sunanda, la principessa, vincendo la natural ritrosia, ritenne a s il principe con lo sguardo purissimo del favore, quasi ghirlanda depostagli sul capo a significare ch'era lui l'eletto.
81 - Essa per modestia non seppe esprimere con parole al giovane l'affetto che a lui l'avvinceva, ma tale affetto erompendo dalla delicata persona, rest palese dal drizzarsi che fecero per la gioconda emozione i crini della bella ricciuta.
82 - E all'amica cosiffatta l'amica ciamberlana, maliziosamente sorridendo, disse: "nobil fanciulla passiamo dunque a un altro principe"; ma a ta' detti la giovane la guard bieco pel dispetto.
83 - E con le mani della ciamberlana fece adattare debitamente, essa, la bella dalle gambe simili a proboscide di giovane elefante, la ghirlanda rosea di belletto e che sembrava l'amore fatto persona, al collo del figlio di Raghu.
84 - Al principe egregio parve che con quella ghirlanda fatta di fausti fiori che gli pendeva sull'ampio torace, la sorella del re di Vidarbha gli allacciasse le braccia al collo.
85 - I cittadini allora giocondati dall'unione di quelle due creature egualmente virtuose, espressero in coro questo giudizio acre per gli orecchi degli altri principi: "ecco, la ninfea serotina si gode la luna che nessuna nuvola adombra; ecco, la fiumana gangetica ha raggiunto il mare degno suo consorte."
86 - Da una parte la gente giubilante intorno allo sposo eletto, dall'altra il depresso circolo dei principi rifiutati, davano l'immagine d'uno stagno che all'aurora dischiude i loti amici del sole mentre vede addormentarsi le aiuole delle ninfee lunari.
Ecco del gran poema Raghuvamca composto da Kalidasa, il sesto canto intitolato: la descrizione della cerimonia degli sponsali.

 CANTO 7.
1 - Allora il re di Vidarbha, presa per mano la sorella, unita ormai a un degno sposo e personificante Devasena con Skanda, mosse per entrare nella citt.(210)
2 - E i principi, scialbi come gli astri al mattino, trassero verso le loro tende, pieni di dispetto incolpando la faccia e il vestito, del lor vano aspirare alla mano della Bhojide.
3 - Ma trovandosi quivi presente caci, nessuno ard disturbare gli sponsali, e quindi i re, quantunque invidiassero il Kakutsthide, furono costretti a placare il loro sdegno.(211)
4 - Frattanto lo sposo con la sposa entr nella via principale cosparsa di fiori novelli, adorna d'archi splendenti dei colori dell'iride e riparata dai raggi del sole in grazia all'ombra d'infinite bandiere.
5 - E alle finestre auree dei palazzi le belle della citt, tutte intente a guardare la regal coppia, lasciata ogni altra faccenda, si mostravano nei seguenti atteggiamenti.(212)
6 - Una accorrendo alla finestra, non ha curato di legar la chioma, ad onta sia costretta a sorreggerla con la mano, e fuori del nastro penda la ghirlanda di fiori; 
7 - un'altra, rovesciando il barattolo del liquido belletto che la cameriera teneva sospeso sulla punta dei piedi di lei per pitturarli, smette la consueta dondolante andatura e s' lasciata dietro fino alla finestra una striscia rossa di lacca;
8 - questa, avendo spalmato di nero collirio l'occhio destro, se n' venuta presso il davanzale col sinistro defraudato di quel fregio, e reca in mano il pennello;
9 - quella, intenta a guardare attraverso la grata, ha trascurato di succingere la gonna spuntatasi nella furia dell'andare, e se ne sta sorreggendola con la mano, che con i suoi ornamenti le illumina la regione ombelicale;
10 - quell'altra infine, avendo infilato per met il vezzo di perle, s' alzata di scatto e ad ogni suo passo incomposto, quello va sgranellandosi fino a ridursi al solo filo stretto dalle punte delle dita.
11 - In tal guisa i vani delle finestre, colmati dai volti di queste donne punte da viva curiosit, sembravano ornati di tanti loti: quei volti invero anch'essi emanavano dalla bocca un effluvio: quello del liquore, e nei mobili occhi raffiguravano le api che ronzano intorno alla ninfea.
12 - Esse sorbendosi con gli occhi il Raghuide diventavano indifferenti a ogni altro allettamento dei sensi: anzi le funzioni dei loro rimanenti organi sensori, sembrarono integralmente concentrarsi negli occhi.
13 - E andavano ripetendosi: "ben fece la Bhojide a credere buono solo il partito di scegliersi da s stessa lo sposo quando pur si sapeva eletta da questo e quel principe lontano: altrimenti come mai essa avrebbe potuto conseguire lo sposo degno di lei ed emulare Lakshmi che ha ottenuto Narayana per consorte?(213)
14 - Se questa coppia non avesse insieme fuso vicendevolmente i propri invidiabili pregi di leggiadria, vano sarebbe stato lo sforzo di Dio nel creare in lei e in lui tanta bellezza.
15 - Certo prima di nascere, essi erano Rati e Smara; infatti tra migliaia di principi questa regal donzella difilato and dallo sposo che la vale, ch il cuore ricorda con chi si fu avvinti d'amore nelle anteriori esistenze."(214)
16 - Il principe, udendo questi discorsi grati all'orecchio, che sbocciavano dalle bocche delle donne di quella citt, giunse alla magione del regal cognato decorata d'ogni sorta di fausti oggetti.
17 - Quivi il cappellano del re di Bhoja, splendido come Agni, ricevuti gli onori, offr al fuoco burro ed altre cose; e, il fuoco prendendo a nuzial testimone, un in matrimonio la sposa e lo sposo.
18 - E il principe, con la palma prendendo la palma della donna, rifulse ancora pi di bellezza, quale mango con la sua gemma, allor che si conserta col bocciuolo della liana del prossimo acoka.
19 - Drizzaronsi i peli sull'avambraccio dello sposo, madide di sudore diventarono le dita della sposa: nella stretta di mano dei due amanti sembr che Amore compartisse ugualmente la propria energia.
20 - I loro occhi che avidamente si cercavano, spinti a dardeggiare sguardi di traverso e trattenuti dal casuale incontrarsi nello stesso lavoro, trovavano nel pudore il pi leggiadro freno.
21 - Passando a destra del fuoco che in alto divampava, quei due splendevano come il giorno e la notte insieme uniti, quando girano intorno alle falde del monte Meru.
22 - E la sposa che le belle anche pesanti facevano lenta, per ordine di quel sacerdote immagine di Dio, pudica e con gli occhi di cakora innamorato, vers i rituali chicchi di riso nel fuoco.
23 - Un sacro incenso, odorante di burro, bocciuoli di cami e riso, si sprigion dal fuoco e lambendo le guance di lei fece per un istante le veci del loto che pende qual fregio dall'orecchio.
24 - Anzi il volto di lei, per causa di quel suffumigio rituale, divent rosso nelle guance, mentre gli occhi si riempivano di lacrime miste a collirio e il mazzetto di fuscelli fregiante l'orecchio si appassiva.
25 - Poi sedutisi sopra un aureo trono, la sposa e lo sposo furono ricoperti di chicchi bruscati di grano, che per ordine gerarchico gettarono loro addosso i brahmani, il re coi parenti e le matrone.
26 - Avendo celebrato in tal guisa il matrimonio della sorella, il re, luminare della stirpe dei Bhoja e ricettacolo d'immensa fortuna, impart ai suoi dipendenti gli ordini necessari perch ogni singolo principe invitato agli sponsali fosse degnamente onorato.
27 - E costoro, nascondendo l'interno cruccio con segni esterni di gioia, al pari dei laghi che, calmi alla superficie celano i coccodrilli nel fondo, salutarono il Vidarbhese, e agli omaggi di lui rispondendo simulatamente con doni, presero da lui commiato.
28 - Se non che quei principi, datisi prima convegno per riuscire nell'impresa, mirando al possesso di quell'esca di leggiadra donna che l'occasione propizia doveva dar loro in bala, si fermarono ad accerchiare la via per la quale Aja sarebbe venuto.
29 - Intanto il signore dei Kratakaucika, celebrate che furono le nozze della sorella e conferitale in dote una fortuna corrispondente al molto ch'ei poteva, conged il Raghuide e lo segu qual scorta.
30 - Tre notti in viaggio avendo passato con Aja, famoso nel trimundio, il re di Kundina infine si separ da lui come la luna dal sole quando  trascorso il novilunio.(215)
31 - Gi prima i principi nutrivano rancore contro il re dei Kocala che li aveva ad uno ad uno privati delle proprie sostanze; non soffersero quindi, ora convenuti, che il figlio di lui possedesse quel gioiello di donna.
32 - Uniti insieme dall'orgoglio, essi assediarono Aja sul cammino mentre con s conduceva la principessa dei Bhoja: cos Prahlada ferm il piede dai tre famosi passi che procedeva all'acquisto di cri ceduta da Bali.(216)
33 - Il principe, ordinato che ebbe ad un ministro devoto alla sua casa di vegliare con buona scorta di soldati alla sicurezza della principessa, mosse egli stesso all'assalto dell'armata dei re nemici, come il fiume cona con le onde gonfie quando investe la corrente gangetica.(217)
34 - Il fante attacc il fante, il carro il carro, il cavallo il cavallo, l'elefante l'altro elefante: coppie avversarie uguali diedero di cozzo.
35 - Gli arcieri, non potendo le loro parole sentirsi in mezzo al frastuono dei tamburi e delle trombe, rinunziarono alla designazione orale dei loro casati, e solo con le lettere incise sulle frecce, si dissero vicendevolmente il loro glorioso nome.(218)
36 - In quel campo di battaglia la polvere sollevata dai cavalli, addensata dalle ruote dei numerosi carri, diffusa dalle sventolanti orecchie degli elefanti, distese quasi un velo sul sole.
37 - I vessilli guizzanti come pesci, bevendo il denso polverio di quell'armata, con bocche squarciate dal vento, sembravano realmente pesci nell'atto di bere l'acqua novella torbidissima.
38 - E in mezzo a quel fitto turbine il carro si discerneva solo dallo stridore della ruota, e l'elefante dal suono dell'oscillante campana: il soldato sapeva d'avere incontro uno dei propri o un nemico, soltanto dall'udir pronunziato il nome del rispettivo re.
39 - Il rosso torrente di sangue spruzzato dai corpi dei guerrieri, degli elefanti e dei cavalli feriti dalle armi, fu come il giovane sole di quella tenebra distesa per il campo e che impediva la vista.
40 - La polvere in basso abbattuta dal sangue e al di sopra del sangue spazzata dal vento, sembrava il fumo dianzi sprigionatosi da un fuoco di cui non restassero ormai che i carboni.
41 - I feriti adagiati nei carri, come prima rinvenivano dal deliquio sopravvenuto ai colpi inferti loro, rimproveravano i pietosi cocchieri che via li trasportavano dal campo di battaglia, e, fatti voltare indietro i cavalli, ammazzavano indignati quei nemici dai quali erano stati test abbattuti e che riconoscevano dai distintivi dianzi osservati.
42 - Pure infrante a met via dai dardi degli avversari, le frecce degli abili arcieri, non perdendo la propria velocit, raggiungevano il bersaglio con la prima met avanzata che pur produceva il suo effetto.(219)
43 - Nel cozzo tra elefanti ed elefanti, le teste dei guerrieri che combattevano su di essi, ad onta fossero recise dai dischi volanti affilati come rasoi, indugiavano a cadere, come quelle che coi crini aderivano alle punte degli artigli degli avvoltoi.(220)
44 - Il cavaliere che aveva colpito la prima volta il nemico, non lo colpiva una seconda quando questi col corpo abbandonato sulla groppa del cavallo era incapace a restituire il colpo: desiderava, prima di rinnovar l'attacco, che l'avversario si riavesse.(221)
45 - Gli elefanti atterriti, smorzavano con la stillante proboscide le faville suscitate dal cozzo delle loro zanne con le spade sguainate dei corazzieri sfidanti la morte.
46 - Quel campo di battaglia sembrava il ridotto scelto dalla morte per trincare: le teste a dovizia tagliate dalle frecce erano le pigne, gli elmi caduti di cui era cosparso il suolo, raffiguravano i calici, e il vino si aveva nei rivoli di sangue. 
47 - Lo sciacallo, dopo aver strappato un pezzo di braccio umano dagli artigli degli uccelli di rapina intenti a scarnarlo nelle due estremit, a dispetto della sua gola per la carne, lo abbandonava, non appena la punta dell'armilla gli feriva il palato.
48 - Qualche eroe, cui la spada nemica aveva mozzato la testa, diventato d'un tratto padrone d'un volante carro celeste, guardava dall'alto, nell'atto di ascendere il cielo con una dea che dalla sinistra lo abbracciava, il proprio tronco riddare su pel campo di battaglia.
49 - Altri due eroi, per essersi i loro cocchieri accoppati a vicenda, raccogliendo le redini continuavano a combattere dal carro; perduti i cavalli, scendevano sul terreno per un lungo duello con la clava; infrantesi le clave, ricorrevano al pugilato.
50 - Tra due altri combattenti feritisi a vicenda e spirati nello stesso momento, ecco sorgere, bench sieno ormai partecipi d'immortalit, una contesa, in quanto che entrambi si disputano un'Apsaras.
51 - Quelle due schiere nemiche, come due immense onde dell'oceano per l'alterno prevalere del vento dell'ovest e dell'est, riportavano vicendevolmente una sconfitta e una vittoria instabile.
52 - E anche quando il proprio esercito fu sconfitto dal nemico, il valorosissimo Aja solo and incontro all'oste avversaria: il fumo, s, pu per causa del vento fuggir via dalla paglia, ma il fuoco l dov' la paglia, l solo resta.
53 - Egli solo impareggiabile eroe, armato di faretra, corazza ed arco, dal suo carro faceva coraggiosamente argine alla piena dei guerrieri, cos come il gran cinghiale ai flutti tempestosi dell'oceano in ogni fine d'evo mondiale.(222)
54 - Durante il combattimento lo si poteva osservare soltanto nell'atto di manovrare la leggiadrissima destra intorno alla bocca della faretra; e sembrava che la corda dell'arco, una volta sola tirata fino alle orecchie di tanto guerriero, generasse essa stessa le frecce micidiali ai nemici.(223)
55 - E seminava il suolo di teste nemiche che nelle bocche continuavano a ruggire e che ancor mostravano le labbra rossissime per i morsi del furore, le ciglia inarcate e coronate da un evidente solco, le gole squarciate dalle saette.
56 - Tutti i principi in quel combattimento vibravano i loro colpi su lui solo, adoperando e fanti e cavalli e carri e specialmente gli elefanti, e ogni specie d'armi atte a fendere le corazze, e ogni sforzo di valore e d'astuzia.
57 - Col carro celato in un mucchio di saette nemiche, egli era discernibile bersaglio solo per mezzo dell'estremit del vessillo: del pari il mattino velato dalla nebbia s'intravvede per il sole che fiocamente luce.
58 - Finalmente il principe, figlio di sommo re, diletto del dio Amore, desto sempre com'era, adoper contro i suoi rivali la soporifera arma gandharvica avuta in dono da Priyamvada.(224)
59 - Ed ecco l'esercito di quei principi sostare immobile schiavo del sonno, le mani torpide e incapaci a tirar l'arco, i corpi accasciati sulle aste delle bandiere, le celate prone su di una spalla.
60 - Quindi accostando la tromba a quel labbro di cui la dolcezza era stata assaporata dalla sposa, di fiato in essa il principe, sicch parve che l'impareggiabile eroe quasi volesse bere la gloria che s'era conquistata con le sue mani e che avea dinanzi in forma di soave liquore.
61 - Richiamati indietro dal ben noto suono della tromba, i suoi guerrieri credettero di vedere in lui, circondato di nemici caduti, l'immagine della luna allor che splende in mezzo ai loti addormentati.
62 - E con le punte dei dardi lorde di sangue, egli incise sui vessilli di quei re, le seguenti parole: "il Raghuide vi ha ora rapito la gloria, lasciandovi la vita per piet."
63 - Con un braccio sostenendo l'arco dalla ricurva estremit, col diadema infranto dall'attrito della celata, con la fronte su cui la stanchezza aveva attaccato gocce di sudore, egli trasse verso la sposa spaventata, e le disse:
64 - "Guarda pure ora, te lo consento o Vidarbhese, i nemici che potrebbero essere disarmati perfino da piccoli fanciulli: in siffatta attitudine bellica, essi aspirano a strapparti dalle mie mani!"(225)
65 - D'un tratto, cessate le lacrime ed i sospiri, il volto di lei, liberatosi dello squallore che i nemici vi avevano diffuso, s'illumin: del pari lo specchio, dileguatosi l'umido vapore del respiro che lo vel, torna alla sua prima tersezza.
66 - Sebbene fosse giubilante essa tuttavia, vinta dalla modestia, non felicit lo sposo direttamente, ma con le plaudenti voci delle sue damigelle d'onore: cos pure la terra vergine irrorata dalle stille della novella pioggia, saluta con gli squittii dei pavoni le ammassate nuvole che s'avanzano.
67 - Fu cos appunto che quel principe incensurabile consegu in isposa quella incensurabile donna e calc col piede sinistro il capo dei rivali. Ed ella coi bei riccioli irruviditi nelle punte dalla polvere sollevata dai cavalli e dal carro di lui, sembrava la personificata fortuna della battaglia vittoriosa.
68 - E Raghu, gi prima informato d'ogni cosa, accolse festante il vincitore che tornava a fianco dell'impareggiabile sposa; affidatagli poi la famiglia, volse le brame al sentiero della serena e casta rinunzia al mondo, perch i discendenti del sole, quando ci sia chi regga la famiglia, non si sentono fatti per la vita matrimoniale, ma per quella dell'asceta.
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto dal poeta Kalidasa, il settimo canto intitolato: "il matrimonio di Aja".

 CANTO 8.
1 - Cos Raghu consegn la terra, quasi questa fosse una seconda Indumati, nelle mani del figlio che ancor portava intorno al polso il caro laccio degli sponsali.(226)
2 - Quello che gli altri figli di re s'industriano di far proprio, magari ricorrendo al delitto, Aja invece raccoglieva come cosa offertasi da s, non per sete di godere, ma dicendo a s stesso: " la volont di mio padre".
3 - La terra assaporando insieme con lui l'acqua lustrale con la quale Vacishtha lo battezzava re, parve dire nella chiara esalazione dei suoi vapori d'aver raggiunto ogni desiderio.
4 - Consacrato re da Vacishtha con le cerimonie e formole magiche prescritte dall'Atharvaveda, di cui quegli era maestro, Aja divent invincibile dai nemici; perocch ci che  il potere della religione quando s'unisce alla forza delle armi, questo appunto era il principe Aja pari al vento e al fuoco alleati.
5 - I sudditi credettero di vedere nel nuovo re il vecchio Raghu ringiovanito, ch Aja non raccolse di lui soltanto la prosperit, ma le virt tutte.
6 - Due cose invero unite ad altre due splendidissime, acquistarono sommo fulgore: l'avito regno unito con Aja e la novella et unita con la modestia di lui.
7 - Egli dalle lunghe braccia si godeva con clemenza la terra di fresco venuta nelle sue mani, dicendo a s stesso: "sarebbe invasa dal terrore ov'io usassi violenza"; se la godeva quasi fosse una sposa di recente impalmata.
8 - Dei sudditi ognuno credeva d'essere il pensiero dominante del re: cos l'oceano non disprezza nessuno dei cento fiumi che vanno ad arricchirlo d'acqua.
9 - N troppo crudo n troppo mite, ma amico sempre della via di mezzo, egli, come il vento gli alberi, piegava gli altri principi, senza per sradicarli.
10 - Raghu allora, vedendo il figlio prendere salde radici tra i sudditi, divent alieno, in grazia alla conoscenza della suprema realt, da tutti i piaceri perituri, anche da quelli che offre il cielo.
11 - Invero, dopo avere affidato a figli virtuosi il prospero regno, i discendenti di Dilipa, venuto l'ora di piegar le vele e raccoglier le sarte, batterono tutti coi sensi domi la via degli asceti che di corteccia d'albero cingono i lombi.
12 - Ma Aja, vedendo il padre ansioso del santo rifugio della selva, chinandosi col capo ornato di turbante ai piedi di lui, lo implor di non volerlo abbandonare.
13 - E Raghu, tenero del figlio a cui le lacrime rigavano il volto, gli concesse il desiderio, ma, come il serpente la pelle, egli non volle pi riassumere la deposta dignit regale.
14 - Entrato nell'ultimo stadio della vita brahmanica, scelse una dimora fuori della citt, e quivi veniva a rendergli omaggio, quasi fosse la nuora, la dignit regale che il figlio si godeva.
15 - E quella famiglia reale, col vecchio re immerso nella pace della contemplazione e col nuovo ergentesi ai fasti della gloria, emulava il cielo col sole che si leva al mattino mentre la luna sparisce a poco a poco.
16 - In Raghu e nel figlio, portanti l'uno il distintivo dell'asceta, l'altro quello di re, la gente credeva vedere personificate e scese in terra una particella della legge emancipatrice dall'illusione mondana, e un'altra della legge che  scorta alle glorie del secolo.
17 - Aja, per diventare invitto, conversava con ministri scaltri in politica; Raghu, per raggiungere la beatitudine indefettibile, s'accompagnava con santi asceti provati.
18 - Il giovane re prendeva il seggio della giustizia per esaminare il diritto e il torto dei suoi sudditi, il vecchio invece cercava uno strato purificato d'erba kuca per sedervicisi e in disparte raccogliere la mente nella meditazione.
19 - L'uno con le fiorenti forze dello Stato sottometteva al suo volere i principi confinanti, l'altro con l'esercizio della contemplazione governava i cinque fiati del corpo.(227)
20 - Il giovane monarca inceneriva tutti i frutti delle imprese vagheggiate in terra dai nemici, l'altro era tutto intento a consumare col fuoco della mistica scienza gli effetti delle proprie opere, semi di nuove esistenze.
21 - Aja adoperava i sei espedienti politici, dei quali il primo  la pace, dopo d'averne ben considerato l'effetto; Raghu invece, dando lo stesso valore all'oro e ad una sterile zolla, dominava i tre elementi che sono nella materia primordiale.(228)
22 - Non smetteva d'agire il giovane signore, costante nell'opera, finch non ne cogliesse il frutto; non lasciava dall'esercitarsi spiritualmente il vecchio, costante nella meditazione, finch non gli si rivelasse la suprema realt.
23 - In tal modo entrambi, vigilando e aspirando l'uno alla prosperit l'altro alla finale emancipazione, frenati da una parte i nemici, dall'altra i sensi, figliuolo e padre raggiunsero il rispettivo intento.
24 - E Raghu per amore di Aja avendo trascorso alcuni anni presso di lui in quello stato perfetto dell'animo in cui raccolti si guarda il mondo tutto con lo stesso occhio, si ricongiunse infine all'eterno indefettibile Spirito che  al di l d'ogni tenebra.
25 - Ed Aja, udita la morte del padre, e dato per lungo tempo sfogo alle lacrime, offerse legna all'ara domestica e coi penitenti pratic in onore di lui il rito funebre cui resta estraneo il fuoco.(229)
26 - Esperto delle regole del sacrificio ai Mani, Aja comp le cerimonie dell'offerta della focaccia, dell'acqua, ecc., ma solo in omaggio e per devozione al padre, perch quelli che muoiono dopo aver percorso come Raghu il sentiero ascetico dello Yoga, non hanno pi bisogno delle focacce offerte dai figli.(230)
27 - Confortato da saggi discernitori dei supremi veri e convinto che il padre passato a eccelsa sorte non era da compiangere, Aja, coll'arco pronto a scoccare, fece s che il mondo non riconoscesse fuori di lui altro padrone.
28 - La terra e la leggiadra Indumati, sposate a un signore di cos eccelsa virilit, diedero alla luce l'una ogni sorta di tesori, l'altra un eroico figliuolo,
29 - che i saggi celebrano qual padre di Rama e che radioso come il sole divent inclito nelle dieci plaghe sotto il nome di Dacaratha.(231)
30 - Avendo cos pagato il suo debito verso i Rshi con lo studio dei Veda, verso tutti gli dei col sacrificio e verso i Mani con la prole maschile, il principe brill al pari del sole scevro d'alone.
31 - Non pure le ricchezze di questo re ma tutte le virt sue servivano al vantaggio altrui: la sua forza ei l'adoperava a liberar dalle cure gli afflitti, la sua gran dottrina a meglio conoscere e riverire i sapienti.
32 - Una volta egli, egregio custode del popolo e padre felice di bella prole, and con la regina a diporto nel parco adiacente alla citt, emulo d'Indra quando con caci si diletta a passeggiare nel paradiso.
33 - Ed ecco venire Narada per lo stesso sentiero del sole allor che torna dal nord, eccolo venire per suonare la cetra al re che calcava il suolo di Gokarna sacro a civa, lungo la spiaggia del mare di mezzogiorno.
34 - Un vento impetuoso, quasi bramasse fregiarsene, gli port via la ghirlanda, intessuta di fiori non terrestri, posta in cima alla cetra. 
35 - La cetra del santo, circondata d'api in cerca dei fiori, parve come se versasse lacrime, torbide di collirio, provocate dall'insulto del vento. 
36 - La celeste ghirlanda, con la straordinaria fragranza dei fiori di madhu vincendo il primaverile rigoglio delle liane del parco, and fortunata a posarsi sui capezzoli dell'ampio seno della bella del re. 
37 - Ond'essa, la diletta del principe, vedendo quella divenuta nello spazio d'un istante compagna delle sue mammelle ben tornite, chiuse sgomenta gli occhi come la ninfea cui Rahu rapisca il raggio della luna;
38 - e con la persona priva di sensi cadendo si trascin dietro anche lo sposo svenuto: la fiamma invero del lume cade a terra insieme con la stillante goccia d'olio che l'alimenta.
39 - E gli uccelli annidati nelle aiuole delle ninfee, spauriti dal clamoroso pianto d'angoscia delle persone addette al servizio della coppia regale, cominciarono a lamentarsi come se lo stesso dolore li pungesse.
40 - Con lo sventolio di ventagli e con altri mezzi si giunse a far passare il deliquio del re, ma la regina rimase nello stesso stato, ch l'applicazione d'un rimedio sortisce il suo effetto sol quando c' ancora un resto di vita.
41 - Il re, della moglie tenerissimo, sollevandola con le braccia, se l'adagi in grembo, su quel grembo uso a sostenerla; e parve che priva di vita com'era, essa si trovasse nella stessa condizione d'una cetra che, perduto il ponticello, aspetti d'esserne di nuovo provvista per suonare.(232)
42 - Lo sposo con quella sua consorte sedutagli in grembo, smorta in viso per la perdita dei sensi, raffigurava la luna che allo spuntar dell'aurora mostra scialbo e torbido il segno della lepre.(233)
43 - Si lamentava egli singhiozzando, privo ormai della naturale sua fortezza; ma il ferro stesso, quando  molto arroventato si rammollisce; figuriamoci l'uomo, il gramo possessore d'un frale corpo!
44 - "Se pure i fiori toccando le membra possono privare della vita, quale altro mezzo non avr dunque il fato quando vorr colpire?
45 - Forse la morte imprende a distruggere le cose soavi con le cose soavi e mi par di vedere qui il primo esempio della ninfea ammazzata dal bacio della fresca rugiada.
46 - Ovvero anche  la mia sorte avversa che ha indotto il Creatore a inventare una folgore speciale che invece di schiantar l'albero sfoga il suo sdegno contro la liana che al ramo dell'albero s'appoggia.
47 - Durante il lungo tempo della nostra unione tu mai mi facesti un segno di dispetto pur quando io avevo torto; come mai d'un tratto non mi rivolgi pi la parola senza che io abbia l'ombra d'una colpa e ad onta mi dichiari il tuo schiavo?
48 - Certo, o tu dal sorriso puro come l'innocenza, io debbo essere un malvagio e devi aver saputo che amavo d'ingannarti, se puoi ora senza salutarmi partire di qui per il mondo di l fuor d'ogni speme di ritorno.
49 - Questo aborrito mio spirito vitale che segu la mia diletta per un tratto, a che cosa fare  senza di essa ora tornato? Ben merita di sopportare la fiera ambascia frutto d'opera propria.
50 - Stanno ancora sul tuo volto le stille di sudore che vi ha raccolte lo sforzo dell'amplesso amoroso, ed eccoti morta quasi spontaneamente: maledetta sia la transitoriet dei viventi!
51 - Neppure col pensiero io mai feci cosa che potesse riuscirti sgradita, perch dunque m'abbandoni? Certo solo di nome sono signore della terra, ch ogni mio diletto sussiste in te.(234)
52 - Il vento, o tu dalle gambe simili a proboscide di giovane elefante, agitando i tuoi riccioli contesti di fiori, ondulati e neri come la pecchia, mi rende il cuore presago del tuo ritorno.
53 - Deh vogli, o cara, tosto rimuovere col tuo risveglio l'affanno mio, cos come di notte la pianta dell'Himalaya dissipa con la sua fosforescenza la tenebra che s'accoglie nelle caverne.
54 - Questo tuo volto, dalla chioma discinta oscurato e con la bocca muta, m'affligge ed ange e raffigura il solitario loto addormentato la notte e privo del ronzio dell'ape entro il suo calice.
55 - Torna la notte al suo diletto astro lunare, torna l'amata femmina del cigno al suo compagno; solo cos e il primo e il secondo comportano gl'intervalli amari della separazione; ma tu andata via per sempre com' possibile che non m'incenerisci?
56 - Queste tue membra soavi, che pure adagiate sur uno strato di teneri bocciuoli si logoravano, dimmi, o callipige, come faranno a sopportare l'ascesa della pira?
57 - Questa cintura, prima compagna tua nell'alcova, muta ormai perch pi non cammini n civetti, non sembra forse che per il dolore t'abbia voluta seguir nella morte, cos come giaci per mai pi destarti?
58-59 - Vero  che ad onta della tua impazienza di raggiungere il cielo, tu, pensando a me, hai pur voluto lasciare nei cuculi canori la tua voce soave, nei flaminghi l'incesso tuo stanco per la foga d'amore, nelle gazzelle lo sguardo mobile, nelle liane ondeggianti al vento i vezzi provocatori; se non che questi tuoi pregi non valgono nella tua assenza a confortare il mio cuore straziato.
60 - Questo mango e questa liana avevi pur divisato di accoppiare, e certo non si conf che tu parta senza aver prima celebrato la loro nuziale cerimonia.
61 - Il fiore che questa pianta d'acoka da te fecondata far sbocciare, come potr io da fregio ch'esso vuol essere dei tuoi riccioli, tramutarlo in offerta funeraria?(235)
62 - E quest'altro acoka quasi rammentando il beneficio, accompagnato dal tintinnio dei nupura e da altre piante difficile ad ottenersi, che il tuo piede fecondandolo gli rese, ti rimpiange, o tu dalle belle membra, con le lacrime traspiranti dai suoi fiori.(236)
63 - Perch mai, o tu dalla gola canora come quella dei Kinnara, dormi ora cos, prima d'aver finito di contessere la cintura, che per met foggiammo coi fiori di bakula in fragranza emuli del tuo alito?
64 - Queste amiche condividono le tue tristezze e le tue gioie, questo pargolo arieggia la nascente luna nuova, io ti porto un affetto esclusivo e costante, e ad onta di tutto ci hai voluto tradurre in atto la tua determinazione crudele.
65 - Finita  oggi per me la letizia, rovinato il piacere, cessato il canto, squallida la primavera, inutile l'ornamento, deserto il talamo.
66 - La morte spietata, togliendomi in te la consorte il consigliero l'amica dell'alcova la diletta discepola del vago esercizio delle arti belle, dimmi, che cosa non mi ha tolto?
67 - Tu che baciandomi suggesti il fragrante liquore di cui era madida la mia bocca, come potrai, o bella dagli occhi inebrianti, indurti poi a bere l'acqua funeraria intorbidata dalle mie lacrime e che ha raggiunto l'altro mondo?
68 - Pure in mezzo agli splendori Aja reputer vano ogni piacere: per me infatti, irremovibile dagli altri lenocini, tutti gli allettamenti sono in te."
69 - In tal modo il re dei Kocala, lamentandosi con parole suonanti piet riguardo alla cara sposa perduta, commosse perfino gli alberi, come quelli i quali nel succo scorrente dai rami versavano la loro mesta pioggia di lacrime.
70 - Ed i parenti avendogli con fatica tolta dal grembo la bella spirata, la consegnarono adorna di gramaglie a un fuoco alimentato da legna di aloe e di sandalo.
71 - Non per alcuna speme che ancora potesse consentirgli la vita, il re si tenne dal salire sul rogo insieme con la regina, ma perch consider il biasimo che tutti avrebbero ripetuto: "dimentico della sua maest regale ha pel cordoglio voluto seguire nella morte la sua bella".
72 - Passati dieci giorni egli, esperto dei riti, fece compiere nello stesso parco adiacente alla citt, splendide cerimonie funebri in onore della consorte, di cui restavano solo le virt.
73 - Scialbo come la luna al finir della notte, egli entr senza di lei in citt, e nelle lacrime che rigavano il volto alle cittadine gli parve vedere un canale per la piena del suo dolore.
74 - Il venerando Vacishtha, trattenuto nel suo eremo per un sacrificio che s'era assunto di celebrare, avendo saputo dalla chiaroveggente sua meditazione che il re non riusciva a scuotere il torpore dell'angoscia, per mezzo d'un discepolo, gli mand a dire queste parole esortative:
75 - "Poich il santo maestro non ha finito di compiere un rito commessogli, perci, pur sapendo la causa della tua afflizione, non  qui venuto in persona per restituirti quell'equilibrio dell'animo che hai perduto.
76 - In me, o bene oprante principe, vibra ora la voce di lui fatta di brevi parole d'ambasciata; odila, o tu glorioso per eccelsa fortezza, e vogli poi accoglierla nel tuo cuore;
77 - perch egli con l'occhio onnipervadente della sapienza, vede tutti e tre i tempi, passato, presente e futuro, nei regni dello Spirito increato.
78 - Indra una volta insospettitosi dell'asceta Trnabindu che stava compiendo ardue pratiche d'austerit, gli mand Harini, la ninfa celeste, per interrompere la sua meditazione.
79 - Il santo, per lo sdegno in lui suscitato dall'impedimento del suo ardore ascetico e che travolse la sua calma serena come il flutto del finimondo la spiaggia, la maledisse, nell'atto ch'ella gli spiegava dinanzi le sue grazie ammalianti, con queste parole: "possa tu diventare una donna mortale".
80 - E poich quella implorando gli disse: "o venerando, sono tua umile ancella, perdona se ti ho fatta cosa sgradita", il santo la condann a restar sulla terra finch non vedesse dei fiori celesti.
81 - Nata nella famiglia dei Krathakaicika ed essendo stata per lungo tempo la tua regina, essa infine inopinatamente vide cadere dal cielo ci che doveva porre termine alla sua maledizione.
82 - Smetti dunque dal pensare alla perdita di lei; la morte, sai bene, impende a tutti i nati; il tuo dovere  di custodire questa terra, ch la terra  la sposa dei re.
83 - Quando si  felici mostriamo il buon frutto della dottrina, evitando, con la continenza, d'incorrere nel biasimo degli eccessi; questo stesso buon frutto dobbiam mostrare, con la fortezza, allor che il nostro cuore arde della febbre del dolore.
84 - Come mai piangendo credi di riacquistare la sposa? E anche tu la seguissi nella morte, non la riacquisteresti, ch i destini delle anime nel mondo di l hanno diverse vie per effetto delle rispettive azioni.
85 - Scuotendo dal cuore l'ambascia, conforta piuttosto la tua consorte con le offerte funerarie, per che si dice che il pianto dei parenti troppo prolungato, scotti il morto.
86 - I sapienti affermano che la morte  lo stato normale e la vita lo stato eccezionale delle creature, sicch l'essere che giunge a respirare anche un momento solo, pu ben dire d'aver fatto un guadagno.
87 - Lo stolto considera la perdita d'un caro come una spina conficcata nel cuore, il saggio invece come una spina estirpata dal cuore, in quanto pensa che la morte schiude il passo alla salvezza.
88 - Quando si  imparato che il proprio corpo e l'anima propria s'uniscono e poi si separano, dimmi qual dolore pu pi infliggere al saggio il distacco da cose che sono fuori di lui?
89 - Non volere, o tu forte tra i forti, piegare il capo al dolore come qualunque uomo volgare: che differenza pi ci sarebbe tra gli alberi ed i monti se questi al pari di quelli si lasciassero scuotere dal vento?"
90 - Aja assentendo a queste parole del suo maestro egregio, conged l'asceta che glie le aveva riportate, ma esse, non trovando posto nel suo cuore colmo d'ambascia, quasi tornarono in presenza di Vacishtha.
91 - Per la fanciullezza del figlio, egli, sobbarcandosi al peso del regno e facendo cos seguire i fatti alle belle promesse, pass otto anni in pena col solo conforto di guardare ritratti e statue della diletta sposa perduta e d'incontrarla, gioia ahim troppo fugace, nei suoi sogni.
92 - Ma l'aculeo del dolore spezz, come il rimettiticcio dell'albero di plaksha il tetto d'una stuccata magione, con violenza il suo cuore e, incurabile dai medici, avendolo ridotto in fin di vita, fu da lui considerato come un guadagno, tanta era la sua fretta di raggiungere l'amata consorte.
93 - Dopo d'aver commesso al figlio ben disciplinato e gi in et da portar corazza, la cura di custodire debitamente i sudditi, il re, ansioso di lasciare la penosa dimora del corpo logorato dal male, stabil di morire d'inedia.(237)
94 - Per avere abbandonato il corpo nel sacro guado, punto di confluenza delle acque del Gange e della Sarayu, egli ottenne d'essere inscritto nel numero degli immortali, e ricongiuntosi alla sposa, diventata anche pi bella di prima, fu di nuovo felice nelle dilettose magioni del paradiso.
Ecco del gran poema Raghumamca composto dall'egregio poeta Kalidasa, l'ottavo canto intitolato: "il lamento di Aja".
 
CANTO 9.


1 - Dacaratha, guerriero eccelso nel guidare carri, domatore dei sensi attraverso le pie meditazioni, e sommo tra i reggitori che dal male si astengono, raccolse e resse dopo il padre il regno dei Kocala settentrionali.
2 - Poich egli, in forza pari al dio della guerra, custodiva rettamente la cerchia dei domini spettanti alla sua famiglia e che comprendevano campagne e citt, perci queste e quelle sempre pi progredivano. 
3 - I saggi chiamano entrambi Indra (l'uccisor di Vala) e Dacaratha (il discendente di Manu) rimovitori di stanchezza; il primo per le largizioni di tempestiva pioggia ai lavoratori, il secondo per le opportune liberalit a chi adempiva al proprio dovere.
4 - Essendo re il figlio d'Aja, emulo degli immortali in splendore e intento al gaudio della pace spirituale, non pose piede nel territorio la malattia, ancor meno l'oppressione nemica, e la terra larg ferace i suoi frutti.
5 - Il paese, venendo nelle mani di lui non meno possente dei suoi predecessori, brill cos come aveva prosperato per virt di Raghu vincitore fino agli estremi confini delle dieci plaghe, e per virt di Aja in seguito.
6 - Imit Yama in giustizia, Kubera nel profondere piogge di ricchezze, Varuna nel castigo dei malvagi, il sole nel maestoso fulgore. 
7 - Lui intento a diventar grande, non distolse n la passione della caccia, n del giuoco, n il liquore che si fregia del riflesso della luna, n donna giovane e leggiadra.
8 - Mai una parola umiliante pronunzi egli dinnanzi magari alla maest d'Indra, mai una vana sia pure nelle conversazioni fatte per ridere, mai una aspra, egli sempre superiore allo sdegno, contro gli stessi nemici.
9 - Da questo discendente di Raghu gli altri principi ricevevano o l'innalzamento o il tramonto, perch verso quelli che non trasgredivano gli ordini suoi egli si mostrava tenero di cuore, di ferreo cuore invece per chi contro di lui tonava. 
10 - Armato del suo arco pronto a scoccare, egli con un sol carro conquist la terra cui fa da cintura l'oceano, e l'esercito ricco d'elefanti e di velocissimi cavalli serv semplicemente a far echeggiare lontano la gloria di lui.
11 - Anzi la vittoria di lui, ricco al pari di Kubera per aver conquistato col suo arco e con un sol carro scudato tutta la terra, fu annunziata dagli oceani tonanti come nuvole trasformati in altrettanti tamburi rullanti.(238)
12 - Con la sua folgore armata di cento punte, Indra distrusse le ali e il vigore dei monti; del pari col suo arco tonante e scoccante una pioggia di saette, Dacaratha, leggiadro di viso come novello loto, distrusse gli eserciti e gli alleati dei suoi nemici.(239)
13 - A cento a cento i principi lambivano questo re indefettibile nel suo valore coi raggi delle gemme dei loro diademi vie pi rilucenti per lo splendore delle unghie dei piedi di lui, cos come i Marutas lambiscono Indra, celebratore di cento sacrifici.(240)
14 - Dalla spiaggia del grande oceano egli torn nella sua citt, non meno magnifica di Alaka, mostrandosi compassionevole verso le mogli dei nemici che scarmigliate mandavano innanzi i loro pargoletti a rendergli il saluto fatto lor fare, perch ancora troppo piccini per farlo da s, dai ministri.(241)
15 - Pur essendo diventato il centro nella sfera di tutti gli Stati, s che altro bianco parasole ei non vedeva levarsi, e lecito gli era dire a s stesso: "invincibile  ormai questo mio trono", tuttavia non ristava dal vegliare sfolgorando di luce al pari d'Agni e di Soma.
16 - Da lui che col proprio braccio aveva conquistato dovizie da ogni parte del mondo, che durante la celebrazione dei sacrifici deponeva il diadema e che era mondo d'ogni tenebra spirituale, le rive delle fiumane Tamasa e Sarayu vennero fregiate con l'erigervi auree colonne sacrificali.
17 - civa, entrando nella persona di lui ricoperta d'una pelle nera, munita d'un bastone di udumbara, avvinta d'una cintola d'erba kuca, devota al silenzio, corredata d'un corno di gazzella e consacrata al sacrificio, la faceva brillare d'incomparabile splendore.(242)
18 - Purificato dal bagno che conchiude il sacrificio, domo nei suoi sensi, reso degno d'adire il consesso degli dei, egli piegava la sua nobile cervice soltanto a Indra, nemico di Namuci, largitor di pioggia.
19 - La dea che porta i loti, fedele al marito, fuori dell'increato Maschio e di questo rampollo della famiglia di Kakutstha, misericordioso verso i poveri, quale altro re della terra mai favoriva delle sue grazie?(243)
20 - Egli, il glorioso auriga, avendo ottenuto di combattere al fianco d'Indra in prima linea, costrinse le donne celesti, esenti da paura in grazia alle sue frecce, a celebrare l'insigne valore del suo braccio.
21 - E spesso armato d'arco, in quel suo unico carro prendendo egli impetuoso il passo a Indra, abbattette col sangue dei nemici degli dei la polvere del campo di battaglia, che si sollevava di contro al sole.
22 - Lui che ormai aveva piantato le frecce nei nemici, ottenero in isposo, come le fiumane figlie dei monti il mare, le tre figlie dei re di Magadha, Kocala e Kekaya, fedeli esse al marito quasi fosse un dio.(244)
23 - Con queste tre consorti dilettissime egli, abile nei mezzi atti a sconfiggere i nemici, sembrava fosse Indra, disceso in terra, con appunto le sue tre possanze, per governare il mondo.(245)
24 - Torn intanto la primavera coi suoi novelli fiori quasi per rendere omaggio a questo incomparabile principe valorosissimo che nel maneggio del timone del regno emulava Yama, Kubera, Varuna e Indra.
25 - E il sole, vago di recarsi alla plaga abitata da Kubera, come prima l'auriga gli ebbe voltato i cavalli, lasci il monte Malaya, e col fugare l'inverno rese le albe chiare e serene.(246)
26 - Sbocciarono i fiori, poi spuntarono le nuove foglie e seguirono finalmente le note canore dell'usignolo e il ronzio delle api: cos gradatamente la primavera scendendo nelle alborate selve si manifest in tutta la sua vaghezza.
27 - Le ciocche di gemme deposte sull'albero di kimcuka dalla bella primavera, spiccavano cos come i fregi delle ferite inferte all'amante con le unghie dalla innamorata cui la foga della passione ha tolto il pudore.
28 - Il sole invero, incapace a farla dileguare del tutto, aveva fino allora soltanto diradato la neve invisa alle labbra delle leggiadre spose per le moleste lesioni lasciatevi dai morsi dei troppo ardenti amanti, e rimovitrice della cintura dai ben torniti lombi.
29 - Pur degli asceti che avevano vinto l'odio e l'amore restava il cuore inebriato dalla liana fiorita del mango che coi suoi bocciuoli agitati dai venti del Malaya sembrava intenta ad esercitarsi in una pantomimica rappresentazione.
30 - Verso i loti del laghetto fatti sbocciare dalla primavera, traevano le api e i cigni, cos come i bisognosi verso le dovizie ammassate dalle virt politiche di quel re e adoperate soltanto a beneficare gli uomini degni.
31 - Non soltanto il novello primaverile fiore dell'albero d'acoka accendeva l'amoroso desio nelle leggiadre donzellette, ma anche i germogli che sogliono adattarsi alle orecchie delle belle, le inebriavano.
32 - I Kurabaka, simili ad altrettanti fregi recenti disegnati dalla Primavera sul vago volto dei boschetti, provocarono, in grazia al nettare ch'essi sapevano copiosamente largire, il ronzio delle api.
33 - I fiori fatti sbocciare dalla profumata saliva delle vaghe donne e di questa recanti gli stessi pregi, fecero affollare intorno alla pianta di bakula lunghe file di pecchie avide di miele.(247)
34 - Nelle estese selve fiorite e fragranti s'udirono da principio rade le note dei cuculi, cos come rari sono i discorsi delle vergini timidette.
35 - Le liane dei boschi, canore per il ronzio delle pecchie piacevole all'udito e sorridenti per mezzo dei candidi fiori delicati arieggianti una fila di bei denti, brillavano coi loro bocciuoli agitati dal vento e che sembravano tante mani battenti il tempo in cadenza.
36 - Le spose assaporavano un liquore fragrante pi del fiore di bakula, ma in dose tale da non intaccare l'amoroso desio verso i mariti; un liquore anzi alleato d'amore e abile maestro di vaghe seduzioni e amplessi.
37 - Rifulsero le fontane nei cortili delle case coi loro loti dischiusi e con gli uccelli acquatici resi canori dall'amore, rifulsero come tante leggiadre donne sorridenti e tintinnanti per le cinture discioltesi.
38 - La notte resa pi corta dalla primavera e candida per il sorgere della luna, s'assottigli al pari d'una sposa tradita che non ha ottenuto la gioia di stare insieme con l'amato marito.(248)
39 - La luna coi suoi raggi tersissimi per la sparita nebbia e rimovitori della lassezza prodotta dai nuziali abbracciamenti, inspir maggiore baldanza al dio dall'arco di fiori, s ch'egli pi che mai lev alto il suo vessillo contrassegnato da un delfino.(249)
40 - Le giovinette portavano adattato nei riccioli un fiore dalla foglia e dal polline delicati, che pareva l'immagine d'un ornamento d'oro per la vaga selva splendente del bagliore dei fuochi alimentati dalle offerte sacrificali.(250)
41 - La pianta di tilaka riconoscibile dalle pecchie graziose come stille di nero collirio ed erranti tra le file dei fiori, fregiava la selva al pari dei nei posticci che ornano la donna.
42 - La liana navamallika, leggiadra diletta degli alberi, rapiva il cuore con la grazia del suo sorriso manifestantesi nei fiori, diffusa su pe' germogli raffiguranti le labbra e accompagnata dall'effluvio del succo.
43 - Sol nelle loro belle costringeva gli amanti a trovare diletto l'esercito del dio amore costituito dai gialli zendadi vincenti il colore del sole, dai germogli di grano che trovavano posto sulle orecchie e dai gorgheggi degli usignoli.
44 - La gemma nata dal tilaka, ricca di splendido polline, venendo a congiungersi con uno sciame di pecchie, assunse lo stesso splendore delle perle disseminate in trecce di nera chioma ricciuta.
45 - Le api in fila volavano dietro al polline rapito di su gli stami dei fiori spandentesi nella selva agitata dal vento, quasi fosse la cipria abbellitrice del volto della primavera, o piuttosto il drappo del vessillo d'Amore armato del suo arco.
46 - Le giovinette deliziandosi nel novello giuoco primaverile dell'altalena, pur essendo destre a tenere saldamente le due funi reggenti il sedile, facevano credere d'aver intorpidite le liane delle loro braccia per soddisfare cos il desiderio d'allacciarle intorno al collo degli amanti.
47 - Le donne si abbandonavano al godimento, quasi che gli usignoli partecipassero loro le intenzioni del dio Amore, dicendo: "smettete il broncio amoroso; basta, ors, di liti: passata una volta pi non torna la bella giovinezza".
48 - Frattanto il re che simile a Vishnu alla Primavera ad Amore, si dilettava insieme con le sue donne dei tripudi della stagione per quanto ne avesse vaghezza, fu preso dal desiderio di divertirsi nella caccia.
49 - E poich la caccia scaltrisce nel colpire quei bersagli mobili che sono le bestie, di queste fa conoscere i movimenti rivelatori di paura e d'ira, e, avvezzando a vincere la stanchezza, rinvigorisce il corpo, perci il re ottenne il consenso dei ministri e part. (251)
50 - Avendo indossato un abito adatto per entrare nel parco, con la faretra che gli pendeva dall'ampio collo egli, sole fra gli uomini, per la polvere sollevata dalle unghie dei destrieri, mun l'atmosfera come di un baldacchino.(252)
51 - Cinta la testa d'una ghirlanda di fiori e d'erbe silvestri e la persona d'una tunica del colore stesso delle foglie degli alberi, egli sfolgorava su pe' campi frequentati dalle antelopi mentre i suoi orecchini oscillavano pel galoppo del cavallo.
52 - Le dee boscherecce, tramutate le loro persone in sottili liane e affidata la funzione dei loro occhi alle pecchie, scorsero sul cammino quel principe dagli occhi belli che col suo buon governo felicitava il popolo dei Kocala.
53 - Egli entr cos nella selva che gli allevatori dei bracchi e gli uccellatori avevano antecedentemente preparata e che, rimosso ogni pericolo di conflagrazione e di masnadieri, offriva un terreno solido adatto ai cavalli, cisterne con acqua potabile e grande abbondanza di antelopi, uccelli e bufali.
54 - Quindi, scevro d'ogni cura, quell'uomo eccelso diede di piglio al suo arco munito della corda, emulo dell'arma dei trenta Immortali provvista di quella corda che  il baleno del colore dell'oro e brandita da essi nel mese piovoso dell'anno; e col fragore di questo suo arco eccit lo sdegno dei leoni.(253)
55 - Ed ecco apparire dinnanzi a lui una torma di gazzelle preceduta da un maschio altezzoso, screziato di nero, mentre i piccoli cercando le mammelle impedivano tratto tratto il passo delle femmine, recanti in bocca erba kuca.
56 - Tale mandra scompigliata nelle sue file dal re che sopra un cavallo veloce e con un dardo estratto dalla faretra le si dirigeva contro, oscur la selva con le occhiate sgomente ed umide come masse di foglie di loti agitate dal vento.(254)
57 - Ma l'augusto arciere, pari al dio Hari in maest, avendo scorto che la gazzella compagna d'un maschio preso di mira, faceva da scudo a quest'ultimo, coll'interporre il proprio corpo, trattenne il dardo, quantunque gi tirato con la corda fino alle orecchie; lo trattenne in quanto che sapendo egli stesso per prova che cosa fosse amore, ebbe il cuore intenerito dalla compassione.
58 - E la mano di lui disposto a scagliar frecce contro altre gazzelle, pur tornando alle orecchie e stringendo forte il dardo, rilassata s'apr, perch quelle bestie gli rammentavano coi loro occhi resi mobilissimi dal terrore i movimenti vezzosi e seducenti degli occhi della sua donna altera.
59 - Allora egli si volse a seguir la pista d'una mandra di cinghiali in fuga, venuta fuori dal fondo melmoso d'un fresco stagno e che, seminando il terreno di briciole dei bocconi di germogli di cipero, aveva reso la propria traccia facilmente riconoscibile in grazia delle lunghe file d'umide orme.
60 - Contro di lui che di sul cavallo colpiva tenendo il corpo alquanto piegato, desideravano i verri con le criniere irte slanciarsi, e non s'accorgevano nemmeno d'essere d'un tratto dalle frecce di lui confitti in quegli stessi alberi ai quali, rivoltandosi per assalirlo, avevano puntellato i lombi.
61 - Una freccia da lui adattata alla corda tesa dell'arco e scagliata nell'occhio d'un bufalo selvatico che con impeto veniva per colpire, ne pass il corpo da parte a parte senza che la tacca s'insozzasse di sangue, e prima fece cadere la bestia, poi cadde essa stessa.
62 - Pi volte il principe rese leggiere le teste dei rinoceronti privandole dei corni per mezzo di lame affilate: egli invero, preposto a domare i superbi, mal tollerava che i nemici alzassero troppo la cervice, ma non gi che vivessero a lungo.
63 - Le tigri che venendo fuori dalle caverne lo assalivano, pari ai ramoscelli superiori della pianta asana in fiore spezzati dal vento, egli in un batter d'occhio, con la mano addestrata mirabilmente dall'arte, le trasformava in una faretra, come quelle che avevano la bocca tosto riempita delle sue saette.
64 - Con gli stridori della corda dell'arco, terribili al pari dell'uragano, egli, vago d'ammazzare i leoni, sdraiati nei cespugli, li eccitava: difatti pungevalo d'invidia il nome di re degli animali ch'essi portano e al quale la loro forza conferisce pi che mai gloria.
65 - E il Kakutsthide avendoli uccisi questi fieri nemici giurati della famiglia degli elefanti, le perle dei quali aderivano ancora alle punte dei leonini adunchi artigli, in grazia alle frecce scagliate si sent come assolto dal debito contratto verso gli elefanti che avevano prestato servizio nelle battaglie da lui combattute.(255)
66 - Spingendo poi il cavallo tutt'intorno ad una mandra di bovi camara, lasci cadere una pioggia di frecce scagliate dalla corda tesa fino all'orecchio, e d'un tratto privandoli, quasi fossero tanti re, delle loro candide code, rest pago e contento.(256)
67 - Si tenne dal rendere bersaglio delle sue frecce il pavone dalla splendida coda, ad onta gli volasse vicino al cavallo, perch subito pens alla chioma della sua diletta, contesta di variegate ghirlande, ma sciolta e sparpagliata nell'ora dell'amplesso.
68 - Il vento della selva intanto, impregnato di stille freschissime, schiudendo le pieghe dei germogli, tergeva il sudore che abbondante gli rigava il volto in seguito ai duri sforzi impostigli da quel passatempo.
69 - In tal modo la caccia, al pari d'una scaltra amante, rap il cuore del re che, dimentico d'ogni altro suo dovere, lasciando nelle mani dei ministri il governo del timone del regno, sentiva per quella crescere la sua passione quanto pi la coltivava.
70 - Ed una volta, senza aver raccolto intorno a s la guardia, pass soletto tutta intera la notte, la quale gli offriva bocciuoli di delicati fiori per letto e preziose piante fosforescenti per lampade.
71 - Sul far del giorno egli, destato da una torma d'elefanti, che schioccando le orecchie producevano un suono simile a quello di striduli tamburi, si delizi ascoltando i soavi inni augurali dei bardi, che risuonavano questa volta nei gorgheggi degli uccelli.(257)
72 - Messosi sulla traccia d'un daino e sfuggendo agli sguardi del suo seguito nella fitta selva, raggiunse col cavallo, che per la fatica colava spuma dalla bocca, la fiumana Tamasa, solita ad essere frequentata dai penitenti.
73 - Ed ecco levarsi acuto e forte il rumore prodotto da una secchia che si riempiva nell'acqua di quel fiume; sicch in quello credendo il re di ravvisare un barrito elefantino, scagli una saetta verso il punto donde era partito il rumore. 
74 - Quel che s'inibisce ad un guerriero, d'uccidere cio un elefante, fu tuttavia voluto da Dacaratha con manifesta trasgressione della legge: gli  che anche i sapienti vanno fuori di strada sempre che la passione li accechi.
75 - Un lamento di ohim babbo! giunse agli orecchi del re, ond'egli sgomento si diede a cercarne l'origine tra i giunchi, che ancora la celavano, finch scorgendo il figlio d'un asceta con la saetta conficcata nel petto e una secchia a cui s'appoggiava, si sent per lo strazio come trafitto egli pure da un dardo.(258)
76 - Richiesto dei suoi natali da quel re di stirpe illustre, smontato dal cavallo, il ferito con la persona reclinata sulla secchia, gli disse con interrotte parole ed a monosillabi, essere egli figlio d'un asceta di casta inferiore.(259)
77 - Il re, a secondare il desiderio di lui, lo condusse subito, senza nemmeno estirpargli la freccia, dai suoi genitori orbati della vista; e ad essi raccont come egli, essendo capitato vicino a quel loro unico figlio, cos com'era nascosto tra i giunchi, avesse per mero errore commesso il suo atto.(260)
78 - E i due coniugi, piangendo dirottamente, estrassero dal petto del loro figliuolo il dardo piantatovi dal feritore. Appena quello fu spirato, il vecchio genitore con l'acqua stessa degli occhi cadutagli sulle mani, maledisse il re;(261)
79 - e "possa tu, quando sarai vecchio, al pari di me, morire per uno schianto paterno", cos gli disse, qual serpente prima pesto che schizzi poi veleno. A lui il signore dei Kocala, colpevole per la prima volta, rispose:
80 - "Questa maledizione che tu hai fatta piombare su di me che ancora non ho visto il bel loto del volto d'un figliuolo, non  senza favore: gli  che il fuoco appiccato alla catasta, pur bruciando la terra che si deve arare, promuove la crescita del seme.
81 - Cos essendo le cose, che cosa posso fare per te, io anima spietata che mi meriterei da te la morte?"
A queste parole del re, l'asceta, vago di raggiungere insieme con la moglie il figlio trapassato, domand in grazia una pira fiammante.
82 - E il re che ormai era stato raggiunto dal suo seguito, avendo fatto eseguire l'ordine dello asceta, torn indietro col proprio coraggio fiaccato per il peccato commesso e con entro l'anima insediata la maledizione che doveva condurlo a rovina: del pari l'oceano porta in s il fuoco distruttore di Aurva.(262)
Ed ecco del gran poema Raguvamca, composto dall'egregio poeta Kalidasa, il nono canto intitolato: "la descrizione della caccia".

 CANTO 10.
1 - Poco meno di diecimila anni trascorsero, ed egli, pari ad Indra, continuava indefettibilmente prospero a regnare sulla terra.
2 - Ma non aveva ancora ottenuto il mezzo con cui l'uomo si scioglie dal debito verso gli antenati e che si chiama un figlio maschio, luce che dissipa d'un tratto la tenebra del dolore.
3 - Per lungo tempo adunque vide la sua discendenza assicurata solo dalla considerazione d'una causa che pur doveva produrre il suo effetto (e cio dal fatto che l'asceta maledicendolo gli aveva predetto che un giorno sarebbe stato padre): cos pure l'oceano prima d'essere frullato tenne ascosa la nascita delle sue gemme.
4 - Rsyacrnga e gli altri preti officianti, coi sensi domi, intrapresero a celebrare per lui ansioso di prole, il sacrificio atto ad impetrarla dagli dei.
5 - In tale occasione gli dei vessati da Ravana, si rifugiarono presso Vishnu, come i viandanti, tormentati dall'arsura, traggono sotto l'albero che spande larga ombra ospitale.
6 - Giunsero appena in riva all'oceano, che il primo Maschio era gi desto: l'assenza d'indugi  veramente indizio del futuro prospero successo di una impresa.(263)
7 - I celesti lo videro seduto sulle spire del serpente cesha che sono il suo trono, e con la persona illuminata dalla gemma splendente fuor della rotonda cresta di quel rettile.(264)
8 - Posava egli i piedi in grembo alla dea cri adagiata sulle ninfee e che, i bocciuoli delle mani distese su quelli, aveva fatto sparire tra i lembi di lino della veste la cintura.
9 - Gli occhi aveva il nume simili a due loti dischiusi e un velo lo copriva del colore del sole nascente: sembrava un mattino autunnale quando spunta soave nell'aspetto.(265)
10 - Portava sull'ampio petto quella gemma delle acque che si chiama kaustubha, di cui lo splendore illumina il livido prodotto dal calcio di Bhrgu, e che serve di specchio ai vezzi di Lakshmi.(266)
11 - Con le braccia, simili a rami, fregiate di divini ornamenti, egli sembrava un secondo albero Parijata venuto fuori in mezzo alle acque.
12 - E le sue armi cancellanti via dalle guance delle donne dei Daitya l'incarnato prodotto dall'ebbrezza amorosa, e i fregi tracciati col pennello, pareva che acquistando coscienza intonassero il suo inno di vittoria.(267)
13 - Accanto gli stava dimessa e in atto d'omaggio l'aquila Garuda, che ancora portava i segni delle ferite fulgurali e sembrava aver deposto ogni odio contro cesha.(268)
14 - Coi suoi occhi sereni al termine del sonno estatico e purificatore, il nume confortava Bhrgu e gli altri asceti che gli domandavano se avesse felicemente dormito.
15 - E gli dei dopo d'essersi inchinati a quel sconfiggitore dei nemici del cielo, Lui ineffabile ed impensabile, degno d'encomio, magnificarono con questo inno:
16 - "Lode sia a chi in principio cre tutte le cose e dopo averle create tutte le sostenta e infine tutte le riassorbir; lode sia a Te che cos ti manifesti in tre modi.
17 - Come l'acqua del cielo che ha un solo sapore, diversi ne acquista a seconda delle qualit di questo e quel suolo sopra cui cade in forma di pioggia, cos pure Tu, immutabile nell'essenza, assumi i tuoi diversi modi.
18 - Incommensurabile sei pure il limitato mondo, non hai bisogno di chiedere grazie e le largisci, invitto vinci, nulla  pi trascendente di Te e sei la causa del mondo visibile.
19 - Stai nel cuore dei viventi e pur tanto lontano, non hai desiderii e pure eccelli in ascetico ardore, senti piet per gli altri e nessuna cura t'ange, sei antico e non invecchi.
20 - Ignoto agli altri conosci tutto, matrice d'ogni cosa se nato da te stesso, signore del mondo non hai chi ti comandi, unico e solo non c' forma che tu non prenda.
21 - Dicono che sette canti ti magnificano, sette oceani ti reggono, che Agni dalle sette fiamme sia la tua bocca e sette mondi t'offrano una unica e contemporanea dimora.(269)
22 - La sapienza che ha come frutto i quattro esiti ben noti, il tempo contrassegnato dai quattro evi mondiali, le quattro caste che costituiscono il mondo umano, tutto procede da te che hai quattro facce.(270)
23 - Te materiato di luce, annidato nel loro cuore, gli asceti, per liberarsi dall'illusione mondiale, ricercano, dopo aver soggiogato coi pii esercizi l'organo interno eccitatore dei sensi.
24 - Chi pu mai capire come sei fatto tu increato che nasci, indifferente che fiacchi i nemici, e che dormendo vegli?
25 - Tu sei capace di fruire del suono e degli altri oggetti dei sensi e contemporaneamente praticare la pi ardua penitenza; tu puoi da una parte difendere le creature, dall'altra restare neutrale ed impassibile.
26 - I sentieri della salute, sebbene resi molteplici per le discordanti dottrine, fanno capo a te, cos come le masse d'acqua del Gange sboccano nell'oceano.
27 - Tu sei il supremo rifugio per chi concentra in te il pensiero, dedica a te le opere, sopprime le passioni ad evitare il ritorno in questo mondo di dolore.
28 - La tua grandezza  incommensurabile anche quando, manifestandosi sotto la forma di terra e degli altri elementi materiali, cade sotto i sensi; figuriamoci poi in relazione a Te (concepito quale causa del mondo) e dimostrabile solo per via d'inferenza e della tradizione vedica degna di fede.
29 - Dal fatto che tu purifichi l'uomo sol che questi si rammenti di Te, restano dimostrati gli effetti benefici di tutti gli altri atti (spirituali o materiali) che l'uomo compie riguardo a Te.
30 - Come le perle del mare e lo splendore del sole, le tue gesta di gran lunga superano ogni lode.
31 - Tutto ci che  lecito conseguire tu hai conseguito, ed una sola  la causa della tua nascita e dell'opera tua: il bene del mondo.
32 - E se estollendo la tua grandezza desiste infine la parola, ci avviene per causa di stanchezza o d'incapacit, giammai perch ci possa essere un limite ai tuoi pregi".
33 - Cos gli dei si cattivarono il favore di Vishnu, e veramente il loro inno non espresse la lode ma proprio l'intima reale natura del supremo Signore.
34 - E a lui, che dette a divedere il proprio favore chiedendo conto della loro salute, gli dei fecero presente il pericolo che il Rakshasa minacciava, quasi fosse l'oceano che senza aspettare la fine del mondo infrangesse le sue barriere.
35 - Il nume allora vincendo il fragore delle onde con la sua voce ripercossa negli antri dei monti attigui alla spiaggia, parl;
36 - e la parola profferita dagli organi vocali di quell'antico vate, ornata suon e fatidica,
37 - risplendendo col candore dei denti nell'atto di uscire dalla bocca di Lui, al pari del Gange che sgorgando solo in parte dal suo piede, innanzi procede con la corrente.
38 - "So che la maest vostra e la possanza sono insidiate dal Rakshasa, cos come i due primi fattori della materia dei viventi dal terzo che induce tenebra e torpore.(271)
39 - So che i miei tre mondi sono afflitti da quel demone, come il cuore dell'uomo virtuoso da un peccato commesso contro genio.
40 - Per essere unico il nostro intento, Indra non ha bisogno di richiedermi di cooperare all'impresa: il vento difatti spontaneamente assume di far da auriga al fuoco.
41 - Certo la decima testa che quel demone risparmi dalla lama della propria spada, egli ha stabilito di serbarla qual trofeo dovuto al mio disco.(272)
42 - Per una grazia largitagli da Brahma, io dovetti tollerare l'ingrandimento di questo malvagio nemico, cos come l'albero di sandalo il serpente che si arrampica su in alto pe' rami.
43 - Il demonio infatti chiese a Brahma, dopo esserselo propiziato con una penitenza, di diventare invulnerabile ai colpi degli dei, e disprezzando la razza degli uomini (non temette potesse da questi ultimi venirgli alcun pericolo).
44 - Quindi io diventando ora figlio di Dacaratha, con le frecce aguzze far un fascio delle teste di quel malvagio quasi fossero fiori di loto da servire come offerta al campo di battaglia.
45 - Fra breve voi di nuovo potrete fruire delle oblazioni, offertevi secondo i sacri riti dai sacrificatori, senza che esse sieno contaminate dalla lingua ingorda dei demoni fallaci.
46 - Che gli spiriti dei virtuosi viaggianti negli alati carri degli dei, intenti finora a nascondersi nelle nuvole, smettano la paura di vedere sul sentiero dei Marut il carro di Ravana.
47 - Delle celesti captive voi pur scioglierete le trecce scevre d'ogni oltraggiosa violenza, come quella che  trattenuta dal potere d'una maledizione in seguito allo stupro commesso da Ravana."(273)
48 - In tal modo Vishnu, avendo versato qual nuvola l'acqua refrigerante della sua parola sugli dei angustiati da Ravana al pari delle biade disseccate dall'arsura, scomparve.
49 - Indra e gli altri dei con particelle della loro essenza accompagnarono Vishnu votato al compimento della loro impresa: cos pure gli alberi (per mezzo dell'effluvio) dei fiori tengono dietro al vento.(274)
50 - Frattanto, al termine del sacrificio che Dacaratha faceva celebrare per desiderio di prole, si vide, con grande stupore dei sacerdoti ufficianti, balzar fuori delle fiamme sacrificali un uomo.
51 - Portava egli tra le braccia in un recipiente di oro una miscela di grano e latte che a stento reggeva, in quanto che in essa era penetrato il primo Maschio.
52 - E il re prese quel cibo che il rampollo di Prajapati gli offriva, cos come Indra l'ambrosia prodotta dall'oceano frullato.(275)
53 - In tal modo le rare virt di questo re furono proclamate da ci che perfino il Creatore dei tre mondi volle essere sua semenza.
54 - Egli fece parte a due mogli dell'alma sostanza di Vishnu nascosta sotto il nome di quella miscela: del pari il sole comparte tra il cielo e la terra i primi raggi del mattino.(276)
55 - Kaucalya era per lui onoranda e la figlia della stirpe Kekaya era la sua favorita: ma in cuor suo desider che da queste due Sumitra ricevesse la sua parte d'onore.(277)
56 - E quelle due che conoscevano il cuore del loro saggio marito e re, cedettero a Sumitra rispettivamente la met della loro porzione di miscela.
57 - E Sumitra portava pure affetto a quelle due, ad onta fossero sue rivali: del pari la pecchia cerca avidamente entrambe le strisce fluenti d'umor mada sulle tempie dell'elefante.
58 - E da esse tre fu accolto in seno a scopo di prole un feto generato dalle divine particelle di Vishnu; cos pure un feto d'acqua ricettano quelle vene ambrosiache che sono i raggi del sole.
59 - Le tre donne, gravide al tempo stesso d'un nuovo essere, impallidirono come le ricche messi che internamente maturano.
60 - Tutte e tre videro in sogno s stesse protette da nani armati di conche, spade, clave, archi e dischi,
61 - E pareva loro di essere portate per l'aria dall'uccello Garuda il quale, stendendo con le sue ali d'oro una rete luminosa, si trasportava dietro con impeto le nuvole.
62 - La dea Lakshmi portando la gemma Kaustubha che le pendeva tra le mammelle, e in mano un loto per ventaglio, rendeva loro onore.(278)
63 - E sembrava loro pure che insieme coi sette Brahmarsi bagnatisi nella divina corrente del Gange celeste e inneggianti al sommo Brahma, Lo adorassero.
64 - Il re avendo udito dalle sue consorti che sogni siffatti loro erano apparsi, giubil e si credette superiore qual padre allo stesso Vishnu padre del mondo.
65 - E il dio uno, avendo diviso s stesso in varie parti nelle matrici di quelle, vi dimor come l'immagine della luna rispecchiata in seno alle calme e limpide acque.
66 - Con l'andare del tempo Kaucalia, la fedele e prima moglie del re, venuta l'ora del parto, acquist un figlio fugatore di tenebra cos come la liana di notte acquista la fosforescenza.
67 - E il padre, spinto dalla dilettosa venust del bambino, lo chiam Rama, ossia il Giocondo, primo tra i nomi fausti al mondo.
68 - Le lampade nella camera della puerpera furono come congedate da quel luminare della famiglia dei Raghuidi, d'incomparabile splendore.
69 - La madre, sottile ormai nell'addome, col bambino Rama deposto accanto a lei sul letto, sembrava la fiumana del Gange, tenue in autunno, che mostra sui suoi isolotti sabbiosi le offerte di fiori di loto.
70 - Da Kaikeyi nacque un figlio virtuoso di nome Bharata che fregi la genitrice cos come il modesto contegno la bellezza.
71 - Sumitra partor due gemelli: Lakshmana e catrughna, cos come la scienza bene appresa produce il risveglio della mente e la bont del costume.
72 - Il mondo tutto si disfece dei suoi difetti, manifest le sue virt e parve che il cielo seguisse il supremo Maschio disceso sulla terra.
73 - Le plaghe del cielo, i custodi delle quali tremavano per causa di Ravana, emisero quasi un sospiro di sollievo coi venti mondi di polvere, quando videro nascere Lui in quattro forme.
74 - Il fuoco ed il sole, che fino allora erano stati offuscati dal demonio, quasi s'emancipassero da ogni cura, splendettero l'uno con fiamma scevra d'ogni fumo, l'altro con luce tersissima.
75 - Immediatamente stille di lacrime, effuse dalla demoniaca prosperit, caddero sulla terra in parvenza di gemme staccatesi dai diademi di Ravana.
76 - I tamburi divini diedero nel cielo il primo segnale agli strumenti musicali che dovevano squillare alla nascita dei figli di quel fortunato padre.
77 - Una pioggia di fiori dell'albero paradisiaco, cadendo sulla reggia fu il principio delle cerimonie fauste in procinto di celebrarsi.
78 - I principini, compiuti i riti natalizi, succhiando il latte delle balie, crescevano insieme col giubilo, quasi figlio primogenito, del padre.
79 - L'innata costumatezza di essi rafforzavasi per l'opera educativa, come il naturale splendore dei fuochi per l'offerta sacrificale.
80 - Amandosi vicendevolmente, fecero in sommo grado brillare quella immacolata stirpe di Raghu, come le stagioni il giardino degli dei.
81 - Pure, in questo eguale vicendevole amore fraterno l'affetto, come da una parte avvinse in coppia Rama e Lakshmana, cos dall'altra Bharata e catrughna.
82 - L'intima unione di ciascuna di queste coppie non conobbe mai screzio, al pari di quella del vento e del fuoco, della luna e del mare.
83 - Questi principi, con la maest e la modestia, rapirono il cuore delle genti, cos come, al termine degli ardori estivi, i giorni, accompagnati da nuvole nere, refrigerano e giocondano.
84 - Questa progenie regale quadripartita, faceva credere quasi che la Giustizia, l'Utile, il Piacere e la Rinunzia, scendendo sulla terra ad incarnarsi, avessero assunto membra e forme umane.
85 - Affezionati al padre, essi con le loro virt colmavano ogni suo desiderio, emuli degli oceani che a lui signore delle quattro plaghe soddisfacevano con le loro gemme ogni brama di ricchezza.
86 - Simile all'elefante celeste con le sue quattro zanne infrangitrici delle lame delle spade dei Daitya, simile all'accorto procedere politico coi suoi quattro espedienti, l'impiego dei quali diventa palese solo quando l'impresa  condotta a termine, simile a Vishnu con le sue quattro braccia lunghe come un giogo, quel principe dei principi della terra brillava coi suoi quattro figli, particelle dell'essenza divina dello stesso Vishnu.
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto dall'egregio poeta Kalidasa, il decimo canto intitolato: "la incarnazione di Rama".

 CANTO 11.
1 - Essendo venuto Vicvamitra presso il re, gli chiese il figlio Rama, che ancor giovinetto portava i riccioli sulle tempie, per adoperarlo a rimuovere delle insidie demoniache a certe pratiche sacrificali: gli  che non si bada mai all'et dei valorosi. 
2 - Il re, che devoto era ai sapienti, prest all'asceta quel figlio, acquistato pur con tanti stenti, e Lakshmana: nella famiglia dei Raghuidi giammai rimase sterile la richiesta di chi magari domandasse la vita in sacrificio.
3 - E mentre il re si apprestava a dare ordine di parare le vie della citt per festeggiare la partenza dei suoi due figli, ecco che subito le nuvole alleate col vento provvidero esse all'addobbo, versando acqua insieme con fiori.
4 - I due principi, intenti ad eseguire il comando, armati d'arco si prostrarono ai piedi del padre per congedarsi, e su di essi cos curvi e in procinto di recarsi in terra straniera, il re lasci cadere alcune stille di lacrime.
5 - I due valorosi arcieri, col ciuffo alquanto bagnato delle lacrime paterne, dopo essere passati sotto gli archi trionfali (non gi fatti di fiori di loto ma) di occhi di cittadini (sporgenti dalle finestre ai due lati della strada), tennero dietro all'asceta.
6 - E poich questi aveva desiderato che il Raghuide conducesse soltanto Lakshmana come scorta, il re non si valse del suo esercito, bens della sua benedizione, ch questa bastava a difesa di quei due figli.
7 - Toccato che ebbero, in segno di saluto, i piedi alle quattro madri, i due fratelli, seguendo l'orma del gloriosissimo santo, splendevano al pari del primo e del secondo mese di primavera, allor che per effetto del cammino del sole dietro a questo s'avanzano.
8 - L'andatura leggiera, per effetto dell'adolescenza, dei due giovinetti provvisti di braccia mobili come onde, aveva la stessa vaghezza della piena dei fiumi Uddhya e Bhidya descritta gi dai loro nomi.(279)
9 - Per virt delle due formole magiche chiamate Bala ed Atibala, che il santo, cammin facendo aveva loro insegnate, essi, quantunque avvezzi a calpestare pavimenti d'ingemmato mosaico, non risentirono stanchezza pi che se fossero rimasti accanto alle loro madri.
10 - Rama ed il fratello minore, soliti a lasciarsi portare dai cocchi, non s'accorgevano nemmeno d'andare a piedi, ch i racconti delle antiche gesta narrati loro dall'amico del padre, buon conoscitore del passato, quasi li trasportavano.
11 - Gli stagni con le loro acque deliziose, gli uccelli coi gorgheggi soavi a udirsi, le aure col polline di fiori fragranti e le nuvole con l'ombra, li corteggiavano.
12 - Gli asceti non provavano tanta delizia nell'osservare la diletta vista dei laghetti fregiati di loti e degli alberi ombrosi rimovitori di stanchezza, quanta nel mirare quella dei due adolescenti (nell'atto che passavano accanto ai loro eremi).
13 - Il primogenito di Dacaratha, tenendo l'arco tra le mani mentre toccava la soglia della selva ascetica, sembrava con la vaga persona, non gi con l'opera, l'immagine di Kama, di quel dio dell'amore che ebbe il corpo incenerito da civa.
14 - I due fratelli giunti al luogo che la figlia di Suketu, della quale conoscevano la condanna della maledizione per il racconto fattone loro da Vicvamitra, aveva ridotto un deserto, armarono di corda, quasi scherzando, i loro due archi, poggiandone le estremit sul suolo.(280)
15 - Udendo allora lo stridore della corda dell'arco, Tadaka apparve ai due giovinetti nera come la notte pi fosca del mese e con teschi oscillanti in vece d'orecchini: sembrava un fitto ammasso di atre nuvole sotto cui svolazzassero le gru.
16 - Scuotendo con impeto violento gli alberi del sentiero, urlando in modo orribile essa, rivestita di cenci di cadaveri, piomb su Rama come un turbine sorto da un cimitero.
17 - Vedendosela venire contro col braccio alzato come una mazza e con una cintola di minugia umane che le pendevano sulle anche, il Raghuide fece partire una freccia dall'arco, e dal cuore ogni avversione ad uccidere una donna.
18 - Lo squarcio che la saetta di Rama fece nel petto di Tadaka compatto come una pietra, divent la porta (per la quale il dio) della morte, nei domini del quale nessun Rakshasa ancora era penetrato, (fece quindi d'innanzi entrare i demoni).(281)
19 - Essa cadendo, il cuore trafitto dalla saetta, non pure fece tremare il suolo della sua foresta, ma anche la prosperit di Ravana resa salda dalla vittoria di lui sul trimundio.
20 - La demoniaca donna, colpita nel cuore dalla irresistibile freccia di Rama vago come il dio Amore, part unta non gi di sandalo ma di fetido sangue, per la dimora di Yama.(282)
21 - L'uccisore di Tadaka allora ricevette dalle mani del santo, ammirato dell'eroico atto, un'arma micidiale agli spiriti maligni da adoperarsi insieme alla recitazione di alcune formole magiche: del pari lo specchio ustorio riceve dal sole i raggi che ardono poi la legna.
22 - Quindi il Raghuide, essendosi avvicinato all'eremo purificatore del nano Vishnu, che egli udiva menzionato dall'asceta, si sent commosso, ad onta non ricordasse pi le gesta compiute nelle esistenze anteriori.(283)
23 - Il santo raggiunse finalmente il suo bosco ascetico, nel quale gli fecero omaggio le schiere dei discepoli, e quasi lo salutarono gli alberi con le foglie concave arieggianti l'anjali, e le gazzelle con gli occhi rivolti su di lui.(284)
24 - Quivi i due figli di Dacaratha, con le loro saette protessero da ogni impedimento il santo consacrato alla pratica sacrificale: cos pure la luna ed il sole, sorgendo a vicenda, coi loro raggi proteggono il mondo dal cieco tenebrore.
25 - Se non che, avendo veduto l'altare contaminato da stille di sangue grosse come fiori di bandhujiva, i preti ufficianti sgomenti, interruppero le funzioni, mentre i cucchiai sacrificali, fatti di legno vikankata cadevano loro dalle mani.
26 - Immediatamente Rama estraendo una freccia dalla faretra e guardando in alto, scorse nel cielo un esercito di demoni con un vessillo agitato dallo sventolio delle ali di avvoltoi.
27 - Ei fece bersaglio del suo dardo i due che in quell'esercito erano i capi degli insidiatori del sacrificio, non gi gli altri. Forse che l'aquila Garuda di cui la forza  fatta per attaccare i grossi serpenti boa, si volge mai contro gl'innocui serpi acquatici?
28 - Abile arciere il principe adatt sull'arco una saetta terribilmente veloce che pareva animata dal dio del vento, e con questa egli fece cadere Marica, il figlio di Tadaka, come una foglia gialla, ad onta fosse massiccio al pari d'un monte.
29 - E l'altro demonio chiamato Subahu, che con magica frode ora qui ora l s'insinuava, egli mirabilmente destro, scacci fuori dall'eremo e offr in pasto agli uccelli dopo averlo ridotto in pezzi con frecce affilate come rasoi.
30 - Avendo cos i due fratelli rimosso dal sacrificio ogni ostacolo, i preti ufficianti, rallegratisi con loro del valore dimostrato nella battaglia, compirono in bell'ordine i riti per conto di Vicvamitra, signore della famiglia degli asceti, il quale serbava il silenzio (cos come vuole la regola).
31 - Il santo, madido ancora del bagno con cui si chiude il sacrificio, dopo aver benedetto i due fratelli che inchinandolo facevano dondolare i riccioli sulle tempie, li carezz con la mano di cui la palma era escoriata dall'erba kuca, (adoperata nelle cerimonie religiose).
32 - Il re di Mithila, Janaka, avendo preparato un sacrificio, invit Vicvamitra; e questi, il fiero domatore di s stesso, recandosi a Mithila, condusse seco i due Raghuidi tormentati dalla curiosit per quel che avevano udito intorno all'arco di quel re.
33 - Durante il viaggio essi la sera presero stanza sotto i fausti alberi d'un eremo, quegli stessi all'ombra dei quali la moglie di Gautama divent la concubina del dio Indra.
34 - E se dopo lungo tempo la consorte di Gautama, che era stata trasformata in pietra, riassunse la sua leggiadra forma, questo fu per grazia della polvere sollevata dai piedi di Rama, atta a tergere ogni peccato.(285)
35 - Il re Janaka intanto, udendo che l'asceta s'approssimava in compagnia dei Raghuidi, and incontro a rendergli onore, quasi s'avvicinasse la religione stessa fatta persona, accompagnata dall'utile e dal piacere.
36 - Il cuore dei cittadini di Mithila, i quali con gli occhi quasi si sorbivano i due principi arieggianti Castore e Polluce, scesi dal cielo in terra, si sentiva giuntato pur da un battito di ciglio.(286)
37 - Terminata la cerimonia sacrificale, che si riconosceva dal palo a cui la vittima animale era stata legata, Vicvamitra, luminare della stirpe di Kucika, scegliendo il momento propizio, parl al re di Mithila del desiderio che aveva Rama di vedere e provare l'arco (famoso).
38 - Il re, osservando da un lato la delicata persona di quel giovanetto d'illustre prosapia, e considerando dall'altro che l'arco era assai difficile a piegarsi, rest turbato da quella specie di tributo ch'egli doveva esigere (prima di concedere in isposa) la figliuola;(287)
39 - e disse: "o venerando, io non posso approvare che in un cimento arduo a superarsi perfino dai pi grossi elefanti, si sforzi vanamente un delicato elefantino.
40 - Molti principi, maestri nel tirar d'arco, svergognati da questa mia arma, o santo padre, si partirono con la bestemmia in bocca, maledicendo le loro braccia che pure avevano la pelle indurita dal (continuo) sfregamento della corda dei loro archi."
41 - E a lui cos rispose il santo: "giudichiamo questo giovine dai fatti; anzi, bando alle parole, e il tuo arco, come la folgore contro il monte, manifester i (limiti della) sua potenza".
42 - Per queste parole pronunziate da chi era tanto degno di fede, il re credette nella forza del Raghuide, bench giovinetto ancora coi riccioli sulle tempie: del pari si crede alla potenza che ha il fuoco di ardere, ad onta sia solo (una scintilla piccola come) una cocciniglia.
43 - Quindi il sovrano di Mithila ordin a intere schiere di guardie addette alla sua persona, di portare l'arco: cos pure Indra chiama a raccolta le nuvole per far brillare l'arco baleno.
44 - Il figlio di Dacaratha guard e subito prese quell'arco terribile al pari d'un grosso serpente addormentato, quell'arco da cui civa fece partire il dardo persecutore del sacrificio trasformato in bestia e fuggitivo.(288) 
45 - Senza grande sforzo egli riusc a stendere la corda di quell'arco duro come la pietra, mentre gli astanti maravigliati tenevano aperti e fissi gli occhi su di lui. Pareva che fosse Amore nell'atto di piegare il suo cedevole arco di fiori.
46 - L'arco spezzato da lui per l'estrema tensione, rintronando terribilmente qual folgore, sembr annunziare a Paracurama implacabile, che la schiatta dei guerrieri brandisse ancora una volta le armi contro di lui.(289)
47 - Il principe di Mithila allora, compiacendosi col Raghuide del valore di cui aveva dato prova sull'arma formidabile e del prezzo nuziale pagato a furia di prodezza, dichiar di cedergli la figlia pari alla dea della fortuna e che nata non era di matrice di donna.(290)
48 - Ossequente al patto, subito in presenza del glorioso asceta, tesoro d'austerit, egli, come se il fuoco facesse da testimonio, diede la figlia, non nata di femmineo seno, al Raghuide.(291)
49 - Nel tempo stesso l'illustre monarca sped al re dei Kocala il venerabile domestico cappellano con tali detti: "possa questa famiglia di Nimi diventare col tuo consenso a te legata di sudditanza, accogliendone tu (qual nuora) la figlia".(292)
50 - E aveva Dacaratha cominciato appena a desiderare per s una degna nuora, che a lui giunse il brahmano col gradito messaggio: il desiderio dei virtuosi infatti  come il frutto dell'albero paradisiaco che sboccia e subito matura.
51 - Reso al brahmano il debito onore ospitale e uditone il messaggio, Dacaratha, gi compagno d'armi del dio Indra e dominator di s stesso, part, orbando di luce il sole con la polvere sollevata dal suo esercito. 
52 - Raggiunse Mithila, circuendola con i suoi soldati che nelle adiacenze boscose ne sciupavano le piante; ma quell'assedio d'amore la citt benignamente toller, come una donna il violento e prolungato amplesso dell'amante.
53 - I due re, emuli di Varuna e d'Indra, conformandosi alle regole della consuetudine, celebrarono insieme, come si conveniva alla loro maest, le nozze solenni delle figlie e dei figli.
54 - Rama spos Sita e Lakshmana la sorella minore di quest'ultima, Urmila; gli altri due fratelli di Rama e Lakshmana, eletti per valore, s'ebbero in moglie le due figlie di Kucadhvaja, vaghe per la vita snella.
55 - I quattro figli di Dacaratha con le loro novelle spose, sembravano i quattro spedienti politici, lusinga, dono, screzio e forza, adoperati da quel re e coronati da una felice riuscita.
56 - Le figlie di Janaka coi figli di Dacaratha e questi con quelle s'integrarono, sicch questa unione di sposi e spose arieggi quella dei suffissi e delle radici.
57 - In tal modo Dacaratha, avendo accasato tutti e quattro i suoi figliuoli, quando quivi in Mithila ebbe preso sufficiente riposo e svago, fece ritorno alla sua capitale, dopo aver congedato alla terza tappa il re Janaka (cha aveva voluto tenergli compagnia per un tratto di viaggio).
58 - Ora avvenne che dei venti contrari investendo sul sentiero i vessilli che sembravano tanti alberi, apportarono grave molestia all'esercito cos come alla (circostante) campagna la piena che scoscende gli argini.
59 - E subito dopo il sole apparve avvolto da un terribile alone, raffigurando la gemma caduta (dalla testa) d'un rettile ucciso da Garuda e circondata dalle spire serpentine.
60 - Le plaghe del cielo polverose non potevano pi discernersi e somigliavano a donne mestruanti su cui la legge vieta di posare lo sguardo: infatti le ali degli avvoltoi arieggiavano le chiome incolte ed atre, e le nuvole vespertine (chiazzate di rosso) sembravano le vesti sozze di sangue.
61 - Gli sciacalli accorrendo dalla parte dove stava il sole, ulularono spaventosamente, quasi volessero incitare Paracurama all'usata sua offerta ai Mani, fatta di sangue di guerrieri.
62 - Il re, osservando quei sinistri presagi del vento contrario e degli altri prodigiosi fenomeni, ben sapendo qual fosse il da farsi in tal frangente, interrog il maestro Vacishtha circa la cerimonia espiatrice che praticar si dovesse, e il maestro mitig lo sgomento di lui dicendogli: "tutto questo avr lieto fine".
63 - Quand'ecco levarsi repentinamente e apparire di faccia all'esercito una massa splendente nella quale i soldati dopo molto tempo a furia di fregarsi gli occhi, riuscirono a distinguere una figura umana.
64 - Era Paracurama, l'eroe che portando il sacro cordone brahmanico qual retaggio paterno e un enorme arco di guerriero quale materna eredit, sembrava il sole congiunto con la luna e un albero di sandalo avviluppato dai boa.
65 - Era Paracurama, quello stesso che esegu l'ordine del padre quantunque snaturato, per l'ira che ne rendeva crudele il cuore, e che, recidendo la testa alla madre tremante, riusc a soggiogare prima ogni senso di piet e poi tutta la terra.
66 - Era Paracurama che sembrava portare il numero delle ventuno stragi, compiute sulla schiatta guerriera, adombrato in un rosario (di ventun poste) fatte di granelli di aksa, che gli pendeva dall'orecchio destro.
67 - Quando Dacaratha vide questo discendente di Bhrgu sacrato dall'ira micidiale del padre allo sterminio della casta degli Kshatriya e consider lo stato in che egli versava coi figli giovinetti, perdette ogni coraggio.(293)
68 - Il nome di Rama, comune al figlio e al terribile nemico, gli divent al tempo stesso causa di conforto e di terrore, come le gemme secondo che si trovano in una collana o nella testa del serpente.
69 - Paracurama, non curando il re che ordinava si portasse l'offerta ospitale, volse e fiss l'occhio dalla parte dove si trovava Rama e in quell'occhio con la pupilla dilatata ardeva la fiamma dell'ardente ira contro i guerrieri.
70 - E da lui, che nel pugno stringeva l'arco e bramoso di combattere agitava tra le dita una freccia, il Raghuide, essendosi impavido fatto innanzi, ud queste parole:
71 - "La razza degli kshatriya per (l'antica) offesa m' infesta. Sol dopo averla pi volte fiaccata io mi placai; ma ora per essere giunta al mio orecchio la fama del tuo valore, son di nuovo stizzito, come il serpe addormentato che altri tenti col bastone.
72 - Tu spezzasti l'arco del re di Mithila che prima gli altri principi non erano riusciti nemmeno a piegare; ora ci udendo, mi pare che quasi tu abbia infranto le corna della mia potenza.
73 - "Ci fu nel mondo una volta Rama", cos dicendosi si alludeva a me; se non che adesso questa frase, venendo diversamente adoperata, e cio a significare la tua futura gloria, m'apporta disdoro.
74 - Io, branditore d'un'arma che nemmeno il monte Kraunca valse a spuntare, considero due nemici egualmente colpevoli verso di me, e cio Kartavirya che rap (a mio padre) il vitello della vacca sacrificale e te che tenti di strapparmi la gloria.(294)
75 - Perci, finch non ti avr vinto, a nulla mi giova la mia prodezza, ad onta vanti essa l'eccidio della casta guerriera; in tanto si magnifica la potenza del fuoco in quanto divampa pur nelle acque dell'oceano, quasi fossero una foresta d'alberi secchi.(295)
76 - Sappi che l'arco divino fu infranto da te col potere di Vishnu che ne aveva distrutta la resistenza: anche un debole venticello  buono ad abbattere l'albero cresciuto sull'argine e che l'impeto della piena ha gi sradicato.
77 - Perci incorda questo mio arco e, incoccata la freccia, tendilo. Sia pure ridotta a questo la nostra gara, io mi dichiarer vinto da te quando mostri d'avere la stessa mia forza nelle braccia.
78 - Ch se la minaccia della lama di questa mia scure fiammante ti rende vile, allora ad impetrare la tua salvezza innalza qual supplice quelle mani che indarno hanno le dita indurite dall'attrito della corda dell'arco."
79 - Cos parl il Bhrguide terribile nell'aspetto, e Rama, col labbro che un sorriso faceva tremolare, gli diede una sola risposta conveniente: agguant l'arco di lui.
80 - Unito con quell'arco della sua nascita anteriore, egli era oltremodo leggiadro a vedersi: se pure sola ha tanta vaghezza la novella nuvola, quanta non ne avr allor che si fregia dell'arcobaleno?(296)
81 - L'arco poggiato sul suolo da una estremit, fu da quel forte teso e piegato, onde l'avversario dei guerrieri si scolor nel viso come il fuoco cui non avanzi altro che il fumo.
82 - Essi due, posti l'uno di fronte all'altro, mentre nel primo s'accresceva e nel secondo scemava il fulgore, la gente stava a guardare, cos come sul finir del giorno la luna ed il sole nel tempo del plenilunio.
83 - Il Raghuide, vedendo da un lato che il valore di Paracurama vacillava in confronto al suo proprio e dall'altro pronta a scoccare dall'arco un'infallibile saetta, impietosito e fulgido come il dio della guerra, cos gli favell:
84 - "Non sono capace di colpirti spietatamente, ch la qualit di brahmano in te  cospicua. Con questa saetta, dimmi, dovr preciderti la via (nell'aria), ovvero privarti del mondo che ti sei acquistato coi sacrifici?"(297)
85 - E a lui rispose il santo Bhrguide: "ben ti riconosco come il primevo Maschio; e adirato sei contro di me perch ho voluto vedere la tua vishnuitica possa qui sulla terra, dove tu sei sceso ad incarnarti.
86 - Io che ho incenerito i nemici di mio padre e che ho largito ai degni la terra coi suoi oceani, posso ora gloriarmi di questa sconfitta inflittami da te che sei il Signore supremo.
87 - Perci, o ottimo tra i saggi, vogli concedermi la via dell'aria da me tanto desiderata per accedere ai sacri stagni; n il perduto passo ai cieli m'affligger, ch di godimenti celesti bramoso io non sono."
88 - Acconsent Rama e voltosi verso l'est, scagli la freccia che per il Bhrguide, pur ricco d'opere buone, divent fatale, e sbarra della via che mena al cielo.
89 - Rama poi, pronunziando le parole: "venia io ti chiedo", tocc (in segno di rispetto) i piedi di quel (suo avversario) tesoro d'ascetismo: torna invero a gloria dei valorosi l'omaggio ch'essi rendono ai nemici vinti dal loro valore.
90 - "Poich affrancandomi dalle tendenze passionali ereditate da mia madre, io ora ho raggiunto la serenit propria di mio padre, questa punizione che mi viene inflitta (d'essere escluso dal cielo)  un favore che tu m'hai reso, come quella che porter un frutto immacolato.(298)
91 - Ormai io parto. A te, che dei fornire un'impresa divina, auguro lo scanso d'ogni ostacolo". Avendo cos parlato al maggior fratello di Lakshmana che con Lakshmana appunto s'accompagnava, il santo Paracurama scomparve.
92 - Lui partito, il padre, affettuosamente abbracciando il suo Rama vittorioso, lo credette nato una seconda volta; e la consolazione che a lui gi per pochi momenti angustiato ora veniva largita, fu come lo scroscio di pioggia all'albero investito dal fuoco d'una conflagrazione silvestre.
93 - Quindi sul sentiero provveduto di tende gioconde, il re, simile a civa, avendo passato alcune notti, entr finalmente nella citt di Ayodhya, le finestre della quale si vedevano fiorite degli occhi di loto delle donne intente a guardare Sita, la figlia del re di Mithila. 
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto dall'egregio poeta Kalidasa, l'undecimo canto intitolato: "la vittoria su Paracurama."


 CANTO 12.
1 - Godutisi i piaceri del mondo e toccata l'estrema et, il re, come la fiamma d'un lume allo spuntar dell'alba, fu prossimo a dar l'ultimo spiro.(299)
2 - E la vecchiezza, come se insospettita si fosse di Kaikeyi, appressandosi sotto le spoglie della canizie all'orecchio del re, gli disse: "deponi nelle mani di Rama il regal potere".
3 - La novella dell'assunzione di Rama al trono, di Rama prediletto dai cittadini, li riemp di giubilo tutti senza eccezione, cos come il rivoletto le piante d'un giardino. 
4 - Se non che Kaikeyi, volgendo in mente crudeli consigli, contamin con le lacrime di fervido dolore fatte versare al re, tutti gli oggetti preparati per sacrare Rama socio del padre nell'impero.
5 - Di fatti essa ardendo di sdegno vomit, nell'atto che il marito cercava di consolarla, due richieste che quello le aveva concesse, e parve che la terra (arida), innaffiata (benignamente) dal dio Indra, vomitasse fuori due serpi rintanati nella spelonca.
6 - Con la prima delle due richieste ella mand Rama in esilio per quattordici anni, con la seconda domand il regno per il proprio figliuolo, quel regno che non doveva fruttarle altro che la vedovanza.
7 - Rama, che prima piangendo aveva accettato il regno che il padre gli cedeva, quando questi poi gli ingiunse di riparare nella selva, accolse giubilante il comando di lui.
8 - Stup la gente a vedere che il volto del principe non mutava colore, sia ch'egli cingesse manto e brache da gala (per salire al trono) o indossasse saione e tonaca (per andare nell'esilio della selva).
9 - Per non far che il padre mancasse di fede, egli, accompagnato da Sita e da Lakshmana, entr nella selva Dandaka e al tempo stesso nel cuore d'ogni uomo onesto.
10 - E il re, schiantato dal dolore della lontananza del figlio, ricordandosi della maledizione frutto d'opera propria, pens che solo col morire si sarebbe potuto purificare da quella, (e spir).
11 - Cos il regno, trovandosi con l'erede del trono esiliato e col monarca morto, divent esca per i nemici abili a scoprire i punti vulnerabili.
12 - I ministri allora, vistisi senza un re, fecero ricondurre in patria, a mezzo di persone fidate e forti abbastanza da trattenere le lacrime, il principe Bharata che dimorava presso uno zio materno.
13 - Il figliuol di Kaikeyi, udendo una cosiffatta pietosa fine del genitore, non soltanto concep avversione per la propria madre, ma anche per lo stesso potere regale (che gli si offriva).
14 - E con l'esercito si diede a cercare Rama, visitando, gli occhi molli di lacrime, gli alberi che i penitenti silvestri gl'indicavano e sotto i quali Rama aveva (temporaneamente) dimorato con Lakshmana.
15 - A lui che stava nella selva Citrakuta, raccont Bharata la dipartita del padre e gli offr la dignit regale (da nessuno usurpata) e che conservava (perci) immacolato il suo fascino.
16 - Bharata invero, qualora avesse fatta sua la terra senza che il fratello maggiore fosse prima andato a nozze con la dignit regale, si sarebbe considerato altrettanto colpevole quanto il fratello minore che sposa prima del maggiore (e viola cos la legge).
17 - Ma a Rama, che non poteva essere distolto dall'eseguire l'ordine del padre beato ormai nel cielo, Bharata poscia chiese i due calzari come divinit protettrici del regno.(300)
18 - Quindi congedato dal fratello consenziente (riguardo ai due calzari), ei non volle entrare in Ayodhya ma recatosi in Nandigrama, resse qual deposito il regno che era di Rama. 
19 - In tal guisa, saldo nella sua devozione al maggior fratello e scevro di sete di dominio, egli pratic quasi un'espiazione affin di tergere il peccato della madre.
20 - E Rama, con la Videhese e col fratello minore campando nella selva di cibo silvestre e monda l'anima d'ogni passione, compiva ancor giovane il voto dei vecchi Ikshvakuidi.
21 - Una volta egli, riparato sotto un grande albero che in omaggio alla maest di lui aveva reso immobile la propria ombra, dormiva, sentendosi alquanto stanco, col capo appoggiato sul grembo di Sita.
22 - Quand'ecco una cornacchia, augello che trae origine dal dio Indra, graffi con l'unghie il seno di Sita, quasi a biasimare i lividi d'amore lasciativi dal marito.
23 - Svegliato dalla bella, Rama scagli contro la cornacchia un telo fatato fatto di canna, onde quella, vagato ch'ebbe per l'aria di qua e di l, scamp dalla freccia col cedere un occhio.(301)
24 - Rama poi, temendo non avesse a tornar Bharata per esser vicino quel luogo, abbandon il pianoro del Citrakuta, lasciandovi le gazzelle tormentate dalla brama di rivederlo.
25 - E soffermandosi negli eremi ospitali degli anacoreti, come il sole negli asterismi che largiscono la pioggia, al pari del sole procedette verso il sud.
26 - La figlia del re di Videha che gli teneva dietro, quantunque privata da Kaikeyi della dignit regale, sembrava appunto questa fatta persona e in atto di volgere il volto verso la virt incarnata.(302)
27 - Per l'unguento di purissima fragranza datole da Anasuya, Sita fece s che nella selva le api volassero via dai fiori (per posarsi su di lei).(303)
28 - Il demone di nome Viradha, rossiccio come una nuvola vespertina, sbarr intanto la via a Rama, come Rahu alla luna.
29 - E di mezzo ai due fratelli, quel demonio terrore del mondo, rap la Mithilese; cos come di mezzo ai mesi cravana e Bhadrapada, la siccit che inaridisce la terra, invola la pioggia.
30 - Fattolo in pezzi, i due discendenti di Kakutstha scavarono una fossa e lo seppellirono, perch pensarono che con l'impuro fetore egli avrebbe appestato quel luogo.
31 - Poscia Rama, per ordine di Agastya, sost in Pancavati, n si spinse pi oltre, cos come il monte Vindhya fermo rimane nei limiti postigli dalla natura.(304)
32 - La sorella minore di Ravana quivi dimorante, invaghitasi del Raghuide e struggendosi di ardore, gli si accost come la serpe all'albero di sandalo.
33 - In presenza della stessa Sita avendo detto chi fossero i suoi maggiori, elesse Rama per sposo. Nelle donne invero la passione veemente non conosce pi la opportunit del momento.
33 - E Rama, dalle spalle taurine, disse a quella lussuriosa: "io sono ammogliato, o giovinetta, per sposa questo mio fratello minore".
34 - Rifiutata anche da Lakshmana, perch s'era prima diretta al fratello maggiore, essa di nuovo fece capo a Rama: del pari la fiumana corre tra l'uno e l'altro argine.
35 - Una risata della Mithilese fece repentinamente arder di sdegno la sciagurata, benigna fin allora nell'aspetto: cos il sorger della luna induce la tempesta nel flutto marino immobile dianzi per la bonaccia.
37 - "Tosto crrai il frutto di questa derisione. Guardami! Col tuo atto sappi che una gazzella ha insultato una tigre".
38 - Cos dicendo alla Mithilese, che sbigottita correva a rifugiarsi in grembo al marito, curpanakha riassunse le sembianze che corrispondevano al suo nome.(305)
39 - Lakshmana, che prima l'aveva udita favellare soave come un usignolo e ora l'udiva ululare terribile come una sciacalla, cap ch'era una brutta maga trasformatasi.
40 - Quindi entrando subito nella capanna, sguain la spada e quell'orribile donna rese due volte pi brutta.(306)
41 - Allora essa, librandosi nell'aria, minacci i due fratelli con un dito che sembrava un uncino, e del quale adunche erano le unghie e dure come canne le falangi.
42 - Venutasene prontamente nel Janasthana, narr a Khara e a gli altri demoni l'affronto fattole da Rama, cos com'era stato oltraggio inaudito ai Rakshas.
43 - E poich i demoni la posero, mutilata com'era di parti del viso, all'avanguardia delle loro schiere che marciavano contro Rama, ci fu di malo augurio (ai nemici).
44 - Come prima Rama scorse gli audaci assalitori che brandivano in alto le armi, affid al proprio arco la speranza della vittoria e a Lakshmana la moglie Sita.
45 - Rama, certo, era solo, e a migliaia invece i demoni: tuttavia in battaglia fu visto da essi valerli tutti quanti erano.
46 - Respinse il Kakutsthide il demonio Dushana che quei malvagi gli avventarono contro: del pari immacolato nell'agire respingeva da s l'infamia.
47 - Lui Dushana egli accolse con saette, poi Khara e poi Triciras, ma le saette pareva che partissero contemporaneamente dal suo arco.
48 - La vita di questi tre fu ingoiata dagli acuminati dardi, che (in un baleno) attraversando i corpi riuscivano fuori tersi (di sangue) come prima, ma il sangue loro fu bevuto dagli uccelli.
49 - Sconfitta quella grande oste di demoni dai teli di Rama, nulla fu visto pi stare in piedi all'infuori di cadaveri con le teste mozzate.
50 - L'oste dei nemici degli dei, avendo provocato a battaglia Rama che rovesci un diluvio di frecce, giacque addormentata all'ombra delle ali degli avvoltoi per non destarsi mai pi.
51 - curpanakha sola port a Ravana la triste notizia che quei demoni erano stati tutti dilaniati dai dardi del Raghuide.
52 - Per l'onta fatta alla sorella e per lo scempio dei suoi fedeli, il fratello minore di Kubera sent come se Rama gli avesse calpestato le sue dieci teste.(307)
53 - Avendo deluso i due Raghuidi a mezzo di un demonio trasformato in gazzella, Ravana, sol per un momento impedito nel suo disegno dallo sforzo del re degli augelli, riusc a rapire Sita.(308)
54 - I due fratelli, messisi sulle tracce di Sita, scorsero l'avvoltoio con l'ali tarpate, il quale in procinto di esalare l'anima, pagava il suo debito d'amicizia a Dacaratha.(309)
55 - Con parole narr egli ai due fratelli del rapimento della Mithilese, e con le ferite avendoli messi a parte dell'eroico suo gesto, spir.
56 - Rama e Lakshmana, addolorati come se si fosse ripetuta la morte del genitore, celebrarono in onore di quell'uccello, come per un padre, tutte le cerimonie funebri, cominciando da quella della cremazione.
57 - Per consiglio di Kabandha, affrancato dalla maledizione (in virt della morte che il Raghuide pietoso gli diede), salda amicizia fu da Rama contratta con Sugriva che gli era compagno d'analoga sventura.(310)
58 - L'eroico Rama, avendo ucciso Bali, insedi sul trono di costui Sugriva che per s lungo tempo lo aveva agognato: cos a una radice verbale si sostituisce un'altra radice.(311)
59 - Gli scimi, esortati dal loro padrone (Sugriva), di qua di l vagarono per rintracciare Sita, cos come le ansie dell'angosciato Rama.
60 - Avendo avuto di lei notizie in grazia all'incontro con Sampati, il Marutide (Hanumat) varc l'oceano, come chi spogliatosi d'ogni egoismo valica la valle di dolore fatta di nascite e di morti.(312)
61 - Cercando per ogni dove in Lanka, vide Hanumat infine la figliuola di Janaka circondata di Rakshase, al pari della panacea cinta all'intorno di velenose liane.
62 - E a lei lo scimio porse un anello di riconoscimento, che quasi ricevette il benvenuto dalle refrigeranti lacrime di consolazione che quella vers.
63 - Hanumat poi, profuso che ebbe le nuove del caro consorte a Sita, e imbaldanzito dalla uccisione di Aksha, comport per un momento il giogo del nemico e appicc finalmente il fuoco alla citt di Lanka.(313)
64 - Venuto cos a capo d'ogni suo disegno, mostr a Rama il gioiello di riconoscimento (affidatogli da Sita), e che personificava quasi il cuore della Videhese nell'atto di recarsi incontro (al suo diletto).
65 - Rama, cui il contatto di quel talismano ch'egli si stringeva al cuore fece chiudere gli occhi, prov, a dispetto dell'assenza del seno della donna adorata, la delizia stessa d'un abbraccio.
66 - E avendo udito i ragguagli intorno alla sua cara consorte, smanioso di ricongiungersi con essa, si figur che l'oceano da cui Lanka era cinta fosse cos agevole a traversare come il fossato d'una fortezza.
67 - Mosse dunque, seguito da un esercito di scimi, alla sconfitta del nemico, s che i sentieri non solo sul dosso della terra ma nell'atmosfera folti divennero di quelle turbe.
68 - E a lui accampato lungo le rive dell'oceano, venne Vibhishana, come se la dea tutelare dei Rakshasa, inspirando a quest'ultimo consigli di prudenza, lo avesse per amore esortato (a contrarre amicizia col Raghuide).
69 - E il Raghuide gli promise l'impero dei Rakshasa: i saggi consigli tempestivamente tradotti in atto non mancano mai di produrre buoni frutti.
70 - A mezzo degli scimi Rama costru sull'oceano un ponte che sembrava essere cesha emerso fuori degl'Inferi per servire di giaciglio a Vishnu.(314)
71 - Valicato l'oceano con quel ponte, Rama strinse d'assedio Lanka, formando per cos dire una seconda cinta di auree mura per mezzo degli scimi giallognoli.
72 - Una terribile mischia segu quivi tra i Rakshasa e gli scimi, s che le plaghe echeggiarono intorno degli urr a Ravana ed a Rama,
73 - le scuri furono infrante dagli alberi, i magli ridotti in pezzi dai massi, superate dagli artigli le spade, abbattuti dai monti gli elefanti.(315)
74 - Trijata poi faceva rinvenir Sita con le parole: "illusione  quello che tu vedi", quando la meschina perse i sensi alla vista della decapitazione del suo Rama.(316)
75 - E Sita dicendo: "vive dunque il mio sposo" si liber dall'angoscia, pur restando umiliata d'aver potuto vivere quando dianzi aveva creduta vera la morte di lui.
76 - L'ansia effimera dei due figli di Dacaratha nella stretta dei dardi d'Indrajit, allentata poi e finita col sopraggiungere dell'aquila Garuda, sembr loro quasi un fatto visto in sogno.(317)
77 - Ma Ravana fer poi con la sua lancia Lakshmana nel petto, talch Rama quantunque illeso, sent il cuore straziato dal dolore.(318)
78 - Liberatosi Lakshmana dalla pena in grazia alla miracolosa erba recata da Hanumat, di nuovo coi teli insegn alle donne di Lanka a piangere e condolersi.(319)
79 - Come l'autunno toglie alla nuvola il tuono e l'arcobaleno, del pari Lakshmana soppresse del tutto il ruggito d'Indrajit e il suo arco fulgido qual'iride.
80 - Kumbhakarna, ridotto da Sugriva nella stessa condizione della sorella, sbarr il passo a Rama e parve un monte con le rocce di vermiglio arsenico squarciate dallo zappone.(320)
81 - Ma lui fecero sprofondare nel lungo sonno della morte le saette di Rama, quasi volessero dirgli: "intempestivo e invano tu amante di sonno fosti svegliato dal fratello".(321)
82 - Altri Rakshasa pure cadevano sulle schiere sterminate de' scimi, emulando la polvere sollevantesi da quel campo di battaglia che si spegneva nei fiumi del loro sangue.
83 - Ravana intanto usc di nuovo fuori della sua magione per combattere, e con questa risoluzione nel cuore: "il mondo oggi vedr sparire o Ravana o Rama".
84 - Indra, vedendo che Rama era a piedi e il signor di Lanka in un carro, sped al primo il suo cocchio aggiogato da fulvi destrieri.(322)
85 - E il Raghuide, sostenuto dal braccio di Matali l'auriga divino, ascese quel cocchio uso ad andare verso la vittoria e ad avere il drappo della sua bandiera agitato dai venti alitanti sulle onde del Gange celeste.
86 - Lo stesso Matali fece cingere a Rama la corazza del grande Indra, quella appunto su cui cadendo i teli dei nemici degli dei doventavano fragili e innocui come foglie di loto.
87 - La battaglia tra Rama e Ravana, che finalmente trov nell'incontro di essi due il momento propizio a che spiegassero il loro valore, pareva cogliere ormai il suo frutto.
88 - Ravana quantunque solo, tuttavia per la molteplicit delle sue braccia, delle sue teste e delle gambe sembrava essere, egli che invece non era pi come prima, in mezzo ai discendenti di sua madre.(323)
89 - Ben cap Rama il valore del nemico che gli stava a fronte, di chi cio aveva vinto gli dei custodi del mondo, propiziatosi civa con l'offerta delle sue teste e palleggiato il monte Kailasa.(324)
90 - Piant Ravana, acceso d'ira immensa, una saetta nel braccio destro di lui, mentre il braccio stesso, fausto nuncio dell'imminente riunione con Sita, vibrava.(325)
91 - Una saetta scagliata da Rama, dopo aver trafitto il cuore di Ravana, penetr nel suolo quasi ad annunziare ai serpi questo evento a loro caro.(326)
92 - Come di due che litigano cresce l'ardore di sopraffarsi opponendo ragione a ragione, cos pure rintuzzando arma con arma i due guerrieri tornavano con maggiore impeto a contendersi la vittoria. 
93 - L'alma vittoria intanto posta nel mezzo, apparteneva or all'uno or all'altro eroe a vicenda valorosi, e somigliava all'ara (ricoperta di strame) tra due elefanti furiosi (che a gara ne fanno scempio).(327)
94 - La foltezza dei dardi vicendevolmente scagliati, contese il passo alla pioggia di fiori versata e dagli dei e dai demoni, compiaciuti degli attacchi e contrattacchi di quei valorosi.
95 - Il Rakshasa vibr infine contro al nemico la clava micidiale tutta irta di punte di ferro, al quale pareva lo strumento di tortura, detto Kutacalmali, rapito al dio della morte.(328)
96 - Ma il Raghuide, con saette falcate infranse quella speranza dei nemici degli dei, quell'arma cio che non arriv nemmeno a sfiorare il suo carro, l'infranse cos agevolmente come il fusto d'una kadali.(329)
97 - Incocc poi pel suo nemico il telo infallibile di Brahma, ossia il farmaco che (dal cuore della) sua diletta Sita doveva estirpare l'aculeo del dolore.
98 - E quel telo fu visto nell'aria fendersi in dieci parti e sfolgorare come il corpo d'un grosso serpente coronato di terribile cresta.
99 - E in men che si batta l'occhio, Rama, con quel dardo accompagnato da uno scongiuro, fece cadere le dieci teste di Ravana, senza ch'esse avessero tempo di risentire il dolore della ferita.
100 - Le gole squarciate del corpo del Rakshasa in procinto di piombare al suolo, sembravano i riflessi del sole nascente prodotti dalle onde in (limpide) acque.
101 - Gl'immortali, pur vedendo cadere le teste del demonio, in cuor loro non troppo si fidavano, in quanto temevano non avessero quelle a saldarsi di nuovo col tronco.(330)
102 - Una pioggia fragrante di fiori, versata dagli dei e accompagnata dagli sciami delle api che abbandonavano le tempie aperte degli elefanti dei numi custodi del mondo e agitavano le ali rese pesanti (dal carico) dell'olezzante umore elefantino, cadde sulla testa del nemico di Ravana prossima ad essere cinta dell'ingemmata regal corona.
103 - E subito l'auriga d'Indra, dicendo addio al Raghuide intento a togliere la corda all'arco, come colui che aveva ormai fornito l'impresa affidatagli dagli dei, guid in alto il cocchio aggiogato da mille fulvi destrieri e con l'antenna del vessillo marchiata dalle saette di Ravana portanti inciso il suo nome.
104 - E il Raghuide pure, presa con s la sua diletta Sita purificata dal fuoco, e trasferito nelle mani del suo caro amico Vibhishana lo scettro del nemico, ascese con lui, con Sugriva e Lakshmana, quel gioiello di carro che aveva vinto col proprio braccio, e part per Ayodhya.(331)
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto dall'egregio poeta Kalidasa, il dodicesimo canto, intitolato: "l'uccisione di Ravana".

 CANTO 13.
1 - Il dio Vishnu intanto, (che incarnatosi aveva assunto) il nome di Rama, inoltrandosi col carro in quel suo elemento che  l'etere, e di cui la qualit specifica  il suono, mir da buon conoscitore ch'egli era d'ogni pregiata cosa, il mare miniera di gemme, e in disparte cos favell alla consorte: 
2 - "Guarda o Mithilese come fino al Malaya la spumosa massa delle acque resta partita dal ponte che sopra vi gettai: par di vedere il cielo sereno d'autunno coi vaghi astri visibili diviso in mezzo dalla via lattea.
3 - Tradotto da Kapila nell'inferno il cavallo sacrificale del padre (Sagara) che voleva farne offerta agli dei, i nostri maggiori per ricuperare quel destriero, si diedero a scavare la terra e aggrandirono, com' noto, questo oceano.(332)
4 - Da questo oceano i raggi del sole attingono il seme della pioggia, in esso le perle prosperano, desso  che racchiude il fuoco di cui il combustibile  l'acqua, da esso nacque l'astro dai raggi refrigeranti.(333)
5 - La sua figura, come quella di Vishnu, prende ora questo, ora quell'aspetto, pervadendo, ampia com', le dieci plaghe, n comporta limite di quale o di quanto.
6 - Desso  che l'abeterno Maschio si sceglie come giaciglio quando, lodato dal primevo Fattore assiso sul loto sbocciato dall'ombelico, fa rientrare in s i mondi e cade nell'usato sopore estatico alla fine d'ogni periodo mondiale.(334)
7 - In esso cercarono rifugio a cento a cento i monti cui Indra tagliando le ali fiaccava la tracotanza: del pari cercan rifugio presso un re Mediano sommamente giusto quei principi che si vedono infestati dai nemici.(335)
8 - Di esso le acque cristalline, gonfie in seguito alla fine del mondo, servirono di velo temporaneo al volto della terra, allorch questa fu dal primigenio Maschio tratta fuori dagli abissi.(336)
9 - Desso  che beve e fa bere le fiumane, godendosi queste sue mogli in un modo che non  comune ad altri: quelle infatti sono per natura audaci nel porgergli la bocca, mentre egli stesso con destrezza offre loro le sue onde quasi fossero labbra.(337)
10 - Quelle balene, ingoiando l'acqua piena di pesci che sbocca dai fiumi, mentre chiudono gli occhi sotto la pressura delle fauci sbarrate, lanciano su in alto, attraverso alle loro teste forate, colonne d'acqua.
11 - Guarda le spume del mare come sono tagliate dai cetacei marini che guizzano repentinamente fuori dei flutti: rigando esse le ganasce di quei mostri, par che per un momento facciano da flabelli ai loro orecchi.
12 - I serpenti, venuti fuori per aspirare la brezza, non distinguendosi dagli immani flutti furiosi, si lasciano discernere solo dalle gemme site nelle loro creste e che vie pi luccicano al contatto dei raggi solari.(338)
13 - Questo branco di conchiglie, sospinto d'un tratto dall'impeto delle onde sulle piante di corallo emule delle tue labbra, par che cuciano le loro bocche ai bocciuoli superiori dei coralli, e solo a fatica e con dolore (si staccano da essi) e procedono oltre (trasportate dai flutti).
14 - Il mare con quella nuvola, che appena in procinto di bere le acque erra qua e l per effetto dell'impeto del vortice, appare sommamente agitato come se per la seconda volta il monte Mandara lo frullasse.(339)
15 - Da lontano la riva di questa massa d'acque salate, simile a un disco di ferro, appare esile e bruna per le file dei boschi di palme e di tamala, quasi fosse una macchia di ruggine formatasi sulla lama.
16 - La brezza marina col polline dei fiori di ketaka inorpella il tuo volto, o tu dai lunghi occhi, quasi sapesse che io, assetato di (suggere le tue) labbra (rosse come il frutto) del bimba, non comporterei l'indugio della toelette.
17 - In grazia alla velocit di questo carro, eccoci giunti in un istante alla riva del mare piena di perle disseminate qua e l dalle conchiglie apertesi nella sabbia, e inghirlandata d'alberi puga curvi sotto il peso dei loro frutti.
18 - Volgi intanto lo sguardo indietro sulla via, o tu dalle belle gambe simili a proboscide elefantina e dai vaghi occhi di gazzella: par che la terra con le sue foreste balzi fuori del mare che sempre pi s'allontana.
19 - Guarda come questo carro, secondando il mio desio, ora procede per il sentiero che percorrono gli dei, ora per quello delle nuvole, ora per quello frequentato dagli uccelli.
20 - Questo zeffiro etereo, profumato dell'icore sgorgante dalle tempie dell'elefante d'Indra e impregnato della frescura delle onde del Gange celeste, terge sul tuo volto le stille di sudore che (il meriggio), giovanezza del giorno, ha fatto spuntare.
21 - O avventata, con la mano pendente dal finestrino tu, vinta da curiosa vaghezza, hai toccato quella nuvola; ond'essa facendo balenare un lampo, che  la sua armilla, par che voglia donarti un secondo fregio (pel braccio gi ornato d'un aureo cerchio).(340)
22 - Quei penitenti avendo risaputo che dal Janasthana  stata rimossa ogni insidia demoniaca, sono tornati ad abitare nei romitaggi da lungo tempo deserti e che ora invece si vedono cosparsi di nuove capanne in costruzione, e ciascuno di loro ha ripreso il suo abituro.(341)
23 - Ecco il luogo in cui io cercandoti scorsi sul suolo un sonaglietto spiccatosi (da te mentre Ravana ti trafugava): silenzioso (esso pi non tintinnava) quasi fosse conscio del dolore d'essersi separato dal loto del tuo piede.
24 - Queste sono le liane che incapaci di favellare, mi mostrarono a mezzo dei loro rami coi bocciuoli piegati, la via per la quale tu, o timidetta, eri stata portata via dal Rakshasa.
25 - Ecco le gazzelle che smettendo di brucare i fili d'erba e volgendo verso sud gli occhi coi filari delle ciglia alzate, svelarono il tuo cammino a me che ancora lo ignoravo.
26 - Ve' che di faccia appare la vetta del monte Malyavat alta s che tocca il cielo: su di essa le nuvole ed io versammo insieme rispettivamente acqua novella e lacrime (di cordoglio) per la tua separazione;
27 - su di essa mi diventarono insopportabili senza di te il profumo dei bocciuoli percossi dalle stille della pioggia, il fior di kadamba coi suoi filamenti a met sbocciati e il soave squittir dei pavoni;(342)
28 - su di essa a stento comportai i fragori del tuono propagantisi per le caverne, in quanto che rammemoravo il tuo, ohim passato, abbraccio, nel quale, o timidetta, (per paura di quelli) tutta tremane (ti stringevi al mio petto);
29 - su di essa i novelli fiori (vermigli) della kadali, coi calici aperti e per le stille su di essi deposte dal vapore sprigionantesi dalla terra inaffiata dall'acquazzone, imitando i tuoi begli occhi arrossiti dal suffumigio del rito nuziale, (ne suscitarono in me il ricordo s da farli) doventare il mio tormento.(343) 
30 - La vista, spingendosi in gi lontano, quasi beve, per la fatica durata, le acque della fiumana Pampa, percorse da ardee natanti e appena visibili, e nascoste dai finitimi giuncheti.
31 - Con invidia io guardai, o cara, le coppie degli uccelli chiamati rathanga che in quelle acque vivono senza mai che la femmina sia separata dal maschio e porgentisi a vicenda le fibre del loto; con invidia le guardai quando ero lontano da te.
32 - Quella liana che tu vedi l sulla sponda, esile e curva sotto il peso delle sue ciocche di fiori, gioconde s che sembrano due mammelle, quella io volli abbracciare pensando fossi tu, ma Lakshmana con le lacrime agli occhi me ne distolse.
33 - Quegli stormi di ardee della fiumana Godavari, udendo il tintinnio degli aurei sonagli oscillanti ne l'interno di questo nostro carro volante, spiccano in alto il volo come per venirti incontro a salutare.(344)
34 - Questa  la Pancavati, il luogo che da tempo pi non vedevo e nel quale tu sebbene delicata facevi crescere le piante di mango a mezzo dell'acqua del (pesante) annaffiatoio: con tali piante e con le gazzelle che in alto (verso di noi) guardano, questo luogo mi colma il cuore di letizia.(345)	
35 - Rammento che qui, lungo le rive della Godavari, finito che avevo di cacciare, mi addormentavo nelle capanne di giunco posando il capo sul tuo grembo senza che occhio indiscreto ci potesse vedere e mentre le aure (fresche pel contatto) delle onde rimuovevano da me la stanchezza.
36 - Questo  il luogo che in terra si  scelto (come dimora) il santo purificatore delle torbide acque, colui che, inarcando appena le ciglia, fece precipitare Nahusha dal trono d'Indra.(346)
37 - Fiutando io gli estremi nuvoli del fumo sprigionatosi dai tre fuochi sacrificali di lui cinto di gloria immacolata, questi nuvoli, dico, fragranti delle sacre vivande offerte e giunti a penetrare (quest'erta) carriera del nostro cocchio volante, mi sento affrancato d'ogni passione impura e partecipe di (divina) leggerezza.
38 - Ecco, o nobilissima, appare in lontananza lo stagno dilettoso che si chiama Pancapsaras ed appartiene al santo catakarni: ve' come circondato di foreste sembra l'immagine della luna appena visibile di tra le nuvole.
39 - Questo santo un tempo, cibandosi di soli steli d'erba e pascolando con le gazzelle, incusse con le sue meditazioni timore a Indra, dal quale fu perci fatto cascare nel lacciuolo ingannatore della (fiorente) giovanezza di cinque ninfe.
40 - Da lui, dimorante in un palazzo di stucco invisibile, parte questo suono continuato dei tamburi del concerto, che diffondendosi per l'aria fa d'un tratto risuonare per mezzo degli echi le sale superiori del nostro carro pushpaka.
41 - Vedi quell'altro penitente, che di nome si chiama Sutikshna (acutissimo, formidabile), ma negli atti  domo: in mezzo a quattro fuochi fiammanti e col sole che gli arde la fronte, egli mortifica la sua carne.
42 - Lui che (con le sue austerit) aveva indotto in sospetto il dio Indra, non valsero a turbare gli atti di seduzione delle ninfe divine esercitati con occhiatine saettate in mezzo ai sorrisi e col mostrare a met per un pretesto le zone (cingenti la vita).
43 - Costui, con le braccia erette, volge benevolmente da questa parte il braccio destro per farmi onore, quel braccio cui il rosario fa da armilla, e che, uso a carezzare le gazzelle, taglia i fili d'erba kuca acuti al pari di spilli.
44 - Egli, pel voto d'osservare il silenzio, mostra di gradire il mio saluto scuotendo appena la testa, ed eccolo che torna a fissare nel sole lo sguardo ormai libero del frapposto ostacolo del nostro carro.
45 - Quello  l'eremo purificatore ed ospitale di carabhanga, sacerdote del fuoco sacro: dopo aver per lungo volgere d'anni saziato il fuoco di legna, gli offr finalmente anche il suo corpo, terso d'ogni macchia per le sante preghiere.
46 - La sua bont verso gli ospiti s'accoglie ora in quegli alberi, quasi suoi degni figliuoli: con la loro ombra infatti rimuovono essi la stanchezza del cammino, e frutta in gran copia si possono da essi sperare.
47 - Quel monte Citrakuta, o tu dalle belle membra, avvince a s il mio occhio: con le sue spelonche che mandano fuori il fragore delle cascate, con le punte delle sue vette che rasentano le nuvole, esso superbo arieggia un toro infuriato che emetta dalle fauci un muggito profondo e infigga nel limo d'uno stagno le punte delle corna.
48 - Questa fiumana Mandakini dalle correnti limpide e placide, che per l'interposta distanza ci appare tanto esile, scorrendo ai piedi del monte, raffigura un vezzo di perle cingente il collo della terra.
49 - Ecco la bella pianta di Tamala che cresce non lungi dalle balze montane, e di cui io, spiccando i ramoscelli fragranti, ti feci un serto che spiccava sulle tue pallide guance, quasi fosse una ghirlanda di fuscelli di Yava.
50 - Quella  la selva in cui Atri compie le sue austerit: ve' com'essa palesa la propria straordinaria possanza con quelle bestie che, senza la paura della sferza, sono docili e mansuete, e con quegli alberi che, senza l'indizio dei fiori, si coprono di frutti.
51 - In questa appunto Anusuya spinse le acque del Gange, affinch i penitenti potessero praticare le abluzioni; quelle acque di cui i loti aurei vengono colti dalle mani dei sette Rshi e che fanno da ghirlanda alla testa di civa.(347)
52 - Gli stessi alberi, posti in mezzo ai sacri recinti in cui gli asceti con le gambe incrociate si godono l'estatica contemplazione, gli stessi alberi nella loro immobilit, consentita dall'assenza d'ogni vento, par che sieno intenti a meditare.
53 - Ecco la ficaia, celebre sotto il nome di cyama, cui tu un giorno chiedesti delle grazie: essa coi suoi frutti splende come un mucchio di smeraldi qua e l cosparso di rubini.(348)
54-57 - Guarda, o tu dalle fattezze irreprensibili, gli aspetti che assume il Gange qui dove la sua corrente viene rotta dalle onde della Yamuna: in un punto pare un laccio di perle inframmezzato di rilucenti zaffiri, in un altro una ghirlanda di nenuferi bianchi conserta di azzurre ninfee nel centro; qua sembra una fila di candidi cigni commista d'anatre scure, l un fregio fatto col sandalo bianco (sul volto) della terra e con linee nere tracciate dall'agalloco; ora emula la luce lunare interrotta dalle tenebre delle ombre, ora una candida striscia di nuvole autunnali che lasci appena intravvedere di tra gli squarci le plaghe (azzurre) del cielo, ora finalmente arieggia la persona di civa cospersa di ceneri e fregiata di neri serpenti.
58 - Per le abluzioni praticate qui, nella confluenza delle acque di queste due consorti del mare, purificata l'anima chi abbandona il corpo, anche se non ha intuito la suprema verit, pi non conosce il legame di un (nuovo) corpo.
59 - Ecco la citt del re dei Nishada nella quale, poi che ebbi deposto il diadema e intrecciato i capelli alla foggia degli asceti, Sumantra lacrimando esclam: "o Kaikeyi compiuti sono ormai i tuoi voti".
60-63 - Ecco la fiumana Sarayu, quella di cui i vati vedici affermano essere origine, come della Buddhi la materia primordiale involuta, il lago di Brahma largitore al seno delle donne degli Yaksha del polline di aurei loti: quella che piena di pali sacrificali infissi lungo le sue sponde, trasporta verso Ayodhya, la citt capitale, le acque rese pi che mai sante dagli Ikshvakuidi che ad esse accedono pel bagno lustrale dopo il sacrificio equino; quella cui il mio cuore venera quale nutrice comune dei Kocala settentrionali usi a deliziarsi nel grembo di lei ovverossia nelle sue (sacre) sabbie e prosperosi in grazia al suo copioso latte ovverossia alle sue acque abbondanti; ecco, ecco la fiumana Sarayu che al pari di mia Madre Kaucalya orbata del venerando re Dacaratha, mi avvince cos lontano come sono, con le braccia, ovverossia con le onde spiranti un'aura fresca.(349)
64 - Poich di fronte a noi si solleva la polvere terrestre, rossastra per effetto dell'infocata luce crepuscolare, penso che Bharata informato da Hanumant dell'accaduto, mi venga incontro con l'esercito.
65 - Certo egli onesto rassegner immacolata nelle mie mani la regal potest (che) a me, ligio alla promessa (fatta a mio padre,  ormai dovuta): cos pure Lakshmana restituiva te ben difesa a me tornato dall'avere ucciso in battaglia Khara e gli altri Rakshasa.
66 - S, quegli  Bharata che a piedi, preceduto da Vacishtha e seguito dall'esercito, trae verso di me coi vecchi ministri, indossando un sajo ascetico e recando in mano l'offerta ospitale. 
67 - Egli, sebbene giovane per riguardo a me, non s' goduta la potest regale rassegnatagli dal padre e quasi venuta a stargli in grembo, onde par che da tanti anni insieme con quella stia osservando l'arduo voto (della castit imposta dalla) lama d'una spada."(350)
68 - Com'ebbe Rama profferito queste parole, il carro Pushpaka, avendo capito, in grazia al genio tutelare di lui, il suo desiderio, cominci a scendere dall'atmosfera, mentre gli uomini al seguito di Bharata attoniti alzavano gli occhi a rimirarlo.
69 - Rama per una scala di cristallo che accedeva al suolo, con Vibhishana che gli faceva da battistrada, smont da quel carro, mentre Sugriva, abile nel render servizio, gli porgeva in appoggio la mano.
70 - Tutto raccolto s'inchin egli al maestro spirituale della dinastia degl'Ikshvaku, e poi ch'ebbe gradito l'offerta ospitale, abbracci, gli occhi pieni di lacrime, il fratello Bharata e gli baci il capo da cui questi per devozione a lui aveva voluto rimossa l'acqua lustrale della gran sacra largitrice del trono paterno.
71 - Ed ai vecchi ministri trasformati nell'espressione del volto per la crescita della barba, e che, simili ad alberi di nyagrodha, cui fanno da crini pendenti e attorti i rami, a lui s'inchinavano, egli mostr i segni del suo favore con occhiate benevole e con parole che suonavano dolci chiedendo contezza della salute.(351)
72 - E Bharata, udendo Rama che rispettosamente diceva: "questi  Sugriva mio compagno di sventura e costui  Vibhishana sempre primo nelle battaglie a ferire", s'affrett a rendere loro onore, e lasci indietro insalutato il fratello Lakshmana.
73 - Si trov poi faccia a faccia col figlio di Sumitra, il quale sollevandolo, prostrato com'era, lo abbracci forte, e quasi gl'indolenz il petto per la stretta al proprio torace indurito dalle ferite che i colpi d'Indrajit vi avevano inferte.
74 - Per ordine di Rama, i duci degli eserciti dei scimi, assumendo forma umana, ascesero sul dorso di maestosi elefanti, e quasi provarono l'ebbrezza di salire sui loro (nativi) monti, in quanto che quelle bestie, (alte come montagne), lasciavano fluire in gran copia (al pari dei monti), rivoli d'umore.
75 - E Vibhishana, signore dei Rakshasa, con tutti i suoi seguaci, prese posto, per volere di Rama, in carri che nella bellezza dei fregi artificiali vincevano il paragone con quelli che Vibhishana stesso, per virt di magia, costruiva (col comando) del pensiero.
76 - Quindi il signor dei Raghuidi, insieme coi due fratelli pi giovani, sal di nuovo sul carro Pushpaka, di cui il mero desiderio degli occupanti determinava l'andare, mentre la bandiera svolazzava al vento: del pari l'astro lunare, bello quando  congiunto coi pianeti Budha e Brhaspati, ascende, mentre guizza il baleno, sopra un ammasso di nuvole serotine.
77 - E quivi nel carro, Bharata salut l'ormai felice figlia del re di Mithila strappata da Rama alle angustie (dell'oppressione) di Ravana cos come la terra redenta dal caos per opera del Signore di tutti i mondi, cos come la luce lunare riscattata dalla fitta rete delle nuvole per opera dell'autunno. 
78 - Da una parte le gambe della figlia di Janaka, encomiabili pel voto fermamente mantenuto di disdegnar di piegarsi dinnanzi al signore di Lanka, dall'altra parte il capo dell'onesto Bharata cui la fedelt verso il fratello maggiore aveva fregiato di tracce ascetiche, si purificarono vicendevolmente, venendo le une a contatto con l'altro.(352)
79 - Il nobile Kakutsthide, essendo proceduto per alcune miglia col carro Pushpaka che andava lentamente dietro la calca dei sudditi, si ferm nel magnifico parco di Ayodhya, nel quale catrughna aveva allestito dei padiglioni regali.
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto dall'egregio poeta Kalidasa, il tredicesimo canto intitolato: "il ritorno alla selva Dandaka."

 CANTO 14.
1 - I due figli di Dacaratha videro in quel parco le loro madri Kaucalya e Sumitra, le quali, per la perdita del loro augusto consorte, come due liane per il taglio dell'albero che le sostenta, erano egualmente ridotte in miserevole stato. 
2 - Sfolgoranti di valore per aver sterminato i nemici, entrambi Rama e Lakshmana, inchinatisi nell'ordine voluto dal cerimoniale, non furono ravvisati interamente dalle due donne accecate dalle lacrime, ma ben vennero riconosciuti in grazia alla delizia che esse provarono al contatto di quei due frutti del loro ventre. 
3 - La lacrima fresca prodotta dalla gioia, temper in esse due quella cocente del dolore, cos come il torrente che scende gi dallo Himalaya tempera l'acqua infuocata dagli ardori estivi nel letto del Gange e della Sarayu.
4 - E palpando pietosamente sul corpo dei figliuoli le vie scavatevi dai teli dei Rakshasa, come se fossero ancora umide di sangue, aborrivano il nome di madri di eroi, pur tanto agognato dalle donne dell'aristocrazia militare.
5 - "Io sono Sita l'infausta, che al consorte apportai triboli": cos pronunziando il suo nome la nuora, non senza devotamente inginocchiarsi, salut le regine del suocero, al quale dava ricetto il cielo.
6 - "Sorgi, o diletta; certo per la purezza della tua condotta, il consorte insieme col fratello pot superare il gran cimento": queste furono le parole gentili e veraci che le due suocere rivolsero alla nuora, degna invero di gentilezza.
7 - Cos il battesimo che doveva consacrare Rama, vessillo della dinastia dei Raghuidi, sul trono paterno, fu iniziato con l'acqua delle lacrime di consolazione versate dalle due madri; e lo compirono poi i vecchi ministri con acque attinte dai sacri guadi del Gange e raccolte in auree secchie.
8 - Come sulla vetta del Vindhya le acque che traggono origine dalle nuvole, cos pure caddero sulla cervice di Rama vittorioso quelle che i principi dei Rakshasa e de' scimi avevano addotte, dopo d'essere andati a raccorle dai fiumi, dai mari e dai laghi.
9 - Oltremodo bello egli era gi quando indoss la veste ascetica, sicch il suo splendore, ora ch'egli si cingeva del manto regale, veniva espresso con la menda della tautologia.
10 - Coi vecchi ministri e i duci dei Rakshasa e de' scimi egli, seguito dall'esercito e in mezzo alla calca cittadina deliziata dal suono di strumenti musicali, entr nella tradizionale citt capitale, in cui veniva fuori dalle magioni una pioggia di chicchi di grano bruscato e s'ergevano archi trionfali.
11 - Stando nel cocchio, tra due flabelli leggermente agitati da Lakshmana e catrughna e sotto il parasole che Bharata gli reggeva, ei sembrava l'unione personificata dei quattro spedienti (coi quali i nemici si riducono al proprio volere).(353)
12 - La colonna di fumo di nero agalloco (sprigionantesi dal camino) della reggia, restando spezzata dalla forza del vento, raffigurava quasi la treccia di quella citt che Rama stesso tornato dall'esilio silvestre disciogliesse.(354)
13 - Le donne di Ayodhya, sollevando all'altezza della fronte le mani commesse e concave, visibili fuor delle finestre dei palazzi, salutavano la consorte dell'eroico Raghuide seduta in un palanchino e ricoperta di una splendida veste che le suocere le avevano allestita.
14 - Poich essa portava su di s l'unguento datole da Anusuya, il quale aveva la propriet di durare sempre e di suscitare un'aureola di luce sfolgorante, perci appunto rifulgeva come se tornata a entrare nel fuoco, fosse additata alla sua citt dal consorte astretto a ripetere la frase: "ella  immacolata".
15 - Rama, tesoro di bont, dopo avere assegnato agli amici degli appartamenti forniti di tutta la suppellettile necessaria, entr, versando lacrime, nelle stanze, colme di doni offerti, gi abitate dal padre, e che del padre ora non serbavano altro avanzo se non un'immagine dipinta.
16 - Quivi, salutando la madre di Bharata, la franc d'ogni vergogna per mezzo delle seguenti parole: "poich, o madre, il mio genitore e tuo consorte non venne meno al dovere della veridicit che suole avere come compenso il cielo, perci appunto, a ben riflettere, meritoria fu l'opera tua."
17 - Per onorare poi Sugriva, Vibhisana e gli altri, dispose le cose con tale arte che quelli, bench usi ad ottenere qualunque desiderio col fatto solo di concepirlo, si sentirono invaso il cuore di maraviglia.
18 - Data la precedenza ai divini asceti venuti a rendergli onore, ud da loro la storia del nemico sconfitto, a cominciare dalla nascita in poi, storia che serv solo ad accrescere la grandezza del proprio valore.
19 - Quando i santi penitenti furono partiti, Rama conged i principi dei Rakshasa e de' scimi, i quali per la beatitudine del soggiorno non s'erano nemmeno avvisti ch'era durato mezzo mese, e (nell'atto d'andarsene) ricevettero dalle mani stesse di Sita i pi splendidi doni.
20 - Consent poi al carro Pushpaka, vero fiore dell'aria e che egli avrebbe sempre potuto riavere col solo pensarlo, consent a questo carro, tolto insieme con la vita a Ravana, nemico degli dei, di servire di nuovo come veicolo al dio Kubera signore del Kailasa.(355)
21 - In tal modo Rama, riassunto il regno dopo aver compiti gli anni di dimora nella selva impostigli dal padre, si comport verso il bene, l'utile e il piacevole cos imparzialmente come verso i suoi tre fratelli.
22 - Per la tenerezza della sua indole egli rispett egualmente tutte le madri, cos come il dio Skanda, condottiero degli eserciti divini, le Pleiadi delle quali aveva succhiato le mammelle.(356)
23 - Per virt di lui che rifuggiva dall'avidit, rimuoveva il pericolo dagli ostacoli, impartiva la pi eletta educazione, bandiva il dolore; il popolo arricchiva, praticava opere pie, aveva un padre, aveva un figlio.
24 - Dopo avere esaminato a tempo debito le contestazioni dei cittadini, egli si giocondava con la figlia del re di Videha, e gli pareva di stare insieme con la dea della bellezza che, vaga di godimenti terrestri, avesse assunto le venuste forme corporee di quella.
25 - In stanze, di cui le pareti erano istoriate, godendosi marito e moglie, per quanto ne avevano voglia, i diletti cari ai sensi, vedevano, a rammemorarli, trasformarsi in piaceri perfino i dolori sofferti nella selva Dandaka.(357)
26 - Quindi Sita delizi lo sposo mostrandogli il volto pallido come fuscello di cara con due occhi sommamente languidi, e nunzio di gravidanza pur senza profferir parola.
27 - Rama giubilante, tiratasi in grembo la vezzosa donna divenuta esile e coi capezzoli trasformati di colore, le chiese in disparte, mentre essa pudicamente arrossiva, qual fosse la voglia a lei pi cara.
28 - Ed ella espresse il desiderio di tornare nelle selve lungo le rive della Bhagirathi, l dove le offerte di riso sono addentate dalle belve e la terra si ricopre di erba kuca, in quelle selve che le figlie dei penitenti frequentano.
29 - L'eroico Raghuide avendole promesso di soddisfare quella sua brama, volle mirare la citt d'Ayodhya festante e sal, seguito dalle guardie del corpo, sulla cima del palazzo, alta s che lambiva le nuvole.
30 - E vedendo la strada principale piena di prosperi mercati, la Sarayu solcata dai battelli e i parchi adiacenti alla citt frequentati da scherzosi cittadini e cittadine, si rallegr in cuor suo.
31 - Eloquente tra gli eloquenti, illibato, con braccia lunghe come cesha re dei serpenti, vincitore di un potentissimo nemico, egli chiese a un emissario di nome Bhadra quali voci corressero tra il popolo sul proprio conto.
32 - Incalzato dalle domande l'emissario rispose: "o augusto, ogni tuo atto lodano i cittadini se ne eccettui il riprendere che tu facesti quale tua sposa la regina, dopo che questa aveva (s a lungo) dimorato nella reggia del Rakshasa."
33 - Come ferro infocato percosso dal maglio, cos pure si schiant il cuore di Rama sotto il colpo dell'infamia, tanto pi a lui intollerabile in quanto offendeva la riputazione della sua consorte.
34 - "Trascurer io le voci che mi calunniano ovvero debbo ripudiare la sposa innocente?": in tale perplessit d'attenersi ad uno dei due partiti, egli sentiva il cuore ondeggiare al pari dell'altalena.
35 - Risolutosi finalmente, desider cancellare l'onta, che non sarebbe cessata altrimenti, per mezzo del ripudio della consorte: per chi invero ha accumulato tesori di gloria, questa  pi cara della vita stessa, quanto pi poi d'uno strumento di piacere.
36 - E accasciato, avendo fatto chiamare i fratelli, che nel vederlo trasformato a quel modo smisero ogni allegria, egli raccont loro l'infamia cui era fatto segno, e pronunzi infine queste parole: 
37 - "Guardate qual sorta di macchia  stata impressa da me, (quantunque) illibato nella mia condotta, sulla santa regal famiglia che ha origine dal sole: del pari il vento impregnato d'acqua appanna lo specchio.
38 - Come un maestoso elefante il palo a cui deve essere legato, cos io non posso tollerare quest'onta a cui ho accennato e che al pari d'una goccia d'olio sulle onde delle acque, si spande tra i cittadini. 
39 - Per cancellarla io, non avendo riguardo pi a nulla, abbandoner la figlia del re di Videha, ad onta sia per maturare il frutto del nostro amore: cos per lo passato abbandonai la terra cinta dal mare, poi che tale era il comando di mio padre.
40 - So bene che Sita  immacolata, ma penso pure che formidabile  il biasimo popolare: la gente infatti ascrive a macchia della tersa luna quella che non  se non l'ombra della terra.
41 - Il mio sforzo che fu coronato dall'uccisione del Rakshasa non dev'essere vano; esso serv a liberarmi degli affronti: forse che il serpente stizzito morde per brama di sangue chi l'ha toccato col piede?
42 - Se  vostro desiderio che io conservi a lungo la vita con le spine dell'infamia estirpate, non contrastate allora col cuore intenerito dalla piet questo mio proposito".
43 - Lui padrone che, con intenti cos crudeli per la figlia di Janaka, favellava in tal maniera, nessuno dei fratelli os n contrastare n secondare.
44 - Rama poi, di cui la fama veniva celebrata nel trimundio e la parola non era mai vana, guardando Lakshmana e interloquendolo con l'esclamazione: "fratello mio diletto", gli diede in disparte questi ordini, ben conoscendo con quanta fedelt egli eseguisse un comando:
45 - "Tua cognata che ha manifestato la sua voglia, si strugge solo del desiderio delle selve ascetiche; tu quindi, con un cocchio avendola condotta sotto questo pretesto all'eremo di Valmiki, lasciavela."
46 - E Lakshmana, che aveva udito parlare del colpo inferto per ingiunzione del padre da Paracurama alla propria madre come a un nemico, accolse il comando del fratello maggiore: gli ordini infatti di autorevoli parenti non debbono mai essere discussi.
47 - Quindi avendo fatto salire la figlia del re di Videha, tutta lieta all'annunzio di ci che era conforme al suo desiderio, sopra un carro tirato da cavalli non ombrosi e guidato da Sumantra, part.
48 - E Sita mentre il carro la trasportava per ameni luoghi, gioiva in cuor suo dicendo: "veramente gentile  il mio diletto con me", n s'accorgeva che il marito, avendo cessato d'essere per lei l'albero paradisiaco (largitore d'ogni delizia), era diventato l'albero infernale (che con le sue foglie aguzze come spade appresta le peggiori torture).
49 - Se non che, l'impendente grave dolore che Lakshmana le celava per via, le fu annunziato dal battito dell'occhio destro, condannato a restar privo per sempre della vista dell'amato sposo.
50 - Col loto del suo volto repentinamente appassito per lo sgomento indotto in lei dall'infausto segno, ella internamente col cuore e col pensiero augur propizia sorte al re ed ai fratelli.
51 - E Lakshmana che, giunto al limitare della selva, stava, in omaggio all'ordine del fratello, per abbandonare la fedele virtuosa donna, ne fu come distolto dal Gange che di fronte a lui, con le onde gonfie sembrava alzar le braccia implorando.
52 - E dal carro, che il cocchiere aveva fermato, trattenendo i cavalli, Lakshmana avendo fatto smontare sulla spiaggia sabbiosa la cognata, travers in una cimba eletta, fornitagli da un navalestro, il Gange, cos come l'uomo fedele al patto traversa e compie la promessa.
53 - Quindi, riuscendo con stento a tener ferma la voce, e con le lacrime che gli facevano groppo nella gola, egli, come una nuvola portentosa una pioggia di sassi, cos rovesci il comando del re.
54 - Quale liana abbattuta dal vento mentre i suoi fiori divelti si sparpagliano, tale pure Sita, sopraffatta dall'oltraggio e coi fregi spargentisi, cadde repentinamente su quella terra stessa che largito le aveva l'acquisto del corporeo velo.(358)
55 - Se non che la madre terra non volle per allora darle ricetto, e dubitando pareva che le dicesse: "com' mai possibile che lo sposo ti ripudii cos senza ragione, egli che pure  un rampollo della dinastia degli Ikshvaku ed un esempio di nobilt?"
56 - Con la perdita della coscienza ella non avvert il dolore, ma rinvenendo ben sent l'interna arsura, sicch il risveglio di lei, ottenuto dagli sforzi di Lakshmana, fu peggiore assai del deliquio.
57 - Nobile com'era, non pronunzi una parola di oltraggio contro il marito, quantunque questi volesse ripudiarla senza colpa; solo s stessa ripetutamente biasimava qual peccatrice (in altra vita), e perci appunto partecipe (in questa) d'ostinata sventura.
58 - E Lakshmana, dopo aver confortato la virtuosa donna e indicatole il sentiero che conduceva all'eremo di Valmiki, prostrandosi le disse: "perdona, o regina, la mia crudelt, io non dipendo da me, essa imposta mi fu dal tuo e mio re".
59 - E Sita sollevandolo gli disse: "io sono soddisfatta di te, o gentile, possa tu vivere lungamente, poich tanto ossequente tu sei verso il fratello maggiore da essere pari a Vishnu ligio ai voleri d'Indra.
60 - Recando il mio inchino a tutte le mie suocere per ordine d'anzianit e grado, d loro a nome mio che promuovano nei loro cuori il bene del rampollo del loro figliuolo, che io accolgo in questo seno.
61 - E a nome mio pure tu devi dire al re che, avendomi egli abbandonata per dare retta alle voci maligne della gente, ad onta dinnanzi agli occhi suoi io gi provai nel fuoco la mia purit, devi dirgli che ci non si conf certo all'illustre famiglia da cui  uscito;
62 - e che se egli ha cos agito volgendo in mente rette intenzioni, non creda mai che il trattamento che m'ha usato sia frutto di suo libero arbitrio, ma solo dello scoppio irresistibile dei peccati da me commessi in altra esistenza e maturati ora.
63 - Digli che un giorno egli, scacciando via la Fortuna che gli si offriva, elesse di rifugiarsi con me nella selva, sicch quella oltremodo stizzita, ora che io ho acquistato il mio posto nella reggia, non pu comportare che vi abiti.
64 - Digli che, godendo il suo favore, io apprestai difesa alle romite donne che avevano i mariti infestati dai Rakshasa; e come potr, ora ch'egli arde d'ira contro di me, chiedere difesa a un'altra donna?
65 - Certo farei getto di questa sciagurata vita, divenuta vana per la separazione che ha da durare eterna da lui, se ostacolo non fosse il feto ch'egli ha deposto nelle mie visceri e che io ho il dovere di custodire.
66 - Io per dopo il parto mi sforzer, tenendo gli occhi fissi nel sole, di praticare tali austerit per le quali egli, tornando io a nascere, abbia di nuovo ad essere mio consorte e non ci sia pi lo strazio della separazione.
67 - (Digli finalmente) che la legge imposta da Manu ai re essendo quella di proteggere le caste e i vari tenori di vita che queste si prefiggono, io, quantunque esiliata, debbo pur essere da lui vigilata con amore al pari di qualunque altro asceta".
68 - E avendo Lakshmana accolto le parole di lei e promesso di far cos com'ella desiderava, fu appena fuor della portata della vista, che la sciagurata per l'eccesso dello schianto cominci a gola spiegata a trarre alti lamenti al pari d'un aquila trafitta.
69 - Smisero i pavoni le danze, gli alberi lasciarono cadere i loro fiori e le gazzelle i fili d'erba brucati; alto levossi il compianto in tutta quanta la selva partecipante egualmente al dolore di lei.
70 - Il poeta Valmiki frattanto, quello stesso di cui il dolore, sortogli nel cuore alla vista dell'uccello trafitto dal cacciatore, si rivest della forma metrica del distico, il poeta Valmiki, essendo riuscito a raccogliere erba kuca e combustibile, trasse verso il luogo da cui partiva il lamento, e s'incontr con Sita.(359)
71 - Sita, cessando dal lagrimare, si asciug le lacrime che le velavano gli occhi, e salut quel vate, il quale, scorti in lei i segni della gravidanza, le compart l'augurio di virtuosa prole, e disse:
72 - "In virt della mia chiaroveggenza, so che sei stata ripudiata dal tuo consorte, cui vane dicerie hanno turbato il cuore; per non sgomentarti, dacch tu sei giunta, o Videhese, nella casa di un padre (quantunque) sita in un altro paese.
73 - Io sono sdegnato contro Rama per questo suo indegno ed ingiustificato procedere verso di te, ad onta egli abbia estirpato Ravana, spina del trimundio, ad onta egli sia un esempio di fedelt ai patti e di valore scevro di millanteria.
74 - Tuo suocero Dacaratha, il gloriosissimo, fu amico mio, tuo padre Janaka insegn ai virtuosi la dottrina atta a recidere la rinascita, tu stessa superi in virt tutte le spose fedeli: che cosa dunque potrebbe tenermi dal commiserarti?
75 - Rimosso ogni timore, stnziati in questa selva ascetica, nella quale tutte le bestie son divenute mansuete a furia d'avere a che fare solo coi miti penitenti: qui, sgravata che ti sarai felicemente, si celebreranno le cerimonie purificatrici della prole che di te nascer.
76 - Immergendo la tua persona nelle onde della Tamasa, di cui tu vedi le sponde fitte di eremitaggi e che  famosa per fugare ogni tenebra spirituale, tu sentirai nascere nel tuo cuore la pace via via che deporrai le offerte sugli isolotti sabbiosi di questa riviera, che ne sono quasi il grembo.
77 - Le figlie dei penitenti, recando fiori e frutti di stagione e cereali prescritti per le offerte e cresciuti in campi non arati, coi loro discorsi edificanti ridesteranno in te abbattuta dal recente colpo, il buon umore.
78 - Con annaffiatoi commisurati alle tue forze, tu, promuovendo la crescita degli alberelli dell'eremo, proverai indubbiamente, anche prima d'avere il tuo bambino, la gioia dell'allattamento."
79 - Valmiki quindi compunto, prendendola per mano mentre essa gradiva ringraziando quelle profferte d'alto favore, la condusse, ch'era gi sera, al proprio romitorio pieno di bestie mansuefatte, e in cui il recinto riservato all'ara si vedeva d'ogni intorno occupato da gazzelle.
80 - E lei afflitta dall'ambascia egli affid alle penitenti giulive nel vederla arrivare: cos pure il novilunio affida alle piante l'ultimo quarto della luna dopo che i Mani ne hanno sorbito il nettare.(360)
81 - Le penitenti, spirato il giorno, dopo di averle reso ospitali onoranze, le assegnarono per abitazione una capanna nella quale una lucerna con olio d'ingudi faceva lume, e una pelle d'animale purificata e stesa al suolo serviva di giaciglio.
82 - Quivi ella abitando coi sensi domi dalle abluzioni e ravvolta in un sajo ascetico, rendeva gli onori che la legge prescrive doversi tributare agli ospiti, e sostentava il corpo con radici e frutta silvestri, affin di perpetuare la discendenza dello sposo.
83 - Lakshmana intanto, l'uccisore d'Indrajit, dicendo perplesso a s medesimo: "il re non sar forse ora gi pentito?", rifer a Rama, suo fratello maggiore, come il suo ordine eseguito, fosse terminato col lamento di Sita.
84 - Rama immantinente cominci a versare lagrime come la luna nel secondo mese d'inverno rugiadose stille: egli pavido della maldicenza aveva bandito dalla casa, ma non gi dal cuore, la figlia del re di Videha.
85 - Frenando da s stesso l'impeto del dolore, e con saggezza sorvegliando le caste e i tenori di vita che successivamente quelle debbono seguire, libero il cuore d'ogni fosca passione, egli governava il prospero regno, e se lo godeva in comune coi fratelli.
86 - Avendo il re, timoroso di detrazione, abbandonato la sua legittima moglie, alla quale non valse nemmeno l'esser fedele; sul petto di lui la dea Fortuna, quasi si fosse liberata d'una rivale, sfolgorando pos beatamente, senza tema di conflitto.
87 - Ma poich il nemico del Rakshasa dalle dieci teste, avendo ripudiata Sita, non spos altra donna, e inoltre praticava i sacrifici accompagnato sempre dal ritratto di lei; Sita, all'orecchio della quale era appunto giunta siffatta notizia, pot sopportare, sebbene a stento, l'intollerabile strazio dell'abbandono del consorte.
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto dall'egregio poeta Kalidasa, il quattordicesimo canto intitolato: "il ripudio di Sita".

 CANTO 15.
1 - Ripudiata Sita, il re ebbe nella terra soltanto cui fa da cintura l'oceano, una moglie da godersi.
2 - Gli asceti intanto, dimoranti lungo la Yamuna, a lui, uso ad offrire asilo, vennero supplici, poi che si vedevano defraudati dal Rakshasa Lavana, delle offerte dedicate agli dei.
3 - Pensando a Rama, essi non colpirono il demonio con la loro possa ascetica; perch solo mancando la difesa (da parte d'un re), i penitenti, facendo uso dell'arma della maledizione, s'inducono a sciupare le forza del loro ascetismo.
4 - Il Kakutsthide promise loro che avrebbe rimosso l'ostacolo: l'opera infatti di Vishnu sulla terra non si propone altro fine se non la difesa di ci che  giusto e sacro.
5 - Essi allora suggerirono a Rama il miglior mezzo d'uccidere quel demonio, nemico degli dei, e gli dissero: "Lavana armato di spiedo  difficile a vincersi, e tu assaltalo quando si trova privo di quest'arma".
6 - Rama ordin a catrughna di procacciar lui la sicurezza agli asceti, desiderando quasi che il nome di lui catrughna (che significa: sterminator dei nemici), in seguito all'oppressione dei nemici stessi, corrispondesse realmente al senso.
7 - Qualunque Raghuide infatti, flagello dei nemici, poteva da solo metter l'avversario fuori di combattimento, cos come una eccezione toglie di mezzo la regola generale.
8 - Quindi catrughna impavido, montato sopra un carro e benedetto dal fratello maggiore, part guardando intorno i campi fioriti e fragranti.
9 - L'esercito, che per comando di Rama lo seguiva, valeva tanto a fargli raggiungere l'intento quanto pu valere il prefisso adhi dietro la radice i, la quale gi di per s ha il senso di studiare, quanto pu dunque valere tal prefisso a far designare a quella radice il significato (di studiare).
10 - Procedendo egli, sommamente splendido, per la via che gli veniva indicata dagli asceti precedenti il carro, sfolgorava al pari del sole cui fanno da battistrada i Valakhilya.(361)
11 - Nel suo viaggio sost per una notte, spintovi dalla stessa strada che doveva percorrere, nella selva di Valmiki, piena di gazzelle che, all'udire il cigolio del carro, allungavano il collo.
12 - Valmiki ospit il principe, di cui i cavalli erano stanchi, rendendogli eletti onori (a mezzo di offerte) procacciate l per l dalla miracolosa ascetica possa propria di quel santo.
13 - E in quella stessa notte, la cognata di catrughna incinta, partor due figli perfetti, cos come la terra largisce (ad un re) un pingue tesoro ed un esercito completo.
14 - Giubil catrughna udendo che il fratello aveva ormai assicurata la sua discendenza, e di buon mattino, alzando le mani commesse per salutare il santo, aggiog i cavalli al carro e ripart.
15 - Giunse alla citt di Madhupaghna quando per l'appunto Lavana, figlio di Kumbhinasi, vi si approssimava dopo aver preso dalla selva a guisa di tributo un mucchio di animali.
16 - Fosco come il fumo, olente di grasso bruciato, coi capelli rossi come tante lingue di fuoco, avendo all'intorno una schiera di diavoli divoratori di carne, egli sembrava nella sua mobilit la fiamma d'una pira funeraria.
17 - catrughna raggiungendolo mentre si trovava privo dello spiedo, lo invest: la vittoria invero corre verso chi colpisce le parti vulnerabili (del nemico).
18 - "Vedendo che il cibo oggi non  (come di solito) pi che bastante ad empire la mia epa, il Creatore quasi temendo mi ha offerto te, bene accetto boccone";
19 - con tali detti il Rakshasa minacciando catrughna e volendo ammazzarlo, sradic un albero gigantesco come se fosse stato un caule di cipero.
20 - Se non che l'albero vibrato dal demonio, restando a mezza via frantumato dalle aguzze saette di catrughna, ne raggiunse la persona soltanto il polline dei fiori.
21 - E il demonio, visto l'albero distrutto, scagli contro di lui un enorme masso che pareva il pugno della morte di per s stante personificato.
22 - Ma questo masso colpito da catrughna, il quale aveva dato di piglio al telo d'Indra, si sminuzz in atomi assai pi piccoli di granelli di sabbia.
23 - Il demonio allora, sollevando il braccio destro, si slanci contro il principe, e parve un monte coronato da una palma, che una raffica prodigiosa smuova e sospinga.
24 - Ferito nel cuore da un dardo guidato dal dio Vishnu, quel nemico cadendo, indusse tremore nella terra, ma ne affranc gli abitatori degli eremi.
25 - Stuoli di corvi si precipitarono sul corpo dell'abbattuto demonio, mentre sulla testa del suo avversario cadeva una celeste pioggia di fiori.
26 - Solo allora quand'ebbe sconfitto Lavana, l'eroico catrughna cap d'essere di quello stesso seno da cui era uscito il fratello Lakshmana glorioso per aver morto il demone Indrajit.
27 - Nell'atto che gli asceti soddisfatti lo magnificavano, rifulgeva d'un aureola di luce quella sua cervice che, degna di star su fieramente alzata pel valore di lui, si piegava invece con modestia.
28 - Ornato della sua prodezza, soave nell'aspetto, indifferente alle lusinghe dei sensi, egli fond la citt di Mathura sulle sponde della riviera Kalindi.
29 - E questa citt rifulse per le magnificenze dei cittadini, le quali altro non erano se non la manifestazione d'un eccelso reggimento, sicch parve che si fosse popolata inducendo il cielo a cederle la sua sovrabbondante popolazione.
30 - In essa catrughna, guardando dall'alto della sua magione scorrere la Yamuna solcata da cigni ed arieggiante la treccia, d'aurei fregi contesta, della terra, gio in cuor suo.
31 - Valmiki frattanto, amico di Dacaratha e consigliere di Janaka, comp secondo il rito le cerimonie natali dei due figli di Sita, (a ci indotto) dall'affetto ch'egli portava a entrambi [l'avo paterno (Dacaratha) e l'avo materno (Janaka) dei due pargoli].
32 - E poich i due neonati furono detersi degli umori uterini a mezzo di erba kuca e di crini di coda vaccina, perci Valmiki dal nome di quell'erba e di quei crini, impose loro il nome di Kuca e Lava.
33 - E come prima ebbero di poco varcata l'et dell'infanzia, il saggio, avendo fatto loro studiare il Veda con le appendici, li indusse a recitare il suo poema che primo segn ai vati l'orma da calcare.
34 - E i due giovanetti, cantando in presenza della loro madre le gesta di Rama soavi ad udirsi, mitigarono alquanto il dolore del ripudio che la straziava.
35 - Ed anche gli altri tre fratelli discendenti di Raghu (cio Bharata, Lakshmana e catrughna), fulgidi come i tre fuochi sacrificali, ebbero ciascuno due figli dalle rispettive mogli, gloriose davvero d'essere unite a tali mariti.
36 - catrughna, impaziente di rivedere il fratello maggiore, affid la citt di Mathura e quella di Vidica ai due figli chiamati l'uno catrughatin e l'altro Subahu, di gran dottrina entrambi.
37 - Pensando fosse meglio di non distrarre una seconda volta Valmiki dalle sue pratiche ascetiche, egli ne oltrepass (senza fermarcisi) l'eremo, nel quale le gazzelle stavano immobili ascoltando i canti dei due figli di Sita.
38 - Entr quindi coi sensi domi in Ayodhya rifulgente di festosi parati nelle vie carrozzabili, mentre i cittadini lo stavano a guardare con somma venerazione per lo sterminio di Lavana.
39 - Vide quindi in mezzo alla sala del consiglio Rama circondato dai suoi consiglieri, e che dopo il ripudio di Sita aveva voluto essere soltanto sposo della terra.
40 - Lui uccisore di Lavana e rispettosamente chinato il fratello maggiore salut, cos come Indra soddisfatto salut Vishnu dopo che questi ebbe morto il gigante Kalanemi.(362)
41 - Interrogato disse come tutto gli andava a seconda, ma non parl al re della prole continuatrice della dinastia, perch cos aveva ordinato Valmiki, primevo vate, tenuto a consegnare lui (i due figli a Rama) tempestivamente.
42 - Frattanto un brahmano del paese, deponendo dinnanzi alla porta del re un figliuoletto morto che gli stava in grembo, cominci tra le lacrime a gridare:
43 - "Ben sei da compiangere, o terra, tu che priva di Dacaratha, essendo venuta in mano a Rama, piombasti nel peggiore dei malanni".
44 - E Rama custode del suo popolo, avendo appresa la ragione del lamento di quel brahmano, arross, poi che mai per lo innanzi un caso di morte intempestiva aveva funestato i dominii degli Ikshvakuidi.
45 - Confortando l'afflitto brahmano con l'esortarlo ad aver pazienza per un istante solo, egli volse il pensiero al carro di Kubera, vagheggiando in cuor suo d'aver ragione del dio della morte.
46 - Armatosi e preso posto nel carro, il rampollo di Raghu part, mentre dinnanzi al lui la dea dell'eloquenza invisibile esclamava:
47 - "O re, tra i tuoi sudditi qualche disordine infierisce che tu scoprendo devi eliminare, e allora verrai a capo d'ogni tuo intento".
48 - Per queste parole degne di fede, Rama, volendo rimuovere quel qualunque turbamento avvenuto nell'ordine castale, si diede a percorrere la terra in tutte le direzioni e con tale velocit che il vessillo del carro (che lo trasportava) rimase immobile.
49 - Scorse finalmente un tale che, pendendo con la testa in gi dai rami d'un albero e con gli occhi arrossati dal fumo (d'un fuoco acceso alla base dell'albero stesso), si macerava con quella dura penitenza.
50 - Richiesto dal re del suo nome e della sua progenie, quel bevitore di fumo disse di chiamarsi cambuka e d'essere uno cudra ansioso di conquistare il grado e la dignit di un dio.
51 - Rama, costrittore dei rei, non avendo nessun dubbio che colui appunto adduceva le disgrazie sul popolo, in quanto che praticava penitenze non consentite (dalla legge alla casta degli cudra), e che perci meritava la decapitazione, di di piglio alla spada,
52 - e tagli dal gambo del collo la testa di lui, che con la barba bruciacchiata dalle scintille, sembrava un loto coi filamenti sciupati dalla brina.
53 - Guadagn lo cudra la sorte riservata agli eletti nel cielo, non gi per l'ardua penitenza trasgreditrice del sentiero prescrittogli, ma perch ricevette la punizione dalle mani stesse del re.
54 - Il sommo Raghuide quindi si un al possente Agastya, che aveva voluto farsi vedere da lui per la via, cos come l'autunno s'unisce con la luna.
55 - Agastya gli regal un monile degno d'appartenere a un dio e che gli era stato ceduto dal bevuto mare quasi come prezzo del suo riscatto.
56 - Rama ponendoselo intorno al braccio, che pi non compiva la sua funzione di cingere il collo di Sita, torn indietro alla sua citt; ma prima (ancora che vi giungesse), era tornato in vita il morto figliuoletto del brahmano;
57 - il quale, ricongiuntosi col suo figliuolo, trasform il biasimo dianzi espresso contro Rama, in un inno di lode per lui che aveva saputo difenderlo dallo stesso dio della morte.
58 - E i principi dei Rakshasa, de' scimi e degli uomini, riversarono su Rama, che aveva dato la ire al cavallo per praticare il sacrificio dello acvamedha, una pioggia di offerte, cos come le nuvole riversano acqua sulle biade.
59 - E gli eccelsi santi invitati convennero presso Rama da tutte le plaghe del mondo, lasciando non solo, (come alcuni di essi), le loro terrene dimore, ma (come altri) le stesse fulgide sedi del cielo.
60 - La citt di Ayodhya con le sue quattro porte simili a bocche, sembrava, in grazia a tutti quei santi stanziatisi nei sobborghi, il dio Brahma che d'un tratto, assunta quella sensibile forma, creasse (dalle sue quattro bocche) il mondo degli uomini.
61 - Anche il ripudio di Sita parve lodevole, in quanto che lei sola, effigiata in oro, figur essere la sposa del consorte quando questi, che non aveva voluto altra moglie, prese posto nel recinto riservato al sacrificatore.(363)
62 - Il rito si comp con ingredienti e scrupoli liturgici anche pi perfetti di quelli che vuole la regola, ch in esso appunto i Rakshasa, che sogliono essere i perturbatori delle pratiche sacrificali, fecero invece da custodi.
63 - Frattanto Kuca e Lava, i due figli di Sita, esortati dal maestro, andavano di qua e di l cantando il Ramayana, fattura originale di Valmiki.
64 - Le gesta di Rama, l'arte di Valmiki e i due giovanetti cantori come divini cantanti: che cosa dunque mancava per cui essi due non fossero atti a rapire il cuore di quanti li ascoltavano?
65 - La soave bellezza e il soave canto dei due giovinetti, Rama insieme coi fratelli vide e ud bramosamente, dopo che dell'una e dell'altro gl'intenditori avevano annunziato ed esaltato l'eccellenza.
66 - L'assemblea tutta, intenta a udire il canto dei due fratelli, assunse coi volti rigati dalle lacrime l'aspetto d'un prato che al primo mattino, non spirando un alito di vento, goccioli di brina.
67 - La gente, osservando poi la rassomiglianza di Rama e dei due cantori, la quale sol nell'et e nell'abbigliamento discordava, stette immobile senza battere palpebra;
68 - n tanto stup dell'abilit dei due giovinetti, quanto della loro indifferenza verso i doni coi quali il re volle mostrar loro il suo favore.
69 - E avendo chiesto il re chi fosse il loro maestro di canto e qual poeta avesse composto quei versi, essi fecero il nome di Valmiki.
70 - Allora Rama coi fratelli si rec presso Valmiki, e, serbando per s stesso soltanto il corpo, offr al poeta il suo regno (e ogni altra cosa posseduta).
71 - Il pietoso vate, avendo rivelato a Rama che i due nati dalla Mithilese erano i figli di lui Rama, scelse fra i doni proffertigli dal re, che costui richiamasse presso di s la moglie Sita.
72 - "O padre mio, pura dal fuoco usc dinnanzi agli occhi miei Sita tua nuora; ma per la scelleratezza del Rakshasa, la gente di qui non volle credere in lei.
73 - Persuada dunque la Mithilese il popolo della verit riguardo alla sua condotta, e allora, cos come tu ordini, io ripiglier la moglie e i figli."
74 - Tale promessa avendo fatta il re, l'asceta per mezzo dei discepoli mand a chiamare Sita dall'eremo: del pari a mezzo di pratiche ascetiche egli invitava a venirgli incontro la perfetta santit.
75 - Il giorno seguente il Kakutsthide avendo convocato i cittadini, invit il vate affine d'eseguire quanto fu pi sopra esposto.
76 - E l'asceta con Sita accompagnata dai due figli, mosse verso Rama, cos com'egli soleva andare con la vedica preghiera accompagnata da retto accento e retta dizione, incontro al fulgido sole nascente.(364)
77 - Gi dalla persona avvolta nel rosso sajo ascetico e che con gli occhi bassi lasciava trasparire la pace della coscienza, era lecito inferire che Sita era pura.(365)
78 - La folla, ritraendo lo sguardo di dove la regina volgeva gli occhi, stava con la testa china, come le piante di riso piegate sotto il peso dei loro frutti.
79 - E l'asceta, che s'era adagiato su d'un seggio, cos le ordin: "o figliuola, qui sotto gli occhi del consorte, sgombra dai petti di questo popolo ogni dubbio sulla tua condotta."
80 - Sita allora, sciacquandosi la bocca con acqua pura che uno scolaro di Valmiki a lei porse, proffer queste parole veraci:
81 - "O dea Terra che tutto sopporti, se  vero che non tradii lo sposo n con la parola, n col pensiero n con gli atti, deh vogli tu accogliermi nel tuo seno."
82 - Com'ebbe la pia finito di pronunziare tal sentenza, venne fuori da uno spacco della terra improvvisamente prodottosi, un disco di luce che pareva fuoco fulgurale.
83 - E in mezzo ad esso ecco la terra, cui fa da zona l'oceano, prendere visibile forma e figura, ed apparire assisa su di un trono in alto tenuto dalla cresta del serpente cesha.
84 - E togliendosi in grembo Sita che fissava il marito, sprofond nell'abisso mentre quegli gridava: "deh, non volermela rapire".
85 - Il venerando Valmiki, considerando la forza ineluttabile del fato, plac il furore concepito contro la terra da Rama, il quale armato d'arco voleva correre al riscatto di Sita.
86 - Al termine del sacrificio, Rama, dopo avere onorato i santi e gli amici, li accomiat, e l'affetto che portava a Sita tutto rivolse e depose nei due figli di lei.
87 - Sostegno dei suoi sudditi egli, per consiglio di Yudhajit, diede a Bharata, cui gi era stato affidato il potere regale (durante l'esiglio di Rama), il governo della regione chiamata Sindhu. 
88 - E quivi Bharata, avendo sconfitto in una battaglia i Gandharva musici celesti, li costrinse a lasciare le armi e a dar di piglio soltanto agli strumenti musicali.
89 - Avendo consacrati soci del suo impero i figli Taksha e Pushkala, di tal consacrazione ben degni, nelle due citt capitali che da essi due si denominano (Takshacila e Pushkalavati), Bharata fece ritorno presso Rama.
90 - Lakshmana pure, per comando di Rama, nomin signori della regione Karapatha i due propri figli Angada e Candraketu.
91 - In tal modo quei principi, trasferito ai figli il peso del governo, si volsero ad offrire le focacce funerarie nel debito ordine ai Mani delle madri che avevano raggiunto le sedi celesti del loro marito (Dacaratha).
92 - Un giorno, la morte, sotto le sembianze d'un asceta, s'avvicin a Rama e gli disse: "promettimi di abbandonare chiunque ci vedr discorrere cos in disparte".
93 - E al re che tale promessa gli accord, la morte, rivelato l'esser suo, disse: "per ordine di Brahma, vieni a dimorare in cielo".
94 - Lakshmana, che stava sulla soglia della porta, e aveva contezza del patto di quei due, tuttavia, impaurito della (minacciata) maledizione del (santo) Durvasa, il quale (sopraggiunto) aveva chiesto d'essere (immediatamente) ammesso in presenza di Rama, interruppe la conversazione.
95 - Recatosi quindi sulla sponda della Sarayu, e con la scienza che aveva dello yoga avendo fatto getto del corpo, fece s che vana non restasse la promessa (dalla morte carpita a Rama) suo fratello maggiore.
96 - Assunto Lakshmana in cielo prima di Rama, (questi che considerava il perduto fratello come) la quarta parte di s stesso, rest vacillante in terra al pari della Giustizia allor che si regge su tre piedi.(366)
97-98 - Con la mente ben salda (in propositi pii), Rama, dopo avere insediato sul trono di Kucavati il figlio Kuca, che per i nemici era quel che  il pungolo per gli elefanti, e sul trono di caravati il figlio Lava, che con la recitazione dei be' carmi faceva spuntare stille di lacrime negli occhi degli uomini egregi, si mise in viaggio verso il nord in compagnia dei fratelli, mentre il fuoco dell'ara domestica lo precedeva e (la sua sposa) la citt di Ayodhya, per l'attaccamento a (lui suo) consorte, lo seguiva ad eccezione soltanto dei caseggiati.(367)
99 - Gli scimi e i Rakshasa, che indovinarono il pensiero di lui, batterono la stessa sua strada, bagnata da una pioggia di lacrime che, grosse come bocciuoli di Kadamba, versavano i suoi sudditi.
100 - Mosso a piet verso tanti che gli erano devoti, egli, che (per salire al cielo) aveva a portata di mano il carro Pushpaka, fece s che la riviera Sarayu servisse da scala per l'ascensione dei suoi seguaci alle sfere superne.(368)
101 - E poich la ressa dei pii che in quelle acque si tuffarono, arieggi una mandra di buoi traversanti un fiume, perci famoso divenne sulla terra quel guado purificatore col nome appunto di Gopratara (ossia valico di buoi).
102 - Avendo (gli scimi ecc., che erano) particelle di dei (incarnate sulla terra), ripresa la loro forma (divina) Rama, l'onnipotente, cre un altro cielo per i cittadini d'Ayodhya divenuti dei anch'essi.(369)
103 - In tal modo il dio Vishnu (incarnato in Rama), fornita ch'ebbe l'impresa affidatagli dagli di di recidere le teste a Ravana, insedi sul trono entrambi Vibhishana signor di Lanka e Hanumat figliuol del vento, quasi fossero due colonne trionfali erette sul monte Citrakuta al sud e sullo Himalaya al nord, e finalmente riassunse la sua persona divina sulla quale si regge tutto il creato.
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto da Kalidasa, il quindicesimo canto intitolato: "l'ascensione di Rama al cielo".
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CANTO 16.
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1 - Morto Rama, i sette valorosi principi della stirpe di Raghu offrirono a Kuca in omaggio elette gemme, s perch egli era maggiore di loro in et, s perch le sue virt meritavano un tal tributo d'onore: del resto l'amor fraterno fra loro non faceva che perpetuare le tradizioni di famiglia.
2 - Quantunque inalzati alla massima prosperit da proficue industrie, di cui le principali erano di costruire ponti, curare l'agricoltura e la pastorizia, dar la caccia agli elefanti selvatici, tuttavia essi mai, (abusando della fortuna), trasgredirono i confini di quella parte di territorio che rispettivamente possedevano: del pari gli oceani non vanno mai oltre il limite segnato loro dalla costa.
3 - Qual degli elefanti celesti la famiglia, cui fu matrice il Samaveda, si ampli in otto propaggini, tale pure il tronco di quei Raghuidi, che trasse origine da particelle del dio Vishnu, si propag in otto germogli; e come gli uni mai cessano dal far colare (dalle orecchie) l'icore (profumato), del pari gli altri non si stancavano mai di largire doni.(370)
4 - Una volta, nel cuor della notte e mentre nelle stanze la gente di corte dormiva e le fiamme immobili delle lampade lucevano, Kuca, destatosi, scorse una donna mai vista prima e che indossava le gramaglie solite a portarsi dalle spose durante il soggiorno del marito in terra straniera.
5 - Fattasi dinanzi a lui vincitor dei nemici, ricco di parenti amici, fulgido al pari del dio Indra e accomunante a tutti gli onesti la sua regale prosperit, quella visione di donna pronunzi prima il cerimoniale augurio di vittoria e quindi commise le mani all'altezza della fronte in segno di saluto.
6 - A lei che, come l'immagine nello specchio era riuscita a penetrare nella stanza senza rimuovere il chiavaccio della porta, il figlio di Rama, sollevandosi in mezzo al letto dalla cintola in su, tutto stupito disse:
7 - "Sei entrata nella casa quantunque questa fosse sbarrata, e tuttavia non si osservano in te gl'indizi di un magico potere: hai l'aspetto proprio degl'infelici e sembri un'aiuola di ninfee che ha sopportato le ingiurie del gelo.
8 - Chi sei tu dunque, o vezzosa, e di chi sei moglie? Qual' la causa che ti ha spinta a venire da me? Parla pur franca pensando che il cuore dei casti Raghuidi rifugge dall'insidiare la donna d'altri".
9 - E quella cos gli favell: "riconoscimi, o re, per la ormai vedova dea tutelare di questa citt che immacolata s' vista portar via (nel cielo) tutti i suoi cittadini dal genitore tuo impaziente di tornarsene alle sue sedi superne.
10 - Ed io che con la mia prosperit, della quale erano indizio evidente le continue feste consentite dall'ottimo reggimento, superai la stessa citt capitale del dio Indra in cielo, eccomi ridotta in miserevole stato ora che ci sei tu rampollo solare pur dotato d'integra possa.
11 - Questa mia dimora con centinaia di torri e vedette cadenti, con le mura diroccate e senza il suo signore, somiglia al giorno che si muore mentre il sole s'inabissa dietro gli occidui monti e un vento impetuoso sparpaglia le nuvole.
12 - Il transito della via principale, che veniva effettuato durante la notte da vaghe donne recantisi agli amorosi convegni con le caviglie cinte d'aurei cerchi lucenti e tintinnanti, quel transito ora  diventato affare delle femmine degli sciacalli che al bagliore sinistro delle loro fauci ululanti vanno in cerca di carne.(371)
13 - L'acqua degli stagni che, diguazzata dalle dita delle allegre bagnanti, imitava il rullo profondo dei tamburi, scroscia ora sinistramente sotto i colpi delle corna dei bufali selvatici.
14 - I pavoni (ammaestrati e che si tengono nelle case) per sollazzo, riparando ora sui rami degli alberi, perch spezzato  il posatojo che serviva loro di dimora, e stando inerti perch si  smesso di suonare i tamburi (che li eccitavano a danzare), sono ridiventati selvatici, e gli avanzi delle loro code restano bruciacchiati dalle scintille delle foreste in fiamme.
15 - Per le scalinate su cui gi vaghe donne posavano i piedi rossi di lacca, viene oggi lasciata un'orma cruenta dalle tigri che l per l hanno sbranato delle gazzelle.
16 - Gli elefanti dipinti sulle pareti in atto di scendere negli stagni fioriti di ninfee e di ricevere dalle loro femmine i bulbi di loto che queste hanno spezzato ed offrono loro, portano ora nelle tempie squarciate dalle ferite inferte da quei pungoli che sono gli artigli dei leoni i segni evidenti dell'assalto di queste belve inferocite (nel vedere e credere reali le immagini dipinte).
17 - Le strisce di pelle lasciate dai serpenti sono, aderendo, divenuti i veli che ricoprono il seno nei busti dipinti delle donne, poggiati su mensole e diventati scuri poi che  sbiadita la scala dei colori.(372)
18 - Gli stessi raggi della luna, che hanno il candore di fili di perle, di notte ora non pi s'intensificano, (come gi solevano), posandosi sulle magioni; per che in queste il lungo tempo ha annerito il bianco stucco, e qua e l cresce perfino l'erba.
19 - Le mie liane dei giardini, da cui vaghe donzelle spiccavano i fiori piegando amorosamente i rami, vengono ora bistrattate dalle scimmie e insieme dai barbari agresti.
20 - Le finestre, che di notte non lasciano pi intravvedere il chiarore dei lumi, e di giorno restano prive dei be' volti delle fanciulle, sono otturate dalle ragnatele, n pi danno libero passaggio al fumo.
21 - Mi cruccio nel vedere le acque della Sarayu con gl'isolotti sabbiosi non pi cercati per le rituali offerte, nel vederle orbate della mistione coi belletti ed unguenti coloranti (di cui sogliono spalmare i corpi le belle bagnanti), nel vedere vuote (di penitenti) le capanne di giunco lungo le sponde.
22 - Per tu, abbandonando questa dimora, degnati di venire da me che sono la citt capitale della tua dinastia: del pari il genitore tuo, lasciate le spoglie umane che per necessit aveva assunte, riprese infine le sembianze del supremo dio Vishnu."
23 - L'ottimo Raghuide fu ben contento d'accogliere la supplica di lei, e le disse: "cos (far come tu vuoi)"; e la citt allora, dal cui volto chiara traspariva la gioia, spar con quel corpo entro cui aveva preso forma visibile di donna.
24 - Il re quindi narr di buon mattino ai brahmani in consiglio, il portento accaduto la notte; e quelli, udendo, salutarono in lui lo sposo che la citt capitale della dinastia in corpo e in anima da s stessa s'era scelto.
25 - Dopo avere regalato ai brahmani la citt di Kucavati, il re in un giorno fausto per viaggiare e in compagnia delle sue mogli, trasse verso Ayodhya, mentre veniva scortato dai suoi guerrieri come il vento dalle masse nuvolose.
26 - E quell'esercito in marcia con le ghirlande di vessilli arieggianti i viali alberati intorno alla citt, coi grossi elefanti somiglianti ai colli su cui riparano per sollazzo i cittadini, coi carri emuli degli alti palazzi, sembrava la mobile capitale di lui.
27 - Quella massa di soldati, sospinta verso la terra dell'anteriore dimora da lui che sotto il candido parasole sembrava cinto d'una aureola, quella massa di soldati era come l'oceano spinto verso (l'anteriore dimora delle) coste dalla luna che s' levata (in un nimbo di luce).
28 - La terra, come se fosse incapace di sopportare la pressura delle armate di lui che innanzi procedeva, parve che sotto il pretesto della polvere salisse nell'atmosfera, la regione misurata dal secondo (dei tre) passi di Vishnu.(373)
29 - Di dietro disponendosi a partire, di fronte stando gi accampata e (nel mezzo) essendo in marcia, quell'oste del re Kuca, da qualunque parte la si guardasse, dava l'idea d'essere tutta l.
30 - Sul sentiero, la polvere, annacquata dall'icore degli elefanti di quel duce, si trasformava in pantano, mentre il pantano invece, (rassodato) dai colpi degli zoccoli dei cavalli, si mutava in polvere.
31 - Cercando il suo sentiero tra i pianori del Vindhya, quell'esercito diviso in molte parti, faceva, al pari della scrosciante fiumana Reva, echeggiare le bocche delle montane caverne.
32 - E il re entro il carro, di cui i cerchioni delle ruote erano divenuti rossi per (l'attrito coi) minerali scheggiati (dalla roccia), valicava il monte Vindhya in mezzo al suono degli strumenti musicali misto a quello prodotto dall'esercito in marcia, e (soffermandosi di tanto in tanto a) guardare i doni che gli recavano in omaggio le trib montanare dei Pulinda.
33 - E nel sacro guado di questi (barbari), mentre egli attraversava il Gange costretto ad andare contro corrente per causa della diga formata dagli elefanti di lui, i cigni con l'ali battenti per librarsi nell'aria gli fecero naturalmente da flabelli.
34 - Egli ador allora l'acqua del Gange increspata dalle navi e che era stata ai (Sagaridi) suoi antenati, dopo che Kapila per isdegno ne aveva ridotto in cenere i corpi, il mezzo di raggiungere le sedi celesti. 
35 - Cos, dopo alcuni giorni Kuca, raggiunse al termine del suo viaggio la sponda della Sarayu, sulla quale vide a centinaia i pali sacrificali piantati nei recinti delle are dai Raghuidi suoi antenati, che (tanti) sacrifici avevano praticati.
36 - E il vento spirante dagli estremi boschetti della citt capitale della dinastia, dopo avere agitato i rami degli alberi in fiore e lambito le fresche onde della Sarayu, mosse incontro a quel re, di cui l'esercito era ormai stanco (dalla lunga marcia).
37 - Ed egli, sovrano potente, vessillo della sua prosapia, amico dei cittadini, piantatore di frecce nei (petti dei) nemici, fece allora acquartierare quelle sue truppe con le bandiere sventolanti nei sobborghi della citt.
38 - E masse di operai per ordine del re, avendo a disposizione tutti i necessari mezzi accolti insieme, rimisero a nuovo la citt ridotta in quello stato: del pari, versando acqua, le nuvole ringiovaniscono la terra appassita dagli ardori estivi.
39 - Quindi il valoroso Raghuide fece rendere da brahmani esperti nel compiere il rito (bene augurante a una nuova) dimora e che prima avevano digiunato, solenne omaggio, accompagnato da offerte di vittime, a quella citt sede d'eccelsi templi.
40 - Kuca poi, come un amante nel cuore della sua diletta, entrando nella reggia, assegn in dono ai suoi dipendenti, secondo il merito e l'autorit, altre magioni. 
41 - Quella citt, coi cavalli riparati nelle scuderie, con gli elefanti andati (alla catena e assicurati) a pali disposti nelle stalle secondo le buone norme, con le merci infine depositate negli empori, raffigurava una donna della quale ogni parte della persona portasse un ornamento.
42 - Kuca, abitando in quella dimora dei Raghuidi tornata ormai al suo pristino splendore, non aveva da invidiare n Indra signore del cielo, n Kubera, dominatore di Alaka.
43 - Sopravvenne intanto l'estate quasi ad insegnare alle spose di lui quella foggia di vestire che consiste dello zendado intessuto di perle, della collana pendente sul bianchissimo seno, del velo che un soffio pu rimuovere.
44 - Dalla via denominata da Agastya tornato vicino il sole, la plaga settentrionale lasci scorrere i freddi corsi d'acqua (prodotti dalle nevi fuse) dello Himalaya, i quali sembravano una pioggia refrigerante di lacrime di gioia.(374)
45 - Il giorno coi suoi ardori prolungati a dismisura e la notte sommamente assottigliata, si stavano (in disparte) a guisa di marito e moglie dissociati a furia di litigare e afflitti dal pentimento.
46 - L'acqua delle fontane delle case abbandonando, col decrescere ogni giorno, i gradini delle scale ricoperti di piante acquatiche, e lasciando emergere fuori gli steli dei loti, raggiungeva ormai soltanto i lombi delle donne (che in essa si bagnavano).
47 - Nelle selve l'ape posando il piede sopra ogni singolo bocciuolo dei gelsomini serotini, effondente il suo effluvio allo schiudersi, pareva che col suo ronzio li volesse contare.
48 - Il fiore di cirisha, quantunque sguisciato di tra le orecchie delle vaghe donne, non cadeva tuttavia repentinamente al suolo, in quanto che i suoi stami aderivano con gran saldezza alla guancia di quelle segnata dai solchi recenti (scavati) dalle unghie (dell'amante) e penetrati di sudore.
49 - I ricchi evitavano il caldo nelle cosiddette case con piogge artificiali, sdraiandosi su (giacigli fatti delle) pi scelte pietre (preziose), lavati con acqua di sandalo e tutt'all'intorno spruzzati da fresche correnti di vapore (che apposite) macchine (mettevano in moto).
50 - Amore, infiacchito per il trapasso della primavera, ripigliava forza nelle chiome femminili umide per causa del bagno e sciolte e che dopo il suffumigio odoroso venivano conteste di serotini gelsomini.
51 - Il lungo bocciuolo dell'albero Arjuna, rossiccio per l'unione col pulviscolo del polline, sembrava la corda (dell'arco) di Amore la quale il dio civa, anche dopo avere arso il corpo di quest'ultimo, ridusse per lo sdegno in pezzi.(375)
52 - Procacciando agli amanti i soaveolenti pezzi di mango, il profumato ormai maturo liquore della canna da zucchero, il fragrante fiore della novella bignonia, l'estate cancellava tutte le sue molestie.
53 - Nel cuore di questa stagione due erano gli amori della gente: il re che in auge riceveva le prostrazioni fruttanti al popolo l'allontanamento d'ogni travaglio, e la luna che levandosi vedeva ricercati i suoi raggi atti a rimuovere i (penosi) ardori (del giorno).(376)
54 - E il re concep il desiderio di sollazzarsi in compagnia delle sue spose nelle acque della Sarayu refrigeranti d'estate, percorse da cigni ebri e vaghi delle onde di quella fiumana, cosparse di fiori (strappati alle) liane (arrampicantisi) sugli argini.
55 - Maestoso al pari di Vishnu egli s'avvi per fare il bagno in quella riviera in modo confacente al suo splendore e alla sua grandezza, e non prima che lungo le sponde fosse eretto un regale padiglione e che i pescatori avessero rimosso dall'acqua i coccodrilli.
56 - E quel fiume ebbe tutti i suoi cigni spaventati dalle donne, le quali, scendendo per i gradini partenti dalla sponda, si urtavano vicendevolmente coi bracciali e non davano passo che non fosse accompagnato dal tintinnante oscillare degli aurei cerchietti delle caviglie.
57 - E il re di sulla nave che gli dava ricetto, osservando l'ardore col quale si tuffavano quelle bagnanti intente a spruzzarsi l'acqua a vicenda, disse alla donna che daccanto gli reggeva il flabello:
58 - "Guarda come questa corrente della Sarayu assume, al pari del crepuscolo associato alle nuvole, diversi colori per effetto dell'immergersi che in essa fanno a centinaia le donne del mio gineceo tutte tinte d'unguenti odorosi scioglientisi nell'acqua.
59 - Quel collirio che agli occhi di queste mie belle vien furato dalle acque increspate dalle navi,  poi restituito ad essi dalle stesse acque, che li fanno diventare lucidi e brillanti per causa dell'ebrezza del giuoco.
60 - Queste vezzose donne, che per il peso delle gravi anche e del turgido seno stentano a portar la persona, eccitate ora dal tripudio, nuotano, sebbene sforzandosi all'estremo, con le braccia fitte di armille.
61 - Questi mazzetti di bocciuoli di cirisha staccatisi (dalle orecchie) delle scherzose bagnanti, galleggiando qua e l nella corrente del fiume, ingannano i pesci, ghiotti dell'erba caivala.
62 - Il vezzo sfilatosi tra le gocce d'acqua emule delle perle e riganti il seno di queste donne intente a battere l'acqua, sfugge alla loro attenzione, quantunque (sappiano che esso ) fragile.
63 - Il vago vortice, le crespe delle onde, le coppie dei cigni sono diventate le immagini prossime d'alcune parti del corpo di queste civettuole, e cio del formoso ombelico piegato, delle sopracciglia, delle poppe.
64 - Rintrona nelle orecchie il loro canto accompagnato dal piacevole suono dell'acqua (che esse battono a guisa di tamburo), mentre dalla riva lo salutano i pavoni facendo la rota e soavemente squittendo.
65 - Le zone sui lombi di queste gentili, ai quali aderiscono i costumi da bagno, serbano il silenzio per causa dell'acqua che ha riempito tutti i fili (di cui esse risultano), e sono come le stelle sopraffatte dallo splendore della luna.(377)
66 - Alcune di queste vezzose, avendo spruzzato in alto l'acqua battendola con le mani, vengono annaffiate dalle amiche (vicine) per rappresaglia, e lasciano cadere dai riccioli non pi ricurvi nella punta (e cosparsi di rossa cipria), delle stille d'acqua scarlatta.
67 - Le chiome si sono sciolte, cancellate appajono le linee abbellitrici (tracciate col pennello sul volto), sfilati sono i cerchi di perle (intorno alle orecchie), eppure cos in disordine com', l'acconciatura dei volti di queste belle  affascinante."
68 - Quindi egli, scendendo dalla nave simile a un carro volante degli dei, si sollazz con quelle sue donne nell'acqua e la collana oscillante gli (percuoteva le spalle e il petto): tale pure suole un maestoso elefante della selva divertirsi con le femmine (nell'acqua) portando appiccicata alla groppa la (dianzi) divelta pianta di loto.
69 - Quelle donne allora unite con quel re pien di splendore, sommamente rifulsero: le perle che gi prima da sole formavano la delizia degli occhi, quanto pi non li appagano se congiunte a un raggiante zaffiro?
70 - E le belle dagli occhi oblunghi gli versarono addosso in amoroso scherzo l'acqua tinta (dei loro belletti) e spruzzata a mezzo di schizzetti d'oro, talch egli in quello stato splendeva a dismisura emulando lo Himalaya re delle montagne, rigato dai torrenti che il suo terriccio metallico colora.
71 - Cos da lui, che in quella eccelsa riviera faceva il bagno in compagnia delle donne del suo gineceo, venne imitato Indra nei suoi tripudi allor che circondato di ninfe celesti piglia piacere (a bagnarsi nelle onde) dell'etereo Gange.
72 - Quel talismano di vittoria che Rama avendo ricevuto da Agastya cedette poi insieme col regno a Kuca, affond nell'acqua inosservato, mentre Kuca era intento a divertirsi.
73 - E dopo essere restato nell'acqua con le sue consorti a piacimento, non aveva ancora varcato la soglia del padiglione che vide, prima d'accingersi a far toelette, il braccio privo della miracolosa armilla.
74 - Non gi per cupidigia, ch egli saggio guardava con lo stesso occhio gioielli e fiori, ma perch quel talismano era un magico mezzo di vittoria ed era stato portato prima dal padre, non ne pot comportare la perdita.
75 - E subito ordin a tutti i pescatori abili a nuotare nelle acque del fiume, di far ricerca di quello. Costoro tuffatisi nella Sarayu, ad onta riuscisse sterile ogni loro sforzo, dissero tuttavia col volto sereno al re: 
76 - "Non  stata risparmiata fatica, o augusto, eppure non s' potuto ricuperare l'eccelso tuo monile affondato nell'acqua: certo il serpente Kumuda, abitatore di questo stagno, lo avr per cupidigia ghermito."
77 - Allora egli egregio arciere e impetuoso, con gli occhi rossi d'ira avendo stesa la corda dell'arco, come prima raggiunse l'argine, di di piglio al telo divino di Garutmat per ammazzare il serpente.
78 - E non appena quel telo fu adattato sull'arco, ecco lo stagno, al pari d'un elefante selvatico caduto nella trappola, romoreggiare violentemente battendo gli argini e con le onde simili a mani che commosse cozzavano.
79 - D'un tratto, qual dal frullato oceano coi suoi mostri agitati sorse fuori l'albero d'Indra insieme con Lakshmi, tale pure emerse dalle (onde di quello) stagno il re dei serpenti che dinnanzi a s guidava una fanciulla.
80 - E il re vedendo che quello gli si avvicinava portando in mano il monile da restituire, ritrasse il telo di Garutmat, perch gli egregi non insistono nello sdegno verso coloro che si piegano.
81 - Kumuda, sapendo che cosa fosse quel telo, chin il capo, quantunque eretto dall'orgoglio, per salutare quel pungolo dei nemici che era, in grazia al valore, Kuca unto re e figliuolo di (Rama ossia di Vishnu) signore del trimundio, e cos prese a dirgli:
82 - "So che tu sei sotto la forma di figlio un'altra manifestazione del dio Vishnu umanatosi per alte imprese; come potrei dunque voler perdere la grazia di te che sei da essere propiziato?
83 - Questa fanciulla, avendo fatto saltare in aria una palla elastica col colpo della mano (e guardando) in su), vide con sommo stupore cadere precipitosamente, come una cometa dal cielo, il tuo talismano di vittoria, e lo raccolse.
84 - Torni dunque questo ad unirsi col tuo vigoroso braccio pendente fino al ginocchio, segnato sempre dalle lunghe cicatrici impressevi dai colpi della corda dell'arco e noto quale sbarra di sicurezza della terra.
85 - E tu, o principe, non volere respingere questa Kumudvati, mia minore sorella, desiderosa di cancellare il suo trascorso diventando per lungo tempo ai tuoi piedi sposa sommessa e devota."
86 - Queste parole Kumuda rivolse al re nell'atto di porgergli il monile, e il re avendogli risposto: "degnissimo tu sei di doventare mio parente", s'ebbe da lui, che secondo il rito invit tutti i congiunti (ad assistere alla nuzial cerimonia), un (altro) monile e cio la giovinetta che doveva fregiare la dinastia dei Raghuidi.
87 - Come prima il re, dinanzi al fuoco divampante, ebbe toccato, a simboleggiare l'associamento nella pratica del dovere, la mano della sposa cinta della fausta armilla di fili di lana, echeggi un celeste suono di strumenti che si diffuse per le plaghe e fu seguito da una pioggia di fiori oltremodo fragrante che delle nuvole portentose versarono.
88 - In tal modo Kumuda il serpente essendo entrato in parentela col figlio legittimo di Vishnu e della Mithilese, e Kuca parimenti in parentela con Kumuda quinto figlio del serpente Takshaka; il primo (cio Kumuda) depose ogni timore di Garuda che, per l'uccisione del padre, era suo nemico, e il secondo (cio Kuca) resse, amato dai suoi sudditi, la terra su cui placati erano alfine i serpenti.(378)
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto da Kalidasa, il sedicesimo canto intitolato: "le nozze di Kumudvati".
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CANTO 17.
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1 - Kumudvati ebbe dal Kakutshide un figlio di nome Atithi, cos come la mente riceve dall'ultima vigilia della notte il chiaroveggente intuito.
2 - Atithi, che aveva nel padre una guida ed un maestro, purific, incomparabilmente fulgido, la famiglia del padre e della madre: del pari il sole purifica coll'impareggiabile suo splendore la distesa nordica e meridionale del cielo.
3 - Il padre, egregio tra gl'intenditori di ci che alla vita  necessario, gli fece da principio apprendere il senso selle scienze coltivate tradizionalmente nella famiglia, e dopo lo spos a principesse di sangue reale. 
4 - Kuca, nobile eroico disciplinato, con quel figlio nobile eroico disciplinato, credette veder s stesso sdoppiato.
5 - Stretta con Indra alleanza secondo il costume dei suoi maggiori, egli uccise in battaglia Durjaya il titano, ma fu a sua volta ucciso da lui.
6 - Kumudvati, la sorella di Kumuda re dei serpenti, volle seguire il marito, emula della luce che tien dietro all'astro lunare delizia delle ninfee.
7 - E dei due coniugi l'uno occup met del seggio regale d'Indra, l'altra divent compagna di caci, e partecipe (dell'ombra deliziosa) dello albero paradisiaco.
8 - I vecchi ministri allora, rammentandosi degli ultimi ordini del re nell'atto di partire per la battaglia, insediarono sul trono il figlio di lui,
9 - e per la regal sacra fecero costruire da artefici un baldacchino sostenuto da quattro colonne con un altare che s'ergeva nel bel mezzo.
10 - In quel recinto appunto i supremi magistrati, fatto sedere Atithi su di un fausto sgabello, gli ministrarono con acque sante raccolte in auree brocche.
11 - La prosperit di lui destinata a non interrompersi mai, si poteva gi inferire dagli strumenti musicali che appena percossi alla superficie diedero un suono soave e profondo.
12 - Assistette egli al rito della lustrazione celebrato dai suoi pi vecchi parenti e nel quale si adoperano segnatamente erba durva, fuscelli d'orzo, corteccia d'albero Plaksha, bocciuoli non ancora dischiusi.
13 - I brahmani quindi, preceduti dal cappellano di corte, previa recitazione d'inni di vittoria contenuti nell'Atharvaveda, iniziarono la cerimonia della incoronazione di lui sacrato ai trionfi.
14 - Quale il Gange cadendo sulla testa di civa, tale pure rifulse l'abbondante acqua lustrale che in grossi rivoli e fragorosa scorse sulla cervice di lui.
15 - E in quel momento egli, magnificato dai bardi, sembrava crescere a vista d'occhi, come la nuvola salutata dai (trilli giocondi) degli uccelli cataka.
16 - Il suo splendore, nell'atto ch'egli riceveva la abluzione con acque santificate da formule miracolose, s'intensific come quello del fuoco fulgurale per le stille della pioggia.
17 - Terminato il battesimo regale, egli distribu ai brahmani padri di famiglia tanta ricchezza quanta poteva bastare a celebrare i loro riti sacrificali con laute mercedi (ai preti officianti).
18 - E quelle benedizioni che essi col cuore colmo di gioia gli dettero, furono lasciate indietro lontano dai felici frutti delle sue buone opere venuti a maturit (prima ancora che i buoni auguri potessero sortire il loro effetto).
19 - Egli ordin che si spezzassero i ceppi dei carcerati, si graziassero i giustiziati, si togliesse di sotto il giogo ogni bestia, non si mungessero pi le mucche.
20 - Perfino i pappagalli e gli altri uccelli, che per suo divertimento si tenevano chiusi nelle gabbie, ei volle che, riacquistata la libert, andassero dove meglio loro piacesse.
21 - Quindi si adagi sopra un puro seggio d'avorio collocato nell'interno della reggia e ricoperto di un tappeto, e s'apprest a ricevere (dai servi) l'acconciatura regale.
22 - I parrucchieri, dopo d'essersi lavate le mani nell'acqua, con questo e quel cosmetico gli ravviarono i capelli (bagnati dalle acque lustrali ed) asciugati per mezzo di suffumigi odorosi.
23 - Nel ciuffo tenuto su da un laccio di perle e contesto di fiori, insertarono un rubino raggiante una aureola di luce.
24 - E poi ch'ebber finito di spalmare con unguento di sandalo profumato di muschio la persona di lui, vi disegnarono dei fregi colorati di giallo.
25 - Con indosso gli ornamenti, inghirlandato e nel suo abito broccato di cigni, egli appariva oltre ogni dire leggiadro quale sposo della impalmata prospera regalit.(379) 
26 - L'immagine di lui, che and a rimirare il proprio addobbo in uno specchio d'oro, rifulse come quella dell'albero paradisiaco, largitore d'ogni voto, rispecchiata nel sole nascente sulla vetta del monte Meru.
27 - Recossi quindi nell'aula del consiglio non inferiore a quella in cui si radunano gli dei, e gli si gridava evviva dai ciambellani schierati ai suoi fianchi e intenti a sostenere con le mani i flabelli e il parasole.
28 - Nell'aula prese posto sul trono avito coperto d'un baldacchino e provvisto d'uno sgabello sfregato dalle gemme delle corone dei re (venuti a fare atto di sottomissione).
29 - E quel grande fausto trono, occupato da lui, brill come il petto di Vishnu, contrassegnato dal livido, quando si fregia della gemma kaustubha.(380)
30 - Essendo dall'adolescenza passato al fastigio della regalit, egli pi che mai rifulgeva come la luna che dal primo quarto diventasse d'un tratto piena.
31 - In lui che nell'espressione del volto mostrava il favore e faceva precedere il sorriso alle parole, i dipendenti credettero di vedere la fiducia personificata.
32 - Egli, prospero al pari d'Indra, sopra un elefante magnifico come Airavata percorrendo la citt di cui i pennoni arieggiavano gli alberi del paradiso, la trasform in un vero e proprio cielo.
33 - Sulla testa di lui solo s'ergeva il regal parasole, eppure questo col suo immacolato candore rimosse l'arsura del mondo intero prodotta dal distacco del precedente sovrano.
34 - Dopo il fumo guizzan su le fiamme del fuoco, e se prima non  sorto il sole non saettano i suoi raggi: egli invece, superando la natura dei corpi luminosi, si manifest d'un tratto con tutti i suoi pregi.
35 - Le donne dei cittadini lo seguivano con occhi resi limpidi dall'amore, cos come le notti guatano la stella polare con gli astri resi tersi dall'autunno.
36 - Le divinit tutelari di Ayodhya, venerate in templi famosi, volgevano il pensiero a lui degno del loro favore, e si tenevano presenti nelle icone.
37 - Non s'era ancora asciugato l'altare bagnato dall'acqua della sacra regale, che l'irresistibile possanza di lui tocc gli estremi confini della costa.
38 - Uniti insieme i magici scongiuri del maestro Vacishtha e le frecce di lui Atithi, arciere famoso, quale cosa ottenibile non avrebbe ottenuto?
39 - Associandosi ai magistrati, egli sempre personalmente e senza mai stancarsi esaminava le liti di attori e convenuti, le quali aspettavano d'essere risolte in ci che avevano di dubbioso.
40 - Faceva quindi cogliere ai suoi dipendenti i frutti delle loro istanze ansiosi di maturare e gi annunziati dalla benevolenza di lui, che chiara traspariva (dall'espressione del suo volto e dai suoi gesti gentili).
41 - I sudditi resi prosperi dal padre di lui come i fiumi dal primo mese delle piogge, quando poi egli stesso fu sul trono pi che mai abbondarono come i fiumi nel secondo mese delle piogge.
42 - La parola che pronunziava non era mai vana, n mai ripigliava quel che una volta aveva donato; rompeva la promessa solo quando, sradicato un nemico, lo reintegrava (per piet) nei suoi domini.
43 - Ognuna di queste cose: giovent, bellezza e prosperit ingenera orgoglio; tutte e tre si stanziarono in lui, eppure il suo animo non si enfi.
44 - In tal modo tra i sudditi che ogni giorno pi si rendeva affezionati egli, quantunque di recente eletto re, divent incrollabile al pari di un albero dalle salde radici.
45 - Poich i nemici esterni non sono sempre tali, (potendo diventare neutrali ed anche amici), e per giunta stando lontano, egli intese innanzi tutto a debellare quei sei nemici che sono costantemente in noi (e si chiamano sensi).(381)
46 - La Fortuna, volubile per natura, rest stabilmente presso di lui che ne aspettava i favori: del pari non dilegua di sulla pietra di paragone la striscia lasciatavi dall'oro.
47 - La politica accortezza , adoperata da sola, l'arte dei codardi; il coraggio (scompagnato dalla prudenza politica)  procedere di bestia; perci egli cercava il buon successo per mezzo di entrambi, accortezza e coraggio, uniti insieme.
48 - Come nello spazio dominato dal sole terso di nuvole nulla c' ch'esso non veda, del pari nell'ambito politico di quel re che, come il sole i raggi, saettava spie (nel proprio e nei territori altrui), nulla c'era che egli non vedesse.
49 - Tutto ci che viene prescritto ai principi come dovere da adempiersi in questa e in quella ora del giorno e della notte, egli compiva con sicurezza scevro d'ogni dubbio.
50 - Ogni giorno teneva consiglio coi suoi ministri, ma il consiglio, sebbene preso di frequente, mai si faceva lontanamente scoprire, come quello che aveva ben custodite le porte.
51 - Pur dormendo quando doveva dormire, egli vegliava in grazia alle spie che, sconosciute le une alle altre, venivano da lui lanciate fra le genti straniere e le proprie.
52 - Inespugnabili erano le sue fortezze, ma non perci non assediava lui i nemici: il leone non se ne sta per paura rinchiuso nella spelonca montana, ma esce fuori a dare l'assalto all'elefante.
53 - Le sue imprese, sollecite soprattutto del futuro e che per essere ben considerate erano al riparo d'ogni infausto accidente, maturavano segretamente al pari del riso nel suo involucro.
54 - Ingrandendosi mai si mise per una falsa strada: durante l'alta marea il flutto salato cerca sfogo solo per la foce dei fiumi.
55 - Quantunque abile a spegnere immediatamente il corruccio dei sudditi, non faceva mai nascer scontento per il quale si dovesse poi correre ai ripari.
56 - Pur essendo potente, imprendeva una spedizione militare solo contro coloro che erano facili ad essere sconfitti: il fuoco d'una conflagrazione forestale, anche se ha per alleato il vento, non va certo a cercare l'acqua.
57 - Non offese mai la virt in omaggio all'utile e al piacere, n l'utile e il piacere in omaggio alla virt; non distrusse l'utile per il piacere, non il piacere per l'utile: rest sempre imparziale verso tutti e tre.(382)
58 - Gli alleati stremati non giovano, ingrossati fanno il voltafaccia, perci egli li teneva in uno stato di mediocre potere.
59 - Avendo ben determinato forze e manchevolezze dei mezzi, ecc., propri e dei nemici, muoveva all'assalto se in quelli si sentiva superiore all'avversario, stava fermo nel caso contrario.
60 - Pensando che quando si ha un pingue tesoro si  cercati dalla gente, egli accumulava ricchezze: la nuvola quando  pregna d'acqua riceve il saluto festoso degli uccelli cataka.
61 - Tutto intento a promuovere i propri commerci e le industrie, danneggiava quelli dei nemici; colpendo nelle parti vulnerabili i nemici copriva le proprie.
62 - Tra s stesso domato nei sensi, oggetto delle costanti cure e degli ammaestramenti bellici di suo padre e battagliero e l'esercito, che parimenti accresciuto sempre dal padre e nel maneggio delle armi esercitato smaniava per combattere, egli non faceva differenza.
63 - Il nemico non era buono a portargli via la triplice potenza (della maest, dell'energia e del buon consiglio) cos come non si riesce a sottrarre al serpente la gemma che porta nella cresta; ma egli s riusciva a strappar quella dal nemico cos come la calamita il ferro.
64 - Le carovane guadavano liberamente nei fiumi come se questi fossero stati fontane (monde d'ogni pericolo di coccodrilli ecc.), traversavano le foreste, quasi fossero giardini (ben guardati), valicavano i monti (resi altrettanto sicuri quanto) pu essere la propria casa.
65 - Difendendo le pratiche sacrificali da ogni ostacolo e le ricchezze dai ladri, egli del merito delle une e del valore delle altre riceveva la sesta parte da ciascun ordine sociale, da ciascuna casta proporzionalmente al possesso.
66 - La terra gli concesse un tributo corrispondente all'egregia difesa ch'egli le prestava, e nelle miniere produceva gemme, biade nei campi, elefanti nelle selve.
67 - Valoroso al pari di Skanda dio della guerra, egli, nelle imprese da compiersi, seppe adoperare (tempestivamente) i sei espedienti politici e le sei specie di eserciti.(383)
68 - Cos, valendosi gradatamente delle quattro forme di accortezza politica, ne raccolse, egli e tutti i principali uomini del suo seguito, un frutto scevro d'ogni danno.(384)
69 - Verso di lui che, pur conoscendo i modi sleali di combattere, si attenne sempre in battaglia ai metodi onesti, la dea della vittoria, usa a star con gli eroi, si comport come l'innamorata che corre al convegno segreto.
70 - Per trovarsi i suoi nemici fiaccati nella loro possanza, difficile gli riusciva tirarli in campo aperto a combattere, cos come difficile riesce all'elefante profumato dell'icore auricolare ottenere la battaglia con un altro elefante privo di quel fragrante flusso.
71 - Giunta la luna alla pienezza decresce, e cos pure il mare; ma egli invece, pari all'una e all'altro nel farsi maggiore, non diminuiva poi com'essi due.
72 - La gente degna ma povera, col ricorrere supplice a lui grande oltre ogni dire, diventava in breve capace di largire: del pari le nuvole stremate, facendo capo all'immenso oceano (versano poi liberalmente la pioggia).
73 - Non compiendo se non azioni degne di lode, si vergognava sentendosi lodare, e tuttavia, pur essendo avverso a chi costruiva l'edificio della sua gloria, questa cresceva.
74 - Cancellando colla mera sua presenza i peccati, fugando la tenebra col senso della verit, egli, come il sole che  sorto, dava la libert alle creature.(385)
75 - I raggi della luna non hanno accesso nella ninfea solare, i raggi del sole non lo hanno nella ninfea lunare, ma le virt di quel re virtuoso trovavano la via anche nel cuore d'un nemico.
76 - Quantunque gli atti di lui, desideroso d'impero per la celebrazione dell'Acvamedha, mirassero a deludere i nemici, erano tuttavia conformi al giusto.
77 - In tal modo con la potenza sua calcante la via indicata dalle eterne leggi, egli divent re dei re come Indra dio degli di.
78 - E fu chiamato il quinto dei divini custodi dell'universo, il sesto fra i massicci elementi materiali, l'ottavo nobile monte, perch possedeva in comune con essi le medesime egregie qualit.(386)
79 - I principi, con le teste (chinate) e dalle quali veniva rimosso il parasole, eseguivano il suo comando consegnato negli editti, cos come gli dei eseguiscono l'ordine d'Indra.
80 - Durante il gran sacrificio del cavallo egli onor i preti ufficianti con tali e tanti doni che il suo nome si confuse con quello di Kubera.
81 - Indra, larg la pioggia, Yama si tenne dal mandar, com' suo costume, tante malattie, Varuna rese sicure le vie del mare a vantaggio del traffico dei naviganti, e Kubera, tenendo loro dietro ed imitandoli, accrebbe il tesoro di Atithi: verso costui, insomma, i divini custodi del mondo si comportarono come tanti vassalli fatti piegare dalla forza.
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto da Kalidasa, il diciassettesimo canto intitolato: "la biografia di Atithi".
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CANTO 18.
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1 - Atithi, scevro ormai di nemici, procre nella figlia di Arthapathi re di Nishadha, un figlio di saldezza non minore di quella del grande monte Nishadha dal quale prese appunto il nome di Nishadha.
2 - Il padre si compiacque di questo gagliardissimo giovanetto che prometteva gloria alla discendenza: cos pure suole la gente per la conseguita abbondanza di pioggia rallegrarsi della messe che lascia sperare frutti copiosi.
3 - Atithi, prole di Kumudvati, dopo avere a lungo goduto dei piaceri (della vita, ossia degli oggetti cari ai sensi a cominciare dal) suono ecc., cedette al figlio il nome di re, e ascese nel cielo che s'era guadagnato con le sue opere immacolate come candide ninfee.
4 - Il nipote di Kuca allora, bello coi suoi occhi di loto, saggio col suo pensiero profondo come l'oceano, impareggiabile col suo valore, forte con le sue braccia lunghe come sbarre che chiudono le porte d'una citt, si godette il regno della terra cinta dal mare, e protetta da un unico regal parasole.
5 - Il figlio di lui, di nome Nala, non meno irresistibile del fuoco, eredit il dinastico scettro alla morte del padre. Qual l'elefante schiaccia i canneti, tale egli dal volto di loto schiacci gli eserciti dei nemici.
6 - Nala, di cui la gloria fu cantata perfino dai Gandharva vaganti per l'aria, s'ebbe un figlio di amabile colore bruno come (l'azzurro carico del) cielo. La parola Nabhas gli fu data per nome, ed ei divent caro ai sudditi al pari appunto di Nabhas, il mese delle piogge.
7 - A costui possente, avendo Nala giustissimo affidato l'impero dei Kosala settentrionali, strinse amicizia, suggeritagli dalla vecchiaia, con le bestie silvestri, affin di liberarsi dal vincolo d'una nuova incarnazione.
8 - Di Nabhas nacque Pundarika invincibile dagli altri re al pari dell'elefante dello stesso nome, invincibile dagli altri elefanti; e a Pundarika, dopo la morte del padre, s'accost la dignit regale tenendo in mano il bianco parasole, cos come a Vishnu s'accosta con in mano un candido loto la dea Cri.(387)
9 - Costui dall'arco infallibile, avendo fatto assumere al figlio Kshemadhanva paziente ed atto a rendere felici i sudditi, il reggimento della terra, si ritrasse nelle selve a praticarvi, con somma pazienza, austerit.
10 - Di Kshemadhanva nacque un figlio immagine d'un dio e primo sempre in battaglia a guidare gli eserciti. Il suo nome che comincia con la parola Deva e finisce con la parola Anika, risuon glorioso nello stesso trimundio.
11 - Come il padre, con un tal figlio intento a compiacergli, conobbe la gioia della prole; cos il figlio, con un tal padre tenero della prole, seppe qual bene sia l'avere un padre.
12 - Il primo d'essi due, tesoro di virt, commettendo nelle mani del figlio suo pari il timone a lungo portato delle quattro caste, si volse alle pratiche sacrificali, raggiungendo infine i cieli assegnati ai pii sacrificatori. 
13 - Il figlio di Devanika dominatore di s stesso, pervenne col suo dolce eloquio ad essere caro cos ai nemici come agli amici: invero il soave canto intonato (dal cacciatore) riesce ad accalappiare le gazzelle che di solito pronte a spaventarsi (sanno salvarsi con la fuga).
14 - Ebbe nome Ahinaga, e con la forza del suo valido braccio resse tutta la terra, egli, che per la sua avversione a frequentare i tristi, seppe serbarsi mondo, pur essendo giovane, di dannosi vizi.
15 - Pari al primo Maschio disceso sulla terra ad incarnarsi, egli succeduto al padre e scaltrito nel saper distinguere uomo da uomo, divent reggitore abilissimo delle quattro plaghe del mondo adoperando rettamente i quattro espedienti politici.
16 - Quando questo vincitore dei nemici prese a fare il viaggio ultramondano, la dea Lakshmi incarnatasi nella regalit, concesse i suoi favori al figlio di lui, Pariyatra, il quale, sublime ergendo la cervice, superava il nobile monte Pariyatra.
17 - Pariyatra ebbe un figlio di nobili costumi chiamato cila, il quale dotato d'un petto ampio come una massiccia lastra, coltiv tra le lodi la modestia, pur dopo aver sconfitto con le sue frecce ogni partito nemico.
18 - Il padre dall'anima immacolata, solo quando ebbe rassegnato nelle mani del giovane ma savio principe le redini del regno, conobbe che cosa fossero i piaceri, ch la vita dei re simile a quella dei carcerati, sbarra l'uscio al godimento.
19 - Indarno l'invida vecchiezza, che di solito  impotente a godere, s'impadron di lui non per anco sazio dei piaceri suscitatori di passioni, e desiderato ancora dalle vaghe donne per effetto della sua straordinaria bellezza.
20 - Di cila nacque un figlio che sotto il glorioso nome di Unnabha rispondente al senso etimologico (perocch egli ebbe infatti il cavo ombelicale profondo), divent l'ombelico dell'intero circolo dei regnanti finitimi e non finitimi, e somigli al dio dall'ombelico del quale germina un loto.(388)
21 - Dopo di lui suo figlio, possente al pari d'Indra, in battaglia emulo della folgore che scoppia, divent signore della terra fregiata di miniere di diamanti, e port il nome di Vajranabha.
22 - Asceso costui al cielo che s'era meritato con le sue buone opere, la terra cinta dall'oceano s'avvicin sommessa al figlio di lui cankhana che aveva estirpato i nemici, (e l'onor) con offerte di gemme prodotte dalle miniere.
23 - Alla morte di lui, il figlio, bello come gli Acvini e fulgido come il sole, sal sul trono paterno. Lui i nostri vecchi chiamarono Vyushitacva, in quanto che i suoi fanti e i suoi cavalli (acva) si stanziarono (ushita) sulle rive del mare.
24 - Da questo re che s'era propiziato il Dio dell'universo, nacque un figlio, cio Vyushitacva stesso reincarnatosi nel figlio, che ebbe nome Vicvasaho, e pot reggere tutta la terra, in quanto tutto gli fu propizio.
25 - Costui, abile politico, quando gli fu nato il figlio Hiranyanabha quasi particella umanatasi di Vishnu, divent pi che mai irresistibile ai nemici, cos come agli alberi il fuoco alleato col vento.
26 - Avendo assolto il debito verso i Mani, Vyushitacva nell'estrema et, vago di raggiungere i beni immortali, cre re il figlio cui il (vittorioso) braccio pendente raggiungeva il ginocchio, e sentendo cos d'aver adempito ad ogni suo dovere, indoss il sajo ascetico.
27 - Di Hiranyanabha signore dei Kosala settentrionali, fregio della dinastia solare, famoso per il Soma spremuto in onore degli di, nacque un figlio legittimo, bello come la luna festa degli occhi, che si chiam Kaucalya.
28 - Costui, illustre per la sua gloria giunta fino al consesso di Brahma, dopo avere insediato nel proprio ufficio regale il figlio Brahmishta vera essenza di brahmano, raggiunse la via che mena all'unione con Brahma.
29 - Mentre Brahmishta, signor delle genti, simile al serto della dinastia, e padre d'egregia prole, govern senza oppressione e nel miglior modo la terra, che (di solito) porta il marchio del governo; i sudditi per lungo tempo poterono mostrargli il loro contento con gli occhi colmi di lacrime di gioia.
30 - Il figlio Putra resosi degno (di tal padre) col seguirne le orme, e somigliante nel modo pi evidente al dio che ha per vessillo Garuda in grazia ai sui occhi emuli delle foglie del loto, fece ascendere il padre al vertice di quanti sono beati nel possesso d'un figlio virtuoso.
31 - Brahmishta, avendo assicurato la saldezza della dinastia per mezzo d'un tal figlio continuatore della gloriosa stirpe, e sentendo d'essere prossimo a diventare compagno d'Indra, fece le abluzioni nei sacri stagni Tripushkara, francato d'ogni sensuale appetito, e divent un dio.
32 - La consorte di Putra, sotto la fausta costellazione Pushya, partor un figlio di nome Pushya, che col suo splendore vinceva il topazio. Lui nato, quasi personificazione dell'asterismo Pushya, i sudditi sovrabbondarono d'ogni abbondanza.
33 - E Putra che nutriva nel cuore i pi alti propositi, avendo trasmesso al figlio il reggimento della terra, affid s stesso al saggio Jaimini. Da costui che possedeva la mistica dottrina dello yoga, egli impar lo yoga per tema d'avere a rinascere, e giunse ad emanciparsi per sempre dalla vita.
34 - Quindi prese le redini della terra il figlio di Pushya chiamato Dhruvasandhi e da paragonarsi alla stella polare. Sotto costui, egregio osservatore dei patti, salda divent la pace coi nemici proni.
35 - Dhruvasandhi, che era tra gli uomini quello che il leone  tra le fiere, fregiato d'occhi oblunghi come quelli dell'antilope, divertendosi un giorno a cacciare, ebbe la morte da un leone, mentre il figlio chiamato Sudarcana era ancora bambino, vago a vedersi come la luna uscita appena fuori della quindicina oscura.
36 - Salito quello al cielo, i ministri, vedendo il popolo depresso per non avere pi un protettore, crearono unanimemente e coi debiti riti re di Ayodhya il fanciullo, solo ed unico filo continuatore della regal prosapia.
37 - La dinastia di Raghu allora, con quel sovrano immaturo, somigli al cielo fregiato della luna nuova, alla foresta abitata da un solo leoncino, allo stagno di cui il loto sta per sbocciare.
38 - Il fanciullo, per avere con s quei fedeli servi della dinastia, fece pronosticare al popolo ch'ei sarebbe diventato pari a suo padre: cos pure una nuvoletta non pi grande d'un elefantino, sol che s'accompagni al vento favorevole, gi la si vede che occupa tutte le plaghe del cielo.(389)
39 - Mentre per la strada maestra egli passava su di un elefante, tenendosi stretto al guidatore e indossando il suo abito pi bello, i cittadini, ad onta non raggiungesse ancora i sei anni, lo stavano a guardare, poi che ormai egli era il loro sovrano, con la stessa riverenza che avevano avuta pel padre.
40 - Certo egli non poteva materialmente occupare tutto l'avito trono, ma col maestoso aureo splendore che emanava dalla sua persona, s lo riempiva e penetrava tutto.
41 - Ed ai piedi di lui appena sporgenti in gi da quel trono, non raggiungenti lo sgabello d'oro e colorati di lacca, s'inchiavano i principi coi loro famosi diademi.
42 - Come l'epiteto mahanila (grande azzurro) non  improprio quando per lo splendore  dato allo zaffiro che pure  di piccole dimensioni, cos pure il glorioso titolo di maharaja (gran re) ben si attagliava a lui sebbene ancora fanciulletto.
43 - Il comando di lui che ai suoi fianchi vedeva sventolati i flabelli, non vacillava nemmeno sulle rive dei mari tal quale usciva dalla sua bocca fregiata dalle ciocche dei suoi lunghi riccioli infantili ondeggianti sull'una e l'altra guancia.
44 - Col volto sorridente, portando impresso sulla fronte cinta d'un'aurea fascia il tilaka, cancellava il medesimo di sui volti delle belle dei nemici.(390)
45 - Egli che per la delicatezza delle membra, superiore a quella stessa del fiore di cirisha, si sarebbe stancato perfino a portare gli ornamenti, reggeva invece con la sua maest il timone della terra sebbene tanto greve.
46 - Non aveva ancora appreso del tutto l'alfabeto scritto sulla tavola delle lettere, che gi coglieva, in grazia all'alleanza con uomini invecchiati nella scienza, tutti i frutti d'un retto ed abile reggimento politico.
47 - La dea Lakshmi non trovando sul petto di lui posto sufficiente per posarvi (il capo) e aspettando che egli diventasse adulto, lo abbracciava intanto, quasi presa da vergogna, sotto pretesto di fargli ombra col parasole.
48 - La terra rest pure difesa dal suo braccio, ad onta questo non meritasse ancora d'essere paragonato a un giogo, n per anco mostrasse il calloso segno impresso dai colpi della corda dell'arco, e avesse impugnato l'elsa d'una spada.
49 - Col passare del tempo, non pure le sue membra si svilupparono, ma le virt ereditarie, tanto care ai sudditi, esili da principio andarono in lui via via ingigantendo.
50 - Egli fece suoi i sudditi paterni e le tre scienze radice dell'acquisto dei tre beni: (giustizia, utile e piacere). (Impar queste tre scienze) senza cagionare nessuna pena ai maestri e quasi le ricordasse, perch infatti in altre anteriori esistenze egli di quelle aveva veduto il fondo.
51 - Esercitandosi nel tiro, bello appariva quando stante colla parte superiore del corpo alquanto eretto e col ciuffo legato in su, piegava il ginocchio sinistro e tirava la corda dell'arco provvista d'un dardo, fino agli orecchi.
52 - Tocc finalmente la soglia di quella prima giovinezza che  liquore fatto per essere bevuto dagli occhi delle donzelle, fiore dell'albero chiamato amore sbocciato dalla gemma dell'affetto, crogiuolo d'ogni spontaneit, vita di tutte le membra, ornamento degli ornamenti, sede d'ogni gioconda attrattiva.
53 - Delle principesse reali, addotte dai ministri solleciti della purezza della prole continuatrice della dinastia, e di gran lunga pi leggiadre delle effigie loro (dianzi) mostrate dalle mezzane, sposando quel giovane re, diventarono le rivali della regalit e della terra gi prima da lui impalmate.
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto da Kalidasa, il diciottesimo canto intitolato: "genealogia della famiglia (di Raghu)".
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CANTO 19.
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1 - Il Raghuide Sudarcana dopo avere insediato re sul proprio trono il figlio Agnivarna fulgido come il fuoco, sopraggiunta l'estrema et, si ritrasse, principe dei savi e padrone dei sensi, nella (famosa selva) Naimisha (a praticarvi austerit).
2 - E l obliando per l'acqua dei sacri stagni i (giocondi) laghetti (del parco reale), per (i giacigli sul) suolo, separati (dalla nuda terra) a mezzo d'erba kuca, il (soffice) talamo, e per la capanna di foglie il (sontuoso) palazzo di stucco, attese, scevro d'ogni brama di ricompensa, ad accumulare meriti d'ascetismo.
3 - Il figlio di lui non dur fatica a conservare il conseguito regno, ch la terra, per essere stati tutti i nemici gi debellati dal braccio paterno, era pronta a lasciarsi godere senza che la si dovesse prima rassettare.
4 - Di temperamento amoroso ademp per alcuni anni egli stesso al regale ufficio dinastico, ma in seguito rimettendolo alla cura dei ministri, lasci che le donne governassero la sua giovent.
5 - Avido di piaceri passava il tempo in compagnia delle amanti, e nelle sue dimore, echeggianti del suono degli strumenti, una prima sfarzosa festa veniva immediatamente sostituita da un'altra anche pi sfarzosa.
6 - Incapace a sopportare un solo attimo che restasse privo d'un godimento sensuale, e divertendosi giorno e notte nell'interno degli appartamenti, non si curava dei sudditi ansiosi (di vederlo).
7 - E quella vista che, per essere bramata dal popolo e impostagli dall'autorit dei ministri, egli di s a volte concedeva, era limitata al solo piede penzolante dal vano d'una finestra.
8 - E questo piede penetrato del soave luccichio delle sue unghie, arieggiante un loto lambito dai raggi del sole nascente, riceveva gli omaggi dei dipendenti inchinatisigli.
9 - Con profonda brama d'amore si tuffava nei laghetti in cui ondeggiavano i loti per l'urto ricevuto dalle poppe, ritte per giovent, delle vaghe bagnanti, e che con le loro acque nascondevano le dimore della inebriante volutt.
10 - Quivi le donne pi che mai lo seducevano coi volti che avevano ripreso la loro bellezza naturale, poi che dagli occhi era stato deterso il nero collirio dall'acqua spruzzata, e le labbra, monde d'ogni rossetto, erano divenute rosee.
11 - Quindi egli, seguito dalle sue belle, entrava nei raddotti riservati al bere e seducenti per il profumo dei liquori caro all'olfatto: del pari, seguito dalle elefantesse, trae l'elefante verso le aiuole fiorite di loti.
12 - Agognavano le donne il liquore esilarantissimo che con la bocca egli segretamente loro porgeva, e alla sua volta egli, con brama uguale a quella dell'albero nakula, beveva le essenze tenute da quelle in bocca e a lui offerte.
13 - Due cose, solite a darsi il cambio sul suo grembo, non lasciavano questo mai vuoto: la vina di cui le note giungevano al cuore e una donna dai vaghi occhi e dalla voce soave.
14 - Perfetto artista, battendo il tamburo s che ghirlande e armille oscillavano su di lui, egli, presenti i maestri, faceva vergognare le danzatrici che violavano le regole della mimica, e cos entusiasmava (gli astanti).
15 - Al termine della danza baciando i volti di quelle danzatrici, dai quali il tilaka si vedeva cancellato dal sudore venuto fuori per la stanchezza, e su quelli facendo spirare con amore il zeffiro del suo alito, gli pareva di vivere pi giocondamente d'Indra signore degli immortali e di Kubera, signore di Alaka.
16 - I convegni amorosi concordati in segreto o palesemente egli, bramoso sempre di nuovi oggetti di piacere, non poteva goderseli che a met per causa delle (antiche) sue favorite (le quali informate) sopraggiungevano a sorprenderlo.
17 - Per l'inganno fatto alle amanti, egli pi d'una volta si merit la minaccia detta dalla punta d'un dito bello come un bocciuolo, l'occhiata resa bieca dall'inarcarsi delle ciglia e la legatura a mezzo di zone.
18 - Con la connivenza della mezzana egli, seduto in disparte ascoltava le timide parole (che con quella scambiavano a turno) le sue amanti, perplesse di restare divise da lui, quando la notte toccava ad una di esse (il bramato) concubito.
19 - Dopo il possesso delle mogli legittime, egli, preso dalla concupiscenza per certe ballerine non troppo facili ad ottenersi, si metteva a disegnare le loro fattezze, cos come meglio gli riusciva, col pastello scivolantegli di tra le dita madide di sudore.
20 - Le regine per la gelosia verso una rivale superba dell'affetto (portatole dal re), e per la primavera inoltrata; sotto pretesto di celebrare la festa (d'Amore che ricorre in quella stagione), deposto lo sdegno, facevano raggiungere al re il suo intento.
21 - Col volto raggiante ancora della volutt goduta, tornando al mattino presso le mogli tradite e cercando di rabbonirle coi rispettosi saluti, vie pi le irritava quando (abbracciandole) si mostrava esausto d'amorosa virilit.
22 - A lui che durante il sonno menzionava il nome d'una rivale, le mogli manifestavano il loro cruccio senza parlare, voltandogli a letto il tergo, mentre stille di lacrime cadevano (dai loro occhi) sulle lenzuola, e dal loro sdegno restavano infrante le armille.
23 - Recandosi, per un sentiero indicatogli dalle mezzane, in frascati di liane entro cui erano preparati dei giacigli di fiori, egli, con addosso un gran tremito per il timore d'essere scoperto dalle mogli, aveva quivi commercio con le ancelle.
24 - A lui, che rivolgendosi ad una delle sue amanti ne scambiava il casato, quella (ironicamente) diceva: "poich m'hai dato il nome della tua favorita, ne desidero ormai anche la buona sorte. Davvero che ingordo  questo mio cuore!"
25 - Quando egli si levava dal letto, questo, per trovarsi tinto del rosso della cipria (sparsa di solito sulle chiome femminili), pieno di ghirlande sfasciate e di pezzi di cintura, e sporco della lacca (con cui le donne si spalmano le piante dei piedi), tradiva i vari licenziosi amplessi ch'egli libertino s'era goduti (durante la notte).
26 - Egli stesso dava il rosso di lacca ai piedi delle sue donne, ma non prestando attenzione cos come sarebbe stato conveniente, per che il suo sguardo era attirato dai loro lombi, sede delle cinture, provvisti di belle anche e fatti intravvedere dagli zendadi discinti.
27 - L'amplesso amoroso, in cui la donna sottraeva le labbra al suo bacio volgendole dall'altra parte e tratteneva la sua mano intenta a sciogliere la cintura, un tale amplesso, pure rintuzzandogli per ogni verso il desiderio, serviva solo ad accendere la sua libidine.
28 - Mentre le belle dinanzi allo specchio miravano (i segni lasciati sulle loro persone) dal gaudio amoroso, egli si collocava dapprima dietro a loro per trastullo, e poi con la sua immagine piacevolmente sorridente (che d'un tratto appariva nello specchio) faceva nasconder loro il volto per pudore.
29 - Allo spirar della notte, appena egli si levava di letto, le amanti, avvincendolo con le delicate braccia aderenti al suo collo, e poggiando le piante dei piedi sulle punte dei piedi di lui, gli chiedevano il bacio di addio.
30 - Guardando il proprio regale ammanto riflesso nella superficie dello specchio e superiore in magnificenza a quello d'Indra, il giovane re non tanto se ne compiaceva, quanto dei fregi impressi chiaramente (sulla sua persona dalle unghie e dai denti dell'amata nel parossismo) del piacere.
31 - Lui incostante, sulle mosse d'andar via sotto pretesto d'un affare da compiere con un amico, trattenevano da un lato le amanti afferrandolo pe' capelli e dicendogli: "ehi, briccone, conosciamo benissimo tutti questi tuoi sotterfugi per svignartela".
32 - Fiaccate dalla stanchezza dei voluttuosi veementi ardori, le belle, con la scusa di allacciargli le braccia al collo, posavano sul suo ampio torace, rubandone con le rigogliose poppe la polvere di sandalo.
33 - Mentre di notte egli furtivamente si recava ad un convegno amoroso, le consorti, informate da mezzane adoperate come spie, precedendolo e poi affrontandolo, lo trascinavano di nuovo verso casa, dicendogli: "o amante cinto di tenebra (materiale e morale) chi credi tu d'ingannare?"
34 - Quale uno stagno che di giorno tiene chiusi i suoi loti e li apre al delizioso contatto dei raggi della luna, tale pure egli dormiva di giorno e vegliava la notte deliziato dalla vicinanza delle donne.
35 - Le giovani artiste cui e il liuto e la vina mettevano in imbarazzo, poich esse avevano e le labbra dolenti per i morsi (da lui ricevuti) e le cosce ferite dalle sue unghie, guardandolo con occhi biechi, lo ammaliavano.
36 - In disparte avendo insegnato alle sue donne la pantomima che s'accompagna alle (movenze delle) membra, al sentimento e al canto, e facendola poi eseguire in presenza dei suoi amici, egli gareggiava coi pi abili maestri di rappresentazioni sceniche.
37 - Durante la stagione delle piogge, egli, fregiato di serti di fiori di kutaja e di arjuna, pendenti dalla sua spalla, e unta la persona di cosmetico profumato col polline di nipa, si dilettava a percorrere delle colline artificiali piene d'ebri pavoni.
38 - Non s'affrettava a rabbonire le belle che a letto gli voltavano le spalle perch in guerra con lui, ma aspettava che da s medesime, spaventate dallo scoppio d'un tuono, rivoltandosi cercassero rifugio tra le sue braccia.
39 - Nelle notti autunnali, riparato in casine coperte di tende, si godeva in compagnia delle favorite il chiar di luna rimovitore della lassezza amorosa e terso per l'assenza di nuvole.
40 - Dalle finestre del palazzo mirava la Sarayu che, come denudando l'anca, mostrava un isolotto di sabbia coi cigni arieggianti la cintura, ed imitava cos gli scherzi procaci delle sue amanti.
41 - (Pi tardi poi) con le vesti invernali fruscianti, profumate d'incenso d'aloe e che da una parte (aprendosi) rendevano (tratto tratto) visibili le auree cinture, le sue dilette dalle vite snelle lo affascinavano (s che diventava) ansioso di discingerle.
42 - Le notti d'inverno, adatte a tutte le variet di raffinata libidine, diventarono testimoni (della dissolutezza) di lui con le fiamme immobili delle lampade, che erano come i loro occhi penetranti nelle stanze interne del palazzo, riparate da ogni vento.
43 - Le belle (che gli portavano il broncio), come prima vedevano il fior di mango con le gemme fatto spuntare dalle aure del sud, smessa ogni guerra, facevano la pace, non potendo pi oltre tollerare la separazione da lui.
44 - Ed egli, dopo essersele tirate in grembo, dondolando sull'altalena spinta dalle ancelle, otteneva che quelle, lasciandosi sfuggire la corda di mano e fingendo d'aver paura di cadere, gli avvincessero strettamente il collo con le braccia.
45 - Le sue dilette poi, (col mutar della stagione), si recavano da lui abbigliate nella foggia estiva che con s porta la polvere di sandalo cosparsa sulle mammelle, i vaghi fregi intessuti di perle e le cinture tempestate di gemme e pendenti dalle anche.
46 - Per causa di quel liquore ch'egli beveva, fatto di mango spezzato e misto ai fiori scarlatti di patala, ringiovaniva in lui il sentimento erotico che col passar della primavera s'era attenuato.
47 - In tal modo il re, dimentico d'ogni altro ufficio, godendosi i piaceri dei sensi, trascorreva, in bala di Amore, le stagioni, di cui ciascuna  annunziata da propri segni caratteristici.
48 - Lui, quantunque cos distratto e sviato, gli altri principi non avevano sufficiente possanza d'assaltare; ma la malattia prodotta dalla sua lascivia, lo consunse come la maledizione di Daksha il dio Soma.(391)
49 - Quantunque vedesse il danno insito negli oggetti del suo attaccamento, egli non li abbandonava n dava retta ai medici; per che i sensi, una volta trascinati dalle dolcezze del piacere, difficilmente si riesce pi a frenarli.
50 - Il decadimento prodotto dalla tisi che lo minava, accompagnato dal pallore del volto, dalla scarsezza dei fregi, dal bisogno d'appoggiarsi nell'andare e dalla fiochezza della voce, pareva volesse emulare lo stato d'un innamorato (infelice).
51 - E col suo re malato di consunzione, la famiglia raffigurava il cielo in cui la luna  ridotta al suo ultimo quarto, ovvero una lampada che non d pi se non una fiamma nana.
52 - Occultando la malattia di lui, i ministri ripetevano continuamente ai sudditi, che (non vedendolo) sospettavano qualche cosa di sinistro: "in questi giorni il re indubbiamente sta compiendo i riti propiziatori per la nascita d'un figlio".
53 - Ed egli, senza vedere prole purificatrice, ad onta avesse avute a compagne diverse donne, non riusc a superare, come la fiamma l'impeto del vento, il male che si rise di tutti gli sforzi dei medici.
54 - I ministri radunatisi nel parco adiacente alla reggia, con l'assistenza del cappellano, pratico degli estremi riti, deposero segretamente sul rogo allestito il cadavere, facendo credere (al popolo) che stavano compiendo una cerimonia scongiuratrice di malattie.
55 - Subito per mezzo degli stessi ministri che convocarono i principali cittadini, la legittima consorte del defunto re, la quale mostrava i fausti segni della gravidanza, ottenne regolarmente la dignit regale.
56 - Il frutto del suo ventre, dapprima scottato dalle calde lacrime che ella vers per il cordoglio della tanto sciagurata dipartita del re, si sent poi refrigerato dalla fresca onda che le bocche degli aurei vasi riversarono (sulla testa di lei) giusta il rito dinastico del battesimo regale.
57 - Qual la terra porta celatamente in seno le manate di semi (sparsi sulle zolle) durante il mese delle piogge, tale pure la regina accogliendo in s stessa quel feto ad incremento sempre maggiore dei sudditi che ansiosi aspettavano l'ora del parto, resse lo Stato, secondo le buone norme, col sussidio di vecchi ministri ereditari, n mai, stante su quell'aureo trono che aveva appartenuto al marito, vide il proprio comando ostacolato.
Ecco del gran poema Raghuvamca, composto da Kalidasa, il diciannovesimo canto intitolato: "gli amori di Agnivarna".
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FINE DEL POEMA
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NOTE al testo del poema.
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82
 Kalidasa qui come nello cloka 20, vuol fare sfoggio della sua cultura filosofica, e si vale d'immagini tratte dalla scienza di quei tempi. Probabilmente, scrivendo questo verso 29, aveva sotto gli occhi il sutra di Gotama I, 13-14, in cui  detto che gli elementi sono: la terra, l'acqua, il fuoco, l'aria e l'etere, e che le qualit (guna) di questi elementi, cio l'odore, il sapore, la vista, il tatto e l'udito, sono gli oggetti (artha) degli organi sensori, cio del naso, della lingua, dell'occhio, della pelle e dell'orecchio. Dunque, cos come i guna hanno come unico frutto quello d'essere oggetti (artha) degli organi dei sensi, di servire cio a questi ultimi; del pari le virt (guna) del re Dilipa avevano come unico frutto quello di servire al bene (artha) altrui. La similitudine poggia sul doppio significato di guna che vuol dire tanto qualit, quanto virt, e sul doppio significato di artha che vuol dire tanto oggetto, quanto utile, vantaggio. Dilipa  qui lodato per la sua benevola disposizione ad aiutare e beneficare gli altri.
83
 Vidyud, di genere femminile, designa il lampo, e Airavata, di genere maschile,  il nome dell'elefante d'Indra.
84
 Cio Sudakshina scorgeva una somiglianza tra gli occhi di Dilipa e quella dei maschi delle gazzelle e Dilipa una somiglianza tra gli occhi di Sudakshina e quelli delle femmine delle gazzelle.
85
 Interpreto ahara seguendo il Diz. P. che rimanda appunto ad ahara. Cfr. pure Buddhacarita VII, 4, b: samitpushpapavitrahastah. Altre somiglianze possono agevolmente scorgersi tra questa descrizione che fa Kalidasa dell'eremo di Vacishta e quella fatta da Acvaghosha.
86
 I fuochi non si vedono ma s'inferiscono dal fumo. Nel Buddhacarita VII 32, 33, il havirdhuma scolorisce gli alberi della selva e agli abhyutthitagnayah corrispondono gli abhyuddhataprajvalitagnihotrah.
87
 Notisi che ogni emistichio contiene un giuoco di parole: sabhyah sabha, goptre gupta arhanam arha, munayo naya. Gl'Indiani vanno in sollucchero quando riescono a trovare simili consonanze di parole; ma  un gusto letterario che tradisce la decadenza.
88
 Il Comm. fa osservare che a un guerriero si deve chiedere conto della salute valendosi dell'espressione anamayam, mentre qui Vacishtha adopera la parola kucalam riserbata solo ai brahmani (cfr. Manu, II, 127). A bella posta Vacishtha si serve del vocabolo kucalam, perch cos egli si mostra pi che mai cortese verso il re, considerandolo qual brahmano, anzi qual santo del regno che ben pu chiamarsi anch'esso un eremo per le dure penitenze che impone.
89
 Vacishtha, che  il cappellano di corte, deve in tale qualit conoscere le formule magiche contenute nell'Atharvaveda, come quelle le quali servono ad assicurare al re e al regno la prosperit. Mallinatha cita a tal proposito Kamandaka IV, 32: "il cappellano sia versato nei tre Veda e nell'amministrazione della giustizia, e pratichi sempre quei riti (magici) intesi a scongiurare effetti sinistri e a promuovere la prosperit". Cfr. pure il Canto VIII, verso 4 dello stesso Raghuvamca.
90
 Un regno consta di sette parti essenziali: re, ministri, fortezze, territorio popolato, tesoro, esercito ed alleato (cfr. Manu, IX; 294).
	Le disgrazie mandate dal destino sono, secondo il Nitisara XIII, 20: incendi, inondazioni, pestilenze, carestie, mortalit; quelle di cui gli uomini stessi sono causa provengono dalla burocrazia, dai ladri, dai nemici, dal favorito e dalla cupidigia del re (cfr. Nitisara, V, 82).
91
 Qui si parla dei rimedi contro le disgrazie di cui sono causa gli uomini a s stessi. Il senso del distico : io non ho modo di dare prova del mio valore contro i nemici, perch la sola tua magia li debella gi prima che io possa brandir le armi contro di loro.
92
 Qui si accenna ai rimedi contro le disgrazie che vengono dalla sorte.
93
 Il Comm. riferisce nirapadah a me. Il Diz. P. fa invece accordare nirapadah con sampadah e mi pare si apponga.
94
 Accenna alla moglie presente che chiama nuora di Vacishtha per mostrargli che egli lo considera come padre pi che come maestro spirituale.
95
 La montagna Lokaloka divide il mondo esistente dal non esistente e, secondo il mito, da una parte  rischiarato dal sole, dall'altra immerso nella tenebra.
96
 Il debito che ogni uomo  tenuto a pagare al Mani  detto ultimo perch segue agli altri due che si hanno verso gli di e verso i Rshi. Il debito verso gli di si soddisfa con le largizioni, quello verso i rshi con lo studio dei Veda, quello verso i Mani procreando figli maschi.
	Non mi pare che sia da seguire il Diz. P. che ad anirvana attribuisce il significato di "nicht beruhigt; noch wild". Mallinatha dice espressamente che la parola nirvana vuol dire: beatitudine, liberazione, rovina, bagno dell'elefante. Aggiunge che gli atti dell'elefante sono segnatamente tre, perch o si tuffa nell'acqua (nirvana) o si erge (utthana) o si corica (cayana).
97
 I principi della dinastia solare, secondo la leggenda, hanno sempre prestato braccio forte al dio Indra, cfr. VI, 73.
98
 Manu, V, 66, dice che una donna mestruante diventa di nuovo pura quando, finito il flusso, essa prende un bagno: rajasy uparate sadhvi snanena stri rajasvala. Il marito ha allora il dovere di avvicinarla: rtukalabhigami syat svadaniratah sada, (Manu, III, 45), altrimenti, come dice Paracara, citato dal Commentatore, egli commette un fallo pari a quello di chi uccida un fanciullo o una mucca. Manu IV, 39, prescrive che si debba dare la destra quando si passa accanto ad un mucchio di terra, a una vacca, a un idolo, a un brahmano, al burro chiarificato, al miele, a un crocicchio e agli alberi pi noti.
99
 Cfr. II, 15, 29.
100
 Secondo il Comm., si chiama bagno di Agni quello fatto con la cenere; di Varuna quello fatto per immersione nell'acqua; di Brahma quello fatto recitando le parole dell'inno vedico X, 9, 1, apo hi shtha; di Vayu quello fatto con la polvere (sollevata dalle unghie) delle mucche.
101
 Cfr. Manu XI, 109-117 e specialmente lo cloka 112.
102
 L'originale sanscrito  pieno di giuochi di parole.
103
 Giuoco di parole fra pavitrapamsu e apamsula, fra dhano e dhenu.
104
 Giuoco di parole fra dayitam daya, saurabheyim surabhir.
105
 Mi allontano dal Comm. e dal Diz. P. che attribuiscono a vini il significato di domare, rendere docile, ammaestrare. Mi pare che qui il significato fondamentale di "verscheuchen, vertreiben, entfernen" s'imponga.
106
 Giuochi di parole tra visrshtaparcva, parcvadrumah e pacabhrta. Non per altra ragione Dilipa viene paragonato a Varuna che per l'allitterazione fra parcva e paca.
107
 Pel colore della vacca cfr. I, 83; II, 29.
108
 Il Comm. spiega che i boschi diventano neri appunto perch i cinghiali, i pavoni e i prati erbosi li rendono tali; ma mi par pi semplice pensare che le ombre della sera sieno la vera e sola causa dell'oscurit di cui qui  parola.
109
 Intendi che la regina gett in omaggio sulla fronte della vacca i granelli di riso.
110
 Pel colore della vacca cfr. I, 83; II, 15.
111
 Ogni verso di questa strofa ha un giuoco di parola. Quanto a jatabhishango notisi che il Diz. P. erra suggerendo il significato di Niederlage, Schlag. Nel Diz. in Krzerer Fassung si registra come 3 significato: das Besessensein; e si aggiunge poi: vgl. bhutabhi manasah so v. a. Trbung des Geistes.  appunto il senso che ha il vocabolo nel nostro passo.
112
 Ho adoperato la parola scettro per chiarire il pensiero, ma la traduzione letterale sarebbe stata: "la signoria del mondo si regge sopra un unico parasole: il tuo", perch nell'India, il parasole  uno dei simboli della regalit.
113
 Il Diz. P. suggerisce di tradurre: con occhi pavidi che si riposavano sul leone.  evidentemente un errore; perch se la mucca guardava il leone, come mai il re poteva dire di essere da essa nirikshyamanah ossia fissato con occhi pavidi? Mi attengo al Comm. che attribuisce ad adhyasita il valore di sostantivo col significato di vyakramanam. Notisi che la lezione di Vallabha : "tadadhyasanakata."
114
 Leggo: gam muktavate.
115
 Dice Kautilya, il Machiavelli dell'India, che gli uomini nei primordi della civilt crearono re Manu perch stesse sempre col bastone alzato contro i prepotenti. In compenso gli assegnarono come appannaggio la sesta parte dei prodotti agricoli e la decima parte dei profitti sulle compre e vendite. Confronta: The Arthasastra of Kautilya, edited by R. Shama Sastri. Mysore, 1909, pag. 22, 23.
116
 Mallinatha cita alcuni versi dello Harivamca per il mito della nascita della luna dagli occhi di Atri e i noti distici del Ramayana per il mito della nascita di Skanda (cfr. la versione del Gorresio, vol. VI, pag. 108-113). Il feto si dice materiato dei supremi splendori dei custodi del mondo perch, secondo Manu (VII, 3, 4), Brahma, a difesa del mondo, cre il re prendendo e mettendo insieme particelle eterne dei custodi del mondo, cio d'Indra, del vento, di Yama, del Sole, di Agni, di Varuna, della luna e di Kubera.
117
 Kaumudi, secondo Mallinatha, che cita un passo del Bhavishyottara, pu significare anche un dato giorno lunare, festeggiato con luminara, durante il quale tutta la gente  allegra e si diverte; quindi i segni della gravidanza di Sudakshina erano per le sue amiche causa di gioia, come la festa Kaumudi.
118
 Mallinatha dice che  notorio il gusto che hanno le donne incinte di mangiar terra, perci la bocca della regina odorava come il terreno arido di fresco inaffiato.
119
 Fino dai tempi pi antichi il fuoco sacrificale veniva suscitato col fregare insieme un pezzo di legno dell'albero Acvattha, considerato come il principio maschile, con un pezzo di legno della cami, considerata come il principio femminile. Quanto al fiume Sarasvati, che si perde fra le sabbie del deserto, i poeti credevano che s'internasse nelle viscere della terra, per poi sgorgare di nuovo fuori e ricongiungersi col mare.
120
 Attribuisco a dhrti il significato di letizia, attenendomi al commento. Il Bhtlingk invece, traduce nel Diz. P.: fermezza, forza di volere.
121
 La potenza regale  fondata sul prabhava (forza d'uomini e di danaro) sull'utsaha (valore personale ed abilit) e sul mantra (prudenza del consiglio). Cfr. la mia versione del Nitisara, capitolo XII, cloka 7 in Giornale della Societ Asiatica Italiana, vol. XV.
	Il Commento spiega che i sette pianeti toccano il punto culminante della loro orbita quando entrano nei segni dello zodiaco chiamati ariete, toro, gazzella, vergine, cancro, pesci e bilancia. Bastano per cinque di questi pianeti in alta posizione a predire il destino prospero al bambino nascente; anzi essi pronosticano che sar simile a un dio. Infatti si dice che un sol pianeta nella detta posizione, annunzia che il neonato sar felice, due annunziano che compir opere egregie, tre che emuler un re, quattro che diventer re, cinque che sar un re pari a un dio.
	 necessario pure che i pianeti sieno dissociati dal sole giusta la sentenza: "l'unione col sole vuol dire tramonto, la separazione da esso invece ascensione.
	Ed i pianeti esercitano il loro influsso benefico quando sono in alto, non gi quando tramontano e vanno in basso".
122
 Cfr. Buddhacarita I, 41.
123
 Cfr. anche qui Buddhacarita I, 32.
124
 Il parasole e i due flabelli sono le insegne della regalit. Per la munificenza del re cfr. Buddhacarita I, 52, 53, 89, 93.
125
 Notisi che l'epiteto prayuktasamskara si attaglia tanto alla gemma quanto al figlio di Dilipa. Nel primo caso significa: "sottoposta alla lavorazione"; nel secondo: "purificato dai riti". Per la cerimonia natalizia cfr. Buddhacarita I, 87.
126
 Cfr. Buddhacarita I, 45.
127
 Il senso  che nel regno di Dilipa non c'erano malfattori ai quali si potesse condonare la pena in omaggio al fausto evento della nascita dell'erede al trono. Cfr. Buddhacarita II, 11-16.
128
 Cfr. Buddhacarita II, 17.
129
 Cfr. Buddhacarita II, 20, 33-34.
130
 I tre elementi che formano la materia primordiale sono il sattva, il rajas e il tamas. Quando l'Essere supremo s'incarna in Vishnu, prevale in questo l'elemento sattva, ossia il principio conservatore del mondo. Dell'Increato, dice il Commentatore Dinakara, si conoscono tre condizioni: nella forma di Brahma egli crea i mondi, nella forma di Vishnu li preserva, in quella di Rudra li riassorbe. La versione letterale del secondo verso sarebbe: "cos come il Signore delle creature la creazione dopo che al proprio essere diede quella particolare forma consistente nel primo dei tre elementi materiali".
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 Le quattro scienze, secondo Kamandaki (Nitisara, II, 2) sono: la dialettica, i tre Veda, le arti pratiche e l'amministrazione della giustizia.
132
 Lo studente a seconda della sua casta deve ricoprirsi d'una pelle di antilope nera, o di gazzella screziata, o di capro (Manu, II, 41).
133
 La cerimonia della rasura dei baffi avviene per lo kshatriya nel ventiduesimo anno e si chiama godana o kecanta (Manu II, 65).
	Le ventisette mogli del dio luno, figlie di Daksha, rappresentano i ventisette asterismi lunari.
134
 Quando l'elefante entra in ardenza, si aprono le sue tempie per lasciar colare l'umor fragrante detto dana o mada e la bestia diventa allora terribile e irresistibile.
135
 Per i 99 sacrifici equini o acvamedha cfr. Bhag. P. 4, 19, 32.
136
 Indra, insospettitosi del merito religioso acquistato dal re, turba la cerimonia involando il cavallo.
137
 Secondo Mallinatha, questa secrezione  l'urina, secondo Dinakara,  il sudore.
138
 Accettandosi nel terzo emistichio la lezione: pathah cucer dar, si dovr tradurre: "i grandi tuoi pari che mostrano altrui il sentiero della purit, ecc.".
139
 Kapila pure, il famoso filosofo mitico cui si attribuisce il sistema del Sankhya, rap al re Sagara il cavallo che questi aveva destinato al sacrificio e con un'occhiata magica arse i figli di lui che erano riusciti a seguir la traccia dell'animale. Cfr. Vishnupurana (4, 3, 15, 4, 17), e Ramayana, versione del Gorresio, vol. VI, pagine 113-119.
140
 L'atteggiamento preso dal re per incoccare l'arco  designato dalla parola alidha che  un termine tecnico: la gamba destra dell'arciere  tesa innanzi mentre la sinistra si piega. Pare che questa sia stata pure la positura di civa quando imprese a dare fuoco alle tre fortezze costruite dal demone Maya.
141
 Non ci pu essere dubbio sul significato che qui ha la parola avashtambha. Vallabha dice: avashtambhapradhano 'avashtambhamayah tena Raghor abhimanamayena pattrina. Dunque avashtambha  sinonimo di abhimana, ossia orgoglio.  strano che il Bhtlingk nel Diz. P. si sia lasciato fuorviare dal Commentatore Dinakara e attribuisca ad avashtambhamaya il senso di golden, non considerando che Dinakara stesso aggiunge: "prathamam kancanamayabanapraharavarnanam kavisamayaviruddham iti kecit acakshate; tanmate 'vashtambhamayena stairyarupena"; ossia: "alcuni dicono che il far precedere la descrizione d'un colpo inferto con un aureo dardo contraddica alla ragion poetica e stimano quindi che avashtambhamayena voglia dire: fermezza, irremovibilit."
	Se Indra fosse stato colpito nel cuore da un dardo aureo sarebbe morto, e non avrebbe pi potuto accingersi alla vendetta incoccando sul suo arco divino la saetta infallibile.
	Peggio ancora il Pandita Shankar suggerisce di tradurre: "with an arrow consisting of a post"; i. e. as large as a post.
	L'arco d'Indra che  il vessillo momentaneo delle schiere di novelle nuvole,  l'arcobaleno.
142
 Raghu, come re, era formato di particelle divine e quindi di quelle dello stesso dio Indra; talch il paragone della nuvola che non pu spegnere la folgore uscita dal suo seno,  felicissimo.
143
 L'avambraccio d'Indra su cui posava il capo la dea caci serbava l'impronta del sandalo di cui quella si profumava. Cos pure nella strofa 55 si dice che il braccio d'Indra serba l'impronta dei belletti di caci.
144
 civa  chiamato durasada ossia il dio al quale l'accesso  arduo; ed  detto anche ashtamurti (cfr. 2, 35) ossia il dio che si manifesta in otto forme. Lo yajamana o colui che fa praticare un sacrificio, come prima sia stato consacrato e preparato alla cerimonia (dikshita),  invaso da civa e si trasforma in una delle otto forme di questo dio. Un testo vedico citato da Vallabha dice infatti: "civa penetra nel sacrificatore consacrato" "dikshitam hi ugrah pravicatity agamah". Dilipa quindi consacrato e nell'atto di far celebrare il sacrificio, s' trasformato in una delle otto forme di civa, e incenerirebbe con lo sguardo irato il semplice mortale, sia pure il figlio, quando questi gli annunziasse la perdita del cavallo sacrificale.
145
 Le qualit alle quali si allude sono il suono proprio dell'elemento etere, il tatto proprio dell'elemento aria, il colore proprio dell'elemento fuoco, il gusto proprio dell'elemento acqua, l'odore proprio dell'elemento terra.
146
 Bizzarre e cervellotiche etimologie delle quali sono pure tanto ghiotti gl'Indiani.
147
 Quando le nuvole atmosferiche e quelle rappresentate dai tesori di Raghu, alleggeritesi col versar fino all'ultima stilla le prime acqua e le seconde doni, lasciavano libero il passo al fulgore del sole da una parte e di Raghu dall'altra, i due fulgori allora divenuti insostenibili pervadevano il mondo (minacciando di arderlo).
148
 Agastya ossia il nato dalla pentola (cfr. Sayana R. V. VII. 33. 11) fu identificato con un astro che sorge durante il mese di Agosto e si dice abbia il potere di placare le acque. Mallinatha osserva: il Veda dice: "quando sorge Agastya le acque si calmano".
149
 Cio: i due della estremit della proboscide, le due orecchie, i due occhi e l'organo della generazione.
150
 Le sei specie di milizie sono l'ereditaria, la mercenaria, la volontaria, l'ausiliaria, la nemica e la barbara. Cfr. Nitisara, XIX, 3 nel Giornale della Societ Asiatica Italiana, vol. XVII.
151
 Per i farri che le donne gettano sul re cfr. II, 10. Si accenna al mito secondo cui l'oceano venne frullato da Vishnu col monte Mandara adoperato a guisa di frullino.
152
 Bhagiratha, discendente dei Sagaridi (cfr. III, 50) coll'aiuto di civa trasport il Gange dal cielo sulla terra, perch bagnando le ossa dei Sagaridi suoi antenati, le purificasse. Il composto purvasagara ha quindi un doppio significato e vuol dire tanto oceano orientale quanto antichi Sagaridi.
153
 Il paese dei Suhma sembra corrispondere a Tiperah ed Aracan.
154
 I Vanga corrispondono al popolo del Bengala orientale.
155
 I Kalinga occupavano la costa di Coromandel. Gli Utkala corrispondono al popolo di Orissa, e dal fatto che mostrano a Raghu la via, s'inferisce che si sottomisero a lui spontaneamente.
156
 Mallinatha credo porti fuori di strada, insistendo nello spiegare Mahendra come nome d'un monte. Mahendra  il nome del re di Kalinga che oppone una forte resistenza a Raghu e lo costringe a fiaccarne energicamente l'orgoglio.
157
 Per il nome Kakutstha cfr. VI, 71.
158
 Vallabha dice che un vincitore  pio quando si contenta di debellare il nemico ma gli lascia intatti il regno e la vita,  invece ingordo quando gli condona la vita ma gli sottrae con la gloria anche il territorio;  diabolico quando lo priva di gloria, di territorio e di vita.
159
 Agastya  un personaggio mitico, considerato come il conquistatore dell'India meridionale. Il senso del distico  che Raghu dopo aver conquistato l'India orientale volse le sue armi vittoriose contro i paesi del mezzogiorno.
160
 La Kaveri  un fiume che l'esercito di Raghu tragitta con gli elefanti. Giungendo al mare col profumo dell'umor dana del quale s' impregnata, la Kaveri desta sospetti nel suo sposo, cio nel mare, il quale da quel profumo arguisce che essa ha avuto commercio con l'esercito di Raghu.
161
 L'albero del sandalo  la dimora preferita dei serpenti (cfr. Indische Sprche, III, 4929) e d'altri esseri nocivi. Il profumo e la freschezza del sandalo rendono mansueto l'elefante, s che quando  legato a questo albero, non tenta pi di scavezzarsi.
162
 La Tamraparni  un piccolo fiume famosissimo per le perle che contiene nel punto in cui mette foce nel mare. Nasce nei Ghats occidentali, e dopo un corso di 70 miglia, sbocca nel golfo di Manaar; cfr. V. A. Smith, The Tamraparni River; ZDMG, LXIII, 1909, 211.
163
 Osservisi che le mammelle sogliono profumarsi di sandalo, talch il composto alinacandanau si attaglia tanto ai due monti, sui declivi dei quali s'abbarbicano gli alberi di sandalo, quanto alle due mammelle che parimenti nella loro superficie inclinata sono impregnate di profumo di sandalo.
164
 Cfr. il verso 58.
165
 Cfr. cl. 53. Per il mito di Paracurama che fa indietreggiare il mare vedi Vishnu Purana edito da Wilson p. 404 n. 21. Mallinatha nel nostro passo osserva che per trovarsi la terra degli occidentali in mezzo al mare, appropriata diventa la metafora che il tributo pagato dal re di quella terra a Raghu per riscattare la propria indipendenza,  come se fosse stato pagato dal mare stesso. Il poeta vuol mostrare la superiorit di Raghu sullo stesso Paracurama.
166
 Come risulta dal nome stesso, i Parasika sono i Persiani.
167
 Gli Hunas del testo sono evidentemente gli Unni o Indo-Sciti che si stabilirono nel Penjab e lungo l'Indo all'inizio dell'ra nostra. Sterminati i principi, le donne dei loro ginecei, disperate percuotendosi i volti, non avevano pi bisogno di rossetto per dare alla pelle del viso l'incarnato (patala). Patala designa il colore roseo (cfr. I, 83; II, 29) non gi il pallore: mi pare quindi che il Diz. P. non si apponga traducendo sotto la rubrica adecin: "den Wangen Blsse anweisend". Mi attengo all'ottimo commento di Mallinatha: asam kapoleshu patalasya patalimnas tadanadikrtarunyasya adecy upadecakam babhuva.
168
 I Kirata erano una specie di briganti riparati nelle selve montanine e ferocissimi.
169
 Utsavasanketa significa appuntamento alla festa, e il poeta scherza sul nome di queste trib per indicare com'esse furono sconfitte da Raghu. Utsava vuol dire anche arroganza, orgoglio; ma il poeta mi pare voglia conservare ad utsava nel composto viratotsavan lo stesso significato che ha in utsavasanketan.
	I Kinnara sono i Centauri indiani.
170
 I doni dei vinti sono tutti prodotti dello Himalaya; per il re ha modo di conoscere i tesori del monte, mentre il monte, che  stato testimone delle vittorie di Raghu, ha modo di conoscere l'eroico valore di lui. La parola sara che significa quintessenza, stillato, e anche forza, vigore, valore, ben si presta a designare la vicendevole conoscenza che dei loro pregi fecero l'Himalaya e Raghu.
171
 Mallinatha dice che  costume degli eroi non assalire il nemico gi sconfitto da un altro; per Raghu disdegna di salire sul Kailasa gi espugnato dal figlio di Pulasti, ossia da Ravana. Ma non mi pare che tulita sia, come vuole Mallinatha, sinonimo di calita (scosso, smosso, sconvolto).
	Il Kailasa si considera come la vetta pi alta dello Himalaya e mi pare che il poeta voglia dire semplicemente questo: i trofei di gloria innalzati sullo Himalaya da Raghu, superarono il Kailasa, sollevato (tulita) dal figlio di Pulasti, onde il Kailasa sent vergogna.
172
 La Lauhitya s'identifica da alcuni col Brahmaputra, e il Pragjyotisha con la regione indiana che comprende il Bhotan occidentale e l'Assam orientale.
173
 Pare che i Kamarupa corrispondano ai popoli dell'Assam occidentale.
174
 Il parasole, come gi si disse,  l'insegna della dignit regale. Con ci il poeta intende che tutti i principi dell'India erano diventati vassalli di Raghu.
175
 Il senso  questo: forse che  venuto a mancarvi il cibo silvestre di cui solete nutrirvi, erbe, radici, frutta e granelli di riso maturo, perch i buffali e i tori delle vicine campagne venuti nelle vostre selve e disdegnando ormai il fieno, si cibano di quei prodotti silvestri che servono al vostro sostentamento?
176
 Opportunamente richiama qui Mallinatha il distico di Manu in lode dei padri di famiglia: "a quel modo che tutti i viventi campano prendendo a sostegno la madre, del pari tutti gli stadi della vita brahmanica sussistono in quanto si appoggiano ai padri di famiglia"; cfr. Jolly's Manavadharmacastra, III, 77 e nota la variante "vayum sama" (prendendo a sostegno l'aria) in sostituzione di "matarama" (prendendo a sostegno la madre).
177
 La luna  il serbatoio dell'ambrosia che gli dei in serie sorbiscono. Durante i quindici giorni che decresce essa perde ogni giorno una parte (kala) che cede a un dio, e vengono quindi enumerate quindici divinit che bevono la luna, prima delle quali  il fuoco, e quindicesima Prajapati.
178
 Il cataka secondo la leggenda beve soltanto stille di pioggia che, aprendo il becco rivolto in su, accoglie nella gola.
179
 Mallinatha citando il codice di Manu in luogo del Nitisara (II, 13), osserva che le scienze sono quattordici: i sei Anga del Veda, i quattro Veda, la Mimamsa, il Nyayya, i Purana e i Dharmacastra. Varatantu chiede a Kautsa una koti, ossia dieci milioni, per ciascuna di queste scienze, cio complessivamente centoquaranta milioni.
180
  noto che i fuochi che debbono essere tenuti vivi nelle case brahmaniche, sono il dakshina, il garhapatya e l'ahavaniya.
181
 Del Sumeru si favoleggia come di un monte tutto d'oro.
182
 Aja vuol dire increato, ed  uno dei nomi di Brahma.
183
 Mallinatha cita il passo in cui  detto che gli elefanti salvatici non debbono uccidersi. Esso suona: "il re che desidera fortuna non deva ammazzare gli elefanti eccetto che in battaglia, perch gli elefanti non sono altro che la fortuna d'un re".
184
 La porta rivolta ad est e la brocca piene d'acqua portano fortuna e sono segni fausti. Anche oggi nell'India chi entrando in un appartamento s'imbatte in una brocca piena d'acqua, trova ragione di rallegrarsi.
185
 Il senso  chiaro: destati, perch la luna che ti somiglia e consola della tua perfida assenza la dea innamorata di te che sei in braccio al sonno rivale di lei, tramonta e diventando scialba, non richiama pi alla mente la tua immagine; destati dunque per confortare la dea che ormai non ha pi rimedio alla sua gelosa smania.
186
 La dea Lakshmi, personificazione della magnificenza regale, dimora o nel volto del re o nel fiore di loto. Il bardo dice quindi ad Aja: destandoti fa' a gara col loto, che anch'esso si schiude al levar del sole, per ricevere la dea Lakshmi.
187
 Rati  la sposa d'Amore e qui si accenna alla nota leggenda dell'incenerimento d'Amore per opera del dio civa. Rati intercedette per lui e il dio placato gli restitu le membra.
188
 Il pavone scambia il suono degli strumenti per il tuono, e comincia a danzare per l'allegrezza che la sperata pioggia gl'ingenera.
189
 Mi valgo della lezione suggerita da Mallinatha: "pravaram utkr".
190
 caci  la consorte d'Indra, e da buona moglie, durante l'assenza del marito, chiamato a partecipare delle offerte sacrificali, lascia incolta la chioma, digiuna e diventa pallida e smunta.
191
 Pushpapura, cio Pataliputra.
192
 Il verso  oscuro ed  stato tramandato in varie lezioni: mi sono attenuto a quella preferita da Mallinatha il quale commenta: " notorio che anticamente mentre egli si recava alla citt d'Indra per ottenerne l'alleanza, le Apsaras s'innamorarono di lui, e inoltre ebbe gli elefanti addomesticati, cio ammaestrati, dai trattatisti, cio dai gran santi Palaka e gli altri che composero opere intorno agli elefanti". E pi gi aggiunge: "anticamente avendo veduto lo stuolo degli elefanti delle regioni discesi in terra per una qualche maledizione, non essendo di per s capace di nulla, a mezzo del trattato composto dai gran santi addotti col permesso d'Indra, ridusse in suo potere gli elefanti e diffuse per la terra la tradizione orale (intorno all'arte d'addomesticarli)".
193
 Cio: collane fatte delle loro lacrime.
194
 Tvashtar  l'artefice degli dei, l'arrotino, che, secondo la leggenda, levig il sole riducendone con gran sforzo lo splendore a un'ottava parte.
195
 I poteri del principe, come gi s' detto, sono: la forza d'uomini e di danaro, l'energia individuale del principe stesso e il buon consiglio.
196
 Mahakala  un santuario famoso di Ujjayini nel quale civa  adorato sotto forma di Linga.
197
	La Sipra  un piccolo fiume che scorre vicino a Ujjayini.
198
 "Il nome di re ebbe fuor d'ogni comunanza con altri", cio: fu solo e assoluto signore della terra.
	Di questo famoso Kartavirya parlano diffusamente i Purana.
199
 Il signore di Lanka  Ravana, ben noto personaggio dell'epopea valmikiana, che la leggenda ci descrive provvisto di dieci facce. 
200
 Le acque della Yamuna sono oscure, ma per la gran massa di sandalo bianco tolto ai seni delle odalische, assumono il candore che loro  proprio quando confluiscono nel Gange.
201
 Kaliya  un serpente che per salvarsi da Takshya, ossia Garuda, l'aquila di Vishnu, gli cedette una preziosa gemma. Alcuni commentatori invece di trastena leggono tratena e vogliono che non per paura Kaliya dette la gemma a Garuda, ma per impetrarne la protezione.
	Il kaustubha  il gioiello che Vishnu suole portare legato al collo, ed  annoverato fra le maraviglie venute fuori dal frullamento dell'oceano.
202
 L'ombelico vago per le volte o gli avvolgimenti, richiama alla mente l'immagine dei vortici della fiumana con la quale viene immediatamente dopo paragonata Indumati.
203
 Mallinatha fa osservare che mostrando una cicatrice tanto il braccio destro quanto il sinistro, s'inferisce che Hemangada era mancino.
204
 Il re, come s' visto in fondo al capitolo V, viene destato al mattino dai suoni e dal canto dei bardi, ma  l'oceano che fa da bardo a Hermangada e lo scuote dal sonno quando  ora di levarsi.
205
 Di Agastya s' gi avuta occasione di parlare. Qui si accenna a due miracoli operati da lui. Il Vindhya, geloso del monte Meru, alzando la cresta imped al sole il suo giro, e gli dei pregarono Agastya perch, qual precettore del Vindhya, lo tenesse a segno. Agastya accolse la loro preghiera e si present al discepolo il quale, in segno di rispetto, chin subito la cervice, n pi la rialz. Il secondo miracolo  quello di aver bevuto l'oceano per far scoprire agli dei i demoni che vi trovavano rifugio di giorno onde uscirne di notte e compiere le vendette di Vrtra ucciso da Indra. Quando gli dei ebbero distrutti i demoni, Agastya mingendo, restitu l'oceano.
	L'acvamedha  il noto sacrificio del cavallo di cui il poeta ha gi discorso nel canto terzo.
206
 Il Janasthana  il nome della selva scelta a dimora da Khara, fratello di Ravana.
207
 Il poeta vuol dire che Kakutstha uccise tutti gli Asura, talch le loro vedove furono obbligate a cancellare i tilaka, ossia quei segni colorati che le donne indiane tracciano sulle loro fronti come ornamenti, e che non sono pi consentiti durante la vedovanza.
208
 Airavata  l'elefante d'Indra sopra il quale Kakutstha ha l'onore di sedere accanto al dio, s che le braccia dell'uno rasentano quelle dell'altro.
209
 Cfr. il Canto III.
210
 Skanda, dio della guerra, ha per consorte Devasena, cio l'armata degli dei.
211
 caci, consorte del dio Indra,  la patrona che s'invoca negli sposalizi.
212
 Cfr. Buddhacarita, III, 13-24.
213
 Lakshmi, dea della Fortuna, , secondo vuole la leggenda, moglie di Vishnu chiamata sovente anche Narayana.
214
 Rati  la personificazione del piacere. Smara quella dell'amore; l'una e l'altro sono sempre insieme uniti e figurano come gli sposi pi fedeli e felici.
215
 Kundina  la citt capitale del re Bhoja.
216
 Si vuole alludere ai tre passi coi quali Vishnu conquist i tre mondi quando s'incarn come nano e s'ebbe in moglie da Bali la dea della prosperit chiamata cri.
217
 Mi attengo alla lezione seguita da Mallinatha, ma avverto che nell'ultimo verso altri preferiscono la variante: "jyotiratham cona ivottarangah". La Jyotiratha  un altro fiume col quale s'unisce lo cona.
218
  costume dei combattenti indiani dirsi, prima d'iniziare il duello, scambievolmente il proprio nome e le gesta gloriose della famiglia alla quale appartengono.
219
 Non credo punto necessario attribuire a phalin il significato di "munito di ferrea punta", suggerito arbitrariamente da Mallinatha e registrato dal Bhtlingk nel suo Dizionario. Le frecce, pure spezzate e ridotte a met dal cozzo con le frecce nemiche, colpivano tuttavia nel segno ed erano fruttuose, cio ammazzavano il nemico lo stesso. Notisi che il Bhtlingk non pu documentare il sopraddetto preteso significato di phalin che citando solo questo passo.
220
 Il Bhtlingk immagina che gli ksura sieno rasoi assicurati alla freccia e scagliati insieme con questa dalla corda dell'arco. Suggerisce quindi di tradurre: "cakrair nicitair kshuragraih" con: "da dischi affilati provveduti, nella loro estremit, di rasoi". A me pare invece che Mallinatha si apponga chiosando: "da dischi dei quali il taglio era come quello del rasoio".
221
 Ammazzare l'uomo morto  da vile, e qui il poeta non vuol tanto mettere in luce l'ossequio che pure in guerra  dovuto alle regole di umanit (le quali vietano, secondo dice Mallinatha, d'infierire contro il nemico al quale l'arma s' guasta o che  infermo o soverchiamente ferito), quanto l'ardore e la ferocia dei combattenti desiderosi che la morte o il deliquio dell'avversario non abbreviasse il pericolo e la violenza della lotta.
222
 Mallinatha non dice a quale leggenda mitologica alluda qui il poeta. Aggiungasi che i commentatori Dinakara e Vallabha leggono: vilodayam asa invece di nivarayam asa, e cio il gran verro, invece di fare argine ai gonfi flutti dell'oceano, sarebbe invece lui stesso a sconvolgerli alla fine del mondo. N pu venir luce al nostro passo dal Bhagavata Purana, III, 18. St. III, Adh. 13. St. 46. Non vien fatto d'identificare con esattezza la leggenda cui qui si vuole alludere.
223
 Cio era tale la rapidit con cui Aja passava dall'estrarre dalla faretra la freccia all'incoccarla e tornare con la destra a cavar fuori un altro dardo, che sembrava egli stesse sempre nella stessa attitudine: quella di estrarre con la mano destra le frecce dalla faretra. Lo stesso dicasi della corda dell'arco che pareva star sempre nella posizione d'esser tesa fino alle orecchie dell'arciere, e nascondeva a qualunque osservatore lo scatto e poi il ritorno alla tensione.
	Questa interpretazione sostenuta da Mallinatha mi sembra esattissima e non credo si debba leggere tunamukhe na invece di tunamukhena e prendere scandalo dal significato di bellissimo, leggiadrissimo attribuito a vama (che di solito ha il senso di sinistro), mentre si parla di dakshina (destro). Kalidasa anzi si compiace di presentare al lettore queste difficolt.
224
 Cfr. V, 57.
225
 Le ultime parole di Aja sono ironiche e alludono al sonno in cui sono immersi i guerrieri.
226
 Lo sposo prima della cerimonia nuziale deve cingersi il polso d'un laccio che poi suole deporre tre giorni dopo avvenuto il matrimonio. Il poeta quindi vuol dire che Raghu cedette il regno al figliuolo mentre questi era ancora sposo novello.
227
  noto che il regolare i cinque fiati del corpo (prana, upana, samana, udana, vyana) costituisce uno degli esercizi pi importanti del sistema mistico dello Yoga.
228
 I politici indiani chiamano guna, ossia buoni espedienti politici, a seconda delle contingenze, la pace, la guerra, la marcia dell'esercito, la fermata, la doppiezza, la ricerca d'un protettore. I seguaci del sistema filosofico Sankhya chiamano pure guna i tre elementi o fili che concorrono a formare la materia primordiale, cio il sattva, il rajas e il tamas. Lo stesso nome che serve a designare cose tanto diverse, ha suggerito al poeta l'idea di ravvicinarle e di giovarsene per mostrare che Aja intendeva alla gloria del mondo e Raghu invece ai beni spirituali. Vincere il sattva, il rajas e il tamas significa raggiunger quell'estatica inerzia che non  pi seme n di buone n di cattive azioni e segna il termine d'ogni dolore, ultima e definitiva meta d'ogni sapere filosofico e d'ogni merito religioso.
229
 Raghu fu inumato, non gi cremato, perch di solito nell'India i cadaveri degli asceti si sotterrano e non si bruciano.
230
 Le offerte che i figli maschi sono tenuti a fare ai Mani degli antenati, valgono per accelerare il progresso di questi ultimi nei cieli. Ma Raghu in virt del suo ascetismo essendosi ricongiunto dopo la morte col Supremo Spirito, aveva conseguito una beatitudine eterna e molto superiore a quella che pu dare il labile acquisto dei cieli. Tuttavia Aja volle compiere pro forma e in onore del padre le cerimonie solite a dedicarsi ai Mani.
231
 Ho evitato di tradurre il goffo e inconcludente bisticcio che si osserva nel testo tra il sole chiamato quello dai dieci cento raggi, le dieci plaghe, il figlio d'Aja che ha il numero dieci (daca), come prima parte del suo nome e la parola carro (ratha) come ultima, e Rama designato come il nemico di colui che ha le dieci gole, cio di Ravana.
232
 M'attengo all'interpretazione di Mallinatha, il quale attribuisce a sattva il doppio significato di vita e di ponticello degli strumenti d'arco. Riferito alla regina sattva vuol dire vita, riferito invece alla cetra significa una specie di bastoncello che fa da sostegno alle corde.
233
 Nei segni che s'osservano nella luna gl'Indiani vedevano una lepre.
234
 La parola pati significa tanto signore quanto sposo, marito, sicch Aja dicendo che solo di nome egli  signore della terra, intende aggiungere che  sposo realmente d'Indumati, perch del regno non sa che cosa farsi e in Indumati invece ripone ogni sua gioia.
235
 La pianta d'acoka, secondo gl'Indiani, non porta fiori se prima una giovane e vezzosa vergine non la fecondi toccandola col piede.
236
 I nupura sono dei piccoli sonagli che le donne indiane portano come ornamento del piede.
237
 Mallinatha cita un passo dei Purana che dichiara legittimo il suicidio sempre che esso liberi da peccati mortali o da infermit incurabili. In questo passo non si accenna alla morte per inedia, ma al precipitarsi entro il fuoco ardente o gi dalla vetta di un monte.
238
 Il senso di questa strofa, dice Mallinatha,  che Dacaratha spinse le sue armi vittoriose fino al mare.
239
 Le nuvole che Indra squarcia con la folgore, diventano nella seriore mitologia vedica i monti alati, i quali vagando nell'atmosfera recano danni agli uomini e vengono da Indra tarpati delle ali e sconfitti.
240
 Gonfia e goffa immagine per significare la prostrazione degli altri re ai piedi di Dacaratha.
241
 Alaka  la citt di Kubera, cio del Pluto indiano.
242
 Si enumerano qui le rituali caratteristiche di chi fa praticare un sacrificio (yajamana), e s'aggiunge che quando Dacaratha fungeva appunto da yajamana, il dio civa stesso entrava nel suo corpo, facendolo rifulgere d'impareggiabile splendore.
243
 La dea Fortuna, moglie dell'increato Maschio ossia di Vishnu, non concedeva i suoi favori se non al marito e a Dacaratha, rampollo della stirpe di Kakutstha.
244
 Il Bhtlingk suggerisce di tradurre: "lui che avea le frecce rivolte verso i nemici...".
245
 Le tre possanze sono la maest, il consiglio e l'energia.
	Se l'epiteto Arihayogavicakshanah deve qualificare tanto Dacaratha quanto Indra, credo che riferito al primo significhi abile nei mezzi atti a domare quei nemici che sono i sensi; e riferito al secondo abbia il significato letterale di abile nei mezzi atti a sconfiggere i nemici.
246
 La plaga abitata da Kubera  il nord e il monte Malaya si trova al sud.
	Traduco "col fugare l'inverno" il composto "himanirgrahaih", che il Bhtlingk legge: "himanigrahaih" e Mallinatha parafrasa: "himasya nirakaranaih".
247
 Vedemmo in VIII, 61 che i fiori d'acoka non sbocciano se prima il piede d'una bella donna non abbia toccato la pianta; qui  la volta dei fiori di bakula che aspettano per aprirsi la saliva delle belle profumata dai bevuti liquori e assumono poi di quella l'identico olezzo.
248
 Si noti che la parola khandita oltre a significare rotto, tagliato, accorciato, designa altres la donna tradita dallo sposo. Si tratta d'una parola a doppio senso che il poeta sfrutta per completare il paragone tra la candida notte lunare, che in primavera  di pi corta durata e la sposa tradita che pallida in volto dimagra per il dispiacere dei perduti amplessi. Perci il poeta si vale anche dell'espressione rajanivadhuh, cio: la donna notte.
249
 Il dio dall'arco di fiori che ha il delfino come segnacolo nel suo vessillo,  Amore.
250
 Il fiore cui allude il poeta  il karnikara, che le giovinette appunto sogliono portare in primavera come ornamento della chioma.
251
 Si confronti il passo analogo della cakuntala (edizione del Pischel, Atto II, strofa 38, pag. 35):
	"Il corpo divenuto snello per l'eliminazione dell'adipe, agevolmente sopporta le fatiche; s'impara ad osservare la mutevole indole delle bestie secondo che sono dominate dalla paura o dalla stizza, e si diventa tanto bravi nel maneggio dell'arco, che i dardi colpiscono in un bersaglio mobile; a torto la caccia  chiamata un vizio; dove trovare un altro divertimento che la uguagli?"
252
 Leggo con Mallinatha: "savita savitanamiva".
253
 L'arma dei trenta di alla quale si allude,  l'arcobaleno che compare durante la stagione delle piogge, segnatamente nel mese chiamato dagli Indiani nabhasya o bhadra.
254
 Gli occhi delle gazzelle sono decantati per il loro colore nerissimo, per il poeta dice che gli sguardi di quella mandra quasi oscurarono la selva.
255
 Nelle tempie di certi elefanti d'ottima razza gl'Indiani credevano si formassero delle perle.
256
 La coda del camara serve a formare il flabello detto camara, che  una delle insegne regali.
257
 Cfr. Canto V, strofa 65 sgg.
258
 Comincia qui la narrazione che ha riscontro nel Ramayana. Quanto Kalidasa superi o resti inferiore a Valmiki, ogni lettore potr giudicare da s confrontando i due testi.
259
 Che il ferito non appartenga alle prime tre caste, attenua il misfatto del re trepidante e atterrito dal dubbio d'avere trafitto un brahmano.
260
 La seconda parte della strofa mi lascia qualche dubbio, e sebbene la grammatica vi si opponga, credo sia possibile quest'altra interpretazione: "e ad essi che (brancolando) s'avvicinavano a quel loro unico figlio ridotto in quello stato, il re raccont com'egli per mero errore avesse commesso il suo atto".
	Debbo per aggiungere che l'altra interpretazione  avvalorata dall'autorit di Mallinatha.
261
 Un dono o una maledizione vuol'essere accompagnata sempre da una manata d'acqua sparsa sul suolo al termine delle parole pronunziate da chi offre il dono o maledice.
262
 Aurva, scampato miracolosamente all'eccidio della sua stirpe, lanci contro i nemici un fuoco tale di sdegno da minacciare il mondo intero. Per la salvezza di quest'ultimo egli acconsent che le fiamme micidiali s'accogliessero nell'oceano, assumendo la forma d'una testa di cavallo.
263
 L'oceano  la dimora di Vishnu o primo Maschio, il quale di solito  come addormentato dall'estasi delle sue meditazioni.
264
 Cfr. IX, 65. Anche nelle teste dei serpenti gl'Indiani credevano vedere delle gemme tanto pi splendenti quanto pi velenoso  il rettile.
265
 "Quando spunta soave nell'aspetto", significa pure, come epiteto di Vishnu, "dall'aspetto felice in grazia ai mistici esercizi".
266
 La gemma kaustubha  una delle quattordici maraviglie prodotte dall'oceano frullato. Intendasi per crivatsa la lividura lasciata sul petto di Vishnu dal calcio di Bhrgu che voleva mettere a prova la pazienza del nume (Bhagavata Purana, X, 89, 1-12). Cfr. pure il canto XVII del Raghuvamca, cloka 29.
267
 Ricorre daccapo l'idea gi espressa che le donne alle quali sono stati uccisi i mariti, diventano pallide e rimuovono dalle guance i fregi che di solito vi dipingono per parere pi belle.
268
 Tra Garuda re degli uccelli e cesha re dei serpenti, c' una naturale inimicizia; ma quando entrambi servono Vishnu, ogni odio in loro dilegua.
269
 Il numero sette ha qui un valore mistico. I sette canti o saman, portano il nome di rathantara, brhat, vamadevya, vairupa, pavamana, vairaja e candramasa. I sette oceani sono il salato, il dolce, il latteo, quello di latte rappreso, di burro liquefatto, di liquore e di succo di canna da zucchero. I sette mondi si chiamano bhuh, bhuvah, svah (formole mistiche), mahah, janah, tapah e satyam.
270
 I quattro esiti ben noti o caturvarga, sono il piacere, l'utile, il giusto, l'emancipazione dai ceppi dell'illusione. I quattro evi mondiali si chiamano krta, treta, dvapara e kali.
271
 Il sattva e il rajas che rispettivamente producono luce e attivit, serenit e passione, piacere e dolore, restano a volte sopraffatti dal tamas, matrice di tenebra, ignoranza, errore, inerzia. Sono questi i tre famosi guna, o fattori della materia, dei quali tanto spesso  parola nel sistema filosofico chiamato Sankhya.
272
 Ravana ha dieci teste e ne sacrific nove per propiziarsi il dio civa, ma poi le riacquist.
273
 Il comporre i capelli in una treccia era in una donna segno di lutto. Ravana aveva fatto prigioniere le donne degli dei, e Vishnu ora predice a questi ultimi che essi potranno sciogliere le trecce delle celesti prigioniere cio potranno, liberandole con la sconfitta di Ravana, far cessare la cagione del loro lutto. Aggiunge poi che Ravana si sar tenuto dall'acciuffarle pe' capelli o in altro modo violentarle, perch una volta avendo il demonio stuprato Rambha, la diletta di Nalakubera, questi sdegnato lo maledisse con le parole: "d'ora innanzi quando oltraggerai con vie di fatto una donna, la tua testa scoppier in cento schegge".
274
 Mallinatha osserva che qui il senso : "Indra e gli altri dei s'incarnarono in matrici di scimmie, prendendo la forma di Sugriva, ecc.".
275
 I Commentatori sono discordi nel dirci chi sia questo rampollo di Prajapati. Per alcuni  Vasishtha stesso, il venerando maestro spirituale dei Raghuidi.
276
 Le due mogli alle quali si allude sono Kaucalya e Kaikeyi.
277
 Sumitra  la terza moglie di Dacaratha e riceve non direttamente da lui, ma dalle rivali, la parte della miracolosa miscela.
278
 Il Commentatore Dinakara legge nel primo emistichio Kaustubhanyasam e interpreta: "portando l'impronta del Kaustubha". Ma la difficolt  che l'impronta d'un medaglione non pu pendere tra le mammelle, ma soltanto il medaglione vero e proprio. M'attengo quindi al commento di Mallinatha, secondo cui Vishnu, che  il proprietario del kaustubha, l'avrebbe deposto e affidato alla moglie per amore di novit.
279
 Uddhya significa, secondo l'etimologia dei grammatici indiani: il fiume che lascia scorrere acqua (ujjhaty udakam); e Bhidya: il fiume che scoscende la ripa (bhinatti kulam).
280
 Suketu era un Gandharva o musico celeste, padre d'una figlia chiamata Tadaka. Avendo questa offeso il santo Agastya, fu da lui maledetta e condannata ad assumere un'orribile forma ed a vivere sulla terra come un demonio devastatore.
281
 Mi allontano da Mallinatha nella interpretazione del composto "apravishtavishtapasya".
282
 La strofa ha pure un altro senso voluto dalla solita virtuosit del poeta soverchiamente tenero dei giuochi di parole: "la nottambula (altro significato di nicacari ossia donna demoniaca) colpita nel cuore dal dardo del giocondo Amore, si rec, unta di profumato rosso sandalo, alla dimora dell'amante, signore della sua vita (altro significato di jiviteca ossia dio della morte, Yama)".
283
 Vishnu, prima d'incarnarsi in Rama assunse in altra esistenza le forme del nano che coi tre famosi passi conquist il trimundio.
284
 L'anjali  il saluto che si fa levando in alto le mani in forma di coppa.
285
 Il marito scoprendo l'adultera in flagrante, la maledisse e condann ad essere trasformata in pietra.
286
 La privazione della vista dei due principi era intollerabile ai cittadini di Mithila, perfino in quell'attimo in cui i loro occhi battevano.
287
 Chi riusciva a piegare il famoso arco, aveva diritto d'impalmare la figlia del re di Mithila, talch l'arduo cimento costituiva il tributo che di solito il futuro genero paga in danaro al suocero prima di sposarne la figlia.
288
 Il mito cui qui si accenna si trova nel Mahabharata, Sauptikaparva XVIII, e cantiparva, Moksadharma, CCLXXXIII, 32, sgg.
289
 Paracurama, fiero avversario della casta degli kshatriya, giur di sterminarla e ne distrusse infatti ventuno generazioni.
290
 Sulla nascita di Sita, venuta fuori dalla terra arata, e perci detta Sita, ossia solco, confrontisi il Ramayana, Adikanda, LXXIII, 21, ediz. Gorresio.
291
 Il rito nuziale ha luogo davanti al fuoco, ma Vicvamitra fa qui le veci del fuoco, e con la sua fulgida e gloriosa presenza conferisce validit alla cerimonia.
292
 Nimi  il capostipite di Janaka, padre di Sita e di lui si parla nel Ramayana, loc, cit.
293
 Paracurama era brahmano per parte del padre Jamadagni e kshatriya per parte della madre Renuka. Questa avendo concepito pensieri impuri, suscit l'ira del marito, il quale ordin al figlio d'uccidere la madre, ci che Paracurama esegu con una scure. Lo sdegno implacabile contro la casta dei guerrieri nacque nel cuore di Paracurama dopo che i figli del re Kartavirya uccisero Jamadagni vecchio nel suo eremo. Paracurama giur di vendicare il padre sterminando fino all'ultimo kshatriya che si trovasse sulla terra. Le stragi da lui compiute si ripeterono ventuno volte. La leggenda di Paracurama  narrata ampiamente nel Mahabharata e nel Vishnupurana.
294
 Tra le imprese di Paracurama la leggenda annovera pure una lotta col monte Kraunca, indi l'appellativo di Krauncari (nemico di Kraunca) dato al fiero figlio di Jamadagni. Mallinatha cita i versi del Mahabharata che si riferiscono all'offesa fatta da Kartavirya a Jamadagni, e dalla quale nacque poi l'odio implacabile di Jamadagni e del figlio contro la casta dei guerrieri: "Folle egli (Kartavirya) rap con violenza dall'eremo di lui (Jamadagni) il vitello della vacca sacrificale che muggiva (per lo schianto) e abbattette i grandi alberi (del santo asilo)".
295
 Si allude al fuoco infernale che dimora gi, nell'oceano al polo sud, senza tema che l'acqua lo spegni.
296
 Vishnu prima d'incarnarsi in Rama, figlio di Dacaratha, si era incarnato in Paracurama, talch l'arco che il giovinetto ora s'accingeva a incoccare, era quello che gi aveva adoperato in un'altra esistenza.
297
 Cfr. Ramayana, adikanda, LXXVII, 39-41.
298
 Il non desiderare le gioie del cielo  indizio di superiore religiosit e mezzo all'acquisto della sapienza che affranca dall'illusione, dall'errore, dal dolore e conduce l'individuo a identificarsi con Brahma.
299
 Notisi che la similitudine della lampada si continua in sanscrito merc l'altro senso del composto "nirvishtavisayasnehah" (che ha consumato l'olio della lucerna) e delle parole dacantam upeyivan (che  giunto alla fine del lucignolo).
300
 Cfr. Ramayana, Ayodhyakanda, Cap. CXXIII, versione del Gorresio pag. 144: "In questo mezzo sopravvennero i discepoli del saggio Sarabhanga, tenendo qual dono ossequioso, due calzari di cusa; Rama richiesto il Muni della sua salute, e data contezza di s a quel magnanimo, accett i sandali di cusa; e Bharata, presi que' sandali recati dal Muni, li mise prontamente ai piedi di Rama". Aggiunge in nota il Gorresio: "I calzari, l'ombrello ed il crinito ventaglio, erano nell'India le insegne, gli emblemi della dignit regale: Sarabhanga fa portar qui e Bharata pone ai piedi di Rama i calzari di cusa, per dimostrare che Rama  re". (pag. 347).
301
 Cfr. la versione del Gorresio, vol. VII, pag. 96, 97.
302
 La similitudine "lakshmir iva gunonmukhi" non  chiara. Mallinatha parafrasa: "Lakshmi, cio la dignit regale, gunonmukhi, cio che aspetta con impazienza la virt". Che nella parola guna s'abbiano a vedere i sei spedienti di politica: pace, guerra, marcia, fermata, doppiezza e ricerca d'un protettore? In tal caso Sita resterebbe raffigurata nella dignit regale che aspetta (unmukhi) ogni felice successo dalla retta applicazione dei sei spedienti politici rappresentati da Rama.
303
 Anasuya  la vecchia consorte di Atri che nell'eremo suo ospita i due fratelli e Sita. L'unguento odoroso offerto da Anasuya a Sita aveva il potere magico di rendere la sposa sempre cara allo sposo. Cfr. Gorresio, capitolo VII, pag. 158-161.
304
 L'immagine "vindhyadrih prakrtav iva" ricorre nella sentenza 3330: "pandito natikrcchravyasaneshu cocate sthitah prakrtya himavan ivacalah". (Bhtlingk, Indische Sprche, II edizione).
305
 curpanakha significa: quella che ha l'unghia simile a un vaglio.
306
 Com' detto nel Ramayana (Gorresio, VII, pag. 215), Lakshmana tagli a curpanakha le orecchie e il naso rendendola di laida che era ancora pi laida.
307
 Il fratello minore di Kubera  Ravana.
308
 Cfr. Gorresio, vol. VII, pag. 312 e sgg. Il re degli uccelli  l'avvoltoio Jatayu che sconta con la morte il suo coraggioso tentativo di strappare Sita al demone Ravana.
309
 Letteralmente: "sdebitato del dovere d'amicizia per Dacaratha a mezzo degli spiriti vitali che gli erano giunti alla gola."
310
 Cfr. Gorresio, VIII, pag. 32, sgg. Sugriva, al pari di Rama, era stato esiliato e privato della moglie da Bali suo fratello.
311
 Mallinatha commenta la strana e goffa similitudine, dicendo che come la radice bhu (divenire) si sostituisce ad as (essere) e ne adempie tutte le funzioni, cos pure Sugriva fu da Rama messo al posto del fratello Bali.
312
 Per la storia di Sampati cfr. Gorresio, VIII, pag. 215 e sgg. Cos pure da pag. 257 in poi viene narrato come Hanumat varca l'oceano per espugnare la citt di Lanka nella quale Ravana teneva captiva Sita.
313
 La battaglia tra Hanumat e Aksha figlio di Ravana e quella tra Hanumat e Indrajit, sono descritte nel Ramayana (Gorresio, volume IX, pag. 65-71). Indrajit riesce ad avvincere col telo di Brahma lo scimio, e questi sebbene "pensasse alla possanza che aveva di liberarsi, pur si conform a quell'ordine di Brahma, e sostenne d'esser legato con violenza e vilipeso dai Raksasi suoi nemici". Per l'incendio di Lanka, vedasi Gorresio, loc. cit. pag. 82.
314
 cesha  il serpente su cui dorme il dio Vishnu, ma poich questi s' incarnato in Rama, cesha par che venga in terra ed assuma le sembianze di quel ponte che doveva condurre il Raghuide a liberare Sita e a rendergli cos pace e riposo.
315
 Notisi che gli scimi per combattere si procacciavano le armi svellendo alberi, sollevando i massi, adoperando gli artigli, sradicando e poi scagliando le stesse montagne.
316
 Mallinatha commenta: "Una certa Rakshsasi amica di Sita, per nome Trijata, dicendo: "questo  opera di magia non gi cosa reale", fece rinvenire Sita che aveva perduto la coscienza per aver visto la decapitazione di Rama rappresentata dall'arte magica di un Rakshasa, chiamato Vidyujjihva".
317
 Indrajit figlio di Ravana, avendo fatto trasformare i serpenti in saette, oppresse con queste Rama e Lakshmana; ma sopraggiunta l'aquila Garuda, nemica e distruttrice della razza dei serpenti, i due fratelli furono subito liberati. - Cfr. Gorresio, vol. IX, pagina 262 sgg.
318
 La lancia di Ravana era ferrea, guernita d'otto tintinnabuli e forte strepitante, formata da Maya con arte magica, ecc. Cfr. Gorresio, vol. X, pag 159.
319
 Cfr. Gorresio, X, pag. 162 sgg.
	Insegnare alle donne di Lanka a piangere e condolersi, val quanto ucciderne i mariti e costringerle al pianto ed al lamento.
320
 Cfr. Gorresio, X, pag. 26, sgg.
	La sorella di Kumbhakarna , come vedemmo, curpanakha alla quale i Raghuidi mozzarono il naso e le orecchie. Sugriva mutil nello stesso modo il feroce Rakshasa, cfr. Gorresio, ibidem, pagina 31.
321
 Cfr. Gorresio, vol. IX, pag. 323. Ravana, fratello di Kumbhakarna, vistosi perduto, ordin che fosse risvegliato il potente Rakshasa e disse: "ei dorme oramai da sei mesi e sen giace di continuo a guisa d'ebbro fra le domestiche dolcezze ch'egli ha care; che cosa ho io a far di lui, bench egli abbia possanza eguale a quella d'Indra, s'ei non viene al mio soccorso in quest'orribile frangente?"
322
 Cfr. Gorresio, vol. X, pag. 184 sgg.
323
 Il padre di Ravana era un brahmano e solo la madre apparteneva alla razza dei Rakshasa. I discendenti della madre di Ravana sono dunque nient'altro che i Rakshasa.
324
 Si accenna alle imprese compiute da Ravana, alla vittoria che egli riport sopra Indra e gli altri di, al sacrificio ch'egli fece delle sue nove teste per guadagnarsi il favore di civa (cfr. canto X, strofa 41) e infine allo sradicamento del monte Kailasa le cui vette impedivano l'andare al suo carro volante.
325
 Il tremito del braccio destro negli uomini, del sinistro nelle donne,  indizio bene auguroso.
326
 Tra Ravana e la razza dei serpenti l'inimicizia era mortale, sicch essi dovevano giubilare all'annunzio della sconfitta di chi aveva rapito le loro donne.
327
 Mallinatha osserva: " notorio che si fanno combattere due elefanti, frapponendo in mezzo ad essi una parete", e aggiunge che la parete  qui immaginata dal poeta in forma d'altare.
328
 Yama nell'inferno adopera l'albero di calmali, provveduto di spine acuminate, per martoriare i dannati.
329
 L'albero di calmali (cotone) , come abbiamo visto, munito di spine forti e acuminate, e ad esso si contrappone la kadali o Musa sapientum che produce il banano, ed  adoperata dai poeti come immagine della debolezza e caducit, in quanto che il suo fusto non  fatto di legno ma risulta di foglie sovrappostesi l'una sull'altra.
330
 Per propiziarsi civa il Rakshasa Ravana sacrific nove delle sue teste, ed era in procinto di recidere anche la decima quando il nume gli fece grazia e permise che le nove teste gi tagliate tornassero sane e salve al loro posto (cfr. X, 41; XII; 89). Gli dei, quindi temono che non abbia ora a ripetersi lo stesso giuoco, e che le teste di Ravana, cadute sotto il telo magico di Rama, non sieno per attaccarsi una seconda volta al tronco.
331
 La prova del fuoco imposta da Rama alla consorte ad attestare ch'ella s'era mantenuta pura durante la lunga prigionia, forma oggetto del Capitolo CI dello Yuddhakanda; cfr. Gorresio, X, pagine 231 sgg.
	Il carro che Rama ascende per tornare in Ayodhya  quello stesso che aveva appartenuto a Ravana e si chiamava Pushpaka.
332
 Della leggenda dei figli di Sagara gi si  parlato. Arsi dallo sguardo di Kapila, i sessantamila figli di Sagara, Bhagiratha loro discendente riusc a portare dal cielo sulla terra il Gange, e con le sante acque di questo fiume colm il baratro che quelli scavando avevano aperto nelle visceri della terra e al tempo stesso provvide a che le loro ossa fossero lavate e purgate. La discesa del Gange sulla terra arricch il mare di nuove acque, e perci il poeta qui dice che i figli di Sagara aggrandirono l'oceano.
333
 Intendi: il mare ci d la pioggia e le perle, il mare  sede di quel fuoco infernale che emesso da Aurva minacci di distruggere il mondo, il mare fu la culla della luna quando gli dei e gli Asura lo frullarono.
334
 Vishnu  rappresentato nell'atto di dormire il sonno estatico degli asceti durante il periodo del caos che segue ad ogni creazione del mondo. L'oceano gli serve di giaciglio; e vien fatto di trovare un riscontro tra questa immagine e quella biblica del caos: "La terra era una cosa deserta e vacua; e tenebre erano sopra la faccia dell'abisso; e lo Spirito di Dio si moveva sopra la faccia delle acque".
	Il dio assiso sul loto sbocciato dal suo ombelico,  Brahma.
335
 Si allude alla leggenda dei monti alati che, scorrazzando per l'atmosfera, minacciavano di rovina gli di e gli uomini. Indra allora, con la folgore tarp le ali di quei monti, sicch essi per paura corsero a rifugiarsi nell'oceano. I politici indiani chiamano Mediano il principe di cui il territorio confina col tuo regno e con quello del tuo nemico, e che non deve confondersi col neutrale, perch questi ha il suo territorio fuori della sfera politica del tuo nemico, del re mediano e di te stesso. (Nitisara, cap. VIII, 18, 19, in Giornale S. A. I., vol. XIV).
336
 La leggenda, alla quale qui si vuole alludere, racconta che un cinghiale usc dalle narici di Brahma e, guazzando nelle acque gonfie del caos, trasse fuori degli abissi la terra, dopo averla sollevata con una zannata. Nel primigenio Maschio,  adombrato dunque questo cinghiale mitico, ed il poeta vede quasi un matrimonio tra il cinghiale e la terra. Difatti il composto "prayuktodvahanakriyayah" riferito alla terra, significa tanto "avente l'atto dell'estrazione compiuto da..." quanto "avente la cerimonia nuziale praticata da...". Le acque dell'oceano sono dunque il velo col quale copresi il volto la sposa durante la cerimonia nuziale. Nell'ultimo emistichio leggo: "muhurtavaktravaranam ba".
337
 L'oceano contemporaneamente sugge le labbra delle sue mogli, cio delle fiumane, e fa loro suggere le proprie: ci che sarebbe malagevole a qualunque altro marito.
338
 Qui si tratta evidentemente di serpenti acquatici che mettono fuori dell'onde le teste per aspirare la brezza marina, ma che non si possono discernere a causa dell'infuriare delle onde. Solo il luccichio delle gemme che portano nella cresta e sulle quali battono i raggi del sole, consente allo spettatore di distinguerli dalle onde. La parola "visphurjathu" significa l'infuriare e il tuonare dei flutti, quindi traduco il composto "mahormivisphurjathunirvicesah": "non distinguibili dalla furia degli immani flutti", val quanto dire: "non distinguibili dagli immani flutti furiosi".
339
 Per il frullamento dell'oceano, cfr. Ramayana, Gorresio, volume VI, pag. 128 sgg.
340
 I Commentatori si sbizzarriscono a chiosare questa strofa. Sita, essi dicono,  gelosa della nuvola che ha lo stesso bel colore di lei e teme che Rama non abbia a innamorarsene. Sdegnata e terribile, (cos si spiega quel vocativo "o avventata" "o terribile"), essa colpisce con la mano la nuvola, la quale impaurita le cede, per placarla, la sua armilla, ossia il lampo. L'epiteto di candi (impetuoso, avventato, terribile)  certo suggerito al poeta dalla imprudenza e audacia di Sita nell'avventurare la mano fuori del finestrino e toccare la nuvola.
341
 Nel Janasthana, che  una parte della selva Dandaka, imperversavano i Rakshasa; ma, distrutti questi da Rama, i penitenti si affrettano a tornare nei loro eremi sicuri ormai da ogni insidia.
342
 Leggo nel primo emistichio: pallavanam in luogo di palvalanam.
343
 Cfr. Canto VII, 23, 24.
344
 I Commentatori non sanno spiegarsi in quale parte del carro si trovino i sonagli. Mallinatha dice: "negli spazi vuoti"; Caritravardhana legge: "vimanalantavilambininam" e pensa che i sonagli pendano dalle estremit del carro. Io credo che qui si alluda ai sonaglietti che porta al piede Sita, assisa nell'interno del carro: le ardee dall'udito acutissimo odono quel tintinnare appena percepibile, riconoscono Sita e spiccano in alto il volo per darle il benvenuto.
345
 Alcuni commentatori invece di gazzelle parlano di pavoni che, vedendo in alto Rama, nero come una nuvola, lo scambiano appunto per una nuvola e squittiscono di gioia secondo il loro costume. Ma la parola krshnasara vuol dire gazzella e il significato di pavone non  punto documentato.
346
 Il santo al quale il poeta vuole alludere  Agastya. Sayana, nel commento al Rgveda VII, 33. 11, cos ne descriva la nascita: "durante un sacrificio i due figli di Aditi (Mitra e Varuna), vedendo la ninfa Urvaci, il loro seme sprizz e cadde in una brocca piena d'acqua attinta fino dalla sera precedente. In quel momento nacquero i due possenti asceti, i santi Agastya e Vasishtha. Il seme caduto s'era sparso nell'acqua della brocca e sul suolo. Il santo Vasishtha, sommo penitente, nacque (dal seme caduto) sul suolo e Agastya invece, il gloriosissimo, nacque in forma di pesce nell'acqua della brocca. E Agastya poi, gran penitente, crebbe della misura di una camya (circa un pollice). Poich egli  misurato con (questa) misura, perci qui  chiamato manya (misurabile). Ovvero anche essendo il santo nato dalla brocca, viene misurato anche con la brocca, e il nome di brocca designa una misura". Agastya rappresenta una costellazione al sorgere della quale le acque piovane cadute dal 15 luglio al 15 agosto, e torbidissime, cominciano a diventare limpide e terse. Agastya fu che maledisse Nahusha il famoso re empio e sprezzatore dei brahmani, asceso in grazia ai suoi meriti ascetici sul trono del dio Indra, e inorgoglito s da pretendere che dei brahmani tirassero il suo cocchio a guisa di bestie. Cfr. Nahusa, episodio del Mahabharata, tradotto in ottava rima da M. Kerbaker, Napoli, Luigi Pierro, Tip. Editore, 1895.
347
 Anusuya  la moglie di Atri, e fu lei, secondo il Ramayana, che spinse le acque del Gange celeste e atmosferico a scendere sulla terra, quando una siccit di dieci anni minacciava di distruggere il mondo. Per i sette Rshi che portano in mano i loti, confrontisi Kumarasambhava I, 16.
348
 Cfr. Ramayana ediz. Gorresio, Ayodhyakanda LV, 15-18 e la versione italiana, vol. VI, pag. 362: "Venuti a proda e abbandonata la zatta, venerarono la riviera Yamuna; poi si condussero alla ficaia Syama, lieta di fresche ombre. Adorato quel sacro albero, Sita cos lo preg, composta a reverenza: Viva per lunga et il vecchio mio suocero, signor dei Cosali; vivano lungamente il mio consorte, Bharata e gli altri miei cognati; e possa io rivedere Causalya vivente. Con tali parole, fattasi presso all'albero, supplic la Mithilese, la ficaia Syama, a cui non si chiede indarno; e salutatala quindi col girarle intorno da man destra, si ravviarono i tre esuli."
349
 Giovi ricordare che nel sistema filosofico del Sankhya, dalla materia primordiale chiamata avyakta o prakrti, procede il principio intellettivo detto buddhi o mahan. Come dunque dalla prakrti emana la buddhi, cos pure dal lago di Brahma ripete l'origine la fiumana Sarayu.
	Il primo verso della strofa 60 pi letteralmente tradotto suona: "il lago di Brahma di cui il polline degli aurei loti viene goduto dalle mammelle della donne degli Yaksha".
350
 Un commentatore chiosa: "si ha il voto chiamato lama di spada, quando la donna e l'uomo avendo posto in mezzo al letto una spada, castamente si addormentano".
351
 Il lasciare crescere la barba  indizio di lutto, ed i ministri, durante i quattordici anni dell'esiglio di Rama, non avevano pi curato le proprie persone a significare appunto il loro cordoglio.
352
 Nella strofa 71  detto che i ministri s'erano lasciata crescere la barba in segno di lutto per l'esilio di Rama. Qui pare che Bharata abbia fatto il voto di non radersi la chioma e d'intrecciarla alla foggia degli asceti, finch Rama non riassumesse le redini del regno. Si pu anche intendere che come le gambe di Sita erano santificate dal voto mantenuto di non piegarsi a Ravana, cos pure il capo di Bharata, purificato dal voto osservato di rispettare i diritti di Rama, era divenuto santo come quello degli asceti munito di trecce.
353
 I quattro spedienti si chiamano lusinghe (sama), screzio (bheda), largizioni (dana) e danda (bastonate).
354
 Partito il marito o l'amante la donna non disfaceva le sue trecce a significare il proprio cordoglio. Toccava al diletto sposo lo sciogliere le trecce della moglie fedele non appena egli rimpatriava. La citt di Ayodhya  qui rappresentata dal poeta come la fida consorte di Rama.
355
 Per designare una cosa impossibile, i filosofi, e segnatamente i maestri di logica indiana, presentano questi esempi: il corno che nasca sul fronte d'un uomo o d'una lepre (nrcrnga, cacacrnga), un figlio che nasca da una donna sterile (bandhyaputra), il fiore che nasca nell'aria (khapushpa). Chiamando quindi il carro Pushpaka il fiore dell'aria, il nostro poeta ha voluto definirlo come una rarit, un miracolo.
356
 Skanda o il Marte indiano, fu allattato dalle Pleiadi, dette in sanscrito Krttikas, d'onde l'altro nome di Karttikeya, dato al dio della guerra. Egli  sempre rappresentato con sei facce.
357
 Il senso di questa strofa ci potrebbe essere dato cos in linguaggio dantesco invertito: "nessun maggior piacere che ricordarsi del tempo infelice nella prosperit".
358
 Sita, nata da un solco, era figlia della terra.
359
 Cfr. Ramayana, ediz. Gorresio, vol. VI, pag. 10 e sgg.: "Valmiki si diede a percorrere la selva della Tamasa, guardando d'ogni intorno. Quivi egli vide una graziosa coppia d'aghironi, che andava qua e l errando senza alcun timore presso la riva della Tamasa. Sopravvenendo inosservato un cacciatore, posta la mira, uno uccise di quella coppia in presenza del Muni. Tosto che il vide bagnato di sangue e palpitante in terra, pianse miseramente la sua compagna afflitta, aggirandosi per l'aria a volo. Venne al Muni e al suo discepolo piet di quell'augello veduto morto dal cacciatore nella selva; e udendo quel giusto, ottimo fra i Brahmi, l'aghirone piangente con dolenti note, tocco da compassione cant egli in questo modo: "Non mai per eterno volger d'anni possa tu salire in buona fama, o cacciatore, poich di tale coppia d'aghironi uno uccidesti ch'era d'amore acceso". Come ebbe Valmici profferite queste parole, nacque in lui subito un pensiero: che cosa mi venne test pronunziata, lamentando la sorte di quell'augello? Raccoltosi egli fra s stesso alquanto e considerati quei detti, cos parl al suo discepolo: Perocch questa nuova favella, chiusa fra quattro piedi eguali in quantit di sillabe, fu da me profferita lamentando, perci s'appelli Sloco."
	Nella nota a pag. 404 il Gorresio aggiunge:
	"Sloco s'appella il verso binario, in cui fu composto il Ramayana. Qui se ne trae il nome dal vocabolo soka, che significa tristezza, lamento; perch questo verso gemino fu, come qui si narra, proferito la prima volta da Valmici, lamentando. Ma questa derivazione non  in alcun modo etimologica;  una semplice somiglianza di suono nelle due voci sloka e soka". Cfr. pure: Acvaghosha poeta del Buddhismo, Bari, Laterza, 1912, pag. 130, 131, strofa 48 e la relativa nota a pag. 303.
360
 Mallinatha cita un distico di Paracara che dice: "o asceta, i Mani bevono un terso liquore, cio l'ultimo quarto che avanza dalla luna, puro e che risulta di nettare e d'ambrosia", e un verso di Vyasa, che suona: "ma nella notte del novilunio la luna sempre entra nelle piante". In altri termini la luna, che  il ricettacolo del Soma o nettare, quando ridotta all'ultimo quarto viene sorbita dai Mani, entra nelle piante della terra per rifornirs d'essenza, e quindi comincia il novilunio.
361
 Si chiamano Valakhilya, certi saggi mitici non pi alti di un pollice, che in numero di sessantamila precedono il carro del sole.
362
 Del gigante Kalanemi si parla nel Vayupurana, nel Visnupurana, nel Bhagavatapurana e nello Harivamca, v. 2631 sgg.
363
 Per regola, chi ha ordinato il sacrificio e ne assume le spese, assiste alla cerimonia insieme con la propria moglie in un recinto situato ad est e dinanzi al luogo dove s'erge l'ara. Rama, che dopo il ripudio di Sita ha disdegnato altre nozze, assiste ora al sacrificio accanto ad una statua in oro che rappresenta Sita e ne fa le veci durante la pratica sacrificale.
364
 La preghiera vedica  la savitri, o gayatri, che ogni brahmano  tenuto a recitare al mattino quando il sole si leva.
365
 Invece della locuzione "con gli occhi bassi" si potrebbe tradurre pi letteralmente: "con gli occhi rivolti ai propri piedi".
366
 Secondo gl'Indiani, quattro sono gli evi mondiali, e nel primo la giustizia  perfetta e poggia su quattro piedi, mentre negli ultimi tre perde via via un piede, sicch nell'ultimo evo, che sarebbe appunto quello in cui noi viviamo, essa  costretta a crollare per mancanza di base.
367
 Intendi che l'anima della citt accompagn Rama nel suo pellegrinaggio, val quanto dire che tutti i cittadini, lasciate le case, tennero dietro al loro re.
368
 Il bagnarsi nelle acque della Sarayu tergeva ogni macchia ed apriva le porte del cielo.
369
 Intendi: i vecchi dei rioccuparono il vecchio cielo, ma per i nuovi di fu mestieri creare un nuovo cielo.
370
 Intorno alla mitica nascita degli elefanti celesti, Mallinatha cita i seguenti versi: "Prajapati, prendendo i due gusci dell'uovo di Surya e tenendone uno nella mano destra, l'altro nella sinistra, cant sette inni del Samaveda, e da Brahma che cos cantava trassero origine gli elefanti". Questi elefanti celesti che sono a guardia delle plaghe dell'universo, sono tanti quante le plaghe stesse, cio otto. La similitudine  stata suggerita al poeta dal vocabolo dana che, come altre volte abbiamo visto, significa l'umore fragrante auricolare degli elefanti in caldo e anche il dono, la largizione.
371
 Un pregiudizio popolare fa credere agl'Indiani che di notte la femmina dello sciacallo emani luce dalla bocca.
372
 Mallinatha dice che questi busti colorati sono fatti di legno.
373
 Vishnu, ipostasi del sole,  chiamato anche Trivikrama, ossia colui che con tre passi misura la terra, l'atmosfera e il cielo.
374
 La via di Agastya , come gi si disse, il sud.
375
 Amore, avendo turbato civa durante i suoi esercizi ascetici, fu da questo dio arso con uno sguardo. Kalidasa soggiunge che civa non fu appagato nemmeno d'avere incenerito l'audace disturbatore delle sue sante pratiche e che per sfogare il proprio sdegno fece in pezzi la corda dell'arco di fiori con la quale Amore soleva scagliare i suoi dardi.
376
 In sanscrito la parola pada significa piede e raggio e la parola udaya prosperit e ascensione di un pianeta. Queste parole a doppio significato hanno suggerito al poeta il ravvicinamento del re e della luna.
377
 Come lo splendore delle stelle resta vinto da quello della luna, cos pure le cinture delle donne, che di solito tintinnano e risuonano, ora, pregne d'acqua, restano invece silenziose e sopraffatte dal canto delle donne battenti il tempo in misura sull'acqua e dallo squittire dei pavoni.
378
 Garuda, l'aquila di Vishnu, aveva giurato inimicizia a tutta la razza dei serpenti, dopo che questi gli ebbero morto il padre Kacyapa. La persecuzione dei serpenti  uno degli argomenti prediletti dell'epica (Mahabharata) e della drammatica (Nagananda).
379
 Per l'abito fregiato d'aurei cigni, cfr. Acvaghosha, poeta del Buddhismo, VI, 59 e relativa nota.
380
 Cfr. X, 10 e la relativa nota.
381
 Manu, VII, 44, dice: "il re si eserciti notte e giorno a debellare i sensi, perch chi ha dominato i sensi pu poi ridurre al suo volere gli altri uomini". Ai cinque sensi bisogna aggiungere il manas o organo interno che li presiede e li guida come l'auriga i cavalli, indi il numero di sei nemici, cui allude il nostro poeta.
382
 Cfr. Acvaghosha, poeta del Buddhismo, II, 14.
383
 I sei espedienti politici sono: pace, guerra, marcia, fermata, doppiezza, rifugio presso un potente; cfr. Kamandaki, cap. IX, X, XI.
	L'esercito pu essere formato di milizia propria ereditaria, di mercenari, di volontari, di ausiliari, dei soldati del nemico, di barbari agresti; cfr. Kamandaki, XIX, 2, 3, sgg.
384 Le quattro forme di accortezza politica sono le blandizie, le largizioni, le bastonate, lo screzio; cfr. Kamandaki, XVIII, 3.
385 Una sentenza indiana dice che chi ha acceso il fuoco sacro, una mucca fulva, chi stia celebrando un sacrificio, il re, il monaco questuante e l'oceano, al solo vedersi purificano da ogni labe.
386 I custodi dell'universo sono quattro: Indra, Yama, Varuna e Kubera. Etere, aria, fuoco, acqua e terra sono i cinque elementi materiali. Si chiamano montagne nobili l'Himalaya, il Malaya, il Sahya, lo cuktiman, il Rkshaparvata, il Vindhya e il Pariyatra.
387 Pundarika  il nome che si d a uno degli elefanti messi a guardia dei punti cardinali.
388 Questa, come quasi tutte le altre strofe del presente canto, contiene dei goffi bisticci. Il nome Unnabha  formato dalla preposizione ud (in su) e il sostantivo nabhi (ombelico) che in composizione diventa nabha. Unnabha quindi significa: chi ha l'ombelico sporgente o meglio profondo secondo vogliono gl'Indiani.
389 Leggo nel secondo emistichio: maulaparigrahat sah.
390 Il tilaka  un segno ornamentale che segnatamente le donne tracciano a mezzo di pastelli colorati sulla fronte, e lo cancellano a significare dolore e lutto per la morte, la lontananza o la sconfitta dei mariti.
391 Soma (ossia la luna) spos le 27 figliuole di Daksha, ma ad onta delle ripetute rimostranze del suocero, trattava maritalmente soltanto Rohini e trascurava le altre 26 mogli, sicch Daksha lo maledisse, e perci la luna decresce ogni mese, cfr. MBh, IX, 35.
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FINE.